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Inospitalità

Koris ha sempre pensato che il luogo comune sui Liguri inospitali fosse, a tutti gli effetti, un luogo comune non corrispondente al vero. Finché non è diventata straniera pure lei.
Sabato Koris e ‘thieu sono andati a fare una passeggiata che doveva essere facilmente accessibile, nella zona del genovesato. Si erano portati dietro il navigatore satellitare di U Babbu, qualora i cartelli non fossero sufficienti. I cartelli non erano sufficienti. Non solo, il luogo si è dimostrato talmente inospitale, fra strade e stradine intersecate in dimensioni alternative (tre non erano sufficienti), che il navigatore ha iniziato a girare in tondo fra un “ricalcolo” e l’altro. Il luogo è stato trovato dopo più di un’ora grazie a una botta di culo e alle indicazioni di un losco figuro che usciva da una stalla piena di mucche. Pastore 1, stracazzuta tecnologia del GPS 0.
Domenica secondo tentativo nella grotta che a Pasqua aveva rivelato un pozzo di 10 metri che non doveva esistere. Questa volta si è arrivati armati di corde e tutto quanto e si è riusciti ad avanzare per passaggi assai intimi, almeno fino alle gallerie che dovevano portare ai posti belli. Giunti lì, risalita infattibile su corda a noi. In mancanza di aiuti pastorali, si è di nuovo girato sui tacchi e rimandato a tempi migliori (o anche no).
Lunedì, odissea per giungere sul monte Beigua perché cosa potrà mai andare storto se si chiude l’unica strada di accesso causa fiera-degli-sticazzi? La passeggiata comincia a sette gradi nella nebbia con troppi km/h di vento. Ma quando esce il sole sembra valerne la pena. Finché il segnavia non sparisce a valle nel nulla cosmico e ci si ritrova a dover salire per la strada asfalatata perché “metti che ci ritroviamo chissà dove?”.
Insomma, la Liguria è meravigliosa, ma solo se conosci un locale. O se sei rimasto locale, che chi si è esportato ormai è definitivamente perso.
Disclaimer: questo post non si applica ad Amperodattili permalosi, che invece si rilevano munifici anfitrioni imbandendo pantagrueliche tavole.

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La mia grassa grossa Pasqua italica

