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50 sfumature di muffa

La primavera provenzale è stata allegramente sostituita da una non ben determinata stagione che chiameremo, per semplicità, Silent Hill. Cielo plumbeo, umidità folle. Ma a differenza del Silent Hill marcato Konami, ci sono venti gradi. In verità non siamo sicuri che a Silent Hill facesse freddo, bisognerebbe chiederlo a Dahlia Gillespie.
Fine della parentesi retro-gaming.
Si dovrebbe vivere sotto la doccia. O dentro la doccia, come una muffa. O una blatta. Koris continua a rimpiangere l’assenza di tale emoji su wazzapp, ultimamente ne farebbe un uso smodato.
Koris-il-lichene avrebbe voluto arrampicare sabato, ma l’universo le ha fatto le pernacchie. Ha quindi passato il tempo a fare quel milione di piccole cose che deve fare da secoli, ma il cui interesse è tale che vengono rimandate a data da cestinarsi.
Fra le piccole cose figurava il tentare il tutto e per tutto per sbloccare la rotellina dei tempi di esposzione della Pentax, soggetta al brutto vizio del “faccio il cazzo che mi pare”. Koris si era quasi serenamente rassegnata a investire 600 euri in una Pentax K-3 usata. Poi ha scoperto che la sua macchina fotografica, programmata per 100000 scatti dell’otturatore, ha fatto solo 22666 foto. I Koris-risparmi sono stati quindi convertiti in un solvente per circuiti riottosi e la Pentax s’è fatta uno shampoo al toluene. Sembrerebbe che la rotellina sia tornata a più miti consigli, quindi eviteremo la spesa folle. Al, solito, la macchina fotografica non era rotta, era solo zozza. Ora non resta che convincersi che in fondo il grandangolo non è cosiì necessario e il conto in banca è al sicuro. Un soldo risparmiato è un soldo guadagnato, come diceva lo Sceriffo di Nottingham.
Koris venerdì dovrebbe partire per il campo speleo, ma siccome si sente un lichene non vorrebbe riatardare l’esplorazione a tutti gli altri. Ha espresso la possibilità di non venire. Le è stato risposto, più o meno, “manco po’ ‘o cazzo”. Staremo a vedere.

Frenetica comunicazione di servizio

Koris è viva.
Il blog è vivo.
Il bidet è vivo, ma per goderselo appieno bisogna aspettare ancora. In pratica i comodi dell’Ikea che per installare la cucina ha implementato un percorso a ostacoli a base di appuntamenti a incastro. Bisogna essere molto zen per non uscire di testa.
Se non ci fosse ‘thieu Koris si sarebbe probabilmente districata molto peggio. E non solo per avere qualcuno che guidi il furgone o forti braccia che portino giù le cassettiere dal quinto piano. Oh, no. Mica solo per quello.
“Credo che le viti siano intercambiabili, a meno che tu non abbia calcolato la hamiltoniana e scoperto che i loro numeri quantici di spin le determinano in modo univoco”
Ecco, anche per questo. Ma non solo.
Nella casa nuova sono stati montati letto e armadio. Il resto vegeta nei cartoni in attesa che Koris si degni a ricostituire il tutto. Magari il giorno in cui avrà una cucina, magari nel duemilamai.
Nel mentre Koris ha una tuta speleo sua, a sua misura, XS. E la cosa la rende felice. E mancano 26 giorni alla partenza per il campo speleo a La Pierre Saint Martin.
Restate tonnati.

Fra un aggiornamento e l’altro

La vita reale è quella cosa che succede fra un aggiornamento del blog e l’altro, quando non succede niente di importante da essere riportato. O meglio, accadono una miriade di piccole cose insignificanti da riportare in un blog. O meglio, che se riportate susciterebbero il sempreverde commento “esticazzi?”. Bene, questo è un post puntiforme esticazzistico riassuntivo. Peggio di così ci post col conto delle calorie di ogni pasto delle anoressiche di Splinderiana memoria, reperti dei primi anni del secolo. Ordunque, in questi giorni:

