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Cazzate oneshot

Ore 14:50. Caldo torrido ma in calo, umidità galoppante, cicale fuori dalla finestra.
Koris guarda gli elettroni, gli elettroni guardano Koris (non le chiedono “Why modernism?” solo perché questa la capirebbe soltanto Iset).
Koris sa che ha una riunione dalle quattro e mezza alle sei che dovrebbe essere vietata dalla convenzione di Ginevra. Koris ha uno scazzo atroce per via degli elettroni che non si comportano bene.
Suona lo SmartPhogn.
È il CCC, il Commerciale Completamente Cretino, o il Cojonazzo Con Convizione, a scelta.
“No, non sono psicologicamente pronta a tollerare la minchiata numero non so quale sui rimborsi della macchina. No, non voglio sapere che non mi rinnovano il contratto qui. No, non ho nessuna voglia di organizzare una riunione per spiegargli della rava e della fava che tanto non capirà. No, non ho la forza per un’altra cazzata”
Però Koris non ha competenze da opossum e non sa fingersi morta. Al prossimo giro, come corso opzionale all’università, invece di fisica delle reazioni nucleari ad alta energia scegliamo tanatosi.
“Pronto, sono il CCC!”
Ma non mi dire. Per altro sullo SmartPhogn è memorizzato così.
“Va tutto bene???”
Al solito, andava meglio prima. Ma non possiamo ripetere ‘sta scenetta ogni volta.
“Ti chiamo per una cosa importante”
Vedi come sopra. Koris non è psicologicamente pronta, parlate con la segreteria telefonica, quella è sensibile e compiacente. E soprattutto, non umana.
“Sarebbe a dire?”
“Non so se funziona la tua casella di posta”
Qui la rosa delle risposte da elargire è talmente ampia da rendere ardua la scelta.
“In che senso non sai se funziona la mia casella di posta?”
E perché? Cosa dovevi mandare? Comunicazioni di licenziamento perché c’è grossa crisi? Statini dello stipendio? Sticazzi rotanti?
“Non hai ricevuto una mail ieri dalla direzione?”
“Sì, ma parlava del seminario aziendale”
Aka la vacanza aziendale, quella cosa metafisica di fantozziana memoria il cui solo nome invita a tenersi il più lontano possibile. Il CCC si illumina di immenso.
“Ah! Allora puoi dirmi se la hai ricevuta?”
“Sì, la ho ricevuta, ma…”
“Sicura sicura?”
“Sì, perché?”
“E hai risposto?”
No, la mail diceva espressamente di rispondere entro venerdì, non subito immediatamente qui e ora. Ed è una cazzata a cui comunque Koris risponderà no, in quanto quel week-end ah uno stage di speleo-soccorso. E anche se non ce lo avesse, preferirebbe passare 72 ore a spalare cacca di pipistrelli alla Salle des Phosphates piuttosto che andare in vacanza con l’azienda a fingere di divertirsi. Koris ha sviluppato un’intolleranza alle gite scolastiche dall’età di dodici anni, la pubertà fa brutti scherzi.
Ma anche la coglioneria non scherza. Perché telefonare per sapere se una mail è arrivata era già grottesco nei primi anni 2000, figurarsi ora, nell’epoca della mail con avviso di lettura. Manco la catanonna ultranovantenne, fra un po’.
“Non ho ancora avuto tempo di rispondere, stavo lavorando”
“Ok, ma la hai ricevuta, vero?”

“Ho sognato di essere un cretino”


“… sì”
“Bene, allora rispondi, eh, è importante”
“Ma dovevi dirmi solo quello?”
“Certo!”
Koris ogni tanto pensa di essere trollata. Non è possibile essere così coglioni senza accorgersene. Non può non esserci una premeditazione nella rottura di coglioni. È semplicemente troppo assurdo.

