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Pasqua di recupero

Dopo due anni di pandemia portami via e soprattutto di lockdown assortiti e trifolati in marzAprile, ecco che torna la Pasqua italica. I due anni senza allenamento hanno lasciato il segno, tant’è che nessuno era pronto.

Non era pronta Koris che voleva per lo più svitarsi il cervello e metterlo in un barattolo di formaldeide, cosa che non è stata molto possibile. Però ha mangiato, questo va riconosciuto. Tanto presso l’Amperodattilo, che lamenta di aver fatto poco da mangiare, tanto nel basso Piemonte al pranzo di pasqua, dov’era andata solo ed esclusivamente per le crespelle al Raschera. Crespelle al Raschera. Addio, ormai possiamo pensare solo alle crespelle al Raschera. Ma anche al formaggio sott’olio, dai.

Non era pronto ‘thieu che voleva andare in grotta, quando da una parte c’era la neve, dall’altra la descrizione dell’accesso era quanto meno perfettibile, quindi è finita che si sono persi fra i boschi di Bardineto. In compenso grazie al GPS della macchina in modalità “passa per tutti i paesini più demmerda che esistano”, ha scoperto paesaggi mozzafiato sospesi fra Liguria e Piemonte, con intrichi di strade tridimensionali a cui ancora non è abituato. Ha scoperto anche gli involtini di asparagi, che non sono male.

Non era pronto U Babbu che ha il terrazzo in subbuglio causa rifaciamento della pavimentazione, cosa che gli crea gran disagio. Si duole perché Sky non prende in considerazione gli abbonamenti annullati. Ogni tanto accende la tv e fugge in contumacia.

Non era pronto l’Amperodattilo, a causa della perturbazione dei muratori che stanno rifacendo il terrazzo di cui sopra, quindi spandono polvere per casa e impediscono di cucinare come si deve. Si fa recapitare a casa quantità industriali di pasta fresca da Tortellini, inetto adepto del greco di U Babbu. Vuole svuotare casa e fare un vuoto zen, cosa che porta al conflitto con U Babbu accumulatore seriale. Al ristorante schiva qualunque portata possa vagamente contenere della carne, al di fuori del vitello tonnato, quindi termina sostenendo che il suo bunet è migliore. Se la prende perché nei finti Lego trovati nell’uovo di Pasqua non ci sono istruzioni di montaggio.

Non era pronto Orso, che infatti ha pensato bene di fare un passaggio degno di una meteora concedendo la sua presenza a una cena e a un pranzo, per poi fuggire verso più interessanti merendini. Guida sulla A6 facendo il rally fra i lavori, approfittando dei geni di U Babbu per quanto riguarda il rispetto dei limiti di velocità. Trasecola quando scopre che la sorella è disposta ad assaggiare il capretto.

Visto che per cause di forza maggiore si è dovuto rientrare il lunedì, alla fine si sono fatte meno cose di quanto si pensasse. Il prossimo transito italico sarà solo dopo aver smaltito i trigliceridi.

Uova assemblate senza istruzioni

Crisi, scuse e cose che riappaiono

Koris sarebbe in smartourchi (finché dura), ma la concentrazione è quella che è, soprattutto grazie al vicino che si sta esercitando alla batteria e aiuta molto poco. Altra cosa che non aiuta è la tesi sui trasferimenti termici che Koris cerca di leggere invano, per un progetto appioppato da Capo Giuseppi solo perché c’era scritto “strumentazione” da qualche parte.

Capo Giuseppi, l’uomo in grado di fare casini anche quando è in ferie e non fa niente. Ieri la collega Mediterranea con cui ci si dovrebbe smezzare un progetto scopre che il siddetto progetto è smezzato male, perché dovrebbe essere condiviso anche con un altro laboratorio nel nulla cosmico dell’Ile-de-France. Nessuno sa chi fa cosa, i capi sono latitanti quando non prendono il partito del “facci lei”, Koris ha deciso che finché non si chiarisce l’arcano non muove un mignolo. Capo Giuseppi non sa che lunedì gli aspetta una telefonata de fuego da parte di collega Mediterranea (che non è nuova a tali compiti), Koris invece tiene ancora un basso profilo essendo in periodo di trial come WinRAR. Nel mentre del progetto fuffoso non si sa niente, l’offerta a Neutronland è ancora online e Koris ci pensa un po’ troppo spesso per qualcuno che ha deciso di lasciar perdere.

