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La settimana del SuccedeDiTutto

Koris he cercato di ignorare la presente settimana in tutti i modi, compreso quello del Relatore Max che esclamava sempre “c’è tempo” negando l’evidenza. Koris ha tentato di fuggire dalla realtà nel Vercors, prima all’abisso dei Fiori Bianchi, poi nel ramo storico degli Chouats, perché se sei sottoterra le preoccupazioni non ti raggiungono. Solo che ti aspettano all’uscita della grotta, anche se fuori ci sono otto gradi e 100 km/h di vento sul plateau des Gagères. Insomma, non se ne esce; dalle preoccupazioni, non dalla grotta. Dalla grotta si esce luridi e con male al collo per aver bassamente sovrastimato la larghezza dei cunicoli merdosi e bagnati.

Ad ogni modo, disagio nonostante, lunedì è arrivato e Koris non è pronta per nulla. Non è concentrata su nulla che non sia il suo nervosismo, tant’è che sta fissando delle equazioni chiedendosi “ma sono davvero così importanti i prodotti di fissione? Ma dell’uranio non se ne può fare a meno? Ma è proprio importante sapere cos’è un reattore?” (non so, Koris, fai tu). Nel suo cervello c’è un misto di tensione e magone, perché alla fine potevi anche restarci qui e sperare che la sorte ti assecondasse. O magari no, come pensava Koris mentre fissava soffitti alle cinque del mattino, magari saremmo ancora a lambiccarci il cervello sul perché e sulle ingiustizie sociali. Koris non ha chiarissimo cosa stava pensando alle cinque del mattino, erano cose confuse in cui la logica era piuttosto a spasso.

Koris ha deciso di fare due torte da portare domani per “festeggiare” la sua partenza. Anche questa decisione genera un’ansia terribile per le doti culinarie di Koris, che come si sa sono inesistenti. Si è quindi deciso che una torta sarà una crostata con la pasta comprata già fatta (il backup a prova di scemo, ma non sediamoci sugli allori), l’altra una risposta di Google a “dolci facili e rapidi per persone incapaci”. Capace che viene uno schifo proprio, almeno ci sarà la crostata di backup. E se la Koris-vita non prevedesse di partire da casa alle 6:30, la soluzione migliore sarebbe stata portare croissant per tutti e contenti li sapienti e li minchioni. Ora non soffermiamoci a pensare se Neutronland ci mancherà davvero o se è piuttosto paura del futuro featuring sindrome di Stoccolma. O un discorso più elaborato in cui c’entra la fuga da Neutroni Porcelloni, queste cose le lasciamo alla psicologia.

L’enorme elefante nella stanza che continuiamo a ignorare è l’inizio del nuovo lavoro mercoledì. Che Koris non sa cosa aspettarsi, non sa niente, non sa nemmeno se vuole degli spoiler. Un po’ sì, un po’ no. Magari sono dei pazzi col botto come in Neutroni Porcelloni. Magari le fanno fare orari della follia e sono anti-bus, quindi tocca riprendere la macchina tutti i giorn. Magari la cacciano con ignominia perché Koris s’è messa le Converse durante il lunghissimo periodo di prova (sei fottutissimi mesi, ricordiamo). Ci sono tante cose che possono andare storte, anche se un sacco di gente persiste nel dire che per farsi cacciare durante il periodo di prova bisogna farla davvero grossa e che non avrebbe senso assumere qualcuno per cacciarlo dopo due mesi, ma Koris non sente ragioni, sente solo i suoi traumi.

Una mini-ragione di tensione è la discussione di Stagista J domani mattina, che potrebbe essere un bagno di sangue ma anche no. Ma anche chissenefrega, a un certo punto è un suo problema, non di Koris. Tanto ormai si è tolto dai piedi, Koris gli ha detto “per qualsiasi dubbio chiedi”, Stagista J non ha chiesto nulla, quindi si parte dal principio che non abbia dubbi. O che se ne sbatta il belino, cosa assai più probabile. Ripetiamolo ancora una volta: non è un Koris-problema.

E niente, questa settimana succederà di tutto, è circa inevitabile. Speriamo solo che non ci faccia troppo male.

Assolutamente

Speleo Things, stagione 7

Eccoci qui, cose paranormali

Tre settimane. Si dovrebbe dire “tre lunghe settimane”, ma ora che sono finite e che ci si era abituati dal giorno due a dormire in tenda e alla cucina comune, si potrebbe ripartire per altre tre in tutta tranquillità. Anche perché nel solito angolo dimenticato dei Pirenei il coviddi pare lontanissimo e l’abisso BB26 è una zona covid-free. Ma andiamo con ordine.

