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Quei post un po’ così

Koris si era ripromessa di fare un post carino e speleologico per dimostrare (e dimostrarsi) che la sua vita non è solo una sequenza di cose che non funzionano o documenti da rifare. Poi s’è dimenticata. Come s’è dimenticata di comprare il nuovo lettore cd a Blatto il computer brutto. Come s’è dimenticata di tante piccole cose, che se non avesse segnato in agenda quando tocca cambiare le lenzuola si scorderebbe pure quello, nonostante scarafaggi e bagoni a ricordarglielo (ciao, Amperodattilo, sì, è tutto vunciume).

Koris voleva giurare solenemmente di non parlare più di lavoro, ma se togliamo il lavoro togliamo undici ore delle Koris-giornate. Quindi boh, di che parliamo, di cosa si fa da mangiare stasera? Più che un blog di cucina sarebbe una poesia ermetica sulla desolazione dell’animo umano, ma soprattutto del frigorifero quando nessuno ha le palle di fare la spesa.

Koris vorrebbe almeno finire l’ultimo dungeon del primo livello di Diablo II, ma non ci riesce perché è scarsa. Quindi gioca per mezz’ora a The Sims e ne esce stressata perché di casini ce n’è già abbastanza nella vita reale, toglietevi dalle palle omini isterici a cui bisogna dire anche di andare al cesso, se no si pisciano sotto. Che pare di stare al lavoro.

And there it goes again. Ma riassumeremo il tutto con “ciclo dell’eterno ritorno, soprattutto delle rotture di cazzo” e la Koris-voglia di urlare a tutti “siete dei pusillanimi”. Perché ci sono decisioni da prendere e nessuno vuole trovarsi fra le mani la patata bollente. E no, non può nemmeno uscirne un soft porno con temtatiche di criptoomosessualità e ninfomania. Vita infame.

La cosa un po’ meno infame è la scoperta degli audiolibri di Wheel of Time, alias La Ruota del Tempo, che ultimamene allietano rendono meno infami i Koris-tragitti in macchina, col bonus di portarsi avanti con una saga difficile da leggere per via dei momenti morti. In macchina si vive un momento morto nel momento morto, per la contraddizione diventa un momento vivo. In cui si insulta il personaggio di turno di essere la protesi della sua stessa minchia, di solito.

Koris ieri sera si è trovata a pensare che mancano un po’ più di due mesi alle vacanze natalizie e che potrà approfittarne per non fare assolutamente niente di produttivo. Da ciò si deduce che la Koris-vita ha un urgente bisogno di un restyling.

