Archivi categoria: Fantasy

Fra un aggiornamento e l’altro

La vita reale è quella cosa che succede fra un aggiornamento del blog e l’altro, quando non succede niente di importante da essere riportato. O meglio, accadono una miriade di piccole cose insignificanti da riportare in un blog. O meglio, che se riportate susciterebbero il sempreverde commento “esticazzi?”. Bene, questo è un post puntiforme esticazzistico riassuntivo. Peggio di così ci post col conto delle calorie di ogni pasto delle anoressiche di Splinderiana memoria, reperti dei primi anni del secolo. Ordunque, in questi giorni:

  • Koris ha confermato il detto di Lovecraft secondo cui non è morto ciò che eternamente giace, in particolare gli equipaggiamenti informatici. Mesi fa il suo hardisk esterno chiamato Memup pareva aver esalato l’ultimo respiro portandosi dietro gigabytes di film, serie e reliquie software di vario genere. Koris lo aveva rimpiazzato con due nuovi hardisk (il backup e il backup del backup). Due sere fa, colta da follia, Koris ha riesumato Memup dalla polvere della libreria, ha smontato il case e ci ha soffiato dentro, come i peggiori niubbi. Memup è tornato alla vita, facendole una pernacchia per aver comprato backup e backup del backup;
  • Memup ha riesumato con sé una filmografia epico-fantasy della peggior specie, che non ha giovato al Koris-inconscio, già di per sé devastato. Ergo Koris sogna ad occhi più o meno chiusi di gente in armature di dubbio gusto, di neri signori oscuri che forse non sono proprio neri ma solo sporchi, di draghi che risolverebbero il problema del traffico mattutino e altra roba che non sfigurerebbe in una canzone di Rhapsody of Fire;
  • è uscito “Beyond the Red Mirror”, il nuovo album dei Blind Guardian (per peggiorare il punto precedente). Koris è passata dall’eccitazione molesta al fare “da da da” con annesso headbanging su qualunque assolo di chitarra in qualunque posto si trovi (lavoro, bus, gabinetto). Ma poi le passa, eh. Tempo di ascoltare “The Throne” e “Grand Parade” venticinque volte cadauna nei prossimi tre giorni. (Nei commenti su IuTubbe si lamentano che l’album voglia assomigliare troppo a “Nightfall”, Koris risponde un “Ce ne fossero!”, con gli occhi a cuoricino).
  • visto il diluvio domenicale, Koris ha guidato in autostrada per la prima volta, uscendone inaspettatamente indenne. La scusa era andare a fare boulder nella Palestra dei Fighetti, quella con la peggiore musica si possa avere in una palestra di arrampicata. Ne è seguito un intenso dolore ad avambracci, spalle e orecchie.
  • i bioritmi di Koris sentono la primavera e hanno deciso di anticipare la sveglia di 5 minuti. Permettendo così a Koris di arrivare al lavoro alle otto e cullare l’illusione di uscire presto. Solo che poi a mezzogiorno scoppia il merdone, si mangia appena e si finisce per uscire alle sei. In ritardo per andare ad arrampicare, nell’unica congiunzione astrale in cui gli altri sono in anticipo. Così Koris fa cose a caso e si ammazza su un 6a+ che però è troppo facile per essere un 6a+. Vabbè, robe da arrampicatori (scarsi);
  • Koris non riesce a capire se quelli che stanno spuntando sono addominali o panza generica. Visto quello che mangia, si propende per la panza. Se no Junior ha proposto anche l’Alien.
  • un tipo, dopo aver ascoltanto l’orribile parlantina francesizzante di Koris, ha esclamato: “Si sente che lei ha l’accento del Midi! Viene da Tolosa, vero?”. Come no.

In tutto ciò, domani arrivano i Maiores per dare una sorta di placet (o non placet o “fa proprio cacare”) a una possibile Koris casa. E avere l’Amperodattilo sotto lo stesso tetto è una sorta di audit per il disordine casalingo. Sarà il caso di trovare il tempo per nascondere i detriti radioattivi che girano per il salotto.

