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Speleo-bagni di mezzanotte

Ed ecco qui, dopo due anni di assenza perché col vairus certe cose non si possono fare, torna lo speleopost con un po’ di soccorso speleo in tutto questo disagio. Molto disagio, acquatico per di più. Andiamo con ordine.

Il disagio è arrivato anche via mail, con un cambiamento di destinazione all’ultimo minuto: invece dell’inaccessibile Aven Mouret, il soccorso speleo ha deciso di ripiegare su una meno originale e più battuta Grotte de la Castelette. Koris s’era già rotta le scatole alla sola idea, anche se la Castelette è stata la sua prima uscita speleo in assoluto, almeno fino a un ostacolo malefico dall’evocativo nome francese “voute mouillante”, ovvero “la volta che banga” senza significati soft-erotici (ci torniamo dopo, all’ostacolo speleo, non al significato post-erotico). Il soccorso speleo aveva però previsto di andare oltre, al fondo che Koris non aveva mai visto ma che immaginava come una sorta di passeggiata per un fiume sotterraneo, al massimo con l’acqua fino alle cosce.

Il primo disagio è stato di ordine organizzativo, perché se per l’Aven Mouret Koris e ‘thieu avevano previsto di soggiornare in loco già da venerdì sera, la Castelette dista solo 45 minuti da casa. ‘thieu propendeva per arrivare sabato mattina, con calma, Koris ha insistito che dovevano essere lì presto perché si erano ingaggiati già per venerdì sera. Alla fine è stato il solito miscuglio fra i due, si sono presentati in loco alle nove, su una Sainte Baume su cui stava sorgendo un sole caldissimo.

Le prime squadre erano già partite, cosa che sotto sotto ha irritato Koris, perché di solito si trova nelle prime squadre che partono. Che si fa, quindi? Magari qualche missione fino alla voute mouillante senza passarla, qualcosa di supporto. Insomma, ci siamo scomodati a portare la muta per nulla. Dalle nove a mezzogiorno Koris staziona davanti al posto di comando ricevendo ordini e contrordini, muta sì, muta no, pronti a partire fra mezz’ora, non partite prima di stasera, non si sa in che squadra ti hanno messo. Questo fa sì che né Koris né ‘thieu pensino a montare la tenda per la notte, convinti che tanto sarebbero usciti dalla grotta all’alba (pare un dettaglio trascurabile, invece no).

Alla fine Koris si trova nella squadra che dà il cambio all’assistenza vittime, situata al fondo. La squadra, di quattro individui più Koris, si rivela essere “potrei essere tuo padre”, ma anche di gente che fa la Castelette integrale quattro o cinque volte all’anno, quindi vanno spediti verso l’ingresso. “Andate che poi a una certa ora mandiamo il cambio anche voi” dicono gli organizzatori, sapendo di mentire.

Koris entra già con la muta, la neoprene di 3 mm comprata ben undici anni fa per fare vela e in cui entra ancora la fierezza di chi non ha mai cambiato una taglia dopo i 14 anni. Supera l’ingresso che nel 2015 le era parso strettissimo, supra il P20, supera la medusa di calcite. Ed eccola lì, in tutto il suo non-splendore, la voute mouillante: un passaggio basso con l’acqua a diversi livelli. Il livello della Castelette è l’acqua fino al naso, una sacca di dieci centimetri in cui respirare. Per fortuna è una breve tortura di un metro e mezzo. Mentre una squadra cerca di pompare via l’acqua (ci vorranno ore per guadagnare altri 20 cm), Koris si butta e afferra la corda che guida il passaggio. Non è stato un passaggio piacevole: fra l’acqua che entra nella muta, il naso sott’acqua, il casco che raschia contro la roccia e i piedi che non toccano il fondo, Koris è stata felice che fosse un passaggio breve.

Letteralmente questa (photo credits: Philippe Crochet)

Koris si era bellamente illusa che il peggio fosse passato, che ormai fosse solo una passeggiata un po’ acquatica; grossolano errore. Koris inizia col sudarsi l’anima, nonostante la muta bagnata, in un passaggio di blocchi caotici in cui non si passa sui blocchi, ma sotto. Quindi si torna in acqua, in una successione di vasche, cascatelle e passaggi del genere. Arrivata sul bordo di una vasca chiamata l’Acquasantiera, Koris scivola malamente e finisce in acqua di testa come nei cartoni animati. Dopo le imprecazioni e le bestemmie, l’Acquasantiera dovrebbe cambiare nome.