Lati Oscuri per tutti

Oggi torna il Capo aka l’Imperatore Palpatine ed è assai probabile che scateni che quel milkshake di sentimenti che conducono Koris al lato oscuro in corsia preferenziale. Una sorta di circonvallazione, prendere uscita collera, paura, aggressività, una vale l’altra, al Lato Oscuro arrivi comunque. Solo ricordati di mettere la freccia destra per uscire.
Il Lato Oscuro di Koris è veramente un brutta roba e chi l’ha visto o non è tornato indietro per raccontarlo o non è più tornato da Koris. C’è chi ha provato a smacchiarlo con la candeggina e si è ritrovato la candeggina giù per il gargarozzo, sono i rischi del mestiere. Del resto, il Lato Oscuro non si candeggia, si evita. Come le macchie di unto sulla camicia, tocca mettere il bavaglino per essere certi di salvare il salvabile.
Koris sta sperimentando diversi bavaglini anti-Lato Oscuro, il problema è trovarne uno compatibile con la sua folle vita a base di undici ore e più fuori casa (quindi non è che arrivata in città Koris abbia lo sbattimento di andare in palestra di roccia o simili, ammesso che abbia energie che glielo permettano). Visto che per la scrittura è un periodo di vacche madre se non addirittura anoressiche e forse Koris non è psicologicamente pronta per l’LSD, forse è il caso di ri-buttarsi nel mondo virtuale.
Del tutto casualmente, sabato sera il maledetto Diablo II ha deciso ricominciato a funzionare dopo mesi e mesi di “sono troppo vecchio per essere ancora in servizio”. C’è da dire che Diablo II è anche l’unico videogioco che abbia l’approvazione di ‘thieu, visto che è di sua proprietà. Ci sarebbe anche da aggiungere che una gran parte dei Francesi incontrati da Koris abbiano la fobia della dipendenza videoludica, ovvero scatta subito “ommioddio, non giocare o non potrai più farne a meno”. La minoranza invece è il gruppo dei nerdissimi giocatori di ruolo che costruiscono universi a Minecraft e gestiscono server di WoW, per cui non fanno testo.
“Magari ti aiuta a scaricare il cervello,” ha detto ‘thieu a proposito di Diablo II “ammazzi un po’ di mostri e poi sei in pace col mondo. Io ci giocavo quand’ero all’università, è l’unico gioco a cui abbia mai giocato. Che personaggio fai?”
“La maga. Io faccio sempre il mago,” si dovrebbe investigare su questa tendenza di Koris a cercare sempre gente che lancia palle di fuoco “tu che facevi? L’energumeno picchiatore?”
“Tutto”
“Come tutto?!”
“Eh, sì, giocavamo in rete fra noi compagni di università e quando il personaggio muore dovevi rifarne un altro…” davanti all’occhiata interdetta di Koris, ‘thieu ha ritenuto necessario giustificare il suo Lato Oscuro “Ma giocavamo solo una volta a settimana, eh. Per scaricarci. E solo un’oretta, eh. Cioè, voglio dire, alle dieci smettevamo sempre…”
Certo. Anche Koris, quando faceva le “cose a tre” (ovvero giocare a Final Fantasy Tactis in malo modo) con Junior e il Mathematicus, smetteva sempre prima delle dieci. Inteso come dieci battaglie. Che uno comincia con “che gioco dimmerda” (Mathematicus cit.) e finisce con “proviamoci ancora, gli apriamo il culo a quel pezzodimmerda di Wiegraf” (sempre il Mathematicus cit. un mese dopo). Ed essendo che dall’archivio di ‘thieu sono usciti anche Civilization e Call of Duty, che Diablo sia stato un unicum non è molto credibile.
Magari Koris si scarica il cervello e si finisce a giocare in rete a casa. Il Lato Oscuro è sempre troppo potente, ma quello di ‘thieu è più interessante.
(E una volta finito Diablo II, qualora ci fosse ancora necessità di scaricarsi, Orso ha passato un Morrowind per ogni evenienza.)