La situazione internazionale si fa pensante, perché i Maiores stanno sgombrando il soppalco del garage dove sono stipati i vecchi giocattoli. Koris è molto preoccupata per la sorte delle action figures dei Biker Mice, giocattoli preferiti da… sempre. Stamattina ha chiesto che i Biker Mice fossero fotografati col giornale di oggi per essere certa che stanno bene, in pieno stile “rapimento delle BR”. U Babbu ha cercato di mediare, ma gli animi non sono sereni. Soprattutto perché l’Amperodattilo armato di sacco della spazzatura ha lo stesso potere intimidatorio di una colonna di carriarmati schierati al confine, anche quando sostengono di venire in pace (sorpattutto quando sostengono di venire in pace). Si è convenuto che le Koris-bambole poco usate (Bebi Mia, Baby Brava e Cicci Belli vari) vadano a chi di sicuro saprà apprezzarle di più. Ci si è anche separati della pista delle Mini-4WD, che tanto faceva incazzare Orso quando veniva soprassato dalla Diospada tamarra di Koris. Lego, Playmobil e MicroMachines paiono essere in salvo. Intanto dei Biker Mice non si hanno notizie, il ministro degli esteri Cenzino (ovvero il Biker Mice che vive sulla Koris-scrivania perché è bello avere 35 anni e non sentirli) è pronto ad attivare l’unità di crisi e a creare un corridoio umanitario in caso di escalation.

Cenzino segue con apprensione l’evolversi della situazione internazionale

‘thieu è in vacanza da una settimana, pertanto si è trasformato in un casalingo. Anche qui ci sono motivi di inquietudine in quanto ha chiesto di andare all’Ikea. Gli unici mobili che Koris sarebbe in grado di gestire sarebbero quelli fatti di pixel in The Sims, gioco da cui si cerca di stare lontani perché è un gorgo. E in tema di ristrutturazioni, Koris ha comprato l’indegno gioco House Flipper perché era in saldo su GoG, con la patetica scusa “tanto lo passo all’Amperodattilo”.

In tema di ruderi, Koris ha scoperto che il suo vecchio iPod Touch classe 2008 funziona ancora, anche se convinto di essere nel 1970. Le ragioni per cui non fosse finito nella discarica informatica non sono chiare, a meno di antiche maledizioni che nessuno si sente di escludere. Del resto dentro c’è una foto di Koris assieme al SonnoDellaRagione e non si capisce come cancellarla, pertanto la pista delle arti oscure è tutt’altro che improbabile.

Natale Reload

Ci si alza a un’ora scandalosa come le nove meno venti, quindi si passa il tempo a speculare sui pacchetti sotto l’albero, in attesa che si svegli anche l’Orso. I Maiores elucubrano che secondo i dettami di Orso, che sostiene che “marrone è una casa da vecchi”, bisogna apportare delle migliorie alla decorazione del salotto: l’Amperodattilo vuole ridipingere cornici, lampade e forse anche mobili di bianco o di azzurro; U Babbu non sembra convinto. L’Orso si sveglia, effettua la sua routine mattutina sul periodo medio-lungo, quindi ci si può infine dedicare al ricco spacchettamento natalizio, questa volta live e non via Skype come l’anno scorso. La catasta di pacchetti è talmente grossa che è un evidente recupero del perduto Natale 2020.

Dal mucchio selvaggio sotto l’albero escono maglioni, pigiami, guanti da sci, uno scanner per diapositive, joypad, giochi PS4 mutilati perché Amazogn ci odia, tute da speleo ma soprattutto un gigantesco vaso da piante indirizzato a U Babbu. Koris, individuo serio e compito, si infila nell’enorme sacco verde che impacchettava il vaso. “Ma quando diventa adulta questa?” si lagna l’Amperodattilo invano. Il regalo di Iset si rivela essere composto da due bottigliette alcoliche, una blu e una rossa, con le etichette “mana” e “vita” perché più di vent’anni di nerditudine vanno festeggiati in maniera degna.