Dopo passaggi a quattro zampe nell’acqua e passaggi in cui tocca nuotare con svariati chili di roba addosso, si arriva in vista del sifone finale, nonché della finta vittima. Che sta giocando a briscola nella tenda riscaldata con alcuni speleologi che avrebbero dovuto piazzare equipaggiamenti, ma questa è un’altra storia. La squadra assistenza uno se ne va, la squadra assistenza due prende le redini della situazione in attesa della barella per iniziare l’evacuazione. Koris sa che questi sono i momenti di calma di cui bisogna approfittare prima che la situazione degeneri, quindi si fa un panino (annacquato) col paté nonostante sia piuttosto l’ora di merenda; il tutto sotto il poncho da grotta, perché dopo il bagno integrale non fa caldissimo. Attorno c’è gente che mangia patatine col cappuccino liofilizzato, per aumentare il disagio ambiente.

La barella arriva portata da ‘thieu e altri un’ora dopo. ‘thieu si ammutina subito dalla squadra evacuazione per far parte di una più tranquilla squadra recupero del telefono filare. Koris inizia a riempire bidoni e sacchi da portarsi dietro per seguire il finto ferito e fare un bilancio dello stato di salute ogni ora. Sorge subito il problema di cinque sacchi per quattro persone, per cui uno verrà portato a rotazione.

Inizia quindi l’evacuazione più raffazzonata della storia perché il conterranei del SonnoDellaRagione (e come te sbagli?) pensano di saltare ostacoli con la sola forza bruta. Tanto se la barella con vittima scivola in una vasca che ci frega, l’importante è non perdere tempo a mettere corde di sicura. O a cambiare corde con segni evidenti di usura. Siccome la squadra evacuazione ogni tanto cincischia, l’assistenza vittime aka Koris e i “potrei essere tuoi padre” ogni tanto prestano gambe e spalle per far avanzare la barella, quando dovrebbero solo portare i sacchi e assicurarsi che la finta vittima non diventi vera. I bellimbusti dell’evacuazione ogni tanto scordano sacchi in giro, quindi Koris si ritrova in fretta con il suo sacco designato e un altro sacco personale di un non meglio precisato “casco verde”. Giostrare due sacchi quando si nuova o quando si superano passaggi vertiginosi (senza corda, vuoi mica perdere tempo) non rientra nella top ten delle piacevolezze sotterranee.

Breve excursus termodinamico sulla muta di Koris. Le mute funzionano bene se sono bagnate tutto il tempo, creando una sorta di strato caldo fra la pellaccia e il neoprene. La Koris-muta riusciva ad asciugarsi fra un ostacolo acquatico e l’altro, facendo in modo che Koris potesse provare l’ebrezza dell’acqua a tredici gradi come se fosse sempre la prima volta. Numero di calorie spese per riscaldarsi: immenso e non reintegrato, perché la frutta secca di fiducia, unico elemento che mantiene Koris viva, si trovava nel sacco stagno che è troppo una menata aprire a intervalli regolari. Koris ha pensato per un attimo di soddisfare il bisogno di una vescica piena da ore e ore, poi s’è detta che è o troppo vecchia o troppo giovane per pisciarsi addosso. No, la Koris-muta ha l’apertura sulla schiena, quindi non c’è una maniera indolore di trattare la pratica.

Koris iniziava a non poterne più quando alle undici, dopo sette ore sottoterra, si è giunti di nuovo in vista della voute mouillante. La squadra di pompaggio all’andata aveva promesso “non la riconoscerete al ritorno perché non ci sarà più acqua!”. Balle: si riconosceva benissimo. La squadra che doveva dare il cambio a quella di Koris è stata soppressa, quindi la missione continua. Fatta passare la barella, Koris inizia a soffrire psicologicamente perché dovrà nuotare ancora e bagnarsi muta e capelli, per uscire nella notte in cui ci saranno nove gradi se ci dice bene. La sofferenza psicologica, la fame atavica e la pisciata insistente fanno sì che il resto della cavità, senza difficoltà evidenti, sembri durare anni, secoli, millenni. Un ingorgo alla base del P20 non aiuta.

Ormai è l’una di notte quando Koris mette il naso fuori dalla grotta, sotto una volta stellata che solo temperature attorno ai due fottutissimi gradi possono garantire. Fuori c’è un tizio con le casse che ascolta musica techno e Koris vorrebbe spingerlo giù dalla falesia, per vedere quanti rimbalzi ci vogliono per far tacere smartphone e casse bluethoot. Si contiene perché a) vuole solo togliersi la muta bagnata, b) ha bisogno di pisciare. I vestiti caldi e soprattutto asciutti sono un dono divino che non è mai abbastanza apprezzato quando si vive nella civiltà. Purtroppo non si può fare niente né per le scarpe bagnate, né per i capelli che sono soltanto umidi e non fradici come si temeva. ‘thieu è l’ultimo ad uscire dalla grotta, quindi ci si incammina per la scarpinata di un’ora fino al campo base.