Attuali videodipendenze

Nonostante cerchi di far credere il contrario, Koris non aveva una così pronunciata dipendenza dai videogiochi in gioventù. Sarà che quando si è giovani e non si studia un cazzo si ha più tempo a disposizione, si può approfittare del mezzo videoludico senza la bulimia del “giocare quanto più possibile prima che le faccende da adulto ti subissino”. Salutiamo l’Amperodattilo che commenterà questo post dicendo “Non è vero, tu e tuo fratello ci stavate anche tutto il pomeriggio!”. Ciao, Amper, ricordati le ore passate a giocare a “Louvre” o a “Versailles“.
Koris ha provato un attaccamento intensissimo e temporaneo a certi videogiochi in età adulta, di soltio in periodi in cui la sua vita è un po’ miao o non succede niente di interessante. Si ricorda per esempio una fine 2013 in cui Koris ha avuto una dipendenza da Caesar III, così forte da farle passare gran parte del giorno di Natale a costruire magazzini per la sua colonia di Capua. Poi la dipendenza si è smorazata così com’è venuta e Koris ha perso tutte le sue vellità di prefetto della Roma antica. E comunque il commercio delle sue colonie era fiorentissimo.
Qualche mese fa si è rischiata un attaccamento morboso a Diablo II, spacciato niente popo di meno che da ‘thieu (drogato in anni giovanili, anche se aveva ferocemente negato ogni coinvolgimento nei videogiochi), poi PlayOnLinux lo ha sabotato, Wine ha marcato visita e un aggiornamento truffaldino di Winsozz7 ha affossato tutte le veilleità di far funzionare il gioco. È vero, nerd-Koris non dovrebbe arrendersi per così poco, ma Windows est, non legitur.
Da sabato, ovvero da quando il gioco si è deciso a girare, Koris ha sviluppato una dipendenza per The Sims.
Parentesi: come farebbe notare Orso, sempre sul pezzo con le ultime novità, Koris è un’attiva sostenitrice del retrogaming. Anche perché quando andavano di moda codesti giochi per pc, Koris militava fra gli adoratori della Play Station. Inoltre, il computer Mercury così pUtento che si accendeva dal tasto reset aveva risorse limitate e non adatte a farne una macchina da gioco. Quindi Koris ha perso un certo numero di pietre miliari del videogioco su computer, perché troppo occupata a giocare a Tomb Raider, Crash Bandicoot, Final Fantasy VIII… e qui ci asciughiamo i lacrimoni di commozione e andiamo a passare la vecchiaia a sfamare i piccioni al parco (di Silent Hill).
Comunque, alla bella età di trentun’anni e qualche, Koris si è messa a costruire casette per famiglie virtuali, i cui componenti devono essere mandati al cesso altrimenti se la fanno sotto. Nell’ottica di un esperimento antropologico-virtuale, Koris ha cercato di riprodurre una famiglia nelle stesse condizioni da lei vissute durante il SonnoDellaRagione. Risultato: dopo poche settimane, il Sim maschio è dato fuoco e pace ai pixel dell’anima sua. La Sim femmina, invece, ha raccolto le ceneri del coinquilino, le ha gettate in giardino, si è trovata un lavoro da informatica, quindi ha riarredato casa e ora vive da single felice andandosene in vacanza sulla neve. Solo una coincidenza? Noi di Voyager pensiamo di no.
In attesa di uscire da questa sua dipendenza, il piano di Koris è popolare la città di coppie omosessuali del ceto medio con gatti e bambini, case superchic e piscine (tanto si sa, è complotto della ricchissima lobby gay). Poi magari il 4 marzo Salvini vince le elezioni e arriva con la ruspa a spianarle la SimCity, per farne una cittadina di gente per bene timorata diddio, mamme casalinghe, babbi con la fabbrichètta e figli naziskin iscritti a Casa Pound.