Koris: “quindi adesso che non sono più ricattabile posso dirvi cosa mi ha regalato ‘thieu per Natale e compleanno!”
Amperodattilo: “No”
Segue mezz’ora in cui l’Amperodattilo cerca di convincere Koris, offesa, a confessare. Nel mentre U Babbu deve andare a cercare vini e mandarini. “Ma con uno champagne del 2007 ci avveleniamo?” è il dilemma che lo assilla. L’Amperordattilo e Orso elucubrano sui servizi di piatti.

Orso viene arruolato per decorare l’insalata russa, visto che è l’arbiter elegantiarum di casa. Pontifica dicendo che i gamberi andrebbero mangiati crudi, con grande sconforto di Koris e dell’Amperodattilo. “Ma noi li facciamo cuocere, che ci frega” sentenzia l’Amper. Orso insiste che la famiglia ha bisogno di un cane, Koris minaccia di non farsi mai più viva, quindi propone come potenziali animali domestici un ratto o una pogona. Via sms, ‘thieu si lamenta dei cani di sua sorella.

Mentre prepara teglie di gamberi e peperoni ripieni di bestie del Devoniano, l’Amperodattilo si lancia in commenti degni della Contessa Madre di Downton Abbey (sua guida spirituale) su come allestire le tavole natalizie. Koris lancia sguardi languidi all’insalata russa fatta coi santi crismi (cit. Amperodattilo) che tanto le è mancata l’anno scorso, segno dell’opulenza anni ’80. U Babbu ribadisce il suo astio per il tonno al naturale, aberrazione che non dovrebbe esistere, come anche il salmone al naturale. Arrivano gli affettati. “Ho preso pancetta, lardo, coppa, culatello, mortadella, prosciutto crudo toscano, salame milano, lo strolghino, poi c’è la mocetta da affettare. Dici che basta come affettato di antipasto? Dovevo prendere anche il vitello tonnato?” chiede l’Amperodattilo, organizzando l’orgia di trigliceridi. “Vabbè, per il nostro parco pranzo…” aggiunge, sapendo di mentire.

Si comincia a mangiare. U Babbu tesse le lodi del bagnetto piemontese, come ogni anno. Koris si suicida di affettati e insalata russa perché quando le ricapita? Dopodiché arrivano i ravioli, ragione che spinto Koris all’impresa del passaggio della frontiera. A posteriori possiamo dirlo: ne valeva la pena.

Arrivano quindi i gamberi, secondo leggero per cercare di far sopravvivere il quartetto fino alla fine del pranzo. Va in scena il seguente scambio:
Amperodattilo: “Aspetta che ti do due gamberi di più che se no sono tutte teste”
Koris: “Minchia, sembra il Terrore del 1793!”
U Babbu: “Era il piatto preferito di Robespierre!”
Amperodattilo: “Non trovo le code, ci sono le teste che vanno per conto loro…”
U Babbu: “Ecco, quelli che vanno per conto loro sono sempre decapitati per primi”
Koris: “Ma perché dici ‘ste stronzate?”
U Babbu: “Inizi tu, io ti vado dietro”
Orso racconta aneddoti raccapriccianti sugli astici, sostenendo che hanno un gusto di formaggio. Si discute sulla superiorità del filetto al Roquefort sul branzino.

Si giunge infine al dolce. U Babbu apre uno champagne del 2007 di cui Orso segnala un retrogusto vintage. Il plantigrade ci rende edotti che il vero panettone andrebbe mangiato tiepido, almeno secondo la scuola bergamasca. “Non vi ho portato il panettone artigianale perché tanto non lo sappiamo distinguere da uno industriale” si giustifica. L’Amperodattilo continua a ripetere di avere uno arrosto in repertorio pronto a presentarsi in un qualunque momento, anche a metà pomeriggio.

L’Amperodattilo si mette a giocare col suo nuovo scanner per diapositive e negativi, riesumando eventi lontani. Orso le guarda e considera “beh, però a vederle a non è che i tempi sembrino tanto cambiati”. U Babbu si indispettisce: “beh, non è nemmeno che fossero i tempi delle Guerre Puniche; erano gli anni ’70, mica dovevano andare vestiti come Pericle”. L’Amperodattilo decide di salvarsi tutte le foto con le pose fighe per metterle su Instagram con quasi quarant’anni di ritardo. Koris capisce che nella scelta del suo pool genetico, pur avendo una vasta scelta estetica, ha puntato tutto sulla simpatia.