Hipster della Terra di Mezzo

(Post con insostenibile contenuto di roba fantasy per nerd gravi, sentitevi autorizzati a saltarlo)

Per una ragione o per un’altra, Koris aveva visto solo qualche spezzone di “Lo Hobbit: un viaggio inaspettato”, glissando sulla sua ignoranza a cui in questi giorni ha deciso di porre rimedio. Sia chiaro, aveva letto il libro in prima media, in un’era remota in cui Peter Jackson non aveva ancora portato Tolkien al di fuori dei circoli di nerdoni brufolosi e la traduzione italiana de “Il signore degli anelli” era una roba illeggile che pareva spuntata fuori dagli abissi della prolissità. Altro che Terza Era, insomma, il mondo era giovane.
Nota numero uno al film: fra il design scelto per il drago e il doppiaggio di Gandalf affidato a Proietti, Koris si aspetta sempre che Smaug se ne esca con “Ricorda il tuo credo, cavaliere dell’Antico Codice”. Poi si rende conto che non sta guardando Dragonheart e si mette a piangere perché Dragonheart è quel trauma infantile per i nati fra gli anni ’80 e ’90 per cui non si può non frignare al solo ricordo.
Nota numero due: Koris ha il grossissimo problema di essere fra le 32 persone (fra cui Orso) che hanno sbavato di gioia leggendo “Il Silmarillion”, probabilmente il libro più sottovalutato di tutto l’universo fantasy (una volta che si è sopravvissuti alla prima mortale parte del Valaquenta). Questo fa sì che Koris veda le cose nell’ottica del Silmarillion, quando gli elfi erano cazzuti e Sauron era solo la colf del Vala cattivo cattivissimo. Quindi ogni trenta secondi circa boffonchia “Quando c’era Morgoth, i Balrog arrivavano in orario”.
Koris si trova di fronte armate di orchi (“orchetti” secondo quell’atroce traduzione del suo “Signore degli anelli”; siamo seri, chi minchia avrebbe paura di un’armata di orchetti?) e pensa che che un Feanor qualunque li avrebbe fatti fuori a rutti. Fingolfin si sarebbe pucciato Sauron nel caffèlatte, facendosi un piercing al sopracciglio con l’Unico Anello. Insomma, per Koris il cattivo cattivissimo del film è il Balrog di Moria. Invece ti tocca Legolas, l’elfo precisino che non si spettina nemmeno quando Azog lo piglia a cazzotti in faccia. Così fighetto da suscitare in Koris il commento “Teleri dimmerda” ogni volta che le sue orecchie a punta compaiono sullo schermo.
Tutto ciò porta a un terzo punto: Galadriel è una degli elfi fighi, una dei Noldor, di quelli che hanno combattuto il male per davvero, mica questa robetta da corso di necromanzia per corrispondenza. Bene, allora perché non fa l’equivalente di una mazza in nessuno dei sei film fin d’ora usciti, a parte giocare al “io ve lo avevo detto”? Forse non voleva rubare il divertimento agli altri. O forse nel montaggio si sono dimenticati la battuta “Ahò, Elrond, io sto ar cesso, occupatene un po’ tu de ‘sto zozzone de Sauron e caccialo fori dai cojoni”. Però suona un po’ poco elfico.
Ecco, Koris si ritrova ad essere una sorta di hipster della Terra di Mezzo, di quelli che si aggirano dicendo “Non c’è niente di meglio della musica degli Ainur“, da annoverare fra le persone sgradevoli.
Ma è tutta colpa del week-end piovoso, appena sbucherà il sole tornerà Koris-normale. Forse.