È la terza volta che ‘theiu cala a Merdopoli e già il fatto dovrebbe dare da pensare al masochismo di quest’uomo. Che non vi è stato costretto, ma che ha domandato di venire mesi fa di sua spontanea iniziativa. Dai Maiores. Per tutti i quattro giorni doveva compare come trend topic su Twitter #thieuSantoSubito.
“Com’è beneducato!” ha detto l’Amperodattilo “Cosa ci fa con una stundoia (n.d.K.: termine dialettale per indicare persona rozza e priva di maniere) come te?”
“Fa la patre rispettabile della famiglia, io ho deciso che la vita è troppo breve per stare composti a tavola”
A proposito di tavola, l’Amperodattilo deve avere con ‘thieu lo stesso piano che aveva con gatta Spin: farlo esplodere di cibo e fingere che sia stato un incidente. In quattro giorno sono arrivati in tavola polpettoni, pizze, lasagne, arroti, avanzi di minestrone, affettati e formaggi assortiti. I formaggi, a onor del vero, sono di responsabilità di U Babbu.
Il giorno di Pasqua si è mangiato talmente tanto che ‘thieu e Koris hanno dovuto fare 10 km a piedi con 500 metri di dislivello per digerire. Poi, una volta scesi da Rocca dei Corvi, l’Amperodattilo li ha nutriti di nuovo e si sono trovati punto e a capo. Bisogna ancora far capire all’Amperodattilo che, anche se ‘thieu è alto un metro e ottanta e più, non è necessario cercare di riempirlo tutto di cibo.
Orso, brillante sempre per la risposta “Mah, esco un po’” alla domanda “Cosa fai stasera?” per un totale di 4/4, si è lanciato in acrobazie linguistiche.
“Porto in tavola la frutta, come si dice in francese?”
“Secondo te?”
“La frutt!”
Inoltre, il Plantigrade si è lamentato del degrado dei costumi e non quelli da bagno, mentre guardava in streaming parti della via crucis a Roma.
“Ma io vorrei una Pasqua con delle cerimonie solenni, barocche, qualcosa che sia maestoso! Non so cosa farmene di questa chiesa pauperista e terzomillenaria!”
Il contributo di U Babbu è stato “le bon cafè” (sic), ovvero prepare caffè per chiunque a qualunque ora del giorno e, grazie all’insonnia, della notte. Al solito, ‘thieu gli parla in francese, U Babbu risponde in italiano, chi capisca cosa resta un mistero.
L’Amperodattilo ha cercato di ordire un’elaborata congiura ai danni della dignità di Koris, sfoderando non solo le foto, ma anche i filmini per l’occasione. Solo che la dignità di Koris ha abdicato da quel dì, quindi non teme più nulla.
“Ma da quando sei diventata così stronza, tu? Eri così buoncita!”
“Poi sono andata a Bologna”
“No, eri già stronza al liceo. Pure alle medie. Persino già dall’ultimo anno delle elementari. A pensarci bene ci sei nata, stronza”
“E allora di che stiamo parlando?”
Koris e ‘thieu hanno anche fatto un tentativo di andare in grotta. Prima pareva che il meteo non concedesse. Poi hanno trovato la grotta contro ogni aspettativa, senza diluvio. Per finire su un pozzo di dieci metri che non doveva essere lì e che li ha fatti ripiegare con le pive nel sacco. Ma la questione è solo rimandata.
Koris è tornata a Marsiglia con un carico di cibarie non indifferente, fra cui un’ingente quantità di pan di stelle. ‘thieu li ha messi sullo scaffale più alto, così alto da essere difficilmente raggiungibile. Resta da chiarire se si tratti di una vendetta per la grassa grossa Pasqua italica.

Lezioni mediterranee

“Hai una famiglia molto organizzata, ma è un’organizzazione, come dire… mediterranea”
Questo il commento ‘thieu a caldo dopo un altro richiamo di italianità, offerto da tre giorni di permamenza a Merdopoli per il congresso italiano di speleologia. Nella breve permanenza non è ben chiaro se ‘thieu abbia imparato nuovi vocaboli, ma ormai la si considera una causa persa.
L’uscita speleo prevista agli Scogli Neri per cui Koris ha un sacco insistito è stata fatta sì, ma alla bersagliera. Non si andava così veloce nemmeno al soccorso speleo (e grazie al cavolo, con la barella al seguito…). ‘thieu è riuscito a fare qualche foto, ma meno del previsto. Pazienza per la grotta fast’n’furious.
Koris, durante le presentazioni del congresso, si è incazzata come una biscia di fronte alle esplorazioni di un gruppo russo che è arrivato a quota -2200 alla Sima Veryovkina. Koris non se l’è presa tanto per la profondità, che tanto o si fanno esplorazioni nel Caucaso o si raggiuggono col ca… ucaso, appunto. Se l’è presa a morte perché questi sono passati in quattro anni da -400 a -2200. Hanno esplorato pozzi e pozzi senza mai dover tirare secchi di terra, senza essere costretti a scalpellare strettoie, senza avere il minimo dubbio del “ma sarà da quella parte? Boh!”. Ecco, tutto questo non è carino di fronte alla gente che esulta per aver percorso dieci metri dopo mesi e mesi di spaccamento di pietre (e non solo pietre). Koris ha passato il resto della serata strillando “non è giusto, però!”.
Au passage, Koris si è improvvisata interprete di qualunque lingua passasse sullo schermo verso il francese. Non c’è alcuna garanzia sul risultato.
L’Amperodattilo, in preda alla sindrome dell’ospite, ha cucinato il cucinabile fra focacce, ravioli, cappelletti, salsicce, patate e antipasti vari. ‘thieu ha chiesto se facesse sempre così, gli è stato risposto che può essere anche peggio. U Babbu ha effettuato un certo numero di viaggi in cantina e altrove da ampero-gregario.
Orso è diventato BarbOrso, nonostante la sorella lo osteggi in qualunque modo.
“Orso, sai cosa c’era fra le clausule del trattato di pace che Carlo Magno impose al duca longobardo di Benevento?”
“No, cosa c’era?”
“Di tagliarsi la barba”
Koris è tornata in Francia con due chili di Pan di Stelle generici della Coop, focaccia secca, olive taggiasche, parmigiano e altre cose da tipico “pacco da giù”, solo che in questo caso il pacco è da est. ‘thieu ha avuto un subitaneo amore per la focaccia di Recco e chiede perché in Francia non si trovi lo stracchino. Non ha ancora finito di stupirsi per come si possa passare dal livello del mare a settecento metri di altitudine in soli tre chilometri, ma ehi, è la Liguria, baby, e tu non puoi farci niente. Intanto Koris ha potuto staccare la spina e non pensare ai mille assilli che la aspettano all’uscita dell’autostrada di Marseille.
Prossima puntata a Natale. C’è del potenziale.