La giornata termina sempre con l’Amperodattilo che decide di svuotare gli scaffali degli aggeggi informatici desueti. Orso è latitante, secondo la migliore tradizione che non si scalfisce nemmeno di fronte al coviddi. Koris magari si attacca a un videogioco per evadere a suo modo.

Selfie natalizi che puntano tutto sulla simpatia

Un anno dopo

Coviddi, coprifuochi, restrizioni, Natali che saltano, Pasque in differita, ecco che Koris non metteva piede a Merdopoli da un annetto circa. L’ultimo transito fu a settembre 2020 per portare la Ya(xa)ris a fare la revisione. E anche per vedere i Maiores e mangiare, non secondario. Poi i traffici sono diventati complicati, i Thelli spariti dalla circolazione ferroviaria, i netFlixBus latitanti; tornare nella gimcana dei divieti di due nazioni è stato improbabile finché Koris non ha avuto un paio di iniezioni certificate in una spalla. Quindi tornare nella patria d’origine tornava ad essere complicato come al solito, circa.

Koris è arrivata in Italia a bordo di un netFlixBus in cui la mascherina era demodé, tuttavia essendo lei amante del vintage e controcorrente ne ha messe due, FFP2 sotto, mascherina di stoffa impermeabile sopra. Quattro ore con la mobilità mascellare di Hannibal Lecter con la mordaccia e il respiro di Darth Vader. Senza bere, senza mangiare e senza pisciare. Mancava giusto un cilicio per fare la parure del perfetto penitente in cerca di espiazione. Qualcuno le ha chiesto il pass sanitario per valicare il confine? Ma quando mai.

Merdopoli ha sfoderato un’estate di fine settembre, con vento freschetto che ha fatto suicidare un vaso di tagetes, cieli densi di nubi, temperature ben al di sotto della media, mare non proprio tipico della stagione. Maiores molto incazzati verso Giove Pluvio, non fanno più i riscaldamenti climatici di una volta con 35 gradi all’ombra. Che débacle.

Talmente débacle U Babbu non è del color terracotta etrusca abituale, è più un’argilla carica. Ha spacciato a Koris due libri per il buon vecchio brocardo “posso consigliarti questo tomo”. Va in scooter come se stesse concorrendo al motomondiale, dimentico di avere sul sellino dietro una Koris non più avvezza alle due ruote. Ha portato Koris a spiaggia rendendola edotta dell’esistenza del chiringuito, rituale umano in cui si mettono casse con musica latina discutibile (il che significa né “Norwegian Reggaeton” né “Cerveza y Latifondo“) e si fa l’aperitivo sulla battigia; in seguito alla scoperta, Koris ha cercato di chiedere asilo specistico alle oloturie. U Babbu ha guardato la partita dell’Italia scuotendo la testa e dicendo “come giocano male”, per poi esultare in maniera molto composta davanti all’ultimo rigore (Koris è ancora traumatizzata quando, durante Francia ’98, U Babbu urlò davanti al rigore sbagliato da Di Biagio “MA COSA TIRA UN CANNONE SUL PALO?!”, esperienze segnanti).

L’Amperodattilo è a rischio una stella e pessima recensione su TrippAdvisor perché ha rifilato alla prole zucchini e cipolle ripiene per ben tre pasti consecutivi. Quando ha cercato rivalsa impastando una pizza, ha tardato ad arrivare per stenderla ed è toccato a Koris occuparsi dell’impasto inferocito. Però ha fatto gli gnocchi al Castelmagno, bisogna ammetterlo (“Gnocchi al Castelmagno, belin, piatto estivo!” si è lamentato Orso, “Il castelmagno si mangia quando c’è” ha risposto Koris). Si serve di Koris come ghost writer per biglietti di auguri, fa le parole crociate, si lagna di non saper risolvere i rebus. La sera della finale ha messo piede in salotto dichiarando “Tanto lo sappiamo tutti che finiscono ai rigori”, per poi ritirarsi a giocare a “Secret Files: Tunguska”. Se l’Amperodattilo sfruttasse meglio questo dono di preveggenza calcistica magari la famiglia potrebbe usarlo per arrotondare.

