Archivi categoria: Koris delle caverne

Allez les vers

(Disclaimer: il titolo è in realtà una parodia del “allez les bleu”, ovvero “Forza blu”, dei Francesi ai mondiali. In questo caso significa “forza vermi”, col doppio senso col colore verde… vabbè, fa ridere solo Koris, non è grave)
Mentre mezza (ma forse è più esatto dire i tre quarti) Marsiglia si preparava per la finale del Mondiale, Koris e ‘thieu erano in un buco. Tanto per cambiare.
Ma questo buco ha il vantaggio di essere un buco poco esplorato e con qualche promessa.
Mentre i Marsigliesi preparavano le birre, i divani e gli eventuali megaschermi, Koris e ‘thieu spalavano pietre in un luogo angusto, trovavano un ciottolo lisciato dal passaggio dell’acqua (cosa che li ha messi in fibrillazione), si aprivano un passaggio.
Mancava poco più di un’ora al calcio di inizio della finale quando Koris è infine riuscita a infilarsi a metà nel passaggio e a buttare un braccio verso il nero al di là della montagna di ciottoli.
“Il metro laser dice quasi cinque metri!”
Ci deve essere una sala dietro a quella catasta di sassi.
Ma la finale si avvicinava tropo e quelle due ore in cui tutto il Dipartimento sarebbe stato col naso incollato allo schermo erano l’unico momento in cui si poteva giungere sani e salvi a casa.
Per tutto il tragitto di ritorno ‘thieu ha ripetuto in loop “Se non ci fosse stata questa cazzo di partita sarei rimasto a oltranza”.
E invece la sala dovrà attendere un paio di settimane, fino al ritorno dalla Pierre Saint Martin.
Però, se si troverà davvero una sala e magari un galleria che porta alle viscere della collina, Koris e ‘thieu rivendicano il diritto di rientrare a Marsiglia strombazzando clacson per tutto il percorso. Ovviamente l’orgia di fumogeni, urla e ululati belluini continuerà fino a mezzanotte. A ognuno la sua finale dei mondiali e a ognuno il suo tempo per festeggiare, giusto?

batman

“Abbiamo vinto! Abbiamo…!”
“Hanno vinto! Tu non hai fatto altro che bere birra sul tuo divano!”
(Noi invece “abbiamo” davvero, gne gne gne!)

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Come organizzare un epic fail