Topicless

E no, non un post sul topless, per quando l’argomento potrebbe ramazzare un buon numero di visitatori, armati delle peggiori intenzioni, ma pur sempre visitatori. Manca la materia per il soggetto, per quanto l’arrampicata abbia incredibili effetti collaterali che nessuno si aspettava.
Comunque sono giorni così, in un dicembre che si è svegliato all’improvviso urlando “ehi, ma è inverno!” e fine della pacchina. Anche fine dei diluvi, il che non è completamente negativo, se non ci fossero 5 gradi. E MeteoFrance che per il week-end si ostina a prevedere pioggia, stronzi. E Koris non ha un partner fisso per arrampicare in palestra. Va a finire che bisogna ripiegare sul Gigione con alto fattore di accollo. Dei Ctoni, salvateci voi.
Koris aveva idee per alcuni post, ma nessuno è venuto alla luce. Questo perché è un periodo della Koris-esistenza in cui si passa dal “Meh” all’euforia senza una ragione evidente. La dura vita degli incoerenti.
Koris avrebbe voluto scrivere:

  • della Koris-Mobile, ribattezzata da Junior “La Ya(xa)ris”, che si è rivelata la supermacchina dei sogni in quanto parte persino in terza, dettaglio fondamentale per chi ha incomprensioni col cambio. Che non è poi così spaventosa, una volta compreso che ci sono cose fantascientifiche come lo sbrinatore del lunotto posteriore e il tergicristallo, tutti accessori assenti sulla Panda che fanno molto Enterprise (soprattutto per il numero di bottoni presenti). Solo che ora bisognerebbe darle un po’ di benzina e la cerca del distributore manda Koris in segmentation fault. Che finché si tratta di fare su e giù la strada di Luminy è un conto…
  • di quell’incontenibile voglia di mollare tutto e partire per i mari del Sud, per prendersi una pausa dai problemi dell’emisfero boreale. Se a Koris prestano un altro libro sull’Antartide, sarà il caso che ci sia un biglietto aereo per Ushuaia. Senza contare che c’è chi da per scontato che un giorno Koris pubblicherà un selfie con un pinguino e la scritta “Tanti saluti da McMurdo”;
  • della necessità di imparare una quarta lingua, possibilmente il giapponese. Colpa della saga samuraica inguardabile cercata dal 2003 e finalmente trovata. Ma in giapponese e senza sottotitoli. Tranne la prima puntata, caricata su Youtube per aumentare la Koris-frustrazione. Senza contare che Koris ha quasi finito il primo anime della sua vita e quell’anime è Nichijou. Urge tornare a “Tette&Cardinali”, aka “I Borgia”;
  • alcuni post sui rifiuti nucleari: Koris ha scoperto che esistono mummie radioattive e vuole renderne edotto il mondo;
  • alcuni post cinco-cazzeggianti sui sentimenti umani e sulla spiccata preferenza per draghi, salamandre e Wurm spinati;
  • alcuni post emo-deprimenti su quanto la vita faccia schifo, con annessa retrospettiva delle cazzate commesse.

Solo che poi succede sempre qualcosa e Koris non scrive. Colpa delle mummie radioattive.

L’arrivo delle Tenebre

Per lunghe ere i Valar dimorarono felici nella luce degli Alberi di là dalle Montagne di Aman, ma tutta la Terra-di-mezzo giaceva nel crepuscolo sotto le stelle. Allorché le Lampade splendevano, la crescita vi si era iniziata, mentre adesso era interrotta perché tutto era tornato buio. Ma già le più antiche cose viventi erano sorte: nei mari le grandi alghe e sulla terra l’ombra di grandi alberi; e nelle vallate tra le colline avvolte dalla notte v’erano nere creature vecchie e forti. A quelle terre e foreste di rado andavano i Valar, salvo i soli Yavanna e Oromë; e Yavanna si aggirava tra le ombre, dolendosi perché la crescita e la promessa della Primavera di Arda erano sospese. Ed essa mise sonno su molte cose che erano sorte durante la Primavera, per modo che non invecchiassero ma restassero in attesa di un tempo di risveglio che ancora sarebbe stato.
J.R.R. Tolkien, “Il Silmarillion”