Orso lavora in smartworking, si lagna dei dati incomprensibili e degli studenti olandesi che “belin, si chiamano tutti allo stesso modo”. Ha potuto riparare al trauma subito nel 2006 e andare finalmente a festeggiare la vittoria in piazza. Esce tutte le sere, ma rincasa verso le due perché nemmeno lui ha più vent’anni. Scomodato a tagliare le cipolle per la pizza, cerca di amputarsi un dito con moderato successo. Fa stalking alla ASL per sapere se può spostare la seconda dose di vaccino dall’Olanda all’Italia, gli rispondono che “ci stanno lavorando”.

Koris ha finalmente conosciuto il gatto Steve, felino abusivo della casa di Piana che è stato preso a noleggio dagli zii. Gatto Steve, nella sua muta estiva non proprio imponente, si è fatto fare più coccole in due ore che gatta Spin in nove anni di permanenza in casa dei Maiores (“Ma Spin aveva avuto l’imprinting dalla cugina del Vunciume; e poi l’avevamo pagata 20 centesimi, che pretendi per un investimento simile?” ha commentato l’Amperodattilo). Koris avrebbe voluto portarselo a Marsiglia, non fosse che ‘thieu è anti-cat.

Il ritorno in Francia si è fatto nelle stesse condizioni dell’andata, senza controlli di pass sanitari alla frontiera, nonostante i tuoi e i fulmini di Manù-Jupiter il lunedì sera. Ora non resta che sperare che il coviddi si dia una calmata e che si possa calare ancora in Italia in tempi ragionevoli.

Per esempio che il castelmagno si può mangiare d’estate senza problemi

Storie senza storia

Il problema dell’avere un blog in tempo di pandemia e confinamento è l’aver poco da scrivere. Le giornate sono una successione di copia-incolla con minime variazioni sul tema. Si cerca di fare cosette e cosucce senza pensare troppo, perché se ti metti a riflettere finisce che ti rendi conto di quello che c’è fuori dalle quattro mura domestiche e potrebbe nuocere al delicato equilibrio mentale, tenuto con scotch e sputo.

Koris ha preso da J. un piccolo rituale che consiste nello scrivere ogni giorno tre cose buone o almeno non urfide accadute durante la giornata. Detta così pare una minchiata, ma aiuta un pochino a vedere del buono anche in giorni bui e tutti uguali.

Nel mentre la routine permette di riempire le giornate e un po’ annulla il passare dei giorni. Forse non è un modo di vivere molto sano, ma iniziare a lavorare alle 8, smettere alle 16:30, andare a correre per venti minuti, docciarsi, fare cose al computer in attesa della cena danno quelle certezze che non si ritrovano sui giornali o nel silenzio di Manù Macron. Che qui dovremmo essere sconfinati al primo dicembre, ma non ci crede nessuno perché siamo ottimisti.

In questa staticità c’è qualcosa che avanza, nonostante tutto. Il salotto è quasi finito, mancano dei ritocchi di pittura e poi si potrà definire una stanza normale e non un eterno cantiere. La prima mano di intonaco nel locale toilettes, comunemente detto cesso, è stesa quasi ovunque nonostante molte colorite espressioni perché anche lì i muri sono non-euclidei; peccato sia finito il secchio di intonaco. La prima parte del Koris-malloppo continua la sua cura dimagrante e ha perso la bagatella di 82 pagine, mentre la seconda è oggetto di andirivieni fra Koris e l’editor. Sono modi per occuparsi.

‘thieu se la passa un po’ peggio e questo è problematico, perché è alquanto difficile smuoverlo.

E niente, torneranno giorni migliori. Il problema è sapere quando.

Cenzino assistente smartuorching e motivatore dei giorni bui.

Quelle domeniche di novembre

Anche se è lunedì, del resto quando si è confinati il tempo è un po’ un’illusione, almeno finché da uno schermo non compare Manù a dire tana libera tutti. Ma non è ancora quello il momento e quanto alla tana, ci si deve restare. Dentro.

Queste domeniche novembrine passate in casa hanno un sapore d’altri tempi. Hanno anche un sapore di muro preso a craniate perché vorresti essere in grotta, ma se cominciamo con queste spirale di violenza nel giro di due giorni abbiamo finito i crani da spiaccicare e i muri da imbrattare. Sapori d’altri tempi, si diceva, di un altro millennio. Quando le domeniche sembravano senza fine e novembre di Merdopoli era un grigiore eterno fra le alpi e il mare. E ci si chiudeva in cameretta, Koris, Orso e una decina di Biker Mice, a giocare e a fare un casino preparatorio di un dramma serale. E l’Amperodattilo cucinava mentre sul terrazzo pioveva con le cocalle (termine dell’Amperodattilo per designare gli schizzi delle gocce quando cadono a terra, forse dialetto, forse genio letterario). E U Babbu compariva ogni tanto a controllare che i Biker Mice non stessero cercando di evadere dalla finestra (no, sul serio, vivevano in una casa a rotelle con quattro camere, cucina abitabile e salone, non avevano nessuna ragione di evadere). E si passava la domenica in tuta e in ciabatte, in attesa che arrivasse la sera e il lunedì e che l’Amperodattilo scoprisse il gigantesco casino che imperava in cameretta.

Sotto la sottile crosta di solenne rottura di coglioni, c’è qualcosa di vagamente familiare e rassicurante in queste domeniche confinate, fra una lasagna fatta in casa, una mano di intonaco e un boss di Parasite Eve. O forse si cerca qualcosa di familiare e rassicurante, per dimenticare un attimo l’apocalisse che si scatena al di fuori delle mura domestiche.

Ora o mai più

Con la recrudescenza del vairus che comincia a uscire dalle fottute pareti un po’ dappertutto, Koris ha dovuto prendere decisioni difficili per quanto riguarda i suoi ritorni in Italia. Ovvero prendere armi e bagagli e fare una toccata e fuga su un week-end, prima che le frontiere si chiudano dall’oggi al domani o richiedano quarantene in lazzaretti isolati in attesa di un tampone che potrebbe anche essere mai.

È stato un comportamento giudizioso? Forse sì, forse no, ma ormai è fatta. Il casus belli del resto era la revisione della Ya(xa)ris, macchina diciottenne che nonostante tutto fa ancora il suo sporco lavoro di utilitaria spartana. Ma se Koris avesse indugiato ancora, la Ya(xa)ris forse non avrebbe mai potuto passare la revisione italica. Sono cose complicate, signora mia.

Nel mentre, in famiglia sono tutti sopravvissuti con più o meno danni al confinamento e alla convivenza dal vairus.

U Babbu assume una dose giornaliera di 50 versi dell’Odissea in lingua originale. Si lamenta del suo accolito Tortellino che capisce poco. Inviato a fare la spesa, riesce ad arrivare con enormi provvisioni di qualunque cosa tranne ciò che gli era stato richiesto. Essendo alla fine dell’estate, è color terracotta e se ne vanta alquanto.

L’Amperodattilo ha lo stesso colorito. Di solito parla di cibo, quando non si lamenta del vairus e “io una roba così non l’avevo mai vista”. Ogni tanto legge cose a caso e fa strafalcioni del calibro di “torre merdata”; potrebbe essere un segno dei tempi, invece è sempre stato un segno distintivo del personaggio. Oltre a parlare di cibo, ne prepara in quantità industriali e si lamenta quando si consiglia di finire gli avanzi. “Cosa penserà ‘thieu che gli diamo da mangiare i resti del giorno prima?” si duole l’Amper.

Orso dice alla sorella che è meno magra del solito, ignorando deliberatamente la trave che si trova nel suo occhio. Lavora imprecando a un ritmo importante. Spacca il caricabatterie del MacBook e mentre va a comprarne uno l’Amperodattilo ripara il danno.

Il meteo annunciava temporali e siluri volanti, mentre il tempo meteorologico si è limitato ad essere umidiccio e stinfio. Koris aveva pianificato un nulla cosmico e ha passato 48 ore a scusarsi di non aver pianificato.

Il prossimo transito italico potrebbe risultare alquanto complicato. Ma del resto, del diman non v’è certezza e di questi tempi ancora meno del solito.

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