Koris dovrebbe essere ormai cosciente di possedere un dono come re Mida, ma non della stessa qualità: tutto quello che Koris tocca si trasforma in fallimento critico, anche ove non sia necessario tirare un D20. Ne consegue che Koris non dovrebbe più prendere alcuna iniziativa. E in effetti aveva cercato di attenersi al piano, solo che poi le prende la smania di fare cose perché Spes Ultima Dea e finisce regolarmente a schifo.
Koris aveva organizzato da ottobre un’uscita per il week-end scorso nella grotta che dovrebbe essere una delle più belle di Francia. Guida necessaria, numero chiuso, jet set della speleogia, vi strapperete i capelli! Entustiasta di aver trovato una data dopo aver sgomitato via mail, Koris si rivolse al gruppo speleo chiedendo “chi vuole venire e per non perdersi questa occasione meravigliosa?” in modalità Dibbler-Mi-Voglio-Rovinare. All’appello hanno risposto ‘thieu e un altro, il resto del gruppo aveva da asciugare il gatto nel microonde. Vabbè, si farà un’uscita fra pochi intimi.
Poi qualcuno-di-cui-non-faremo-nome pensò bene di aprire l’uscita in interclub con quelli che sono un po’ dei salami su corda, nonostante il parere contrario di Koris. Ora, quando Koris dà parere contrario è già prona allo scassamento di gonadi, che si frantumano per un nonnulla.
“Ma perché proprio quella data lì?”
“Ma possiamo decidere noi a che ora uscire?”
“Ma non possiamo andare da soli noi sei?”
“Ma devo portarmi l’imbrago?”
“Ma devo portarmi l’acqua?”
“Ma devo davvero portarmi una tuta?”
“Ma davvero voi arrivate lì il giorno prima?”
Dato lo scambio di mail, Koris se lo portava talmente menato da casa che il rischio di dire “e allora fate voi, io me ne resto sul divano” era molto pronunciato. ‘thieu ha compiuto l’abuso di caricarla in macchina di forza.
Domenica mattina c’è stata un’ulteriore scena del “devo prendere questo? devo prendere quello?” e Koris si è trattenuta dal rispondere “sì e prendi anche il tuo culo”. Poi erano in ritardo. Koris odia poche cose come il ritardo. Ha detto ancora una volta che lei se ne tira fuori, ma invece no.
Nonostante le guide siano simpatiche, si comincia male: una discesa di 80 m su un’impalcatura arrugginita. Koris odia le scale in speleo. Koris forse si sarebbe fatta gli 80 m in un getto più volentieri, almeno non ti scivola il piede. Koris si odia molto per essere lì.
La grotta è un fiume sotterraneo. “Ma tranquilli, ci si bagna solo metà stivale” dicevano. Poi l’acqua entrò nello stivale. Poi l’acqua arrivò al ginocchio. Poi alla coscia. Poi alla cintola.
Koris ha camminato per non si sa quanto in un fiume di marmo blu (molto pittoresco) con l’acqua fino alla cintola e la faccia del gatto bagnato che l’avrebbe fatta pagare all’universo. L’unica fortuna è stata la sottotuta magica di Koris, che si asciuga in dieci minuti e non vogliamo sapere come e perché. It’s a kind of magic! One dream, one soul, one prize, one goal…

pissed-cat

Fedele descrizione di Koris nel fiume di Cabrespine

Arrivati a non molto lontano, si scopre che le guide hanno scelto di non andare nel ramo concrezionato, troppo fragile, urge autorizzazione papale. Il gurppo, soprattutto i tre invitati, fanno rimostranze.
“Ma eravamo venuti per quello!”
“Ma davvero non possiamo andare?”
“Ma non potevamo saperlo prima?”
“Koris perché non ce l’hai detto?”
Sulla fronte di Koris scintilla la scritta al neon “non sono una fottuta agenzia di viaggi”, ma non dice nulla perché potrebbe e non sta bene passare per quelli che si incazzano. Meglio passare per muti.
La grotta in effetti merita anche senza il ramo concrezionato, ma non quanto Koris si era aspettata. Mentre rimugina sul suo sconforto, Koris scivola su un duomo di calcite e si infrange il ginocchio sinistro. Livido numero uno.
Foto di rito. Koris continua a pensare a pratiche violente verso chiunque, tanto pensarle non è illegale e gli incidenti capitano.
Si torna indietro. Se prima si scendeva lungo il fiume, ora bisogna risalre la corrente come fottuti salmoni. Acqua di nuovo fino alla cintola. Acqua torbida, Koris non vede il bordo di una vasca, se lo prende nel ginocchio sinistro. Livido numero due. Koris cade di faccia nell’acqua, si rialza senza fiatare.
Il ginocchio e la coscia associata fanno un sacco male, ma Koris si trascinerebbe su un monopiede con la gamba mozzata nel kit, piuttosto che chiedere aiuto. Tanto l’acqua a 13 gradi raffredda il livido. Basta crederci tantissimo.
Quasi all’uscita, i salami decidono che non si può andare via senza la foto ricordo fatta con la compatta demmerda che richiede tre ore per essere messa a punto, senza comunque produrre risultati apprezzabili. Koris sorride sulla foto solo perché sta pensando come annegarli tutti in 10 cm d’acqua.
Uscita in vista. Altri 80 m di impalcatura da rimontare, Koris si odia, la tuta ormai è asciutta, l’universo deve detonare a breve.
Si arriva nella sala equipaggiata come grotta turistica. La gente guarda Koris-gatto-bagnato, Koris elargisce sguardi di “fatti li cazzi tua”. ‘thieu si avvicina in un momento di masochismo.
“Allora, valeva la pena venire?”
“Umpf”
“È un momento in cui bisogna evitare di farti domande?”
“Già”
Poi magari Koris deciderà che il fiume nel marmo blu è uno dei più bei ricordi della sua vita. Ma per ora ha fatto voto infrangibile che la prossima volta che organizzerà qualcosa sarà stocazzo.