Scazzo Greatest Hits

Post terribilmente omozigota del suo predecessore. Koris aveva in penna un post sentimental-disperato, ma non si sente abbastanza sentimental-disperata per pubblicarlo. Arriverà anche quello, un giorno. Forse.
Koris oggi ha la socialità di un calzino spaiato (quello rimasto nel cassetto, l’altro è in giro nelle dimensioni parallele della lavatrice e non si pone questi problemi) ed è fermamente convinta che “Andate tutti a cagare” possa essere una risposta accettabile a tutti i problemi del mondo.
In laboratorio non c’è riscaldamento per volontà del solito essere supremo che si diverte a prenderti per il culo. L’umidità è all’85%, un record.
Koris vorrebbe prendere a craniate uno spigolo per smettere di soffrire. Oppure distribuire martellate a caso, ma soprattutto a quelle che passano per il corridoio galoppando sui tacchi. Non sai muoverti in maniera leggiadra come suggerirebbe la calzatura, ma sgroppi come un ronzino al rodeo? Bene, gli anfibi sono la risposta. Così si evitano Koris-martellate a causa di rumori molesti.
Koris stamattina ha chinato chiunque secondi la testa per riflettere sull’implementazione di un algoritmo fetente. È finita che ci si è abbioccata come dopo un’abbuffata alla sagra del bue grasso. Il dottorato sarà la sua fine e lo sappiamo tutti.
Anche al Replicante spetterebbe una martellata o quanto meno una gita nelle lande del Fankulistan. A parte l’inventarsene sempre una, ormai Koris avrebbe dovuto capire che gli uomini non lo fanno per cattiveria, siano essi mariti, padri, fratelli, fidanzati o relatori: si dimenticano. Nel caso del Replicante, della Koris-esistenza, quando questa non si interseca strettamente con un insieme ristretto che chiameremo per comodità “i cazzi suoi”. Bisognerebbe farsene una ragione e non incazzarsi, ma tant’è.
Nella fattispecie Koris ha scritto a un Tedesco, che potremmo battezzare con l’evocativo epiteto di Koglionen, due settimane fa per conto del Replicante. Koris aveva avvertito il Replicante che per rispondere alla missiva Koglionen ci aveva impiegato circa un mese. E aveva risposto con l’Oscar alla minchiata lapalissiana. Ma il Replicante ordina, Koris obbedisce. Ora, Koglionen latita, nega qualunque coinvolgimento in mail di qualsivoglia stampo, probabilmente al telefono risponderebbe “ai do not spic inglisc!”. Il Replicante insiste per avere risposta. Koris si trova nel mezzo di questo splendido dialogo fra sordi cercando di essere il più zen possibile, ardua impresa. Anche perché il sol pensare di dover essere zen le fa venire una gran voglia di mettere su una task-force di validi individui collegiali, imbracciare la Pentax con obiettivi vintage e partire per le foreste dell’isola di Kyushu.
Nel frattempo i capi dei vari gruppi litigano via mailing list ufficiale dell’esperimento. Koris, che ormai deve aver raggiunto il Nirvana o il menefreghismo, riassume con: miserie umane. Visto che stanno litigando davanti a tutti sull’imparzialità o meno di un’estrazione a sorte. Alla fine, anche quando si sondano i misteri dell’universo, si finisce sempre a litigare per il parcheggio. Mah.
Koris cerca di godersi quanto meno una ritrovata tranquillità domestica, che dopo settimane da incubo con protagonista la “lista delle troppe cose da fare”, si è trasformata nella pubblicità del Mulino Bianco. Ma non è necessaria l’esegesi di ogni cosa, basta attenersi ai fatti, godendone ove possibile. E ripetersi uno dei mantra risuonanti da quasi due anni, con la partecipazione straordinaria di Lorenzo de’ Medici, chi vuol esser lieto sia, del diman non v’è certezza.
Stasera Koris avrebbe voluto andare ad arrampicare in palestra, ma a quanto pare non ci andrà. Un po’ per la flemma cosmica, un po’ perché non ha voglia di andarci da sola. E se bisogna motivarsi da soli, fra l’umidità e la flemma cosmica, si opta per non alzare il culo, sad but true. Ci si rifà con una raclette. Che anziché andare nei bicipiti si accumulerà nelle chiappe, ma Koris ha deciso che si porrà il problema dopo i 35 anni. Per ora tutta la sua preoccupazione estetica va nelle doppie punte.

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