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Marie Kondo e il repulisti dell’Amperodattilo

Per chiunque non abbia cazzeggiato abbastanza su Twitter negli ultimi cinque anni, Marie Kondo è una nipponica un po’ sciroccata che ha fatto i petecchioni col libro “Il magico potere del riordino”. La mission di costei, oltre a spillare soldi per insegnare ciò che un genitore cerca inutilmente di instillare in un pargolo più o meno disordinato, è di mettere a posto casa per mettere a posto la vita. Combattere il disordine degli oggetti che genera caos interiore. Da ciò si evince che Mari Kondo non ha studiato fisica, dato che per natura niente sfugge al principio dell’entropia, nemmeno gli ammassi di galassie, quindi figuriamoci il cassetto delle mutande. Ma tant’è, non è questo il punto.

Marie Kondo ha l’ambizione di insegnare a buttare tutto quello che non serve, con un grande discrimine: bisogna tenere solo ciò che porta gioia nella vita. Tutto il resto spazzatura, immondizia, monnezza, rumenta, rusco, poubelle, chiamatelo come volete. Si può parlare con l’oggetto, vedere se comunica allegria, stringerlo a sé e iniziare a preoccuparsi qualora l’oggetto risponda o ricambi l’abbraccio (a quel punto, più che mettere in ordine il caos interiore, serve un buon trattamento per la schizofrenia). E una volta selezionati i prescelti del cuore, bisogna dare loro importanza, valorizzarli, caricarli di significati, fare loro le coccole e, perché no, portarli a cena fuori prima di darsi a pratiche di feticismo assortite.

Marie Kondo, con questo minestrone di zen, animista e new age, ci è diventata ricca. Il suo metodo Konmari, opportunamente brandizzato, è persino arrivato su Netflix.

E poi c’è la corrente secolare del riordino, tradizionalista ma non per questo meno efficace, materialista e speditivo: la regola dell’Amperodattilo.

Dal molto meno altisonante e ancor meno glam nome di “repulisti”, non ha alcuna velleità animista, per quanto miri a un risultato finale molto zen. L’obiettivo è sottoporre la stanza a una sorta di Giorno del Giudizio per arrivare al vuoto spinto in cui nemmeno i quark osano creare tunnel mesonici per paura di far disordine.

Il criterio applicato agli oggetti da tenere assomiglia piuttosto da un processo dell’inquisizione, senza alcun avvocato difensore, in cui viene molto spesso emessa la sentenza “Questo è un cesso, si butta” senza possibilità di appello. Abiuri il disordine? Bene, purtroppo è troppo tardi, vai a farti un giro nel fuoco purificatore dell’inceneritore. Potremmo chiamarlo il metodo TorqueAmper per stanare l’eresia dagli armadi e preparare la venuta del vuoto celeste. Chissà se Amazon Prime è interessato. Abbiamo già pronte alcune puntate, tratte da una storia vera:

  • “In questa casa fra un po’ entrano i libri e usciamo noi”
  • “C’è un solo modo di mettere le pentole nel pensile impilandole e lo custodisco io”
  • “U Babbu ha una scarpiera solo per sé, mi pare troppo”
  • “L’armadio della vostra cameretta era vecchio da far schifo”
  • “Cosa me ne faccio di tutte queste camicie?”
  • “Tutti ‘sti servizi di piatti che ti regalano per le nozze io li butterei dalla finestra”

Koris, nel vano tentativo di dare una relazione d’ordine alla cucina, ha scoperto che il metodo TorqueAmper è molto più istintivo ed emozionale di qualunque comunicazione di gioia possa dare un oggetto.

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