Note e ignote

Alcune veloci note di quello che è successo dall’altra parte della frontiera:

  • Non si trova più gatta Spin. Forse è stata terrorizzata dall’arrivo di Koris e ‘thieu venerdì sera, fatto sta che il sabato mattina si era volatizzata. Lasciando dietro di sé tutte le porte chiuse. Vista la massa del felino, si esclude un comportamento quantistico. La posizione di gatta Spin è a tutt’oggi ignota.
  • ‘thieu sembra essere sopravvissuto all’esperienza merdopolese nonostante il miscuglio linguistico, la folle atmosfera della famiglia e le due paste al forno dell’Amperodattilo, che ha deciso di cucinare come se fosse stato invitato a Pasqua un intero battaglione della Vecchia Guardia dopo la campagna di Russia.
  • Koris ha finalmente trovato un proof reader degno di questo nome, solo che essendo fratello Orso tale proof reader è anche severissimo, bacchettante ed esigente. Ma ha anche dei difetti.
  • U Babbu ha tirato fuori l’equivalente dell’asso di mazze in fatto di musica barocca e rinascimentale. Si è instaurato un bizzarro dialogo fra U Babbu che parla italiano e ‘thieu che gli risponde in francese, ma riescono a capirsi a parlare di Monteverdi lo stesso.
  • Ya(xa)ris vive e lotta insieme a noi, anche quando le chiudono l’autostrada ad Altare per andare a Ceva e si ritrova dispersa fra le alture di Cosseria, direzione Garessio. Ma continua a fischiare ai 130 km/h.
  • L’uscita speleo italica ne è valsa la pena nonostante la camminata assassina per arrivare in grotta e nonostante il ritrovarsi al ritorno alle nove di sera sotto il temporale. Gli speleologi piemontesi sono stati più che accoglienti e la speleo-terapia su Koris pare iniziare a dare i suoi frutti. Poi non puoi rifiutarti di scendere un pozzo quando ti dicono “Fuma c’anduma!”, la tua genetica piemontese risponde subito anche contro l’istinto di conservazione. Criste né!
  • Per continuare col piemontese, ‘thieu è anche troppo buoncito e paziente. È stato comunque ricompensanto col gelato di Superfrutto e difficilmente ne mangerà un altro così buono in tutta la sua esistenza (per sua stessa ammissione).

Koris è attualmente tornata a Marseille e forse ha bisogno di un’altra settimana per riprendersi dalla santa Pasqua.