Domenica di novembre

In questo ultimo periodo, la trascuratezza blogghistica si riassume più o meno così: quando Koris aveva l’ispirazione per scrivere qualcosa, non era il momento. E quanto era il momento, Koris era così a rondelle che dormiva.
Quindi solito post esticazzistico riassuntivo.
Il lavoro sui neutroni promette di essere interessante e risvegliare vecchie memorie ormai perdute nel tempo, ma farsi ogni giorno 70 km all’andata, 70 al ritorno e annessi ingorghi marsigliesi potrebbe essere fatale sul lungo periodo. Ciò nonostante, Koris ha un piano. Come i Cyloni, ma con Caprica 6 in versione ciospo.Tornare in ufficio dopo tre giorni di intenso meeting su cose interessanti genera istinti omicidi. Anche senza una vera e propria causa scatenante. Si tratta piuttosto di una sorda voglia di rispondere “andatevene affanculo” al “buongiorno”. Tanto un’occasione per fanculizzare si trova, alla peggio si pesca negli arretrati.
Andando al lavoro giovedì mattina, Koris è scivolata in una buca gravitazionale del marciapiede. La frattura nello spaziotempo è scomparsa subito dopo, il dolore alla caviglia destra no. Koris ha proseguito zoppicando come un’anatra, dicendosi che così aveva un ottimo pretesto per non alzarsi dal divano per tutto il fine settimana.
Tralasceremo in questa sede ogni commento legato all’assenza di ‘thieu per questo fine settimana, visto che Koris millanta di avere ancora una dignità.
Koris ha finalmente avuto il tempo di andare all’Ikea a recuperare i pezzi mancanti. Eviteremo di fare un Game of Bidet al proposito. Si è temuto dovesse consumarsi un nuovo dramma alla vista di un’astra di due metri che non sarebbe mai entrata nella Ya(xa)ris. Ma la macchina di un fisico gode dell’accesso a dimensioni alternative, per cui l’asta è entrata. Koris ha comunque sfogato la sua ira repressa sulla cassiera che insisteva per farle ri-pagare i pezzi. Pàgati stocazzo, insomma.
Le sessioni di gioco di ruolo ormai hanno perso qualsivoglia parvenza di serietà avessero mai avuto. Ormai non è una vera sessione se non si installa telepaticamente nella testa di qualcuno un motivetto, possibilmente sconcio, destinato a non uscirne mai più. Tutta gente compita, insomma.
Koris ha deciso di passare la domenica di novembre come una persona qualunque: allontanandosi dal divano il meno possibile. Tanto deve finire di elaborare le foto e giocare ad Arx Fatalis, uno dei ritrovati giochi di ‘thieu (il quale aveva negato qualunque coinvolgimento videoludico prima di essere sburgiardo da due incontrovertibili cofanetti pieni di giochi vintage, per la gioia di Koris).
Forse più tardi farà una torta e si degnerà di preparare lo zaino, visto che domani deve partire per Gif-Nel-Nulla-Cosmico, a godersi la piacevolezza dell’autunno nell’Ile-de-France.

Flying to a better place

Koris-foto fuggita dal mucchio selvaggio.

 

Sempre colpa dei videogiochi

Uno gioca. Poi smette di giocare per raggiunti limiti d’età, o perché non ha più il tempo o perché non ha più un computer/consolle/insomma, al limite può farsi girare il cd sul dito.
Il ricordo diviene racconto, il racconto diviene leggenda, la leggenda diviene mito. Del resto nella tua carriera di gamer hai assistito al passagio dal poligonale al treddì, con esperienze traumatiche quali aspettarsi dinosauri in RGB e trovarsi di fronte il T-Rex di Dino Crisis. Se ci ripensi, con le nuove tecnologie a disposizione dovrebbero teletrasportarti il T-Rex direttamente in salotto.
Beata ignoranza del mercato.
Fino al giorno in cui, in metro, ti cade l’occhio sulla pubblicità nel giornale della madama a fianco. È la pubblicità di un videogioco. Ma non ci sono né le tette ipertrofiche di Lara, né l’accozzagia di armi da taglio improbabili e omini col mascara di Final Fantasy. C’è questo:

betemmiepisodeone

Il contadino va di moda, non c’è che dire.

Roba che se teletrasportiamo un gamer dai tardi anni ’90 ad oggi, minimo minimo un “What the fuck?” ci esce. Se non muore prima.
La sola idea che questa roba abbia un mercato (e abbastanza fiorente da potersi permettere la pubblicità) dà i brividi. Ma te dava i brividi anche il concetto che potesse uscire un FIFA o un PES ogni anno, per cui forse non fai tanto testo. Ma di maniaci del calcio è pieno il mondo, tocca farsene una ragione.
Di maniaci delle macchine agricole, ecco, forse no. Almeno si spera. Back in the 90s, potevi essere preso pesantemente per i fondelli per giocare a Spyro the Dragon, che era pur sempre un drago, non una mietitrebbia. Siamo seri, suvvia.
Quali saranno i punti di forza di codesto meraviglioso, imperdibile titolo?