Notti magggggiche

Le notti non finiscono all’alba nella via (o qualcosa del genere) diceva un’inflazionata canzone di quando Koris andava alle medie. Ovvio, le notti finiscono in grotta. A volte non cominciano neppure.
Sabato mattina Koris stava spolverando cassetti quando è giunta la convocazione dell’esercitazione al soccorso speleo.
“Presentati qui alle 16, con ‘thieu in allegato”
Koris già si aspettava di non fare un tubo, di non essere chiamata per niente, di essere al massimo usata come tappezzeria in superficie. Alla chiamata ha pensato di essere stata interpellata solo perché ‘thieu non risponde al telefono.
Poi è arrivata in loco.
“Hai previsto di andare sottoterra?”
“Beh, sì”
“Hai la tua roba pronta?”
“Sì”
“Tu hai la specializzazione ASV, no?”
“Ahem, diciamo che ho fatto lo stage un mese fa…”
“Bene, allora parti ora”
“O… ora?!”
Commento a caldo di ‘thieu:
“Tu sei convinta di non saper far niente, ma c’è gente che la pensa diversamente”
Fatto sta che Koris doveva andare a dare il cambio a quelli che erano sotto dalle otto del mattino, a contatto con la pseudo-vittima. Fra preparazione e salire in cima alla Sainte Victoire, Koris è entrata in grotta alle sette di sera, in preda a un nervosismo tangibile perché conosceva già la cavità e sapeva del P50 col frazionamento mal fatto e la deviazione stronza. Koris ha pisciato due volte prima di entrare in grotta e aveva ancora voglia di pisciare.
Appena entrati in grotta, il primo traumatico incontro è la squadra di riarmo con Pisellone (su Pisellone si potrebbe scrivere un romanzo, ma di scarso successo).
“Cosa fate voi?”
“Riarmo”
“E cosa riarmate qui che è tutto fisso e nuovo?”
“Abbiamo passato la corda negli anelli, abbiamo risparmiato ben tre moschettoni!”
Si scoprirà in seguito che tale squadra di fenomeni ha piantato chiodi nel burro millantando che tenevano. Nessuno si è fatto male, ma ci siamo andati vicini.
Scendendo, ci si ritrova nella nebbia. E no, nessuno aveva preso l’uscita di Agrate Brianza. Sono gli artificeri che vivono in un’atmosfera lattea dall’odore di copertone bruciato.
“Abbiamo fatto saltare un po’ di strettoie, ma ce ne sarebbe per quattro giorni. Per altro l’esposivo nuovo fa una puzza tremenda. Ah, abbiamo anche fatto saltare un frazionamento, per sbaglio”
“E noi come scendiamo?”
“Fate attenzione, intanto chiediamo al riarmo di scendere qui sotto”
Nonostate lo spit tenuto per ora di divinità ctonie che non finiremo mai di ringraziare (a differenza della squadra di riarmo), si scende indenni fino al P50. Koris riesce a tenere sotto controllo la sua apprensione fingendo disinvoltura e pensando a quanto ha voglia di pisciare. Si scopre piacevolmente che hanno cambiato la deviazione stronza in deviazione comeumanalei. Il frazio no, è sempre mal fatto, ma sapendo già cosa ti attende puoi prendere le giuste precauzioni.
Si arriva alla galleria laterale in cui giace la vittima in stato… cazzeggio, per così dire. La squadra precedente torna in superficie, ci si stipa nel punto caldo perché tanto si è tre e bisogna passà a nuttata.
Ore nove, si cena con panino (almeno Koris, che non l’ha dimenticato) e plum cake all’uvetta giunto miracolosamente intonso in un mini-kit senza protezione alcuna. Alle dieci la radio dice che la prima squadra di evacuazione è entrata sottoterra. Seguono due ore di silenzio radio in cui nel capanno caldo si cerca di sistemarsi alla meglio, senza finire col culo nell’acqua, con una concrezione nella schiena, troppo addosso a qualcuno, dentro al P50. Qualcuno riesce a dormire, Koris no perché assieme alla vittima viene colta da un attacco di ridarella estrema, forse dovuto all’assurdità della situazione.
Alle due arriva il primo barelliere, assieme ala barella.
“Stanno armando il pozzo per la risalita, ci vorrà ancora un’ora”