Cronache natalizie, 2016 ediscion

Ore 2:00: si sentono dei rumori in casa. Ma non è Babbo Natale che recapita i doni: è gatta Spin che è riuscita ad imboscarsi per evitare di passare la notte in terrazza. Il felino evaso viene ributtato da U Babbu nelle tenebre della notte Merdopolese.
Ora imprecisata: torna Orso dalla movida natalizia. Siccome non si sa se l’evento sia collocabile prima o dopo la fuga di Spin da AlTerraz, potrebbe anche darsi che Orso si sia portato il gatto di casa a ballare.
Ore 7:45: Koris si sveglia. Inizia la lotta per impedire all’Amperodattilo di andare a scuotere tutti i pacchetti per scoprire cosa contengano.
Ore 8:45: Orso viene svegliato d’ufficio. I Maiores sono al secondo caffè della giornata.
Ore 9:00: segue mezz’ora di spacchettamento regali, come secondo la migliore tradizione. Koris ottiene un sacco a pelo invernale serio, un lettore MP3 per rimpiazzare Pod in agonia e un set di dadi draconici, perché anche a Natale si deve poter tirare un fallimento critico. Orso inizia a fare foto a tutta la casa col grandangolo nuovo.
Ore 9:45: Orso e U Babbu sono obnubilati dal nuovo telefono di quest’ultimo. Ripassano la tabellina del 2 per non ben comprese ragioni.
Ore 10:20: terminata la lezione sul cellulare, Orso si trincea in bagno. Fervono gli ultimi preparativi. Spin rifiuta di farsi fotografare, non vuole essere inquadrata, fa la diva, ha venduto l’esclusiva a Novella 2000. Nell’unica foto concessa sembra un GattoMostro.
Ore 10:40: Koris e U Babbu si inabissano in cantina per andare a cercare un pentolone di brodo, un vassoio di insalata russa e una teglia di gnocchi alla parigina. La teglia dei siddetti gnocchi, a giudicare dal peso, è stata forgiata da una colata di ghisa di un altoforno. L’Amperodattilo ripete “Però se a Pasqua viene ‘theiu non sto a fare gli gnocchi alla parigina a un Parigino. Gli faccio i ravioli. O le lasagne?”. Amper, ci abbiamo ancora da passare Natale, a Pasqua ci pensiamo poi.
Ore 10:55: Koris viene arruolata a pelare patate. L’Amperodattilo fa BastarChef e si lamenta che non vede il sale, alla “mangio questo muoro”, “mio gatto viene e piscia su gamba”.
Ore 11:30: l’Amperodattilo chiede di andare a prendere il coso per il “lingfood”. Dopo attento lavoro filologico, Koris capisce che vuole il pane da fingerfood.
Ore 11:50: Arriva il resto della famiglia, inizia l’orgia di cibo.
Ore 14:10: Orso stramazza sul divano privo di sensi e soprattutto con un disagio gastro-esofageo, “se mangio le cipolline mi viene subito il reflusso”. Pausa prima dei dolci.
Ore 15:20: scofanato tiramisù, dimezzate le paste. Orso agonizza in preda al cibo. Il resto della famiglia parla dei grandi misteri dell’universo: area 51, gli alieni a Roosvelt, la pseudo-parente Mummia fuggita in segreto in Savoia e di cui i familiari rifiutano di dare notizie in maniera ostinata. Nei momenti in cui riemerge dal divano, Orso si lamenta di essere stempiato. Gli si fa presente, previo riscontro fotografico, di essere sempre stato stempiato, fin da bambino. “Ma almeno ero magro” commenta Orso, prima di ritirarsi dove il re va solo.
Ore 16:00: metà della famiglia (non) guarda un documentario sui canguri assassini.
Ore 17:00: la famiglia si disinteressa dei canguri e decide di interessarsi alle foto di ‘thieu, una sorta di valutazione dell’assente. Presiede l’Amperodattilo per la certificazione ISO 9001.
Ore 18:05: U Babbu e lo zio sono obnubilati da una cosa che potrebbe essere “Piccole Donne” ma forse anche no, l’Amperodattilo fa l’esegesi di Facebook. Orso, ovviamente, è in fuga, ma ha minacciato di tornare “per cena, ma tranquilli, mangio magari solo un po’ di tiramisù”. Fai un dolce, Orso non ti deluderà mai.
Ore 18:20: dramma da suicidio di Sky.
Ore 18:40: “E anche questo Natale lo abbiamo passato”, come da tradizione.
Ore 19:00: Koris dichiara che potrebbe essere venuto il momento per attaccarsi a Final Fantasy Tactics o a X-Files.
Ore 20:00: Orso torna mentre la famiglia guarda l’Eredità e la gatta fa le fusa. Siamo sopravvissuti.