Le due di notte sono suonate da un pezzo quando si arriva in vista della macchina. I nostri eroi non hanno nessuna tenda montata e pronta ad accoglierli perché hanno erroneamente pensato che sarebbero usciti a mattina inoltrata. Lì vicino c’è un gruppo elettrogeno e qualche squadra uscita prima di loro che sta facendo l’aperitivo (?) con ancora più casino del gruppo elettrogeno, quant’è bella giovinezza che rompe il cazzo tuttavia. Koris se ne esce con una proposta rivoluzionaria: “E se ce ne tornassimo a casa a dormire?”. Mozione approvata all’unanimità. I due si cambiano le scarpe e si mettono in macchina, sgranocchiando grissini nel cuore della notte. Diretti verso Marsiglia, verso la doccia e soprattutto verso un letto vero.

Foto promozionale della Castelette di qualche anno fa (credits: ‘thieu)

Piattaggine

La verità è che non succede molto. Koris ha cercato di scrivere un post sull’allerta meteo marsigliese, la prima in vent’anni, che lunedì le ha permesso di evadere dal lavoro alla scandalosa ora delle 14, solo che le pare una monnezza e non riesce a concluderlo. E quando i post non si concludono, bisogna lasciarli andare. Per quanto riguarda l’allerta meteo, come al solito ha diluviato prima che si decidesse che le strade erano troppo pericolose per essere percorse. E quando è arrivato l’ordine di evacuazione generale, Giove Pluvio si era già sfogato a sufficienza. Koris ha preso l’evacuazione con lo stesso spirito della liceale fancazzista a cui dicono che il prof delle ultime due non ci sarà causa assemblea sindacale: è tornata a casa a non fare nulla. Nel non fare nulla è incluso non finire post.

Koris ha molta nostalgia del suo ufficio di Neutronland per questioni soprattutto climatiche. Ora che l’allerta meteo è passata ed è arrivato il Mistral a ricordarci che anche in Provenza arriva l’autunno, il nuovo ufficio si è trasformato in un coacervo di spifferi. Ci sarebbe anche un gigantesco termosifone, ma non si sa quando sarà acceso. Fonti disfattiste dicono che potrebbe anche non accendersi mai perché l’edificio ha visto tempi migliori e andrebbe ristrutturato. Anzi, la ristrutturazione è programmata, solo per non si sa quando; nel frattempo ci si convince che il freddo mantiene giovani. Koris non si farà nessunissimo problema a presentarsi al lavoro con la sottotuta speleo per La Pierre Saint Martin, ovvero una tuta integrale di spesso pile rosso e peloso, tanto la moda non è mai stata il suo forte.

Un altro mistero insondabile è il Capo, di cui si è notata una sinistra somiglianza con l’ex premier Giuseppi Conte. Capo Giuseppi ha passato una settimana a lanciarsi in scenate da Rodomonte dicendo che era tutto in ritardo e bisognava far avanzare tutto, che qui si fa sul serio e mica pizza&figs, se ti danno due mesi per fare uno studio che ne chiede tre ti arrangi e inventi la macchina del tempo come hobby serale. Poi, dall’usco al brusco, Capo Giuseppi si è trasformato in Relatore Max che esclamava “c’è tempo” per qualunque cosa, anche negando l’evidenza. Koris persiste nel suo basso profilo, solo vorrebbe comprendere come classificare questi sbalzi d’umore, oppure rassegnarsi di avere a che fare con il solito individuo di dubbia coerenza.

‘thieu è stanco per beghe universitarie e pertanto si lamenta in maniera smodata, sostenendo che non potrebbe andare peggio. Koris gli ricorda che l’anno scorso di questi tempi andava decisamente peggio, quindi d’accordo il piangersi addosso, ma ricordarsi che ora il peggio ha un termine di paragone. E che il Cetriolo Cosmico è sempre in agguato, meglio stare con le spalle al muro e non attirare troppo l’attenzione.

In grotta si va meno del solito, ma abbastanza perché Koris riesca a procurarsi lividi folkloristici dalle tonalità degne di un trip da LSD. Soprattutto quando cerca di fare la grande speleologa indipendente e vuole portarsi due sacchi da sola, per poi trovarsi acido lattico in muscoli che prima non esistevano. Koris vorrebbe anche mettersi alla prova, ma pare non sia il periodo propizio per passeggiare troppo al di fuori della comfort zone.

Koris non concluderà questo post come il suo quasi omologo del 2020 in cui si bullava di avere una vita quasi normale, che poi è successo quel che è successo. E non sono passati nemmeno due anni, anche se paiono due secoli. Poi ci si lamenta delle rughe di espressione, quando è già un miracolo essere vivi, quasi in senno e tutti di un pezzo. Meglio approfittare della piattaggine.