  • Un parco macchine agricole sempre più vasto
    (Se puoi anche pimparle, passiamo direttamente a GTF, Gran Theft Farmer)
  • Più di 40 costruttori e 100 veicoli
    (Esticazzi?)
  • La libertà di far legna ovunque grazie alle nuove macchine ed equipaggiamenti dedicati specialmente a questa attività
    (…?!)

Soffermiamoci sull’ultimo punto. Fare legna. Fare legna. FARE LEGNA, cazzo. L’attività a cui in Warcraft I venivano assegnati i peones più sfigati e destinati a morte certa per mano dell’orco/umano di turno. Copia-incolla per Age of Empires. In Caesar III non era nemmeno necessario in tutti gli scenari. E ora siamo passati al fascino della motosega, ambito finora) riservato all’ambito dei survival horror (e meno male).
Ci sarebbe da sperare che il target di un simile spreco crogiuolo di pixel sia, che so, il pensionato della Bassa bresciana strappato alla vita bucolica dalla cementificazione selvaggia, gran virtù de’ motozappe antique. Che nessun bambino mette un videgioco simile nella letterina a Babbo Natale (“cosa vorreste da mettere sotto l’albero?” “Death Rally!”, vogliamo scherzare?). Che alla fine i simulatori sono un po’ così.
Mica tutte le generazioni possono bearsi del castello vomitoso di Theme Park, del resto (gioco che plagiò per sempre la mente di Baby Orso, trasformandolo nell’attuale EconomOrso, probabilmente).
E poi, la casa produttrice avrà anche altri titoli più appetibili, vero? VERO?!

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… eh?!

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Uccidetemi. Ora.

Va bene, ammettiamolo: sono dei professionisti nel genere dei simulatori di cazzate. Magari non ne esistono altri. Forse.
Una ricerca fornita da un esperto nel campo ha riportato ben 1475 titoli di simulatori su steam. Ai primi posti: EuroTruck Simulator, Car Mechanic Simulator, Japan Rail Simulator, vari Farmer.
Generazioni moderne: non solo braccia strappate all’agricoltura, ma anche al settore dei trasporti. Vuoi mettere la noia di scofiggere il drago di Xian a colpi di granate con la vertigine del trasporto merci sulla Salerno-Reggio Calabria? Ignari noi che ci lanciavamo in battaglie fra il bene (spesso cotonato) contro il male, quando avremmo potuto riparare una marmitta forata.
Bisogna ricredersi, l’uomo della strada ha ragione. Se crescono ragazzi disagiati e svogliati, la colpa è dei videogiochi.
(Poi uno si domanda perché l’abandonware si diffonde…)

Tutto Natale minuto per minuto

Ore otto: Koris si sveglia dopo un sogno movimentato in cui doveva andare in treno da Carcare a Chambéry e Orso guidava una Panda verde acido. Vista l’assurdità, decide di girarsi dall’altra parte e ronfare ancora. Del resto fuori c’è la tempesta perfetta.

Ore nove: comincia lo spacchettamento. Koris si trova due volumi de “La ruota del tempo” e un tomazzo di storia di Frédéric Hulot, per un totale di più di 3600 pagine. Come riporterà tutto in Francia è un mistero. Gli altri in famiglia si scambiano profumi. A quanto pare ognuno pensa che l’altro puzzi.

Ore dieci: l’Amperodattilo resuscita le verdure la pinzimonio guardando Totò con la supervisione di Orso, Spin si abbuffa dei resti di vitello tonnato, U Babbu è fuggito di casa con la scusa delle sigarette (ricomparirà più tardi con un sottovaso volante, vittima della tempesta).

Ore undici: Koris gioca a Caesar III come i bambini cretini, lamentandosi che i suoi cittadini non pagano le tasse. Arriva l’economOrso, alza le tasse e abbassa gli stipendi, da bravo liberista. La città si svuota causa cuneo fiscale, solo una manovra demagogica riesce a salvare la situazione in extremis.