  • Koris ha confermato il detto di Lovecraft secondo cui non è morto ciò che eternamente giace, in particolare gli equipaggiamenti informatici. Mesi fa il suo hardisk esterno chiamato Memup pareva aver esalato l’ultimo respiro portandosi dietro gigabytes di film, serie e reliquie software di vario genere. Koris lo aveva rimpiazzato con due nuovi hardisk (il backup e il backup del backup). Due sere fa, colta da follia, Koris ha riesumato Memup dalla polvere della libreria, ha smontato il case e ci ha soffiato dentro, come i peggiori niubbi. Memup è tornato alla vita, facendole una pernacchia per aver comprato backup e backup del backup;
  • Memup ha riesumato con sé una filmografia epico-fantasy della peggior specie, che non ha giovato al Koris-inconscio, già di per sé devastato. Ergo Koris sogna ad occhi più o meno chiusi di gente in armature di dubbio gusto, di neri signori oscuri che forse non sono proprio neri ma solo sporchi, di draghi che risolverebbero il problema del traffico mattutino e altra roba che non sfigurerebbe in una canzone di Rhapsody of Fire;
  • è uscito “Beyond the Red Mirror”, il nuovo album dei Blind Guardian (per peggiorare il punto precedente). Koris è passata dall’eccitazione molesta al fare “da da da” con annesso headbanging su qualunque assolo di chitarra in qualunque posto si trovi (lavoro, bus, gabinetto). Ma poi le passa, eh. Tempo di ascoltare “The Throne” e “Grand Parade” venticinque volte cadauna nei prossimi tre giorni. (Nei commenti su IuTubbe si lamentano che l’album voglia assomigliare troppo a “Nightfall”, Koris risponde un “Ce ne fossero!”, con gli occhi a cuoricino).
  • visto il diluvio domenicale, Koris ha guidato in autostrada per la prima volta, uscendone inaspettatamente indenne. La scusa era andare a fare boulder nella Palestra dei Fighetti, quella con la peggiore musica si possa avere in una palestra di arrampicata. Ne è seguito un intenso dolore ad avambracci, spalle e orecchie.
  • i bioritmi di Koris sentono la primavera e hanno deciso di anticipare la sveglia di 5 minuti. Permettendo così a Koris di arrivare al lavoro alle otto e cullare l’illusione di uscire presto. Solo che poi a mezzogiorno scoppia il merdone, si mangia appena e si finisce per uscire alle sei. In ritardo per andare ad arrampicare, nell’unica congiunzione astrale in cui gli altri sono in anticipo. Così Koris fa cose a caso e si ammazza su un 6a+ che però è troppo facile per essere un 6a+. Vabbè, robe da arrampicatori (scarsi);
  • Koris non riesce a capire se quelli che stanno spuntando sono addominali o panza generica. Visto quello che mangia, si propende per la panza. Se no Junior ha proposto anche l’Alien.
  • un tipo, dopo aver ascoltanto l’orribile parlantina francesizzante di Koris, ha esclamato: “Si sente che lei ha l’accento del Midi! Viene da Tolosa, vero?”. Come no.

In tutto ciò, domani arrivano i Maiores per dare una sorta di placet (o non placet o “fa proprio cacare”) a una possibile Koris casa. E avere l’Amperodattilo sotto lo stesso tetto è una sorta di audit per il disordine casalingo. Sarà il caso di trovare il tempo per nascondere i detriti radioattivi che girano per il salotto.

Venite già dormiti

Al telefono.

Koris: “Non so perché, è un periodo che mi addormento ovunque. In autobus, al lavoro se non sto attenta… l’altro giorno ero in metrò in piedi, ho chiuso gli occhi due secondi ed ero partita bene per schiacciarmi una pennica. Meno male che fra qualche giorno arrivo, così mi riposo un po’”
Amperodattilo: “Ah, no, eh! Qui è Natale e ci sono un sacco di cose da fare, quei due latitano e mi mettono in minoranza! C’è da preparare il pranzo e tutto quanto… e il gatto! Tuo padre gli dà (il gatto sarebbe una gatta per l’Amperodattilo l’identità sessuale del felino è un dettaglio, n.d.K.) dei vizi incredibili e quello miagola. Tuo fratello va e viene che non sto manco a tenere il conto e quando parla non ce n’è per nessuno. Quindi fatti passare il sonno che ho bisogno di un’aiutante.”
Detto in parole povere, onde evitare ulteriore sonni arretrati causa risvegli natalizi alla segente maggiore Hartmann, è il caso di venire già dormiti fino a Merdopoli.
Poi Orso fa manifestazioni di affetto telefonico di questo calibro:
“Ma a te fa più impressione l’idea di avere ventotto anni e quindi quasi trenta, o avere ventotto anni e dimostrarne la metà?”

Ritorno alla vita reale

Per due settimane Koris ha fatto finta di non essersene mai andata via dalla casa dei Maiores, si è goduta l’essere figlia, lasciando che fossero gli altri a risolvere i problemi, riservandosi grandi dilemmi della vita quali gatta Spin e il suo eleggere a gabinetto il vaso della spirea o l’Amperodattilo che non passa i livelli dei giochini di Facebook.
Per una settimana Koris ha vissuto in un limbo spazio-temporale, nell’Ile de France a metà fra il XVIII e XIX secolo, passando così tanto tempo a Fontainebleau da credere che fosse casa sua (tralasciando il trascurabile fatto che casa sua entra comodamente nel salone da ballo, balconi compresi).
Tornata a Marseille, la vita reale aspettava al varco una Koris che invece avrebbe voluto passare la sua ultima settimana di vacanza a crogiolarsi nell’ansia del nuovo lavoro da cominciare il primo settembre.
Le piante, anziché essere sitibonde come Koris aveva temuto, avevano ricevuto troppa acqua e stavano per annegare. Tranne Nana, che prospera in qualunque ambiente più o meno ostile. La palmetta era marcita per due terzi; amputata per due terzi, nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, e invece ad oggi mena un’esistenza quale tronco con un orribile ciuffo punk. L’acero David Bowie non si sa bene cos’abbia sofferto, forse l’abbandono, ha perso tutte le foglie e le sta rimettendo; forse voleva solo rifarsi il guardaroba. La pianta sicula si è trasformata da pianta grassa strisciante a creatura piena di tentacoli uscita dalla mente di Lovecraft e fa un po’ paura. La pianta sarda è marcita per la metà inferiore, ergo Koris ha estirpato tutto, sezionato le metà superiori e ripiantato tutto e ora aspetta i risultati del suo macabro esperimento.
Domenica Koris voleva mettere online tutte le foto parigine, ma la sua connessione era passata a miglior vita. Poi il router ha resettato la password a grande insaputa di tutti. Ci è voluto l’avvento di lunedì perché la connessione tornasse a un’ombra di normalità e anche ora non è che sia una festa.
Nel preparare scartoffierie per il suo nuovo lavoro Koris ha passato 24 ore di panico perché la securité sociale (ovvero la mutua francese) diceva di non averla mai vista e mai conosciuta, nonostante i quattro anni di contributi. Koris ha passato una serata a urlare la sua rabbia impotente contro i Cojones, contro l’università, contro il sistema e contro gente che non ne poteva niente. Poi il giorno dopo s’è scoperto che era colpa di un mancato aggiornamento e del “ma gli insegnanti hanno uno statuto a sé”. Tanta bile nera per niente.
La spesa da pre-guerra atomica, con l’approvvigionamento di ben 12 litri di latte, ha generato nelle braccia di Koris l’acido lattico equivalente a una cordata di sei lunghezze.
Dulcis in fundo, appena finito di vedere “Opera” di Dario Argento (chiedendosi se era ambientato in un teatro lirico o ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso), la lampadina del Koris-bagno di è fulminata. Così, tanto per fare atmosfera, tanto perché sei sola in casa.
Forse tutto sommato è meglio tornare a vivere a Fontainebleau.

P.S. Il template del blog ha avuto un incidente in seguito alla Koris-frustrazione. Ditelo se vi fa schifo.

Fanchiurlo

Ci sono momenti in cui l’esistenza umana ha ampi margini di miglioramento. Questo week-end è uno di questi.
Koris ha fatto due tentativi per vedere “Angeli e Demoni”, tanto per entrare appieno in un periodo trash in cui ci vorrebbe giusto Junior per apportare un po’ di film-spazzatura nipponici, il Monnezza con gli occhi a mandorla. Ma si diceva, “Angeli e Demoni”. Il primo tentativo è miseramente fallito all’introduzione, quando sono state pronunciate le parole “Non si è mai prodotta antimateria in un acceleratore prima d’ora”. Antimateria, noto prodotto caseairo. Koris ha urlato, ha chiuso VLC e si è detta che se voleva proprio una storia sul Vaticano inciuciato coi massoni, tanto valeva guardare “I banchieri di Dio”, film che effettivamente valeva la pena di guardare. Il secondo tentativo, passando oltre al punto dell’antimateria e considerando che la frase “Ora siamo nelle mani di Dio” potrebbe essere pronunciata da un fisico solo quando compila con ROOT, la ha fatta ronfare sonoramente che manco un film di Tarantino (sì, Koris si ronfa tutti i film di Tarantino, non si sa perché).
I tentativi di arrampicata si sono arenati sotto un acquazzone torrenziale, quindi Koris ha deciso di andare a sfogare le sue paturnie alla Palestra Grossa. Solo per arrivare e trovare la micidiale festa di compleanno di pargolo non pervenuto. Per quando imbucarsi al buffet poteva essere anche una buona idea, Koris è fuggita il più lontano possibile, accontentandosi della Palestra Piccola, più conviviale, ristretta e meno appetibile.
Sul fronte fai-da-te, è la catastrofe. Koris ha speso una spropositata cifra fra una stoffa di cui si è innamorata e gommapiuma per fare i cuscini delle sedie. Ma la macchina da cucire non intende collaborare. Koris ha passato un’intensa sessione telefonica con l’Amperodattilo, sentendosi deficente. Poi in uno scatto d’orgoglio tumefatto si è armata di cacciavite e ha smontato l’apparecchio demoniaco che si faceva beffe di lei. Responso dell’autopsia: gli ingranaggi sono andati, mangiati dall’usura, dalla polvere e altri possibili agenti che è meglio non identificare. Macchina da cacciare, i cuscini si cuciranno a mano.
Koris ha capito che la sua femminilità vuole dirle qualcosa quando ha scoperto che nel silkepil c’è più polvere che peli residui. Ma preferisce evitare di porsi domande in materia.
Non verranno trattati in questa sede argomenti sensibili come il caricabatterie di Trillian (ricomprato ma non recuperabile perché il corriere non trovando Koris, lo ha riportato chissà dove) e la rete telefonica che chissà se si rivedrà mai. L’unica connessione di casa Koris col resto del mondo è una connessione pubblica di cui Ludo, il Koris-accollo in arrampicata, le ha fornito le credenziali. Meglio che niente.
Nella sua mattinata “I love shopping” di sabato mattina, Koris aveva comprato un coltello da ninja con la lama verde (è perturbante avere un coltello con la lama verde) con la scritta “J’emice tout en finesse”, ovvero “taglio tutto a spessore micrometrico” che potrebbe essere il motto dell’Amperodattilo. Tuttavia stamattina, mentre Koris cercava di farsi una carbonata con soffritto tossico, il coltello non tagliava manco la cipolla. Koris si è accorta dopo parecchie imprecazioni colorite che non aveva tolto il coprilama, e allora effettivamente il coltello si è rivelato un bisturi laser.
Koris averebbe voltuto fare una torta da portare ai suoi giocatori di ruolo per questa sera, ma visto l’andazzo avrebbe ottenuto lo stesso risultato di quando le uscirono le meringhe verdi. E solo Orso, smosso da fraterno amore, ebbe il coraggio di mangiare le meringhe verdi.
Dello stage di cordate che Koris smanierebbe di fare si hanno poche contraddittorie notizie. Poi c’è sempre da superare lo scoglio del “mi vergogno”, che è fin troppo facile naufragare nelle agitate acque della timidezza.
Insomma, così. Che poi Koris dovrebbe mettersi in testa che la sua esistenza si è rivoluzionata da una settimana, e mica ci si possono aspettare miracoli, in sette giorni.

Da zero a casa

Koris non credeva fosse possibile passare da un delirio di cartoni, zaini e pezzi di mobili a una casa accogliente in poco più di 24 ore. Ma i Maiores sono espertissimi in montaggi d’emergenza e hanno fatto il miracolo ancora una volta.
Ora in quei trentacinque metri quadrati c’è un forte odore di pino e nessun cartone, cassetta della frutta poggiata per terra o chi per esso. Per U Babbu, ciò è motivo di grandissima soddisfazione.
L’Amperodattilo, nominatosi ambient creator, terminato il montaggio compulsivo di qualunque cosa possedesse bulloni e istruzioni, ha cominciato a infilare ganci ovunque ci fosse un buco. Risultato: Koris potrebbe mettere su una macelleria fra le quattro mura di casa.
Il ritorno della lavatrice dopo un anno e mezzo di latitanza dalla Koris-vita è stato celebrato con lavaggi a oltranza. Il cesto della roba sporca, tuttavia, rigurgita ancora di panni smaniosi di un giro in ottovolante con centrifuga. Koris sta vivendo la stessa esperienza di una casalinga degli anni ’50 all’arrivo degli elettrodomestici. Quindi si accovaccia sul pavimento tricolore del bagno e guarda i panni che girano nel cestello, in un’ottima imitazione del gatto di casa.
Koris ora ha un armadio, enorme e semivuoto perché dove passa l’Amperodattilo i cassetti si svuotano in nome di Dio Repulisti. Una sorta di cavaliere dell’Apocalisse per tutti quegli indumenti conservati gelosamente con la scusa “massì, un giorno lo metterò”. Per l’Amperodattilo, nella sua ricerca di vuoto zen, quel giorno è un futuro troppo remoto per essere preso in considerazione, mentre il bidone odierno è una solida realtà a cui votarsi.
La casa è stata ribattezzata “la casa delle libertà” ove ognuno fa un po’ cosa ‘azzo gli pare, oppure anche “la casa dei cazzi altrui”, siccome dal suo quinto piano con doppio balcone domina tutto il quartiere della Plaine. U Babbu ha approfittato delle pause nel trasporto della rumenta per farsi gli affari di trentamila persone sottostanti.
Unico neo: la connessione latita, alla società dei telefoni fanno gli gnorri per quanto Koris urli contro i centri assistenza. Ma la vincerà anche su quella, statene certi. Sempre se finirà le lavatrici prima del 2024.

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