Il ridicolo non uccide, altrimenti non staremo qui a parlare

Stanchezze autunnali

Koris inizia a pensare che l’inizio di un nuovo lavoro dovrebbe farsi come l’inserimento all’asilo nido: graduale, poche ore al giorno, nessuno strappo brutale. Invece sticazzi perché siamo adulti, ora di nuovo nella locuzione adulti e vaccinati. Che poi Koris si prenderebbe a schiaffi da sola perché tutto sommato le avevano detto che era poco saggio non prendersi nemmeno un giorno di stop fra Neutronland e il nuovo lavoro; e invece no, col cappero, fuori uno, dentro l’altro, tanto a me chi m’ammazza. Risultato: Koris ha le energie di una medusa lasciata a seccare sul bagnasciuga. Troppo poche per esistere, abbastanza per stressarsi con varie ed eventuali.

Al lavoro Koris dovrebbe fare cose che prevedono il far evolvere attinidi minori e le avevano detto che doveva essere tutto pronto per fine ottobre. Questa cosa ha generato una mole non trascurabile di Koris-sensi di inferiorità e un surplus di stress da aprire un import/export. Poi venerdì s’è scoperto che visto che questa cosa non poteva essere consegnata per fine agosto (e non è un Koris-problema), allora poi vediamo per quando la vogliono. E cosa vogliono in dettaglio. E perché lo vogliono. Koris vorrebbe parlare col capo che se la tira da manager per avere le idee un filo più chiare, che qui è un attimo che si diventa come Neutroni Porcelloni. Nel mentre il protoattinio vuole imbucarsi nelle lista degli isotopi fissili, “vengo anch’io” “no, tu no”, e allora fa schiantare la simulazione. Non diremo ancora una volta che ci manca Neutronland, che ormai stiamo diventando noiosi come quelli che si sono mollati col fidanzato storico.

In tutto questo Koris è un po’ fiera di se stessa perché è riuscita a scendere alla Grande Crevasse, cosa che a maggio non sembrava possibile. Anche lì, ci sarebbe poco da essere fieri perché è l’ennesima riprova che non c’è un problema oggettivo, solo un buco nero nel cervello che ogni tanto diventa troppo grosso per essere ignorato e fagocita un po’ troppe cose. Koris sta cercando di imparare a gestirlo, senza indugiare troppo in similitudini alla “Black Swan“.

Il gheming leptop Arael si sta rivelando utile per recuperare tutto quello che Koris si è persa in materia di videogiochi dal 2005 ai giorni nostri. È anche vero che un’adulta e vaccinata forse dovrebbe occuparsi di altro, ma il Koris-cervello ha bisogno di svago, quindi menare spettri assortiti in Dragon Age pare una buona idea. Anche lamentarsi che Dragon Age è un Diablo 2 con una grafica meno putrida è una buona idea. Anzi, Diablo 2 è superiore perché permette di creare un necromante di nome Kakka, Dragon Age per ora no. Anche questi grandi problemi dell’esistenza, assieme all’assenza di una vera e propria campagna di gioco di ruolo. È un mondo difficile, signora mia.

Koris vorrebbe scrivere altro, ma probabilmente sarebbero lamentele su quanto è stanca e su quanto vorrebbe andare in letargo, quindi soprassediamo. Sarà colpa del cielo grigiastro e della nebbiolina autunnale; o sarà colpa del Koris-cervello che come al solito gira troppo veloce.

Siamo nel 90% mind fuck

La settimana del SuccedeDiTutto

Koris he cercato di ignorare la presente settimana in tutti i modi, compreso quello del Relatore Max che esclamava sempre “c’è tempo” negando l’evidenza. Koris ha tentato di fuggire dalla realtà nel Vercors, prima all’abisso dei Fiori Bianchi, poi nel ramo storico degli Chouats, perché se sei sottoterra le preoccupazioni non ti raggiungono. Solo che ti aspettano all’uscita della grotta, anche se fuori ci sono otto gradi e 100 km/h di vento sul plateau des Gagères. Insomma, non se ne esce; dalle preoccupazioni, non dalla grotta. Dalla grotta si esce luridi e con male al collo per aver bassamente sovrastimato la larghezza dei cunicoli merdosi e bagnati.

Ad ogni modo, disagio nonostante, lunedì è arrivato e Koris non è pronta per nulla. Non è concentrata su nulla che non sia il suo nervosismo, tant’è che sta fissando delle equazioni chiedendosi “ma sono davvero così importanti i prodotti di fissione? Ma dell’uranio non se ne può fare a meno? Ma è proprio importante sapere cos’è un reattore?” (non so, Koris, fai tu). Nel suo cervello c’è un misto di tensione e magone, perché alla fine potevi anche restarci qui e sperare che la sorte ti assecondasse. O magari no, come pensava Koris mentre fissava soffitti alle cinque del mattino, magari saremmo ancora a lambiccarci il cervello sul perché e sulle ingiustizie sociali. Koris non ha chiarissimo cosa stava pensando alle cinque del mattino, erano cose confuse in cui la logica era piuttosto a spasso.