Ore undici e mezza: arriva l’altra parte della famiglia. Koris riceve altro cibo per le camole ma anche no, quello che appena spacchettato pareva un pigiama da arrampicata e una bussola. Orso invece un paio di fantastiche calze chic con le ranocchie

Ore dodici: si mangia ad orario di Zurigo, ma si è seduti a tavola e tanto vale approfittarne. Si parla del Vunciume, perché a Natale è sempre bello raccontare storie scabrose di famiglie disadattate, soprattutto se hanno qualcosa a che fare con i presenti. Nel mentre U Babbu si suicida a colpi di bollito e bagnetto piemontese.

Ore tredici e quarantacinque: l’Amperodattilo, in piena possessione delle Erinni, mette il profitterol nel microonde. Il dessert che è come ogni uomo dovrebbe essere (dolce ma con le palle) non  gradisce e la panna si liquefa in maniera ignobile. Koris in versione Bastardchef (“Ti pare bello questo? Mazzato profitteol! Vuoi che muoro? Ora arriva tua gatta, mette te in microonde e ti piscia su gamba!”) non glielo perdonerà mai.

Ore quattordici: Orso e la Cuginastra riversi sul divano prisi di sensi. Qualcuno guarda “Il Divo” a volume a palla. Koris si attacca al pc e si abbruttisce di Caesar III per costruire Capua. Resterà disconnessa dalla famiglia per un tempo indeterminatamente lungo, immersa nella gestione del suo impero, mentre fuori dalle finestre infuria la tempesta. Ogni tanto la famiglia si fa viva dando noia a Spin, ma Koris ha da costruire magazzini.

Ore diciotto (stimate): l’Amperodattilo fa una chiamata per giocare a tarocchi come secondo tradizione. Orso e U Babbu guardano “Manuale d’amore”, ZuVenturinu conta i punti in maniera probabilmente approssimativa, se la prende quando ha troppe lecce o se la parte cade in mani altrui. Gergo da osteria di altri tempi. Koris gioca in maniera distratta, biasima “Manuale d’amore” perché non è aria per i film a sottofondo romantico.

Ore venti: si bivacca a salame e arachidi. Pianificando cosa fagocitare domani.

Ore ventuno e trenta: la famiglia torna ai suoi quattro effettivi più cuscino di pelliccia. Orso e U Babbu (quest’ultimo oppresso dal singhiozzo) guardano un film che non fa ridere. L’Amperodattilo pulisce. Koris deve finire il post. Poi magari porterà a termine la costruzione della sua colonia romana.

Nipponiche osservazioni antropologiche

Quanto può essere scortese un Giapponese: parecchio. Koris pensava che un popolo che si inchina a ogni pié sospinto non conoscesse altro che gentilezza. E invece ha provato a chiedere informazioni di carattere ferroviario a un tizio in giacca e cravatta. In una terra in cui l’inglese non è una lingua ma una materia di studio, dove tutti sanno a menadito le coniugazioni dei verbi irregolari ma vanno in panico davanti a un semplice “How much does it cost?”, chiedere a un businessman sembrava una cosa sensata. Koris si appropinqua timidamente.
“Excuse me…”
Quello manco si volta. Forse non ha sentito.
“Excuse me…”
Ora si volta. Guarda Koris come se fosse la suola delle scarpe dopo aver pestato una colossale busa di vacca. Quindi si preme il dito medio sulle labbra, cenno di fare silenzio. Infine muove la mano un paio di volte, in un gesto che significa internazionalmente “fuori dai coglioni”. Koris si è astenuta dal fare ulteriori domande, ma avrebbe voluto chiedergli se ha conseguito la laurea in Stronzologia Applicata o se ha anche seguito un master dal titolo “come credere che il mio culo defechi oro aromatizzato alla lavanda anziché merda comune”. Fatto sta che l’informazione necessaria Koris la ha avuta da una vecchietta sicuramente non anglofona, a cui ha semplicemente indicato il treno domandando “Osaka?”. Quella si è inchinata ed è entrata in loop ripentendo “Hai! Hai!”, più altre informazioni di supporto di cui Koris non ha potuto beneficiare causa lingua.
A conti fatti, per ora  Osaka in confronto a Kyoto è stata un po’ una delusione. Vuoi per il monsone che si è rifatto vivo, vuoi perché la città è stata praticamente rasa al suolo nella seconda guerra mondiale, quindi templi, altari et similia manco a parlarne.
Koris ha deciso di procrastinare a domani la visita al castello per fare un giro nello Shibashi, la via commerciale. Ecco, quello è il Giappone che si immaginano gli occidentali: caotico, scritte al neon, folle oceaniche. Gente vestita in maniera così appariscente che in qualunque città d’Europa verrebbe arrestata per insulto al pubblico decoro. Koris credeva che ci fossero un sacco di coppie lesbiche. Poi si è accorta che erano maschi.
Shibashi è stato veramente “tutto quello che Koris non voleva vedere del Giappone”, ma già che c’era tanto valeva sperimentare. La cosa peggiore in assoluto è sicuramente il pachinko. Koris non si capacita come un popolo così fissato con la tranquillità, il silenzio e la natura abbia potuto concepire una cosa simile.
Per avere un’esperienza simil-raccapricciante ma non troppo, Koris ha deciso di entrare in una sala giochi. Poche parole: è il regno del trash. Cinque piani di macchine devoluti allo sfracellamento cerebrale. Cioè, quando arrivano in occidente gli studi scientifici secondo cui i videogiochi frullano il cervello, i genitori medi pensano a “Resident Evil” o “World of Warcraft”. Esticazzi, a confronto ammazzarsi due zombie sul divano di casa equivale a leggersi un libro di Tolstoj. I giochi sono per lo più stile baraccone, ma con molte più luci, palline e casino. Un piano è devoluto solo ai giochi modello pesca, gli stessi che venivano citati in “Toy Story”. Solo che il bidone è pieno di Hello Kitty. Un incubo, insomma. Al piano tre, invece, ci sono i simulatori sportivi, con tanto di maxischermo per calcio, corse di cavalli e motoscafi (beh, non non sullo stesso schermo, anche se un videogioco che fa correre motoscafi e cavalli assieme mentre giocano a calcio potrebbe essere interessante). Koris a questo punto si è domandata se le ragazze si accontentano di pescare tonnellate di Hello Kitty oppure stanno a casa a fare la calza meditando su come accalappiare il boss in ufficio prima dei 25 anni. Perché in questo paese il trend è così: una si fa il culo, va a scuola prima dei maschi, si strugge per avere i voti migliori e trovare un ottimo lavoro, ove accalappiare il boss e sposarlo, il tutto prima dei 25 anni (se no diventi una Christmast Cake, come Koris, ormai così vecchia che manco fa buon brodo). Comunque no, non stanno a casa. Esiste il quarto piano, luogo in cui Koris non sarebbe mai dovuta salire. Cosa fanno le nipponiche pulzelle nelle sale giochi? Si travestono. Quindi si fotografano e si fotomodificano con le amiche del cuore. Oppure se riescono a portarsi dietro il boy-friend giocano a sfide tese a calcolare l’affinità di coppia. Koris poteva anche averne abbastanza così, ma quando è comparsa una dodicenne vestita da porno-Biancaneve è fuggita urlando “Arridateme l’Occidente!”.
E insomma, così. Da una parte santuari shintoisti immersi nella natura e nel silenzio, dall’altra le cameriere che strillano in mezzo alla strada per pubblicizzare il loro ristorante. Koris trova la cosa incredibilmente contraddittoria, tanto da non capirla a fondo.
Insomma, se un tempo Koris avrebbe risposto sì senza esitare a una proposta di lavoro in Giappone, ora ci mediterebbe molto attentamente. Soprattutto dopo aver scoperto che qui una mozzarella costa otto euro e un barattolo microbico nutella sei e cinquanta.

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