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Gli esperti del Facebook e il credersela

Che Koris abbia un problema di autostima/sindrome dell’impostore/fuffa nel cervello è chiaro come il giorno e non vi ritorneremo ulteriormente. Koris sa di non sapere e soprattutto di non saper fare, che sia vero o meno ha importanza, e anche se ha passato (per dire) otto anni a studiare una roba e cinque a lavorarci dentro non ha il coraggio di definirsi un’esperta, perché non si sente tale. Koris esagera, e lo sa.
Poi c’è il Facebook, che destabilizza l’impostore medio, ma è anche fonte di grandi spunti di riflessione. Anche spunti di depressione, ma questa è un’altra storia.
In questi ultimi giorni Koris ha scoperto di avere un sacco di esperti nelle materie più disparate fra gli amici del Facebook. Per altro esperti poliedrici in grado di saltare da un argomento all’altro con incredibile padronanza dei contenuti. Sempre sulla cresta dell’onda, che si parli di politica, economia internazionale, diritto costituzionale, vaccini, calcio o serie tv. E non importa che nella vita si occupino della mungitura delle oloturie o del pignoramento delle cavità a pipistrelli abusivi, ne sanno a pacchi lo stesso.
Forse sono tutti opinionisti mancati, quando non si tratta di maitres-à-penser, o addirittura scrittori filosofi. Tutto grazie a questa magnifica cassa di risonanza chiamata Web 2.0: un articolo su Repubblica e hop, #jesuistocazzo. Gente informata. Informabloggher. Social media experts. Una mamma lo sa.
A questo punto è opportuno citare le parole di Mezzatazza: “avere un intestino non fa di te un gastroenterologo”. Così come saper usare i congiuntivi non fa di qualcuno uno scrittore, non basta aver letto un articolo su Repubblica/Tgcom/SkyNews per dettare la linea politica di un paese, uno screenshot da un manuale di diritto non è una formazione sufficiente per essere costituzionalisti. Nel vecchio Web 1.0 era in voga dire IMHO, “in my humble opinion”: secondo me, credo, posso sbagliarmi. Ma nell’era socccccial non c’è posto IMHO, perché nella gara a chi vuole avere ragione tutti sono esperti, tutti ne sanno a pacchi, pochissimi sono pronti ad ammettere che tutto sommato qualcun altro potrebbe saperne di più (e che potrebbero essere nel torto).
Insomma, tutti se la credono tantissimo. E Koris-impostore li invidia molto per questa sicumera indistruttibile. E ovviamente questo post è frutto della Koris-invidia, di quella che nel cv non sa mai se scrivere “Nuclear Physicist” perché ha paura di tirarsela troppo senza motivazioni fondate.
Qualcuno è a conoscenza di procedure per il trapianto di sicumera, dai superinformatissimi verso gli impostori cronici?

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Rumori di fondo

Koris è sopravvissuta all’ennesimo stage del soccorso speleo. La hanno pure nominata capo squadra per un’esercitaione, ma senza il permesso di urlare sugli altri membri della squadra. E se non puoi urlare improperi sugli altri che razza di capo squadra sei?
Koris ha sperimentato il sostanziale problema di sempre, ovvero quello di capire più in fretta degli altri. Quindi si indispone perché è stronza.
Lo stage la ha stancata ma non abbastanza perché la notte non si sognasse che finiva a vivere in una sorta di albergo gigantesco in cui incontrava Sophia, la compagna di stanza dei tempi di Boulogne, e decidevano di prendersi casa per conto loro. Si è svegliata troppo presto per sapere come andava a finire.
Come al solito, Koris cerca di cavare fuori qualcosa di buono dal suo modello di simulazione nucleare, nonostante l’abbiocco fotonico. E nonostante le eterne chiamate del collega, che non aiutano a concentrarsi.

Come già detto

Facciamo che Koris ha già fatto il post sul disastro elettorale e non ne parliamo più?
Se no magari si evoca lo spirito del collega grillino che attacca pezze a tutti, compresi gli Spagnoli in caffetteria a cui non frega niente e volevano solo mangiare.
Ecco, evitiamo, dai.

Sorgi, o Minchia di Mare!

(Post di divulgazione scientifica di altissimo livello, ma non solo)
Koris è arrivata alla bella età di quasi 31 anni senza sapere esattamente cosa fossero le oloturie, anzi, piuttosto convinta che fosse tutt’altro tipo di bestia. Per fortuna che un giorno giunse Santa SangueDiPorco a portarle l’illuminazione.

sangue_di_porco

Da quel giorno la vita non fu più le stessa…

A Koris si è aperto un mondo (sommerso). Anche solo la pagina Wikipedia avrebbe portato le Minche di Mare ad assumere prepotentemente il ruolo di animale totemico del blog. A parte la loro forma aerodinamica che le rende particolarmente adatte a metafore in ambito lavorativo e non, alcune features le rendono ancora più affascinanti, meglio dell’iPhone X:

  1. Non hanno un cervello vero e proprio, sono dotate solo di nervi attorno alla bocca che poi si diramano nel resto del corpo. Rimuovendo chirurgicamente i nervi del cavo orale, la Minchia di Mare è comunque in grado di muoversi e funzionare come prima, quindi non ha un sistema nervoso centrale. Probabilmente potrebbe anche guidare una Maserati.
  2. Si nutrono di carogne e rifiuti, ma solo perché non c’è McDonald lì in fondo al mar.
  3. Hanno una sola gonade, il che può facilmente indicare i maschi come singoli coglioni ambulanti. Gli individui femminili depongono pseudo-uova da una sorta di ano, togliendo ambiguità del caso come dietro-ma-davanti o dietro-dietro.
  4. Sono tossiche, esattamente come molti loro consimili umani coglioni e privi di cervello. Solo alcuni molluschi possono digerirle e anche qui le similitudini con uomini senza spina dorsale si sprecano.
  5. Se si sentono minacciate, le Minchie di Mare sputano fuori una sostanza vischiosa. Tuttavia, in casi d’emergenza, possono eviscerarsi, ovvero espellere le budella, i polmoni e l’unica gonade per distrarre i predatori, tanto in qualche settimana ricrescono. Questo aggiunge nuovi significati alla locuzione “cagarsi addosso”.
oloturia

Ogni commento è superfluo, forse not-safe-for-work.

Tutto questo sarebbe già meraviglioso di per sé e conferirebbe alle Minchie di Mare un ruolo di spicco fra queste pagine. Ma una nuova scoperta ha catapultato Koris e SangueDiPorco nel Nirvana del ridicolo, dove l’assurdità è di grado così elevato da sconfinare nel sublime.
In Giappone le Minchie di Mare si chiamano namako, con un ideogramma che può significare topo o lumaca di mare. E sì, sono considerate commestibili come in Cina, ma non è questo il punto. Alle Minchie di Mare sono state dedicate migliaia di haiku, di cui mille tradotte nel libro “Rise, Ye Sea Slugs!”.
Il caso ha voluto che il libro si trovasse su Google. E no, niente, che lo si dice a fare, Koris si è innamorata di cotanta gigantiforme cazzata e delle sue mirabolanti applicazioni prive di senso. Ci sono poesie per tutti i gusti: Minche di Mare filosofiche, Minchie di Mare innamorate, Minchie di Mare al lavoro (ebbene sì!), Minchie di Mare in cucina, porno-Minchie di Mare. Del resto, stando a una leggenda di NippoLandia, quando gli dei chiesero ai pesci del mare se erano pronti a nutrire gli uomini, l’oloturia rimase muta senza dare il suo consenso. Allora la dea Ama-no-uzume (inventrice dello striptease, perché qui non c’è proprio NIENTE di serio) cucì la bocca alla Minchia di Mare, trasformandolo in un orifizio lacerato senza labbra né lingua. Fu il silenzio della Minchia di Mare a ispirare i poeti, pare, dall’epoca Edo fino alla cultura popolare di oggi.
Ergo da oggi in poi, ove necessario, Koris citerà haiku contenenti Minchie di Mare. Sipario su un haiku letterario:

Senza più capo
Né coda, la mia scrittura
è una Minchia di Mare
(Soseki Natsume)

oloturia_di_design

Una Minchia di Mare di design.

P.S. Non potete dire che questo blog non arricchisca la vostra cultura!

Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

Un decennio

Tomo tomo, cacchio cacchio, zitto zitto, piano piano, senza strepito e rumore, questo blog ha compiuto dieci anni.
Qui dentro, insomma, sono racchiusi dieci anni di Koris-storia, due lauree e un dottorato, un paio di espatrii, gioie, dolori e soprattutto tantissime seghe mentali.
Che Koris dieci anni fa (no, non metteri a pensare che sono dieci anni che hai cominiato l’università o ti piglia subito male!) mica pensava che uno spazio informatico sarebbe sopravvissuto così a lungo. All’epoca non le importava nemmeno di farlo durare: volevo solo un luogo in cui lamentarsi della fisica che la faceva dannare, del meteo bolognese a cui non si era ancora abituata, di Gecko che non la cagava. All’epoca Koris non aveva piani di ampio respiro, si interessava solo alla sopravvivenza.
E invece rieccoci ancora, dieci anni di Koris dopo. Sicuramente più felici di allora, con qualche certezza e cicatrice in più.
Non facciamo piani per i prossimi dieci anni. Impegnamoci solo a scrivere un po’ più spesso (solo che di questi tempi Koris può raccontarvi principalmente solo di Binomio che puzza o delle sue speleo-scappatelle).

Asocial networking

Più che una nativa, Koris è un’adottiva digitale. Nata in un mondo in cui il progresso massimo era la macchina da scrivere elettronica, cresciuta sulla tastiera di un computer. Un’infanzia segnata dall’attesa che i ventisei rullini (rigorosamente da 36 foto) consumati in vacanza, un’età adulta con troppe foto da elaborare su DarkTable. Allattata a “vai a vedere sul tale libro”, sfamata con snack di Wikipedia.
Inutile dire che il retaggio digitale dei primi anni del secolo non prevedeva una condivisione coatta di colazioni, performances di jogging, transiti alla toilette e pene amorose. Il web come Koris lo conosceva era una sorta di omertosa rete in cui persino il sesso degli utenti era dubbio, hai visto mai ti clonassero l’IP e venissero a svaligiarti la casa (sì, le bufale circolavano già all’epoca).
Ormai nel regno del pulsante “share/condiviti/FattiLiCazziAltrui”, Koris risente di una sorta di pudore e understatement talvolta fuori luogo. O a ragion veduta, quando si parla di giudizi soggettivi è arduo valutare. Fatto sta che, ragion per cui codesto blog non decollerà mai (a prescindere dai discutibili contenuti), Koris non andrebbe mai a zonzo a dire “metti like alla mia pagina, che è la cosa più figa del mondo!”. Mancanza di marketing da una parte e di FacciaDiBronzoTM dall’altro.
Parimenti, non commenterebbe mai blog a caso con l’unico scopo di fare networking e aumentare la visibilità. Non ne ha né il tempo né le energie.
Nelle ultime 48 ore Junior la ha convinta a far circolare le sue foto sui gruppi di Flickr, tanto per avere qualche commento in materia. Solo che Koris si sente a disagio a irrompere in un gruppo, presentarsi in due parole e vomitarci sopra tre foto. Le pare di essere un maniaco nella penombra di un tunnel che spalanca l’impermeabile davanti a sconosciuti passanti. Solo che anziché mostrare la sua Impareggiabile Parte, ha l’impermeabile tappezzato di foto.
Senza contare la perplessità generata da certi gruppi con altisonanti nomi quali “Foto per magneti da frigo”, “Foto di pale d’altare bretoni”, “Foto di cavalli in volo”, “Foto di gente che si scaccola sui piedi”. Insomma, spam imperatrix mundi, si direbbe.
Come si vince la timidezza digitale?

Abeille timide

No, non stiamo facendo pubblicità, è solo un’ape timida come Koris.

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