L’abisso BB26, si diceva. Aperto nel 2018, cresciuto fino a -70 nel 2019, dimostratosi ingrato nel 2020 con un meandro atroce di 12 scarsi metri, quest’anno ha consegnato con molto sudore e molto kaboom 40 nuovi metri di meandro fino a -84. Solita corrente d’aria gelida, formidabile eco in una fessura; Koris vuole illudersi che è il tanto sospirato pozzo ZioGatto in arrivo per l’anno prossimo. La cosa positiva è che se l’anno scorso il gruppo ha abbandonato Koris e ‘thieu a scavare da soli, snobbando il BB26 in quanto senza interesse, quest’anno si sono trovati volontari per scendere e darsi il cambio. Anche se al ritorno in superficie l’opinione era unanime: “la vostra grotta è infernale”. Ma tanto in quanto ad appellativi, Persefone è una di famiglia, quindi per Koris discendere agli inferi non è un problema.

Qualora la grotta faccia cacare, lo speleologo si fa trovare pronto

‘thieu è stato invitato da un gruppo di arzilli diversamente giovani a fare foto per un libro speleo. Gli hanno proposto un non meglio conosciuto abisso B3, Koris ha accettato di fare da modella perché tanto che ci frega se ci sono 300 metri di pozzi ed è un anno che causa vairus si fa speleologia della mutua. L’abisso B3 si è rilevato essere l’abisso Bestemmie per Tre, armo gentilmente offerto da uno spilungone e non adatto ai nani. Koris ha sofferto in discesa e ha sofferto ancora di più in salita, in quanto un pessimo team management (ovvero “vai avanti, c’è un tizio davanti, non si sa dove, magari lo raggiungi”) le ha fatto risalire 300 metri di pozzi da sola, isolata. Koris ha tenuto botta parlandosi in italo-franco-giapponese e inventando parole a caso (anche blasfeme) sul tema dell’opening di “Neon Genesis Evangelion“. All’uscita era assieme molto stanca mentalmente ma anche molto fiera di sé.

Per parlare di cose più comprensibili, è stato l’anno dell’avvicendarsi di speleologi con al seguito famiglia e mocciosi. In pratica uno spot del governo cinese per incoraggiare il decremento demografico. Fra la famiglia di lobotomizzati del pompiere (la Bombeiros-family, cosa che fa ridere solo Koris, U Babbu e un Batrace di più di 10 anni fa) e le due bambine capricciosissime sfamate a pasta al pesto con gruviera e ketchup c’è stato da iscriversi al movimento per l’estinzione della specie umana. Unico degno di nota (e poco rompicoglioni), il pargolo di Grenoble che chiede “papà, ma pensi che sia possibile assaggiare tutti i formaggi del mondo?” (Minestrella, forse c’è speranza per le future generazioni).

L’atmosfera era piuttosto distesa, certe serate anche troppo. Koris ha scoperto che esistono tre gradi di sfida cameratisca: alle medie, gara di rutti post ingestione di Coca-Cola; fra i 15 e i 25 anni, competizione a chi ingurgita più alcol, se è possibile in forme disgustose quali vodka-pesca-lemon; in seguito, singolar tenzone a chi riesce a mangiare (e sopravvivere) al formaggio più puzzolente conservato nel frigo da campo. Il formaggio in questione era una toma morbida di pecora, all’apparenza e all’acquisto innocua, che si è rivelata essere tanto pestilenziale quanto buona. Il frigo da campo, riempito di Ossau-Iraty, pecorini del Bearn, il sopracitato puzzone giallastro e un altro formaggio olezzante ma insipido, potrebbe non tornare più come prima.

Piccola digressione personale: Koris è, come al solito, l’unica speleo-femmina in un gruppo di barbuti cromosomi XY. Il via-vai di donne non speleo ha fatto sì che a Koris venisse regolarmente posta la domanda “ma tu non vai in grotta, vero? Sei qui solo per la logistica? Ma il tuo compagno non ti porta a fare passeggiate?”. Ogni volta a ribadire che no, esistono anche portatrici sane di tette cavernicole, tuttavia la necessità di dover spiegare fa sorgere il dubbio di essere il solito alieno, quella che non è né carne né pesce e che non si sa mai quale etichetta abbia. Poi alla fine anche sticazzi dell’etichetta, tanto adesiva quanto codice di comportamento, Koris ha imparato ad essere felice così e se proprio disturba lorsignore in campo speleo dirà di essere gender fluid e di identificarsi come maschio in tuta rossa.

‘thieu ha schermagliato verbalmente col capo della Bombeiros-family, il quale sosteneva come amene come la superiorità del calcio “che fa girare l’economica”, l’inessenzialità delle scuole pubbliche e che “gli statali rubano lo stipendio, bisognerebbe pagarli solo sui risultati”. L’indomani la Bombeiros-family, forse offesa dalle opinioni divergenti, ha fatto i bagagli e se n’è andata senza salutare. Persone che ne hanno sentito la mancanza: nessuno.

Koris ha dovuto ricredersi su un tizio che l’anno scorso pareva iscritto al registro dei Pisellonici insopportabili, e che invece quest’anno si è rivelato persona garbata e piacevole. Koris ha persino fatto un’uscita speleo al BB26 con costui, che si è rivelata essere un’uscita fra nani di Moria. Hanno aperto un passaggio assieme, che ‘thieu ha dovuto ricalibrare per la Gente Alta l’indomani. Ma la Gente Alta dovrebbe rendersi conto che sottoterra è il regno dei nani, quindi adattarsi alla popolazione locale. Soprattutto quando si ha che fare con l’accogliente bacino di Issau.

Esempio di agevole passaggio nel bacino di Issau, più speleo-Koris in omaggio

E anche quest’anno è finita. Koris non è pronta a tornare al caldo marsigliese, allo stagista in scadenza e a preparare la transizione da Neutronland all’ignoto. Ma tant’è, visto che non ha ancora capito come riconvertirsi in pastora di pecore pirenaiche, tocca adattarsi.

Graminacee, vaccini e acqua bollente

Ovvero tendenze autodistruttive di Koris e dove trovarle. O meglio, distruttive e basta, che in tempi pandemici l’integrità strutturale è passata di moda. Quella mentale non era già da prima, quindi figuriamoci adesso, è regredita allo stato di vecchia carabattola, nemmeno un pezzo di modernariato vintage. Alla fine venerdì ‘thieu si è deciso ad andare a recuperare Koris a Neutronland e andare nel Vercors a fare speleo. Fin lì le intenzioni, fra le intenzioni e la realtà c’è come al solito un abisso. Durante il viaggio Koris ha beneficiato di un reflusso di ricordi molesti, siccome sono passati negli stessi luoghi visitati col Sonno Della Ragione nel 2013, compreso il villaggio di Chamaloc dove il tubo di scappamento della macchina disagiata venne riparata con un pezzo di aspirapolvere trovato nella spazzatura. Lasciamo perdere che è meglio.

Per arrivare alla grotta ‘thieu millantava che bastava una mezz’ora di marcia in piano, cosa che si è rivelata essere un’insidia del marketing: il dislivello era sì nullo, ma compensato con discese e risalite di doline in mezzo al bosco, senza sentiero, fra tronchi caduti e con un non trascurabile bagaglio speleo sul groppone. Fra l’altro sfacchinata sterile causa crisi brutta-brutta-brutta (e non di Koris, per una volta) nel pozzo di ingresso, quindi niente, marcia indietro e pive nel sacco, già pesante di suo.

Proprio mentre Koris pensava che, precipitazioni a parte, non poteva andare peggio, si sono palesate le sue nemiche degli ultimi tempi: le graminacee. O meglio, una particolare graminacea di montagna, non si sa quale, che cresce nei pascoli a bassa quota e che provoca una spropositata risposta del Koris-sistema immunitario. Siccome l’evento si verifica in maniera aleatori e massimo due volte l’anno, è alquanto difficile trovare un rimedio. Si tratta comunque di un evento faticosissimo, tant’è che la domenica Koris non voleva più uscire dalla sala sotterranea dello Scialet des Chuats perché fuori c’erano le graminacee che volevano farle violenza nasale e sessuale (potrebbero trovare un modo più contenuto per riprodursi, insomma, sei liberissimo di impollinare chi vuoi e come vuoi, ma a casa tua, cos’è questa ostentazione di polline davanti a tutti, ci sono i bambini…). Koris è rientrata a Marseille per votare a pezzi e con la voglia di svitarsi naso e occhi.

Lunedì aka ieri era il giorno della tanto agognata seconda dose, accessorio fèscion che dovrebbe essere un mai-più-senza del 2021. Siccome Koris è innanzitutto una persona seria e una trentaquattrenne ma senza il trenta davanti, si è presentata al centro vaccinale con la sua maglietta metal. Ha quindi fatto ridere il medico all’accettazione, che cercava di decifrare i nomi, dicendo “qualora vi foste dimenticati di aggiungere i metalli pesanti al vaccino, li ho portati da casa”. Perché è sempre bello farsi riconoscere in qualità di adulti funzionali.

La maglietta metal in questione, con Koris dentro

L’iniezione in sé è andata comme un lettre à la poste, con un altro medico gentilissimo che ha promesso “non sentirà nulla” e così è stato. Koris continua a chiedersi perché tutte le iniezioni e prelievi fatti in Francia le hanno portato davanti gente comprensiva, mentre in Italia è sempre stata liquidata con un “ma figurati se hai paura”. Ma magari è solo sfiga e non siamo qui per fare gli Europei dei sistemi sanitari nazionali.

Koris si era ripromessa di fare mille cose nel tragitto fra il centro vaccinale, invece si è ritrovata a casa col cervello completamente resettato. Forse ci installa Windows 11, dipende se Bill Gates riesce a comandarla a distanza in virtù del presunto 5G. Comunque Koris si era presa la giornata libera per essere del tutto improduttiva, e così ha fatto.

Alla sera si sentiva abbastanza in forma da intestardirsi a cucinare, nonostante ‘thieu si fosse offerto di occuparsi di tutto. Ma no, quel male al braccio non era poi così tanto male, era per lo più una scusa per esclamare di quando in quando “bobo bras!”. E poi siamo onesti, essere fragili non è nella Koris-natura. Certo che Koris avrebbe potuto chiedere a ‘thieu di scolare la pentola d’acqua bollente coi pomodori in ammollo, ma mica sia siamo principesse da salvare. Koris afferra la pentola per il manico con entrambe le mani, muove due passi per la cucina in direzione del lavandino. Tuttavia, come tutti i prodotti Microsoft, anche il chip del vaccino cede nel momento del bisogno: braccio in segmentation fault, mano sinistra che molla il manico, pentola che danza nell’aria. Mano destra e piede destro lessati a dovere, acqua ovunque, dignità umana disintegrata.

Con tre arti su quattro fuori uso, Koris ha avuto una sorta di crollo verticale da vaccino, bruciatura e figura di merda. Ha passato il resto della serata stazionata sul divano, con mano e piede impomatati, braccio sinistro ripiegato e immobile, minacciando di avere un piede funzionale ogni volta che ‘thieu si avvicinava con scuse poco credibili come “tu veux un bisou?”.

Durante la notte Koris era talmente sfatta che le è apparso in sogno il sergente maggiore Pfizer che strillava ai suoi anticorpi “Chi ha parlato?! Chi cazzo ha parlato?! Chi è quel lurido stafilococco, adenovirus e parassita intestinale che ha firmato la sua condanna a morte?! Ah, non è nessuno, eh?! Sarà stato l’escherichia coli buono del cazzo!” più il credo della proteina spike. Queste cose non le inseriscono fra gli effetti collaterali. Che poi diciamocelo, sarebbe uno spot meraviglioso per la campagna vaccinale, riadattare ai vaccini l’addestramento di “Full Metal Jacket”, altro che primule, riaperture e cose pucciose.

Stamattina Koris pare essere un pochino di più in forma umana. Pare, eh. Almeno ha recuperato l’uso degli arti. Non resta che vedere se nelle prossime 24 ore il sergente maggiore Pfizer colpisce ancora.

Strisciando nel verso sbagliato

Questo avrebbe potuto essere uno speleo-post vero, invece è la realtà dei fatti. Oddio, è anche un po’ uno speleo-post, ma meno di quanto avrebbe dovuto essere. Un po’ perché il giorno uno non si è trovato l’ingresso della Foux de Lauret, palesatosi agli occhi solo alle 14 come un buco in falesia per cui c’è voluta un’ora per trovare un secondo armo e scendere in sicurezza (si ringrazia la vespa che ha fatto il nido nel buco dello spit, grande idea). Un po’ perché il giorno due, tornati alla Foux de Lauret fieri e alteri come due zerbini, ‘thieu ha avuto l’ottima idea di far cadere la cartografia di una grotta labirintica in un sifone, nell’unico punto in cui un po’ di corrente l’ha fatta sparire fra i flutti; sono seguiti un sacco di giri a vuoto, senza filo di Arianna e senza minotauro. Un po’ perché il giorno tre ‘thieu lamentava mal di schiena come un Orso nel fiore degli anni e si è rifiutato di andare in grotta. Quindi solita uscita maffa da 2021.

Nella vita di tutti i giorni, al contrario, si striscia alla grande. Koris fa non meglio classificabili cose al lavoro solo perché stagista J deve scrivere un rapporto per il suo stage e magari sarebbe il caso che dentro ci fosse qualcosa. Qualcosa che non è ancora chiaro cosa sarà perché gli spettrometri sono così suddivisi: uno ripartito in Inghilterra, uno non adatto al supporto, uno fa il cazzo che gli pare. Non proprio il massimo della vita. Se fosse capitato a Koris durante il suo tirocinio sarebbe già uscita di testa, ma stagista J è molto più tranquillone della Koris dell’epoca. La Koris attuale ormai è un agglomerato di “esticazzi” in forma umana, quindi ormai si stupisce solo quando qualcosa funziona o fa finta di.

Koris aveva programmato di fare delle irradiazioni la settimana prossima. La programmazione risale a febbraio e da febbraio a oggi è successo circa di tutto. Talmente di tutto che alla riunione di venerdì Koris ha chiesto “ma insomma, le irradiazioni si faranno o no?” e le hanno risposto “podesse, lo scopriremo solo vivendo”. Non c’è un supporto di pezzi da irradiare, o forse arriva martedì, ma non si sa il martedì di quale settimana, di quale anno, di quale secolo. Anche l’acceleratore fa le bizze e non si sa se sia per colpa di un pezzo scassato, o per la rete elettrica non a norma fatta da ammiocugggino che se ne capisce di elettricità perché cambia sempre le lampadine. Quando si saprà? Un giorno. E nel mentre? Boh. Il Capo dimissionario ha buttato lì che potrebbe anche essere colpa dell’acceleratore stesso, che ormai a quindici anni non è più giovanissimo. Quindi? Sticazzi, ha risposto il Capo, tanto dopo Ferragosto mica è più un suo problema. Ha cercato di convincere Koris a spostare le irradiazioni la settimana del 28 giugno, Koris ha risposto che il 28 giugno si cucca una seconda dose di 5G marca Pfizer quindi una cippa le irradiazioni, il Capo ha incoraggiato con “pensaci se non puoi rimandare”. Koris ci ha pensato e ha preso un giorno di ferie per il 28, che va bene tutto ma insomma. Se poi piazzano le irradiazioni i giorni successivi e ci saranno terrificanti effetti collaterali da vaccino, si andrà in laboratorio come quegli eroi moribondi che si buttavano all’assalto legati alla sella. Non è che non ci siamo abituati.

Per il resto meh: Koris disfa ogni cosa che fa. Voleva parlare un po’ del romanzo e di come avanzano le cose, ma meh, anche chissenefrega. Forse l’unica cosa intelligente sarebbe andare in montagna e restarci. Magari con qualche centinaio di metri di dislivello nelle zampe il cervello si mette a funzionare meglio. Magari questa solenne VogliaDiNonFareUnaMinchia si dissipa con l’ossigeno al crescere dell’altitudine. Sarà il caso di investigare. Nel mentre si striscia e nemmeno sottoterra.

Ma facciamo direttamente underground, già che ci siamo

Speleologia casalinga: la cantina

Nel palazzo di ‘thieu c’è una cantina seminterrata in cui nessuno si avventura mai in quanto luogo insalubre, oscuro e per lo più umido. Koris sapeva dell’esistenza del luogo e sapeva anche che la cantina di ‘thieu alberga per lo più fuffa, all’infuori della roba da campeggio. ‘thieu ha troppa paura che i ratti marsigliesi col porto d’armi vadano a sgranocchiare corde e altri armamentari per metterli in cantina.

Quando si iniziava a sentire la primavera nell’aria, o più la primavera il lockdown episodio 3, si era presa la decisione di compare due sacchi di cemento e rimettere in sesto i muri della cantina che, complice l’umidità, si erano disfatti di quella scomoda struttura estetica chiamata intonaco. Visto il meteo novembrino, Koris ha deciso che il fatidico giorno di restauro poteva essere oggi. Tuttavia, prima di iniziare qualunque lavoro, sarebbe stata cosa buona e giusta evacuare i detriti dei muri suicidi. E anche sudici, ma lo scoprirete a breve.

Koris è scesa in cantina armata di una pala, dei sacchi per detriti e un paio di guanti da lavoro macchiati di vernice rossa. Il più fraintendibile degli outfit, perché Koris è anche una persona normale, ma non accade spesso. Il piano era semplice: prendere i detriti, metterli nei sacchi, convincere ‘thieu a tappare i buchi prima del duemilamai. Appena entrata Koris si è resa conto che la memoria le aveva tirato un brutto tiro, i detriti da impacchettare risultano molto di più di quanto si ricordasse. C’è inoltre un angolo buio, oltre la trave da cui pendono le mute, che appare in tutto e per tutto l’antro oscuro degli orrori.

Koris inizia a spostare brandelli di muro con e senza pala, accorgendosi che al suolo c’è qualcosa di strano. Interrogato sulla natura del pavimento, ‘thieu aveva minimizzando dicendo “è uno stabile vecchio, il pavimento è in terra battuta”. Koris, calatasi nella parte di Indiana Koris e il tempio della zozzura, si china ad esaminare il suolo fra calcinacci e fa una sordida scoperta: fra la presunta terra battuta c’è del cartone. Qualcuno non proprio brillante ha avuto l’idea piazzare degli scatoloni a pezzi per… boh, livellare il pavimento? Avere un linoleum effetto marcio a costo zero? A giudicare dalle scritte fa il marciume, qualcuno negli anni ’70 o forse anche prima.

A questo punto la nostra archeologa della spazzatura è catturata dalla fenomenale scoperta e si mette a seguire il pavimento cartonato, estirpandolo perché c’è un limite alle schifezze anche in cantina. Trascinata dall’entusiasmo, si ritrova nell’antro oscuro della cantina, dove il suolo si fa di polvere nera, con frammenti brillanti. Alla luce del casco da speleo, che qui mica ci si improvvisa nella speleologia a chilometro zero, Koris scopre tesori destinati a restare nascosti: bastoni per le tende in ottone dorato e scrostato, la colonna di un lavandino ingiallito, un termosifone venuto da chissà dove, plinti dipinti con affascinante vernice al piombo color caghetto. Bisogna prevedere una gita alla discarica. Koris ha l’incauta idea di smuovere la polvere nera con la scarpa; l’aria si riempie di fuliggine come in una Londra qualsiasi del XIX secolo e dalla polvere emerge un barattolo di yogurt anni ’60-’70. Perché non è l’amore che dura in eterno, è la plastica. Orrore degli orrori.

Koris torna su al terzo piano e si arma di scopa, paletta e mascherina. Torna nell’antro oscuro e si mette a ramazzare, posseduta dal sacro fuoco dell’Amperodattilo che si butta contro la rumenta all’urlo di “REPULISTI!”. Oltre a spazzature di vario genere databili col carbonio 14, Koris trova il cranio di una bestia, forse una volpe, forse il cane degli inquilini precedenti; non avendo rinvenuto altre ossa, Koris decide di pensare che non c’è una carcassa intera sotto i sedimenti, ma solo il cranio messo lì per decorazione. Nel frattempo, si svela agli occhi di Koris la natura dei bizzarri ciottoli brillanti: è carbone, quindi la polvere è vera fuliggine, dal XIX secolo con furore.

‘thieu fa il suo ingresso in cantina che Koris sta soffocando immersa in una nube nera di Mordor. Il soffocamento non le impedisce di urlare che bonificare le macerie di un reattore nucleare è un’operazione meno tossica, stop a tutti questi merdosi carburanti fossili, mettiamo uranio e plutonio dappertutto (le scorie possono essere messe tranquillamente in cantina) e vaffanculo anche al riscaldamento globale. L’operazione di pulizia, ormai trasformata in un risanamento, prosegue a quattro mani munite di scopa e pala. A colpi di ramazza emerge il vero pavimento sepolto nell’oblio dei secoli, che si rivela essere non in terra battuta, ma acciottolato. Emergono anche un paio di occhiali anni ’60, un pennarello indelebile a inchiostro pestilenziale, l’incarto di un Mars, fogli di giornale privi di data e meno male. Koris, ormai un tutt’uno genetico con l’Amperodattilo, è a metà fra l’euforia pulitrice e la furia devastatrice, che a ben vedere sono le due facce della stessa medaglia.

Dopo quasi due ore di ramazzamenti immersi fra le polveri sottili, le polveri di carbone, le polveri di calcinacci e le polveri tout court, Koris e ‘thieu hanno riempito sei sacchi di detriti assortiti e difficilmente riciclabili. Il pavimento è lunghi dall’essere pulito, ma almeno si mostra per quello che è e non più per una distesa uniforme di lerciume. Nessuno ha il coraggio di attaccarsi alla riparazione del muro e la discarica tanto è chiusa, quindi le scorie per ora resteranno in loco. Ci si complimenta dicendo “un bon travail de fait“.

Koris attualmente si soffia il naso in maniera compulsiva e visto che le escono caccole nere (buongiorno, amici poeti!), si lamenta che le pare di essere appena emersa da una miniera delle pagine di “Germinal”. Nel mentre cerca idee per scaffali resistenti all’umidità, che la prossima vittima della speleologia a chilometro zero sarà quell’ammasso di casse tenute insieme dalla muffa che fa da mobilier de rangement dell’antro oscuro. Poi magari ci de-confinano e torniamo a fare della speleologia vera, meno nociva per la salute.

P.S. Appena scrivi che non c’è niente da bloggare l’universo di propone assurde avventure, fai te la vita.

P.P.S Non provate a farlo a casa, ma magari voi altri a casa avete una cantina meno sudicia.

Consiglio di ispiroBot arrivato troppo tardi.

Esperienze contraccettive intensive

“Ci sono anche due bambine in campo speleo, è un problema?”
Koris e ‘thieu hanno imparato che dire “no, figurati, vai tranquillo” comporta un rischio per la salute mentale, la salute fisica, nonché per qualsiasi voglia di portare avanti la specie umana ovvero per il desiderio di procreare.

Che poi Koris avrebbe voluto solo staccare il cervello per quattro giorni, di cui due di ferie abbandonando Stagista J perché non si faccia troppe illusioni. Comunque, staccare il cervello e andare in grotta, vedere cose belle ove possibile, mettere il suo grasso e grosso culo nel vuoto di un pozzo, quindi uscire e mangiare come se il grasso e grosso culo di cui sopra non esistesse. Le Koris-velleità hanno dovuto scontrarsi con la cruda realtà, tanto per cambiare.

“Ma sì, sì, le due puffette se la cavano su corda, non vi preoccupate”
Questa frase è stata parafrasata in “scendono in un regime del terrore, piangendo fiumi di lacrime e preparando la futura fortuna di un terapista”. Già il primo giorno si sono viste scene da dramma che forse erano capricci, forse era terrore, noi di Voyager non sappiamo dirlo. Si pensava di fare due pozzi, ‘thieu ha dato l’alt fermi tutti dopo il primo, con grande frustrazione di quella che sta scrivendo. C’è da dire che all’uscita ‘thieu e Koris sono riusciti a far passare un po’ la paura del vuoto facendola appendere alla corda e facendola contare fino a cinque/dieci/venti con le mani sul casco. Roba che se lo avessero detto prima, nessuno ci avrebbe creduto.

Il peggio del fondo del barile si è raschiato il giorno dopo. ‘thieu aveva proposto di fare una grotta senza corda, ma no, troppo facile, non ci sarebbe stato abbastanza dramma. Dopo un primo pozzo ridicolo, che tuttavia stava per finire in tragedia, ci si è accorti che la grotta proseguiva o in un inaccessibile passaggio a sei metri d’altezza, o in un dedalo di pozzi non proprio canonici. Mentre gli adulti maschi cercavano il prosieguo, la puffetta grande stava piangendo tutte le sue lacrime perché aveva visto dei ragni, nell’indifferenza genitoriale. Koris ha cercato di convincerla che gli aracnidi sotterranei sono innocui e fanno la loro vita, ma davanti al panico ostinato ha convinto la puffetta ad andare altrove, dove non si vedevano creature a otto zampe e troppi occhi. Nel mentre ‘thieu ha trovato il prosieguo della grotta, lo ha armato e ha fatto presente all’altro maschio adulto:
“Non è pensabile che le puffette passino di lì, c’è una calata di 18 metri con posizioni folkloristiche, non si può fare”
“Ah, d’accordo. Allora portatele fuori mentre io e la mia tizia andiamo a fare un giro, poi semmai ci raggiungete”

Rumore di mandibole cadute a terra, forse ci sono passati sopra pure i ragni, non era quello il problema. La riposta giusta sarebbe stata “sticazzi”, ma ‘thieu e Koris erano troppo sbalorditi per riuscire a piazzare la risposta giusta. Toccava portare fuori le puffette, ove fuori era un crinale che dava su una strada, non proprio il posto ideale per far pascolare due under otto. ‘thieu ha passato un tempo lungo chiuso nel suo mutismo che è sempre meglio lasciar perdere. La puffetta piccola, fierissima di sé per aver disceso un piano inclinato tutto da sola, era diventata un Koris-satellite e forse Koris se la sarebbe anche portata giù per P100, in quello stato mentale. La puffetta grande, invece, in aracnofobia pura.

Il problema era il seguente: portare le puffette da una sala all’altra, dove c’è sì il pozzo di uscita, ma anche i ragni. Mentre ‘thieu faceva il cosplay di una statua incazzata, Koris si esibiva nel problema del lupo, la capra e il ragno per far muovere due puffette verso un pozzo, una in lacrime, l’altra che iniziava ad avere freddo. Resasi conto che la situazione aracnofobica non andava risolvendosi, Koris ha urlato a ‘thieu di far uscire puffetta piccola, cosa che è avvenuta senza incidenti. Nel mentre Koris ha tenuto in braccio per un’ora puffetta grande, seduta sulla sua gamba, a cercare di tranquillizzarla.
“Senti, se vado a togliere i ragni dalla sala te la senti di andare fino al pozzo?”
“Shi”
Koris è andata a spostare delle bestiole che non ne potevano nulla, U Babbu docet.
“Ora non ci sono più i ragni, andiamo?”
“No! Nel frattempo sono tornati”
Enorme sforzo per evitare di urlare “SENTI STICAZZI DEI RAGNI È GIÀ UNA GIORNATA DI MERDA ANCHE BASTA”, ma solo perché imprecare nella propria lingua madre aiuta.
“Ho paura che mi mangino le mani”
“Tieni i miei guanti, sono persino rosa, i ragni che comunque non ci sono non ti mordono di certo. Adesso andiamo?”
“NO!”
“Ahem, senti, però dobbiamo uscire… o almeno potresti sedere sulla gamba sinistra, che ormai la destra è preda della cancrena?”
“No, ho paura!”
Scende in grotta San Germano Mosconi a congratularsi con Koris per la sua inventiva nelle bestemmie. Bisognava distrarre la marmocchia in qualche modo perché non pensasse ai ragni e fosse trasportabile fino al pozzo.
“Ho un’idea, cantiamo una canzone!” ha esclamato Koris, che avrebbe voluto cantare ‘osteria numero nove’ ma si è trattenuta “Qual è la tua canzone dei cartoni preferita?”
“Non ne conosco”
“… in che senso non ne conosci? Nemmeno la canzone di Frozen? La conoscono pure i sassi la canzone di Frozen, eddaje…”
“Non li guardiamo mai i cartoni animati”
“E cosa guardate?”
“Netflix con mamma”
“E cosa guardate su Netflix con mamma?”
“Netflix”
Appurato che forse Suburra è adatto alle under 8 e che non conoscere né “Giovanni re fasullo di Inghilterra” né “Questo il mondo fa girar” (ma nemmeno qualcosa di meno vintage) è segno di un’infanzia sprecata, Koris è finita per trarsi d’impiccio facendole recitare le tabelline. Forse non il metodo più piacevole e ortodosso, ma abbastanza efficace perché la puffetta grande pensasse ad altro. ‘thieu e Koris la hanno presa pertrafficata le braccia e portata fino al pozzo, quindi restituita alla superficie.

‘thieu è uscito dalla grotta urlando “viva il coltellino“, nonostante non abbia velleità a cantare da castrato. Koris ha iniziato a mandare messaggi densi di panico all’Amperodattilo chiedendo se anche lei e Orso fossero così nello scorso millennio (“ma figurati, passi lunghi e ben distesi” disse l’Amper, che nel XX secolo usava intimare “questo è un capriccio!” per far cessare sul nascere qualunque intento lamentoso). “Dipende da come li educhi” ha terminato il responsabile ISO-9001 del Cenozoico via WhatsApp. Ecco, di certo dipenderà dall’educazione e della disposizione d’animo, tuttavia certe esperienze mettono la pietra tombale su qualunque eventuale, minima, residua voglia di shakerare gameti e far venir fuori nuovi esseri umani.

P.S. taciamo tutti i capricci corollari perché se no il post diventa un elenco di lamentele infinito.

Ma infatti, visto che il divertimento non si accompagna alla sofferenza, esperienze del genere facciamo anche basta

Scartoffie, mortazze e punta-e-clicca

Le cose continuano ad andare per lo più male, o per essere ottimisti (che sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re), diversamente bene. Koris giovedì è stata convocata in ufficio dalla Capa che poi si è dimenticata di venire, cosa che la faceva molto ridere e che non faceva ridere Koris proprio per un cazzo, e che la ha fatta ancor meno ridere di fronte ai mostruosi ingorghi generati dal coprifuoco sul ritorno (due ore ore per arrivare a casa, voglia di fare seppuku con flacone del gel idroalcolico). “Ah, sei coraggiosa ad andare a fare le misure in Ile-de-France, sanno che non dovevano chiederlo a me perché mi sarei rifiutata” ha proclamato. Ecco, perché è sempre più facile imporre a chi non ha alcun diritto di rifiutare. La vita della Capa deve essere meravigliosa. Ancora una volta, come disse Whisper in quel lontano 2006 seduto nei banchi dell’aula magna di fisica, “c’è chi può; noi non può”. Venne forgiato il manifesto di una generazione e non ne fummo nemmeno consapevoli.

Ciò nonostante, in questo mare di materia maleodorante ci sono piccole cose che potevano andare storte e che invece hanno avuto la buona grazia di non farlo; cosa che il 2020 ci ha insegnato non essere così scontata. Venerdì pomeriggio Koris è andata in un altro municipio marsigliese per ritentare le pratiche per la carta d’identità francese. L’operazione poteva avere solo due risultati: il successo oppure l’ergastolo per strage. Koris si è presentata con una mole di scartoffie degna di un Vogon, dall’inutile codice fiscale italiano al certificato di possessione firmato dal papa, sperando che la sportellista avesse voglia di lavorare. Koris ha altresì scoperto che la patente di guida non è considerata un documento valido nell’ottavo arrondissement ma nel sesto sì, che il suo certificato di naturalizzazione non è un falso nonostante tutto, e che ci voleva meno tempo a fare la pratica che a litigare con l’addetta. Ora pare stiano lavorando alla sua carta d’identità e al suo passaporto, vedremo come andrà a finire. Probabilmente male, ma a questo punto non è più sotto la Koris-giurisdizione.

Sabato Koris era a mangiare un panino polvere e mortazza nei meandri dell’Adaouste, perché finché non ci incatenano in casa continueremo ad andare in grotta, anche col coprifuoco. Di solito all’Adaouste, la grotta in cui si lavora al rilievo dal 2016, Koris si fa due palle così, ma stavolta ammette che le ha fatto del gran bene. L’unica spiegazione plausibile è la vecchiaia, oppure il bagaglio di stanchezza che non ne vuole sapere di scendere dalle Koris-spalle, e non dipende da quanto si dorme o cosa si fa, è una stanchezza che sta dentro e ha chiamato un designer ad arredare gli interni perché intende restare. Ci vorrebbero due settimane di Pierre Saint Martin, anche con la neve e i pozzi ghiacciati, a surgelarsi le chiappe, a mangiare come fogne ignobili e addormentarsi carichi di quella stanchezza sana che ti dà l’impressione di vivere e non solo di esistere.

Su note meno poetiche, Koris durante la settimana ha comprato su GoG un punta-e-clicca dal titolo “Syberia“, un po’ con la scusa di provarlo prima di spacciarlo all’Amperodattilo, un po’ per giocare a qualcosa che avesse una trama. Pensava che le sarebbe durato per un po’, che tanto ormai sa darsi una regolata sul tempo passato a giocare, non è mica come quando si doveva finire Final Fantasy VIII che Koris e Orso si ritrovarono catapultati dalle 14 alle 19 senza sapere perché. Ecco, no, tutte menzogne: comprato mercoledì pomeriggio, Koris ha finito il gioco domenica sera. Con un po’ di imbarazzo perché alla sua età bisognerebbe avere un po’ di autocontrollo, invece col cappero. All’età dell’Amperodattilo invece no, come dimostrano certe conversazioni.

“Amper, allora, ha finito il tuo punta e clicca di Sherlock Holmes?”
“Certo, ne ho già cominciato un altro! Ieri ci ho giocato tre ore perché devo trovare un modo per passare un molo, Holmes non vuole andare nell’acqua e devo trovare una tavola o non so cosa…”
“Poi eravamo noi che eravamo sempre attaccati alla Play Station da piccoli, eh… “
“Non è vero, io giocavo con voi! Non vi ho mai detto che ci stavate troppo”
“Se il gioco ti piaceva, se no ci stavamo troppo”
“OVVIO”

Insomma, Koris aveva un po’ di vergogna per questo suo binge gaming degno di una quindicenne. Poi ha scoperto che giovedì deve tornare in ufficio in presenza, come se non ci fosse un coviddi e come se non ci fosse un coprifuoco generatore di ingorghi, per cui la vergogna ha ceduto il posto all’istinto di sopravvivenza. Del resto, come disse Orso, “se si preparano tempi duri è meglio arrivarci rilassati”, quindi tanto vale fini i giochi che si hanno in ballo.

“La vita è il segno che ci stai provando”, mica detto che ci stai riuscendo (sempre inspirobot)

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