Ciò detto anche il barelliere si addormenta. Tutti sono carichi a pallettoni. Koris ne approfitta per trovarsi un cesso fra due concrezioni e pisciare: bella la decorazione delle toilettes, il confort lascia a desiderare.
Alle tre arriva il capo della squadra evacuazione, sveglia il suo compare e dice che tutto è pronto. ‘thieu e il suo dolce peso da ex-rugbista fanno da contrapeso al paranco, quindi tutto dovrebbe filare rapidamente. Si imbarella la vittima e si parte.
Koris si trova col problema di dover spostare sei sacchi in due, più altro materiale sfuso perché qualche furbone delle squadre precedenti si è portatp via il kit. Alla fine si decide di portare via il kit per la capanna, il telefono e poco altro, tanto siamo già carichi di cibo.
Alla testa del P50 si trova ‘thieu con la faccia umbratile di quello che ha sonno e si trova a -160 troppo lontano dal suo letto. La risalita continua, ogni tanto bisogna far uscire la vittima della barella per evitare che passi a rate, quindi rimetterla copo la strettoia. Ad un’ora che potrebbero essere le sei ma anche più tardi, la squadra evacuazione si mette a martellare uno spuntone di roccia perché la barella non passa. Koirs passa l’eternità seguente in un’alternanza di veglia e sonno mentre piovono ciottoli. La voglia di uscire inizia a farsi sentire.
Il blocco cade, si risale. Seguono pozzi senza corrimano perché dopo più di dieci ore e con un sacco enorme attaccato al culo non sarebbe divertente. La prima squadra di evacuazione finisce la sua missione e se ne va, della seconda non c’è traccia. Non si sa bene dove siano. Segue discussione telefonica con la superficie a base “aspettateli lì”, “ma noi ne abbiamo le palle piene e vogliamo uscire”, “lei non sa chi sono io”, “tanto nessuno ha disostruito gli ultimi pozzi, la barella non ci passa, preparate la colazione che usciamo”.
Si risale ancora, la seconda squadra di evacuazione sta prendendo il fresco perché ci sono i famosi chiodi piantati nel burro che non tengono. Non si possono armare i recuperi, ma alcuni novellini piombati giù da Marte insistono che sono lì e vogliono muovere la barella lo stesso. Seconda discussione dai toni molto poco diplomatici, sono quasi le otto, la pazienza latita. Alla fine si decide che se vogliono farsi delle esercitazioni di evacuazione sono liberi, ma qui si esce che i capi in superficie sono d’accordo con noi.
Ore 9, finalmente si può uscire e pisciare sotto il cielo nuvoloso di domenica mattina. All’uscita della grotta c’è Pisellone che pontifica su cazzate, Koris avrebbe una gran voglia di investirlo, ma ha voglia di colazione. Quindi fila verso la jeep dei pompieri e scende a valle.
Al campo base Koris consegna il suo sacco con la tenda zozzissima e si ammazza di pandistelle che ‘thieuSantoSubito le apporta anche senza richiesta. Il resto della mattinata viene speso in pessimismo e fastidio, perché fa troppo caldo per dormire e dopo una notte insonne Koris vuole soddisfare solo due bisogni fondamentali: la doccia e il letto. Ma bisogna fare il debriefing, si deve. Però manca Pisellone e la squadra dei pisellofori, tocca aspettare.
Pisellone arriva alle 15, quando Koris è all’apice del fastidio, insonnolita e digiuna (non ha portato pranzi della domenica, l’esercitazione doveva finire a mezzogiorno). Scende dalla jeep assieme alla sua Impareggiabile Parte con cui pensa, piega la sua tenda e saluta tutti che c’ha da prendere un treno, dice. Si è fatto aspettare ore per niente.
Debriefing, lamentele, bravi tutti, orafatemiandareacasacazzo. A Koris tocca guidare perché ‘thieu ha Morfeo attaccato al collo e risponde a monosillabi confusi. Si arriva a casa alle sei, Koris molto felice di aver preso ferie per l’indomani.
Nonostante il sonno infame, Koris per una volta è soddisfatta di se stessa, di aver retto tredici ore senza stramazzare, della sua giornata-senza-notte. Visto che non capita spesso, si gode la sensazione, assieme all’imensa doccia del dopo.