Ovvero: è arrivata l’ora solare, il Morgoth ha regalato un’ora di sonno in una giornata e le giornate di Koris si sono accorciate di tre ore, aggiungendo al tutto una glassa di stanchezza cronica appena il sole declina oltre l’orizzonte. Domenica Koris si è penosamente addormentata in macchina mentre tornava da Martigues, luogo in cui le falesie hanno la solidità dei crackers. Riaperti gli occhi all’altezza della stazione di St. Charles, vedendo le luci cittadine era fermamente convinta che fosse troppotardissimo. Ed erano a mala pena le sei.
“Beh, si dice che l’ora solare sia più naturale per gli esseri umani”
“Allora io sono stata sintetizzata in laboratorio”
Ergo Koris è una sorta di girasole zombie che alla mattina si stressa perché il sole è già sorto (pertanto è arbitrariamente tardi), alla sera invece mangia ad orario bernese e si addormenta ad un’ora in cui le galline stanno ancora guardando la tv. Inoltre, con le energie che si ritrova e il freddo che comincia ad assediare anche la Provenza, l’unico spirito di iniziativa di Koris concerne l’esplorazione di quello che Orso chiama “l’inesplorato fondo del letto” (ovvero quella parte in cui i piedi si ritrovano in una morsa glaciale e i Boogeymen di sorta hanno piantato il bivacco).
Soluzioni a questa situazione miserabile:

  1. Migrare in Georgia Australe verso l’estate antartica, dove il sole non scende mai sotto l’orizzonte;
  2. Risvegliarsi a primavera, al ritorno dell’ora legale. Possibilmente di venerdì

P.S. In francese il Boogeyman è detto “Croque-mitaine”, etimologicamente “il mangia-gatti”. L’Amperodattilo dovrebbe usarlo per minacciare Spin.

Vergogna è far del male

Il titolo è una massima dell’Amperodatillo, tramandata di generazione in generazione, che esorta a vivere una vita serena fregandosene dell’altrui giudizio e pensiero, a patto che si rispetti il fondamentale “la mia libertà del mio pugno finisce dove comincia il naso di un altro”. Seguendo tale filosofia si dovrebbe vivere una vita tranquilla e rilassata, in cui andare al lavoro in pigiama lilla e scarponi da sci leggendo “La critica della ragion pura” di Kant non crea nessunissimo problema.
Solo che Koris (e manco l’Amperodattilo) non è mai stata un’adepta fedele e si vergogna di un sacco di cose, tranne in certi giorni in stato di grazia in cui se ne frega del mondo. Ma in linea di massima tende a celare gran parte delle sue attività dietro una cortina di fumo, cambiando repentinamente argomento quando il discorso cade da quelle parti. Alcuni esempi:

  • “Cosa stai leggendo?”
    Risposta vera: “Storia di Napoleone e della Grande Armée nel 1812”
    Risposta di Koris: “Niente, un libro di storia”
  • “Cosa fai stasera?”
    Risposta vera: “Scrivo il mio romanzo che ormai è la tela di Penelope”
    Risposta di Koris: “Niente di che, sto al computer”
  • “Cosa stai guardando?”
    Risposta vera: “E.R. Medici in Prima Linea”
    Risposta di Koris: “Una vecchia serie”
  • “Hai dei progetti per domenica sera?”
    Risposta vera: “Vado a giocare di ruolo che ho un’elfa oscura che si sta creando un esercito di non morti”
    Risposta di Koris: “Vedo degli amici”