Dialoghi in famiglia

Orso si prepara per uscire. Dialogo familiare.
Orso: “Devo mettermi il profumo”
U Babbu: “Vuoi prendere il mio?”
Orso: “No, ho il mio, da sport”
Amperodattilo: “Eh? Roquefort?!”
U Babbu: “Ecco, proprio. Così le cascano tutti ai piedi. Morte”
Orso: “E già che ho l’alito che sa di bagnetto piemontese… stiamo a posto”

Bentornati a casa.

La Nemesi dell’Ikea

Ci ricordiamo tutti il Game of Bidet, no? (Koris un po’ di più, ma vabbè) Evitiamo un riassunto delle puntate precedenti.
Sembrerebbe che la maledizione dell’Ikea somigli più all’ideale della colpa sviluppata dai Greci antichi: qualcuno dei Koris-antenati ha fatto qualcosa di male e le generazioni successive la scontano.
Koris di sicuro, ma anche i Maiores.
U Babbu e l’Amperodattilo avevano guardato con occhio incredulo le vicende del Game of Bidet, chiedendosi come fosse possibile una tale disorganizzazione. Da parte di un magnate del mobile in legno di pino, per di più.
Erano talmente scettici sull’inefficacia svedese che in settembre si concessero l’atto di ὕβϱις di comprare un armadio nuovo. E farselo spedire. E montare.
La spedizione di tale supplizio di Tantalo fu fissata al primo novembre. Si diceva che mancassero gli ammortizzatori delle ante e che fosse impossibile averli prima. I famosi ammortizzatori forgiati nel fuoco dei vulcani e temprati alle intemperie nordiche.
Quando Koris ricevette la notizia, mise in guardia gli incauti Maiores. A seguire, le prove:

screenshot

A futura memoria

Nemo est propheta in patria.
Ieri, all’alba delle 11, i fattorini Ikea (o piuttosto chi per esso) non si erano ancora fatti vivi. All’Amperodattilo è venuto un orribile, fantozziano dubbio.
E lì si scoprì l’assurdo: la consegna dell’armadio era stata scritta sì il primo novembre dalla commessa Ikea, con montaggio l’otto. Ma l’azienda delle consegne aveva registrato il contrario.
Consegna l’otto e montaggio il primo.
Coraggio, ripetete di nuovo.
Consegna l’otto e montaggio il primo.
Nella migliore delle ipotesi sarebbe stato consegnato l’armadio già montanto. Teletrasportandolo in loco, perché nessun orifizio o pertugio di casa permetterebbe il passaggio di un armadio integro.
Forse il montatore di armadi sarebbe arrivato il primo e avrebbe bivaccato fino all’otto in attesa della materia.
Forse l’Ikea ha inventato il viaggio nel tempo e nessuno lo sa.
La reazione di Koris a tale notizia è stata calma e compita:

risposta

Compitissima

Ora la situazione della casa avita è la seguente: l’armadio antico è già stato smantellato e smaltito. La roba è… probabilmente dappertutto, ma comunque in ordine, conoscendo l’Amperodattilo. U Babbu ha la prospettiva di combattere contro il call-center dell’Ikea per una nuova consegna. Si racconta che fosse la tredicesima fatica di Ercole.
In tutto ciò chi gongola è gatta Spin, da sempre fiera avversatrice di qualunque lavoro possa anche solo vagamente alterare l’ordine domestico costituito.

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