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Graminacee, vaccini e acqua bollente

Ovvero tendenze autodistruttive di Koris e dove trovarle. O meglio, distruttive e basta, che in tempi pandemici l’integrità strutturale è passata di moda. Quella mentale non era già da prima, quindi figuriamoci adesso, è regredita allo stato di vecchia carabattola, nemmeno un pezzo di modernariato vintage. Alla fine venerdì ‘thieu si è deciso ad andare a recuperare Koris a Neutronland e andare nel Vercors a fare speleo. Fin lì le intenzioni, fra le intenzioni e la realtà c’è come al solito un abisso. Durante il viaggio Koris ha beneficiato di un reflusso di ricordi molesti, siccome sono passati negli stessi luoghi visitati col Sonno Della Ragione nel 2013, compreso il villaggio di Chamaloc dove il tubo di scappamento della macchina disagiata venne riparata con un pezzo di aspirapolvere trovato nella spazzatura. Lasciamo perdere che è meglio.

Per arrivare alla grotta ‘thieu millantava che bastava una mezz’ora di marcia in piano, cosa che si è rivelata essere un’insidia del marketing: il dislivello era sì nullo, ma compensato con discese e risalite di doline in mezzo al bosco, senza sentiero, fra tronchi caduti e con un non trascurabile bagaglio speleo sul groppone. Fra l’altro sfacchinata sterile causa crisi brutta-brutta-brutta (e non di Koris, per una volta) nel pozzo di ingresso, quindi niente, marcia indietro e pive nel sacco, già pesante di suo.

Proprio mentre Koris pensava che, precipitazioni a parte, non poteva andare peggio, si sono palesate le sue nemiche degli ultimi tempi: le graminacee. O meglio, una particolare graminacea di montagna, non si sa quale, che cresce nei pascoli a bassa quota e che provoca una spropositata risposta del Koris-sistema immunitario. Siccome l’evento si verifica in maniera aleatori e massimo due volte l’anno, è alquanto difficile trovare un rimedio. Si tratta comunque di un evento faticosissimo, tant’è che la domenica Koris non voleva più uscire dalla sala sotterranea dello Scialet des Chuats perché fuori c’erano le graminacee che volevano farle violenza nasale e sessuale (potrebbero trovare un modo più contenuto per riprodursi, insomma, sei liberissimo di impollinare chi vuoi e come vuoi, ma a casa tua, cos’è questa ostentazione di polline davanti a tutti, ci sono i bambini…). Koris è rientrata a Marseille per votare a pezzi e con la voglia di svitarsi naso e occhi.

Lunedì aka ieri era il giorno della tanto agognata seconda dose, accessorio fèscion che dovrebbe essere un mai-più-senza del 2021. Siccome Koris è innanzitutto una persona seria e una trentaquattrenne ma senza il trenta davanti, si è presentata al centro vaccinale con la sua maglietta metal. Ha quindi fatto ridere il medico all’accettazione, che cercava di decifrare i nomi, dicendo “qualora vi foste dimenticati di aggiungere i metalli pesanti al vaccino, li ho portati da casa”. Perché è sempre bello farsi riconoscere in qualità di adulti funzionali.

La maglietta metal in questione, con Koris dentro

L’iniezione in sé è andata comme un lettre à la poste, con un altro medico gentilissimo che ha promesso “non sentirà nulla” e così è stato. Koris continua a chiedersi perché tutte le iniezioni e prelievi fatti in Francia le hanno portato davanti gente comprensiva, mentre in Italia è sempre stata liquidata con un “ma figurati se hai paura”. Ma magari è solo sfiga e non siamo qui per fare gli Europei dei sistemi sanitari nazionali.

Koris si era ripromessa di fare mille cose nel tragitto fra il centro vaccinale, invece si è ritrovata a casa col cervello completamente resettato. Forse ci installa Windows 11, dipende se Bill Gates riesce a comandarla a distanza in virtù del presunto 5G. Comunque Koris si era presa la giornata libera per essere del tutto improduttiva, e così ha fatto.

Alla sera si sentiva abbastanza in forma da intestardirsi a cucinare, nonostante ‘thieu si fosse offerto di occuparsi di tutto. Ma no, quel male al braccio non era poi così tanto male, era per lo più una scusa per esclamare di quando in quando “bobo bras!”. E poi siamo onesti, essere fragili non è nella Koris-natura. Certo che Koris avrebbe potuto chiedere a ‘thieu di scolare la pentola d’acqua bollente coi pomodori in ammollo, ma mica sia siamo principesse da salvare. Koris afferra la pentola per il manico con entrambe le mani, muove due passi per la cucina in direzione del lavandino. Tuttavia, come tutti i prodotti Microsoft, anche il chip del vaccino cede nel momento del bisogno: braccio in segmentation fault, mano sinistra che molla il manico, pentola che danza nell’aria. Mano destra e piede destro lessati a dovere, acqua ovunque, dignità umana disintegrata.

Con tre arti su quattro fuori uso, Koris ha avuto una sorta di crollo verticale da vaccino, bruciatura e figura di merda. Ha passato il resto della serata stazionata sul divano, con mano e piede impomatati, braccio sinistro ripiegato e immobile, minacciando di avere un piede funzionale ogni volta che ‘thieu si avvicinava con scuse poco credibili come “tu veux un bisou?”.

Durante la notte Koris era talmente sfatta che le è apparso in sogno il sergente maggiore Pfizer che strillava ai suoi anticorpi “Chi ha parlato?! Chi cazzo ha parlato?! Chi è quel lurido stafilococco, adenovirus e parassita intestinale che ha firmato la sua condanna a morte?! Ah, non è nessuno, eh?! Sarà stato l’escherichia coli buono del cazzo!” più il credo della proteina spike. Queste cose non le inseriscono fra gli effetti collaterali. Che poi diciamocelo, sarebbe uno spot meraviglioso per la campagna vaccinale, riadattare ai vaccini l’addestramento di “Full Metal Jacket”, altro che primule, riaperture e cose pucciose.

Stamattina Koris pare essere un pochino di più in forma umana. Pare, eh. Almeno ha recuperato l’uso degli arti. Non resta che vedere se nelle prossime 24 ore il sergente maggiore Pfizer colpisce ancora.

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