Koris ha deciso di fare due torte da portare domani per “festeggiare” la sua partenza. Anche questa decisione genera un’ansia terribile per le doti culinarie di Koris, che come si sa sono inesistenti. Si è quindi deciso che una torta sarà una crostata con la pasta comprata già fatta (il backup a prova di scemo, ma non sediamoci sugli allori), l’altra una risposta di Google a “dolci facili e rapidi per persone incapaci”. Capace che viene uno schifo proprio, almeno ci sarà la crostata di backup. E se la Koris-vita non prevedesse di partire da casa alle 6:30, la soluzione migliore sarebbe stata portare croissant per tutti e contenti li sapienti e li minchioni. Ora non soffermiamoci a pensare se Neutronland ci mancherà davvero o se è piuttosto paura del futuro featuring sindrome di Stoccolma. O un discorso più elaborato in cui c’entra la fuga da Neutroni Porcelloni, queste cose le lasciamo alla psicologia.

L’enorme elefante nella stanza che continuiamo a ignorare è l’inizio del nuovo lavoro mercoledì. Che Koris non sa cosa aspettarsi, non sa niente, non sa nemmeno se vuole degli spoiler. Un po’ sì, un po’ no. Magari sono dei pazzi col botto come in Neutroni Porcelloni. Magari le fanno fare orari della follia e sono anti-bus, quindi tocca riprendere la macchina tutti i giorn. Magari la cacciano con ignominia perché Koris s’è messa le Converse durante il lunghissimo periodo di prova (sei fottutissimi mesi, ricordiamo). Ci sono tante cose che possono andare storte, anche se un sacco di gente persiste nel dire che per farsi cacciare durante il periodo di prova bisogna farla davvero grossa e che non avrebbe senso assumere qualcuno per cacciarlo dopo due mesi, ma Koris non sente ragioni, sente solo i suoi traumi.

Una mini-ragione di tensione è la discussione di Stagista J domani mattina, che potrebbe essere un bagno di sangue ma anche no. Ma anche chissenefrega, a un certo punto è un suo problema, non di Koris. Tanto ormai si è tolto dai piedi, Koris gli ha detto “per qualsiasi dubbio chiedi”, Stagista J non ha chiesto nulla, quindi si parte dal principio che non abbia dubbi. O che se ne sbatta il belino, cosa assai più probabile. Ripetiamolo ancora una volta: non è un Koris-problema.

E niente, questa settimana succederà di tutto, è circa inevitabile. Speriamo solo che non ci faccia troppo male.

Assolutamente

Speleo Things, stagione 7

Eccoci qui, cose paranormali

Tre settimane. Si dovrebbe dire “tre lunghe settimane”, ma ora che sono finite e che ci si era abituati dal giorno due a dormire in tenda e alla cucina comune, si potrebbe ripartire per altre tre in tutta tranquillità. Anche perché nel solito angolo dimenticato dei Pirenei il coviddi pare lontanissimo e l’abisso BB26 è una zona covid-free. Ma andiamo con ordine.

L’abisso BB26, si diceva. Aperto nel 2018, cresciuto fino a -70 nel 2019, dimostratosi ingrato nel 2020 con un meandro atroce di 12 scarsi metri, quest’anno ha consegnato con molto sudore e molto kaboom 40 nuovi metri di meandro fino a -84. Solita corrente d’aria gelida, formidabile eco in una fessura; Koris vuole illudersi che è il tanto sospirato pozzo ZioGatto in arrivo per l’anno prossimo. La cosa positiva è che se l’anno scorso il gruppo ha abbandonato Koris e ‘thieu a scavare da soli, snobbando il BB26 in quanto senza interesse, quest’anno si sono trovati volontari per scendere e darsi il cambio. Anche se al ritorno in superficie l’opinione era unanime: “la vostra grotta è infernale”. Ma tanto in quanto ad appellativi, Persefone è una di famiglia, quindi per Koris discendere agli inferi non è un problema.

Qualora la grotta faccia cacare, lo speleologo si fa trovare pronto

‘thieu è stato invitato da un gruppo di arzilli diversamente giovani a fare foto per un libro speleo. Gli hanno proposto un non meglio conosciuto abisso B3, Koris ha accettato di fare da modella perché tanto che ci frega se ci sono 300 metri di pozzi ed è un anno che causa vairus si fa speleologia della mutua. L’abisso B3 si è rilevato essere l’abisso Bestemmie per Tre, armo gentilmente offerto da uno spilungone e non adatto ai nani. Koris ha sofferto in discesa e ha sofferto ancora di più in salita, in quanto un pessimo team management (ovvero “vai avanti, c’è un tizio davanti, non si sa dove, magari lo raggiungi”) le ha fatto risalire 300 metri di pozzi da sola, isolata. Koris ha tenuto botta parlandosi in italo-franco-giapponese e inventando parole a caso (anche blasfeme) sul tema dell’opening di “Neon Genesis Evangelion“. All’uscita era assieme molto stanca mentalmente ma anche molto fiera di sé.