Ovvero, come dare il minor numero di dettagli possibile sulla propria vita privata pur non essendo una spia del KGB. Tante volte questa situazione porta a scoperte incredibili per conto terzi e finisce con “averlo saputo prima!”.
Venerdì, causa sciopero selvaggio dei bus in un’ottima porzione del dipartimento, Koris si è fatta portare a casa da una collega. Una carina, sempre in ordine, sempre sorridente, madre di tre bambini. Ora, se c’è una cosa che mostro-Koris detesta è la conversazione riempitiva fra pseudo-sconosciuti. Koris non ha mai preso “Conversazione Generale 1 e 2” come corso opzionale all’università. E in più è timida.
Poi la collega ha fatto la fatidica domanda: “Cosa fai questo week-end?”.
E qualcosa nei circuiti a risposta automatica deve essere andato storto. Forse il superego dormiva. Forse il filtro della vergogna si era intasato sulle calze bucate dal ginocchio in giù.
“Domenica sera vado a giocare di ruolo da amici”
Oh no, Koris, lo hai fatto. Ben che ti vada adesso ti si accolla l’etichetta NERD sulla porta dell’ufficio. Oppure ora ti tocca spiegare di qui fino alla stazione cosa sia un gioco di ruolo e se ti va bene ti prende per matta. Senza contare che poi ti chiederanno ogni giorno se la sera prima sei andata a giocare di ruolo, come i Cojones con l’arrampicata l’anno scorso.
“Fico! Io attualmente faccio il tecnoprete in Dark Heresy.”
E finisce che si passano tre ore a discutere l’eterna disputa elfi contro nani, delle campagne che partono serie e finisco a tarallucci e vino, di giocatori che si mandano affanculo in gioco e si sposano nella vita reale.
Anche se non lo avresti mai detto. Anche se non l’avresti ammesso nemmeno sotto tortura. Anche se il gioco di ruolo è po’ come il Fight Club, ergo “non parlare mai del gioco di ruolo”.
Ma Koris ha deciso di cambiare vita, ergo le gente pensi quel che vuole, lei del suo essere ruolista ne parla eccome. Tanto non fa del male a nessuno [1].

1. Nel “nessuno” non sono compresi personaggi non giocanti scassapalle, gente incauta che fa arrabbiare un mezz’elfo oscuro prima di colazione, svenevoli elfi silvani e chiunque si trovi sulla traiettoria di un 19 tirato sul D20.

Growing old

Growing old, ovvero invecchiare. Il che significa passare il sabato a ciondolare per casa facendo un lavoretto qui, un altro là, inconcludenti come gatta Spin.
Significa anche decidere che si è giovanissimi, andare dal gruppo di arrampicatori a spadroneggiare e dire che vuoi rientrare entro le 18, che ci hai da fare.
Significa anche che nonostante la situazione paresse volgere al peggio dal punto di vista arrampicatorio, ad arrampicare ci vai eccome. E fai anche la fichissima comportandoti come un’abbruttita dalla vita sul terzo 6a. E poi prendersi lo zaino e cambiare sito, perché al sole fa ancora caldo.
Significa anche farsi portare a casa di Van a giocare di ruolo, che il maître de jeu ha la vena sadica/omicida e se arrivi in ritardo magari decide di usare il tuo personaggio come vittima designata. E invece finisce che il tuo personaggio è l’uno che resta in piedi in tutta la compagnia e probabilmente diventerà un necromante a capo di una banda di non morti. La vita, ma anche la non-vita, a volte è ingiusta.
Significa anche tornare a casa scoprendo che c’è una tangibilissima possibilità che si faccia una serata gioco venerdì a casa tua. Solo che tu non ne sapevi niente. E ti rimproverano del tuo immedesimarti troppo nella tua elfa bionda.
Significa anche sapere che è l’una, doversi ancora fare la doccia, asciugarsi i capelli e lavare i piatti della colazione. Una gioia.

Ma invecchiare significa soprattutto non voler esistere il lunedì mattina dopo cotanta domenica, correre seriamente il rischio di addormentarsi ovunque (sia esso sul bus, sul cesso o in riunione) e dirsi che ormai l’età avanza e forse è venuto il momento di darsi una regolata. E lasciare il testimone di Weekend Warrior agli under-25.

Piesse: se poi mentre cerchi “tecniche per recuperare il boro radioattivo” Google ti suggerisce “tecniche per recuperare il tuo ex”, capisci che forse era meglio se fossi rimasta a recuperare le ore di sonno mancanti.