Questioni di letto

Domenica dopo pranzo, mentre due baldi uomini stavano cercando di armare un pozzo da 55, Koris si è trovata un angolino comodo dietro a una concrezione. Lì, kit vuoto sotto al culo e lampada spenta, si è addormentata in circa cinque secondi. Arrotolata nella sua tuta, una sorta di pipistrello in forma umana con la testa in su. In quella nicchia nel buio totale, fra le lame ci calcite a pochi passi da un baratro, si dormiva benissimo. Koris ha avuto una sorta di shock interspecie quando ‘thieu la svegliata, lampada negli occhi.
“Non ci sono abbastanza moschettoni per armare il p55, torniamo indietro”
Koris ha capito cosa prova un pipistrello quando viene svegliato e perché si mette a tremare prima di prendere il volo. Non è paura, sta scuotendo la testolina e ripetendo ossessivamente “non voglio svegliarmi”. Da ora in poi Koris avrà ancor più rispetto per i topi volanti.
Stanotte Koris era nel suo letto, fra mille e mille cuscini, lenzuola pulite, materasso morbido. E sonno col cappero. Il cervello si è messo a vagare nell’insano ripostiglio delle riflessioni inutili, sulla rava e la fava, su cosa accadrà e cosa non accadrà, su Biancaneve e i sette nani, e se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una carriola. Diamo la colpa al cuscino che si è afflosciato, al lenzuolo che si è spostato, al pigiama che non si sa bene che faccia, ma dà fastidio. A un certo punto Koris vorrebbe chiamare suo zio Artabano, ma il problema non è sognare di aggiogare l’Ellesponto, è non dormire proprio.
Koris forse dovrebbe valutare l’ipotesi di andare a dormire in grotta. Magari i brutti pensieri notturni non osano scendere sottoterra.

pipistrello

Una buona approssimazione di Koris

La faute à pas de bol

“La colpa della mancanza di scodella” (talvolta il francese è una lingua bizzarra), ovvero quella sequenza di mini-colpi di sfiga one shot (o anche shottini di sfiga, volendo) che ti fanno arrivare a fine giornata a chiederti “ma sono io o cosa?”.
A colpi di ponti, visto che maggio in Francia è il mese del fancazzismo, Koris ha passato l’ultimo week-end più due giorni nelle Causses, nel sud-ovest del Massiccio Centrale. La terra delle pecore e del formaggio puzzone, che viene venduto a sottomultipli di forme e non al chilo, per capirsi.
Dovevano essere soprattutto tre giorni di uscite speleo selvagge, ma Giove Pluvio ha fatto sapere subito che “io questo non credo”. Temporali previsti tutti i giorni, ma a noi cazzocene, siamo coraggiosi (uh, guarda).
Il primo giorno l’uscita alle Cabanes de Saint Paul si è conclusa su un sifone che non doveva sifonare ma sifonava, alla faccia nostra. Koris si è bagnata fino alle ginocchia, acqua negli stivali e sulla tuta, poi è uscita dal sifone urlando “non ho l’isolazione termica di un pinguino!”. L’acqua era a 10 gradi, ma a ‘thieu fottesega perché lui ha i geni del Noooooord. Koris no, tanto la Liguria è al nord per un errore sperimentale. Koris ha dei geni terroni che mangiano pizza, suonano il mandolino e scippano i portafogli, quindi nell’acqua a dieci gradi non ci va. Ci si tornerà o con la muta o con l’acqua bassa.
Il secondo giorno doveva essere mini-uscita ed è stata micro-uscita. Cinque ore sotto terra. Dopodiché temporale, tanto per gradire. Koris molto insoddisfatta di sé in generale.
Terzo giorno, niente doveva andare storto. Grotta già equipaggiata, si poteva andare profondi senza caricarsi come asini. Fino a una corda mancante a -60. Si torna indietro. All’esterno, temporale in preparazione. Il temporale è stato così ben educato da scoppiare solo una volta arrivati in macchina.
E niente, ogni tanto Koris si domanda se la sfiga la perseguiti.

Aven Grotte Emilie P23

Quattro più-o-meno quattro e disconnessioni

Durante il fine settimana Koris è fuggita con ‘thieu e pochi altri speleologi nel Gard (sì, dove c’è il Pont du Gard, fai te la vita quanto è strana) per fare quella che doveva essere una traversata imperdibile. Dicesi traversata speleologica quando si entra da un buco e si esce da un altro buco. Potrebbe anche essere un’ottima metafora per un processo digestivo completo, in effetti. Questa traversata, Grégoire-Les Fées, era stata spacciata a Koris come un must, imperdibile, mai-più-senza, la gente apsetta vent’anni per farla.
E poi, stando alle guide, doveva essere rapida: fuori in quattro ore, dalla cima della collina alla Cèze, il fiume sottostante, cento metri di dislivello e via felici verso la cena.
Una volta dentro, fra una corda in discesa che si incastra (perché le traversate sono così, si portano via le corde e ci si chiude dentro la grotta, non puoi fare altro che uscire dall’altra parte), un diverticolo che “ma sì, risaliamo anche se la freccia va dall’altra parte, cosa potrà mai andare storto?” e alcuni momenti di incertezza, le ore si sono facilmente duplicate. Insomma, le quattro ore iniziali date dalla guida si sono rivelate avere un’incertezza di misura di quattro ore: sono quattro meno quattro se si decide di non andare, quattro più quattro se invece si va. Bonus: quaranta metri di cengia invisibile sul lago a dieci metri dall’acqua, proprio prima di uscire. Qualcosa che le spalle non dimenticheranno facilmente. La traversata in sé, invece, niente di memorabile (“è perché sei viziata e hai visto cose troppo belle nella tua corta vita speleo” dice ‘thieu).
Koris continua a chiedersi se è normale che le traversate che fa durino sempre il doppio di quanto previsto.
Mentre Koris era intenta a entrare da una parte per uscire dall’alta come un bolo alimentare qualunque (e uscendo dello stesso colore del prodotto finale, caso strano in un piccolo specchio d’acqua, traete voi le conclusioni), nella casella mail di Koris si accumulavano comunicazioni, fra i suoi job che ovviamente schiatavano e il Capo che aveva assolutamente bisogno di attenzioni, per una faccenda prevista per il 2028.
Lunedì mattina, di fronte a cotanto arretrato (perché domenica Koris era ancora in grotta, ma altrove), c’è stato un momento di mancamento. E una terribile sensazione di déjà-vu col Replicante, direttamente dal 2013. Koris ha rischiato di soccombere.
Poi si è ricordata di avere trent’anni passati, l’età degli sticazzi, troppo vecchia per queste cose. Tanto tutto è urgente per i cinque minuti seguenti e un job che schianta si rilancia poi, che sono solo capricci informatici. E durante il fine settimana, vale l’inviolabile diritto alla disconnessione, alias “non mi pagano abbastanza per preoccuparmi di voi dopo venerdì alle 17”.

Follie di fine anno

Per il ciclo “Fai qualcosa di inedito ogni giorno”, Koris ha deciso di chiudere in bellezza questo 2017, una volta atterrata in Haute Loire dopo un rocambolesco cambio di treno in due minuti alla stazione di Lyon Part Dieu. No, inedita non è stata la supplica al capotreno perché il TGV aveva 10 minuti di ritardo e mandava a spigolare i 12 previsti per la coincidenza (Koris, anni e anni di Trenitalia non ti hanno insegnato proprio niente). In compenso chiunque abbia progettato la stazione di Lyon Part Dieu non sapeva cosa volesse dire prendere un treno al volo, data la presenza di assurde scale ellittiche e di binari fianco a fianco ma raggiungibili solo tramite un periplo odissiaco. Vabbè, ce l’abbiamo fatta lo stesso. Passiamo sotto silenzio la scena fantozziana di Koris che si butta sul regionale mentre le porte si chiudono, sommersa da qualche chilo di zaino.
Comunque, si parlava di cose inedite.
Cosa inedita numero uno: una giornata di sci di fondo. Da brava discesista dall’età di anni quattro, Koris ha sempre vituperato tale attività all’urlo di “sai che palle”. Poi è giunto ‘thieu e il “non puoi criticare se non conosci” e Koris ha accettato la sfida. Non essendo dotata di materiale, ha avuto il tutto in prestito dalla sorellina di ‘theiu. Equipaggiamento di Koris:

  • Sci circa della sua altezza, se alzi bene il braccio ci arrivi
  • Scarponi taglia 38 su un piede 36 scarso, tenuti in loco da ben tre paia di calzettoni pelosi
  • Bastoncini che le arrivano al naso
  • Vestiti raffazzonati e rigorosamente a strati, ma almeno a misura di Koris (essendo i suoi)

Koris non aveva cogitato che con un paio di sci senza lamine la parte più perigliosa potesse essere la discesa. Gli sci senza lamine non frenano. Almeno, non nel modo in cui Koris è abituata. Morale della favola, Koris è caduta tre volte mentre faceva lo spazzaneve, cosa che non accadeva da almeno venticinque anni. Non si è fatta male da nessuna parte, salvo nell’amor proprio. E chiunque dica che è una cosa da vecchietti in passeggiata mente sapendo di mentire.
Cosa inedita numero due: il fiume sotterraneo. Qui ammettiamo che Koris ha davvero pensato che non avrebbe mai visto l’alba del 2018, se non sotto forma di surgelato venduto alla Findus.
“Andiamo a Pré de Mazel, bisogna andare a quattro zampe nell’acqua, talvolta ci si bagna fino alla vita, l’acqua quando è calda fa otto gradi. E quando usciamo potrebbe nevicare”
Koris non era molto convinta dell’impresa, tanto più che Koris in grotta ha un atteggiamento felino: si tiene alla larga dall’acqua. Però la muta con 5 millimetri di neoprene ha fatto una sorta di miracolo e, piedi a parte, Koris aveva quasi caldo. Almeno, non ha sofferto come quando hanno cercato di gettarla nel sifone a novembre. Il meteo è stato più clemente del previsto, all’uscita c’erano ben cinque gradi e non nevicava. Ora non resta che trovare dei calzini di neoprene da 5 millimetri, visto che quelli da 3 hanno restituito a Koris un paio di piedi insensibili. Ma tanto i Koris-piedi sono gelidi per natura, non è che cambi molto.
Fra due giorni Koris torna al lavoro e ritorneranno gli assilli. Ma il fioretto, o meglio la katana, per il 2018 è prendere tutto con molto sticazzi e qualche santo sarà, in qualunque caso.

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