Per parlare di cose più comprensibili, è stato l’anno dell’avvicendarsi di speleologi con al seguito famiglia e mocciosi. In pratica uno spot del governo cinese per incoraggiare il decremento demografico. Fra la famiglia di lobotomizzati del pompiere (la Bombeiros-family, cosa che fa ridere solo Koris, U Babbu e un Batrace di più di 10 anni fa) e le due bambine capricciosissime sfamate a pasta al pesto con gruviera e ketchup c’è stato da iscriversi al movimento per l’estinzione della specie umana. Unico degno di nota (e poco rompicoglioni), il pargolo di Grenoble che chiede “papà, ma pensi che sia possibile assaggiare tutti i formaggi del mondo?” (Minestrella, forse c’è speranza per le future generazioni).

L’atmosfera era piuttosto distesa, certe serate anche troppo. Koris ha scoperto che esistono tre gradi di sfida cameratisca: alle medie, gara di rutti post ingestione di Coca-Cola; fra i 15 e i 25 anni, competizione a chi ingurgita più alcol, se è possibile in forme disgustose quali vodka-pesca-lemon; in seguito, singolar tenzone a chi riesce a mangiare (e sopravvivere) al formaggio più puzzolente conservato nel frigo da campo. Il formaggio in questione era una toma morbida di pecora, all’apparenza e all’acquisto innocua, che si è rivelata essere tanto pestilenziale quanto buona. Il frigo da campo, riempito di Ossau-Iraty, pecorini del Bearn, il sopracitato puzzone giallastro e un altro formaggio olezzante ma insipido, potrebbe non tornare più come prima.

Piccola digressione personale: Koris è, come al solito, l’unica speleo-femmina in un gruppo di barbuti cromosomi XY. Il via-vai di donne non speleo ha fatto sì che a Koris venisse regolarmente posta la domanda “ma tu non vai in grotta, vero? Sei qui solo per la logistica? Ma il tuo compagno non ti porta a fare passeggiate?”. Ogni volta a ribadire che no, esistono anche portatrici sane di tette cavernicole, tuttavia la necessità di dover spiegare fa sorgere il dubbio di essere il solito alieno, quella che non è né carne né pesce e che non si sa mai quale etichetta abbia. Poi alla fine anche sticazzi dell’etichetta, tanto adesiva quanto codice di comportamento, Koris ha imparato ad essere felice così e se proprio disturba lorsignore in campo speleo dirà di essere gender fluid e di identificarsi come maschio in tuta rossa.

‘thieu ha schermagliato verbalmente col capo della Bombeiros-family, il quale sosteneva come amene come la superiorità del calcio “che fa girare l’economica”, l’inessenzialità delle scuole pubbliche e che “gli statali rubano lo stipendio, bisognerebbe pagarli solo sui risultati”. L’indomani la Bombeiros-family, forse offesa dalle opinioni divergenti, ha fatto i bagagli e se n’è andata senza salutare. Persone che ne hanno sentito la mancanza: nessuno.

Koris ha dovuto ricredersi su un tizio che l’anno scorso pareva iscritto al registro dei Pisellonici insopportabili, e che invece quest’anno si è rivelato persona garbata e piacevole. Koris ha persino fatto un’uscita speleo al BB26 con costui, che si è rivelata essere un’uscita fra nani di Moria. Hanno aperto un passaggio assieme, che ‘thieu ha dovuto ricalibrare per la Gente Alta l’indomani. Ma la Gente Alta dovrebbe rendersi conto che sottoterra è il regno dei nani, quindi adattarsi alla popolazione locale. Soprattutto quando si ha che fare con l’accogliente bacino di Issau.

Esempio di agevole passaggio nel bacino di Issau, più speleo-Koris in omaggio

E anche quest’anno è finita. Koris non è pronta a tornare al caldo marsigliese, allo stagista in scadenza e a preparare la transizione da Neutronland all’ignoto. Ma tant’è, visto che non ha ancora capito come riconvertirsi in pastora di pecore pirenaiche, tocca adattarsi.

Graminacee, vaccini e acqua bollente

Ovvero tendenze autodistruttive di Koris e dove trovarle. O meglio, distruttive e basta, che in tempi pandemici l’integrità strutturale è passata di moda. Quella mentale non era già da prima, quindi figuriamoci adesso, è regredita allo stato di vecchia carabattola, nemmeno un pezzo di modernariato vintage. Alla fine venerdì ‘thieu si è deciso ad andare a recuperare Koris a Neutronland e andare nel Vercors a fare speleo. Fin lì le intenzioni, fra le intenzioni e la realtà c’è come al solito un abisso. Durante il viaggio Koris ha beneficiato di un reflusso di ricordi molesti, siccome sono passati negli stessi luoghi visitati col Sonno Della Ragione nel 2013, compreso il villaggio di Chamaloc dove il tubo di scappamento della macchina disagiata venne riparata con un pezzo di aspirapolvere trovato nella spazzatura. Lasciamo perdere che è meglio.

Per arrivare alla grotta ‘thieu millantava che bastava una mezz’ora di marcia in piano, cosa che si è rivelata essere un’insidia del marketing: il dislivello era sì nullo, ma compensato con discese e risalite di doline in mezzo al bosco, senza sentiero, fra tronchi caduti e con un non trascurabile bagaglio speleo sul groppone. Fra l’altro sfacchinata sterile causa crisi brutta-brutta-brutta (e non di Koris, per una volta) nel pozzo di ingresso, quindi niente, marcia indietro e pive nel sacco, già pesante di suo.

Proprio mentre Koris pensava che, precipitazioni a parte, non poteva andare peggio, si sono palesate le sue nemiche degli ultimi tempi: le graminacee. O meglio, una particolare graminacea di montagna, non si sa quale, che cresce nei pascoli a bassa quota e che provoca una spropositata risposta del Koris-sistema immunitario. Siccome l’evento si verifica in maniera aleatori e massimo due volte l’anno, è alquanto difficile trovare un rimedio. Si tratta comunque di un evento faticosissimo, tant’è che la domenica Koris non voleva più uscire dalla sala sotterranea dello Scialet des Chuats perché fuori c’erano le graminacee che volevano farle violenza nasale e sessuale (potrebbero trovare un modo più contenuto per riprodursi, insomma, sei liberissimo di impollinare chi vuoi e come vuoi, ma a casa tua, cos’è questa ostentazione di polline davanti a tutti, ci sono i bambini…). Koris è rientrata a Marseille per votare a pezzi e con la voglia di svitarsi naso e occhi.

Lunedì aka ieri era il giorno della tanto agognata seconda dose, accessorio fèscion che dovrebbe essere un mai-più-senza del 2021. Siccome Koris è innanzitutto una persona seria e una trentaquattrenne ma senza il trenta davanti, si è presentata al centro vaccinale con la sua maglietta metal. Ha quindi fatto ridere il medico all’accettazione, che cercava di decifrare i nomi, dicendo “qualora vi foste dimenticati di aggiungere i metalli pesanti al vaccino, li ho portati da casa”. Perché è sempre bello farsi riconoscere in qualità di adulti funzionali.

La maglietta metal in questione, con Koris dentro

L’iniezione in sé è andata comme un lettre à la poste, con un altro medico gentilissimo che ha promesso “non sentirà nulla” e così è stato. Koris continua a chiedersi perché tutte le iniezioni e prelievi fatti in Francia le hanno portato davanti gente comprensiva, mentre in Italia è sempre stata liquidata con un “ma figurati se hai paura”. Ma magari è solo sfiga e non siamo qui per fare gli Europei dei sistemi sanitari nazionali.

Koris si era ripromessa di fare mille cose nel tragitto fra il centro vaccinale, invece si è ritrovata a casa col cervello completamente resettato. Forse ci installa Windows 11, dipende se Bill Gates riesce a comandarla a distanza in virtù del presunto 5G. Comunque Koris si era presa la giornata libera per essere del tutto improduttiva, e così ha fatto.

Alla sera si sentiva abbastanza in forma da intestardirsi a cucinare, nonostante ‘thieu si fosse offerto di occuparsi di tutto. Ma no, quel male al braccio non era poi così tanto male, era per lo più una scusa per esclamare di quando in quando “bobo bras!”. E poi siamo onesti, essere fragili non è nella Koris-natura. Certo che Koris avrebbe potuto chiedere a ‘thieu di scolare la pentola d’acqua bollente coi pomodori in ammollo, ma mica sia siamo principesse da salvare. Koris afferra la pentola per il manico con entrambe le mani, muove due passi per la cucina in direzione del lavandino. Tuttavia, come tutti i prodotti Microsoft, anche il chip del vaccino cede nel momento del bisogno: braccio in segmentation fault, mano sinistra che molla il manico, pentola che danza nell’aria. Mano destra e piede destro lessati a dovere, acqua ovunque, dignità umana disintegrata.

Con tre arti su quattro fuori uso, Koris ha avuto una sorta di crollo verticale da vaccino, bruciatura e figura di merda. Ha passato il resto della serata stazionata sul divano, con mano e piede impomatati, braccio sinistro ripiegato e immobile, minacciando di avere un piede funzionale ogni volta che ‘thieu si avvicinava con scuse poco credibili come “tu veux un bisou?”.

Durante la notte Koris era talmente sfatta che le è apparso in sogno il sergente maggiore Pfizer che strillava ai suoi anticorpi “Chi ha parlato?! Chi cazzo ha parlato?! Chi è quel lurido stafilococco, adenovirus e parassita intestinale che ha firmato la sua condanna a morte?! Ah, non è nessuno, eh?! Sarà stato l’escherichia coli buono del cazzo!” più il credo della proteina spike. Queste cose non le inseriscono fra gli effetti collaterali. Che poi diciamocelo, sarebbe uno spot meraviglioso per la campagna vaccinale, riadattare ai vaccini l’addestramento di “Full Metal Jacket”, altro che primule, riaperture e cose pucciose.

Stamattina Koris pare essere un pochino di più in forma umana. Pare, eh. Almeno ha recuperato l’uso degli arti. Non resta che vedere se nelle prossime 24 ore il sergente maggiore Pfizer colpisce ancora.

Strisciando nel verso sbagliato

Questo avrebbe potuto essere uno speleo-post vero, invece è la realtà dei fatti. Oddio, è anche un po’ uno speleo-post, ma meno di quanto avrebbe dovuto essere. Un po’ perché il giorno uno non si è trovato l’ingresso della Foux de Lauret, palesatosi agli occhi solo alle 14 come un buco in falesia per cui c’è voluta un’ora per trovare un secondo armo e scendere in sicurezza (si ringrazia la vespa che ha fatto il nido nel buco dello spit, grande idea). Un po’ perché il giorno due, tornati alla Foux de Lauret fieri e alteri come due zerbini, ‘thieu ha avuto l’ottima idea di far cadere la cartografia di una grotta labirintica in un sifone, nell’unico punto in cui un po’ di corrente l’ha fatta sparire fra i flutti; sono seguiti un sacco di giri a vuoto, senza filo di Arianna e senza minotauro. Un po’ perché il giorno tre ‘thieu lamentava mal di schiena come un Orso nel fiore degli anni e si è rifiutato di andare in grotta. Quindi solita uscita maffa da 2021.

Nella vita di tutti i giorni, al contrario, si striscia alla grande. Koris fa non meglio classificabili cose al lavoro solo perché stagista J deve scrivere un rapporto per il suo stage e magari sarebbe il caso che dentro ci fosse qualcosa. Qualcosa che non è ancora chiaro cosa sarà perché gli spettrometri sono così suddivisi: uno ripartito in Inghilterra, uno non adatto al supporto, uno fa il cazzo che gli pare. Non proprio il massimo della vita. Se fosse capitato a Koris durante il suo tirocinio sarebbe già uscita di testa, ma stagista J è molto più tranquillone della Koris dell’epoca. La Koris attuale ormai è un agglomerato di “esticazzi” in forma umana, quindi ormai si stupisce solo quando qualcosa funziona o fa finta di.

Koris aveva programmato di fare delle irradiazioni la settimana prossima. La programmazione risale a febbraio e da febbraio a oggi è successo circa di tutto. Talmente di tutto che alla riunione di venerdì Koris ha chiesto “ma insomma, le irradiazioni si faranno o no?” e le hanno risposto “podesse, lo scopriremo solo vivendo”. Non c’è un supporto di pezzi da irradiare, o forse arriva martedì, ma non si sa il martedì di quale settimana, di quale anno, di quale secolo. Anche l’acceleratore fa le bizze e non si sa se sia per colpa di un pezzo scassato, o per la rete elettrica non a norma fatta da ammiocugggino che se ne capisce di elettricità perché cambia sempre le lampadine. Quando si saprà? Un giorno. E nel mentre? Boh. Il Capo dimissionario ha buttato lì che potrebbe anche essere colpa dell’acceleratore stesso, che ormai a quindici anni non è più giovanissimo. Quindi? Sticazzi, ha risposto il Capo, tanto dopo Ferragosto mica è più un suo problema. Ha cercato di convincere Koris a spostare le irradiazioni la settimana del 28 giugno, Koris ha risposto che il 28 giugno si cucca una seconda dose di 5G marca Pfizer quindi una cippa le irradiazioni, il Capo ha incoraggiato con “pensaci se non puoi rimandare”. Koris ci ha pensato e ha preso un giorno di ferie per il 28, che va bene tutto ma insomma. Se poi piazzano le irradiazioni i giorni successivi e ci saranno terrificanti effetti collaterali da vaccino, si andrà in laboratorio come quegli eroi moribondi che si buttavano all’assalto legati alla sella. Non è che non ci siamo abituati.

Per il resto meh: Koris disfa ogni cosa che fa. Voleva parlare un po’ del romanzo e di come avanzano le cose, ma meh, anche chissenefrega. Forse l’unica cosa intelligente sarebbe andare in montagna e restarci. Magari con qualche centinaio di metri di dislivello nelle zampe il cervello si mette a funzionare meglio. Magari questa solenne VogliaDiNonFareUnaMinchia si dissipa con l’ossigeno al crescere dell’altitudine. Sarà il caso di investigare. Nel mentre si striscia e nemmeno sottoterra.

Ma facciamo direttamente underground, già che ci siamo

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