Disordine, negoziati e ritorno all’adolescenza

L’altro giorno la Tacchettina doveva essere in vena di attaccare briga, quindi ha portato tacchi e culo in ufficio, col suo fare da segretaria isterica.
“Koris, la tua scrivania non può restare in questo stato!”
Effettivamente, la scrivania di Koris è un delirio di pile di fogli contenenti in maniera omogenea prove d’esame, relazioni di laboratorio, cazzetti stereotipati a mo’ di glifi durante le riunioni, articoli stampati e liste delle spesa. Koris è cosciente che si tratta di un casino, ma lei lo chiama “il mio disordine organizzato”, eufemismo coniato con Iset sui banchi del liceo per giustificare il bordello cosmico che le due si trascinavano dietro.
“Perché la mia scrivania non può restare in questo stato?”
“Perché è un casino! Fa disordine nell’ufficio! Guarda la mia, è vuota e ben ordinata, con tutto al suo posto. Se viene qualcuno cosa pensa di noi, eh? Che assumiamo gente casinista?”
“Sai, quando ero laureanda in OPERA c’era un motto che circolava in laboratorio”
“Sarebbe a dire?”
“A clean desk is a sign of a sick mind”
La Tacchettina si è gonfiata come un rospo in amore, ha assunto una sfumatura color papavero e ha girato sui tacchi, lasciando Koris nel suo regno dell’entropia. Voci di corridoio dicono che sia andata a piagnucolare dalla Capa, ma a Koris gliene frega alquanto. Sono trent’anni che l’Amperodattilo cerca senza successo di portare Koris sulla via dell’ordine, non sarà la Tacchettina a vincere la crociata.

Koris ha fatto quello che per telefono pareva più un negoziato che un colloquio. Che quest’anima da diplomatico del io so’ io e voi nun siete un cazzo non si sa bene da dove sia uscita, ma tant’è. Koris ha posto le seguenti condizioni per un suo eventuale trasferimento nella piattazza parigina dell’Ile-de-France:

  • iniziare a settembre e non domani perché in fondo spes ultima dea;
  • stipendio lauto per poter far fronte al logorito nervoso della capitale;
  • un mese di prova prima dell’assunzione totale anziché quattro previsti;
  • possibilità, alla fine dei sei mesi del progetto, di filarsela nuovamente in terre dal clima meno truce, fosse anche l’umida Lione.

Le toccherà spendere circa 200 pippi (Orso cit.) per farsi un Marsiglia-Parigi in giornata, ma hai visto mai. Intanto si convince si essere una situazione in cui non può che finire bene, quindi relax. Crediamoci.

 Koris sta ricadendo in un pericolosissimo trip a base di samurai e marescialli di Francia, per altro con una certa virulenza. L’altro giorno è entrata nella sua libreria di fiducia e non è riuscita a uscirne senza un libro sui marescialli di Napoleone, nonostante abbia già N-mila tomi in argomento. Peggio di una teenager shophaolic in un negozio di scarpe durante i saldi. Sarà che sta leggendo le memorie di Ségur sulla campagna di Russia del 1812 come se fosse un ultras, ditribuendo colpi di “coglionazzo” a destra e a manca perché si lascia trasportare dagli eventi, e chi le fa uno spoiler è morto. Il trip sui samurai viene di conseguenza quando del tutto casualmente si scopre che dopo cinquant’anni hanno fatto una nuova edizione di “Sekigahara” di Ryotaro Shiba, quindi magari c’è persino speranza che lo traducano, magari. In realtà Koris stava cercando “Re in Eterno” di White, ma quando è stata dirottata su un sito di testimoni di Geova è rimasta un po’ perturbata.

Comunque c’è bisogno di qualche giorno di vacanza, prima che Koris decida di dire merde! (cit.) a Tacchettina e Parigini per ritirarsi a scrivere pagine di infima qualità su gente incazzosa e testosteronica armata di katana a Waterloo, magari a dorso di drago. Sì, è in uno stato mentale in cui potrebbe farlo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: