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Semi-bilancio del confinamento

In Francia questo sarà l’ultimo week-end di confinamento stretto, e sì, confinamento, non si può pensare che un popolo che non usa la parola “computer” si abbassi a chiamarlo “lockdown”. Comunque, pare che da lunedì si possa uscire di casa senza la carta bollata del pontefice massimo attestante la legittimità dell’uscita. Ammesso che non si cambi idea, del resto Manù ripete sempre che l’11 maggio è un obiettivo e non una scadenza. Minimo minimo cambia idea domenica sera.

Comunque oggi, giorno di confinamento numero cinquantatré o forse giorno -5 all’era del rimettere il becco fuori di casa, Koris si interroga di come abbia passato questi praticamente due mesi. Risposta rapida: male. Risposta meno rapida: in generale male, dipende di cosa stiamo parlando.

Libri letti: zero. Sul serio, zero assoluto. Koris si è trovata in quarantena convintissima che avrebbe avuto di ordinare un Terry Pratchett qualsiasi dalla sua libreria di fiducia, invece la libreria ha chiuso i battenti e ti saluto e sono. Non era il momento giusto per riprendere a leggere la saga di Zola. Koris ha spiluccato saltuariamente un libro sulle guerre napoleoniche risalente alla Koris-adolescenza. C’è stato un tentativo con l’audiolibro dell’undicesimo volume della Ruota del Tempo, ma non è andato a buon fine. E no, Koris non ha Kindle di sorta o supporti ebook per problemi oculari.

Roba scritta: poteva andare peggissimo, poteva essere zero. Koris ha scritto due racconti, uno horror o presunto tale (“Il piccione di cemento“), l’altro fantasy stupidino (“Il dottor Necron“). È forse un tentativo mal riuscito di farsi pubblicità? Assolutamente sì. Per quanto riguarda il romanzo, l’editore non ha più dato traccia di sé, ma visto quello che succede laggiù forse la sua sopravvivenza non è così scontata.

Cibo: troppo. Anche al netto di sporadici digiuni quando la vita si faceva insopportabile, comunque troppo. Tentativo di mangiare tante belle verdurine terminato non si sa bene come. Dolci fatti tre, due crumble di mele e una torta a limone per il ‘thieu-compleanno. Le fragole mangiate si misurano in quintali.

Lavoro: alti e bassi ma soprattutto bassissimi. Osservazione di un fenomeno interessante: transizione da “mi piace il mio lavoro” di inizio marzo a “odio tutto e non voglio più vedere nessuno, tanto nessuno vuole vedere me” di adesso. Il termine tecnico è caduta verticale. Di certo è colpa di Koris che non si applica, però se qualcuno mostrasse un minimo interesse per il sicuramente-insufficiente-lavoro-svolto non sarebbe male. Anche solo una risposta a una mail, ci accontentiamo di poco. Vabbè, prenderemo la quarantena come training per la futura disoccupazione.

Videigiochi: forse sono stati il rifugio di Koris come se fosse una quattordicenne qualsiasi. Ha mollato lì “Alone in the Dark: the new Nightmare” per incomprensioni coi comandi da tastiera e perché i dialoghi erano alquanto inconcludenti (grafica a parte, non è all’altezza del suo predecessore del ’92). Koris ha giocato un po’ a “The Sims 2” facendo fare agli omini cose da psicopatica vera, unico scopo del gioco. La grande novità è arrivata la settimana scorsa, con la scoperta che non era l’emulatore Play Station ad avere problemi, o la memory card o le iso dei giochi: era il bios. Dopo due anni di attesa, Koris ha potuto riprendere in mano “Final Fantasy Tactics” dal punto in cui lo aveva lasciato col cambio di emulatore. Ma questo necessiterebbe un nerd-post a parte. Stiamo lavorando per capire come far funzionare l’emulatore Play Station 2 che ha requisiti di sistema deliranti.

Film: pochi, complice il catalogo di Netflix che propone per lo più monnezza. Segnaliamo il primo vero film visto assieme a ‘thieu in cinque anni di relazione. Cose assurde, per tornare alla normalità hanno guardato “Phaeton” di Lully qualche sera dopo. Menzione specialissima del trash sopraffino: “Alien 2: sulla Terra” versione italiana che non ha niente a che vedere col vero “Alien”, con cineforum realtime con Junior. Consigliato a stomaci forti e serate cine-monnezza. PEUN PEUN!

Bricolage: andava tutto benissimo in salotto, finché non è finita la pittura. Ora che i negozi riaprono, si realizza la Koris-profezia del salotto pitturato ai tre quarti. “No, ma un giorno ci prendiamo un pomeriggio e lo finiamo” proclama ‘thieu. Non è specificato di che era geologica sia quel giorno. Koris è abbastanza fiera della sua pulizia della cappa, una vera e propria performance di extreme acrobatic cleaning.

Speleo: molto spiritosi. Si è fatto un video e tanto basta.

Giochi di ruolo: sempre sia ringraziata Iset per aver messo su una campagna di “Call of Cthulhu” a distanza. Campagna che doveva essere una one-shot, che è diventata una mini-campagna da tre sessioni, che ormai siamo minimo minimo alla sesta e non abbiamo finito di inseguire spawns di Yog Sothoth. S’è rifatto vivo il Maitre de Jeu che sta preparando una nuova campagna; due ore e mezza su Discord domenica pomeriggio per costruire il nuovo personaggio di Koris.

Attività fisica: minimo sindacale. Rischio linciaggio e cat calling. Inadeguatezza di fronte ai video di work-out su YouTube.

Momenti di down: tanti, brutti, molto bassi. Strascichi di disperazione e disillusione che se ne andranno con grande difficoltà. Sì, siamo tutti nella stessa barca e ognuno ha i suoi cazzi, lo sappiamo.

Insomma, pare che lunedì ci si possa spingere fino a 100 km dal domicilio e soprattutto si possa andare nelle foreste e sui massicci. O nei massicci, if you know what I mean. Forse il 25 Koris torna in laboratorio, non si sa, le faremo sapere. A meno che il 25, due settimane dopo lo sconfinamento, il vairus non torni in tutta la sua pUtenza facendo surf sulla seconda ondata. E allora si ricomincerà da capo. Koris tuttavia per il secondo confinamento vorrebbe un gatto, perché ‘thieu è poco fotogenico per acchiappare like su Facebook e poi non fa nemmeno le fusa.

webcomicname

Per fortuna che non si erano fatti buoni propositi.
(Credits: Webcomicname)

Speleologia casalinga: la pulitura della cappa

Dal titolo può sembrare un’operazione banale. Banale per voi che vivete nel XXI secolo e avete delle cappe con filtro che, per quanto sia una rottura lavarle, non necessitano equipaggiamenti particolari per la pulitura. Né troppe doti atletiche, solo parecchia candeggina. Provateci con una cappa che deve essere stata costruita e pensata alla fine dell’800 e lavata per la prima volta… boh, probabilmente mai lavata prima d’ora.

Piccolo excursus architettonico perché possiate meglio apprezzare l’impresa. La cappa in questione, a casa di ‘thieu, è una sorta di parallelepipedo per i tre quarti in muratura, per un quarto falso-pensile non apribile, che si staglia sopra ai fornelli, da un’altezza di circa un metro e cinquanta fino al soffitto, a tre metri e più d’altezza. Sistema di aspirazione: un buco posto in alto. Come dire, nulla. O almeno, abbastanza perché nubi tossiche cariche di grassumi da cucina si accumulino nella cappa e si solidifichino. E che i loro successori creino più strati, fino a formare una patina di colore cangiante che per quanto cangi fa sempre e comunque schifo. Bonus: alcuni schizzi di materiale non identificato fino ad altezze sospette. Possibili esplosioni culinarie o bombe atomiche fritte, non lo sapremo mai.

Koris si era sempre guardata dal lanciarsi nell’impresa poi ché la geometria non consente un accesso semplice. L’unica è stare in bilico su una sedia, con un piede in equilibrio sul fornello, sapendo che il fornello non reggerebbe mai il peso di un essere umano. Insomma, un’operazione tediosa e rischiosa. E unta.

Poi venne il vairus e nulla fu più come prima. E se dobbiamo restare confinati sine die, à jamais, Koris ha iniziato a prendere il partito secondo cui la cucina è troppo piccola perché possano convivere lei e la cappa lurida.

Bonus: in verità, se tutto fosse andato come doveva andare, la cucina doveva essere demolita e rifatta, e la cappa zozzona consegnata all’oblio. Ma no, il fato scelse per noi il coronavairus e con esso la cappa zozzona prosperante. Questo di tanta speme oggi mi resta.

All’inizio Koris si è limitata a pulire le piastrelle che confinano con la terra incognita della cappa. E di solito si è sempre fermata lì. Ma non oggi. Oggi ha preso una sedia, si è messa in bilico sul fornello e ha sbirciato nell’antro verticale.

Ne è uscita subito portando con sé due considerazioni: uno, è tutto buio; due, il buio non è abbastanza denso per impedire di scorgere gli strati di morchia accumulati nei secoli. Koris si è armata di casco speleo, guanti a manicotto, terribile detersivo Saint-Marc di cui si dice possa corrodere anche la carne umana, spray alla candeggina approvato da Trump come aerosol. O pulizia, o morte.

La seconda ipotesi si è rivelata molto più facile da percorrere. Bastava scegliere se morire soffocati per i fumi di candeggina e detersivo tossico, oppure se infrangersi a terra dopo essere miseramente scivolati sui fornelli. ‘thieu si è subito dissociato dall’affare facendo finta di non conoscere Koris, tanto la cappa era troppo stretta per poter partecipare all’impresa.

La prima tappa è stata la rimozione delle vestigia di… di… di… di un apparecchio a cui erano appesi dei fili elettrici. Forse fu un neon. Forse fu un manufatto alieno. Non lo sapremo mai. Koris ha rimosso vestigia di fili elettrici isolati con la canapa. Appena può tornare in laboratorio fa l’analisi al C14 per datarli, promesso.

È venuta quindi la singolare tenzone fra la donzella guerriera e l’unto. Lei armata di spugna e spruzzino, lui armato di se stesso e della sua stessa tenacia secolare. Non è stato un bel combattimento. La candeggina ha lasciato tracce più chiare che hanno rivelato un colore del muro del tutto inatteso, mentre dalla macchia colava un liquido tossico a formare una pozza sui precari piedi di Koris. Sono state identificate macchie di unto riconducibili a braciole di brontosauro. Altre potevano essere fritture di Tubiferoceras, fricassea di trilobiti o padellate di molluschi primordiali del periodo Devoniano. Del resto le grotte sono spesso e volentieri formate da calcare sedimentatosi in quei periodi, quindi l’attività può essere definita speleologica e per genesi, e per contorsionismo/sforzo necessario.

phragmoceras

Impanata e fritta è la morte sua, garantito, anche perché essendo un fossile è già stramorto.

Fiumi di candeggina e chili di detersivo corrosivo dopo, Koris è uscita se non vincitrice, almeno viva. Se non avesse portato i guanti, si sarebbe abrasa le impronte digitali e avrebbe potuto iniziare una carriera nel narcotraffico. Sarà per un’altra volta. Nel mentre si è convertita alla dieta crudista perché non intende usare il fornello mai più, sapendo cosa si accumula nella cappa maledetta. I cibi cotti torneranno solo quando la cucina verrà rifatta, con l’installazione di una cappa dotata della modalità “ciclone aspirante”. Oppure niente, insalate fino alla fine dei tempi.

Genetica e bricolage

L’Amperodattilo, che risponde anche al soprannome di Volpe Aggiustatutto, ha sempre avuto un gusto abbastanza esigente per il design di interni. E con esigente si intende che segue canoni di bellezza propri all’Amperodattilo, da cui non è ammessa alcuna devianza. Il bello è nell’occhio di chi guarda, ma soprattutto in quelli dell’Amperodattilo.

Anni e anni fa, quando si pagava ancora in lire e il XX secolo era agli sgoccioli, in camera dei Maiores c’era una tappezzeria beige chiaro con dei (probabilmente) mazzolini di fiori. In famiglia si dice che fosse un prezzo da pagare per non sollevare polveroni. Fatto sta che all’Amperodattilo non garbava nemmeno un po’ e non perdeva occasione per mostrare il suo disappunto con “che schifo questa tappezzeria color caghetta!”. Poi, un bel giorno d’estate, ingaggiò baby-Koris e ancora-più-baby-Orso al rutilante prezzo di duemila lire al giorno affinché si armassero di spugne e togliessero di mezzo la maledetta tappezzeria-color-caghetta. Al suo posto la camera fu totalmente ritinteggiata di bianco, momento iniziale di un cosiddetto periodo bianco dell’Amperodattilo, che ancora si fa sentire a distanza di decenni.

Ora, sfruttamento del lavoro minorile a parte, certe esperienze plasmano per sempre la psiche di una bambina. Per il Koris il beige è sempre stato il color caghetta e quindi, sebbene tollerato in rarissimi casi in materia di abbigliamento, da bandire in seacula saeculorum dal design di interni. La tappezzeria anche, della tappezzeria color caghetta nemmeno a parlarne.

Anni prima di incontrare Koris, ‘thieu ha acquistato un appartamento di cui aveva apprezzato i volumi (è un criterio per scegliere gli appartamenti? Noi di Voyager siamo perplessi ma seguitiamo), ma che lasciava alquanto a desiderare in fatto di decorazione. Per dare un’idea, una stanza aveva la moquette marrone e una tappezzeria arancione: un disagio cromatico tale che potrebbe essere difficilmente concepito nelle casette trash dei Sims, ancora meno nella vita reale. Erano gli anni settanta-ottanta, che forse non è una scusa per i discuti discutibili, ma una giustificazione per l’abuso di LSD. Nascosta nella moquette, con ogni probabilità.

Ora, Koris non ha mai conosciuto (per sua fortuna) la stanza moquettata marrone e tappezzata arancione, anche perché questa cosa avrebbe potuto pregiudicare il suo rapporto con ‘thieu. Ha conosciuto le porte color caghetta, che ancora resistono. I primi tempi Koris era restia a imporre modifiche, anche perché veniva rimpallata con “un giorno me ne occupo”. Poi qualcosa di più forte di lei ha preso il sopravvento e qualche tempo fa si è messa a sverniciare porte.

Oggi, colta da fulmineo odio per qualunque chiambrana di porta osasse mostrare ancora un color caghetta, si è messa a ridipingere tutto quanto le passasse sotto mano. Questo solo perché le porte vanno prima sverniciate, scoprendo strati geologici di orrori, ed è un lavoro usurante impossibile da portare a termine la domenica pomeriggio. E che colore ha usato Koris per disfarsi del beige caghetta? Il bianco.

I casi sono due: o invecchiando sta diventando come l’Amperodattilo, oppure la genetica di Volpe Aggiustatutto continua a prendere il sopravvento.

E ancora non è iniziato il grande complotto per la cucina…

Il mio robot speciale

Nel 2010 piombò a casa dei Maiores un Roomba, il robot pulitore. Il Roomba, più che come aspirapolvere robotico, deve la sua fama ai video sui YouTube in cui è impiegato come trasportatore per gatti. Poi magari pulisce anche, ma sopratttutto trasporta gatti. Viste le dimensioni e il peso specifico di Spin, qualora il felino avesse mai pensato di salirvi sopra, il malcapitato robot si sarebbe trasformato in una focaccetta di plastica e silicio. Quanto al suo impiego primario, a casa dei Maiores niente può competere con la pulizia dell’Ampero-Robot (ovvero l’Amperodattilo istesso).
Fu così che Roomba fu impacchettato e relegato in cantina fino a data da destinarsi.
Un anno fa Koris, noto angelo caduto del focolare e nonché paladina delle pulizie sommarie, ricordò l’esistenza di Roomba e, vista la sua virtute nei lavori domestici, pensò bene di richiederlo se nessuno lo impiegava.
“Come vuoi, ma è rotto”
Koris lo recuperò lo stesso. Trasportato sulle sponde della Provenza e spacchettato, Roomba si accese, si guardò attorno e urlò al mondo il suo disappunto sotto forma di:
“Errore di carica: 3!”
Koris, esperta di turbe mentale di apparecchi informatici capricciosi, si armò di cacciavite e aprì il robot. Ivi scoperse che la batteria era ossidata, probabilmente a causa del disuso prolungato. ‘thieu, voltmetro alla mano, confermò la teoria.
Venne comprata una nuova batteria compatibile e una volta inserita Roomba fu di nuovo un robot felice, zampettante e pulente.
Per una sera.
Al secondo tentativo, la batteria era scarica. Koris fece per mettere Roomba sulla sua base quando il robot incontrò nuovamente il male di vivere.
“Errore di carica: 3!”
Forse è la base che non va. Il voltmetro disse che la tensione era buona.
Forse è il trasformatore che non va. Il voltemtro disse che anche il trasformatore era in buona salute.
Si decise di spostare Roomba a casa di ‘thieu, ove vi sono tutti gli strumenti per l’elettronico che non deve chiedere mai, e formulare un verdetto sulla sorte del robot: riparazione casalinga o discarica, visto che a sette anni dall’acquisto di garanzia manco a parlarne.
In un pomeriggio di particolare noia, ‘thieu ha smontato motori e schede elettroniche, con dialoghi di questo calibro:
“Errore di carica: 3!”
“Tua madre in bermuda, stronzo!” (n.d.K. pare che fra i Parigi la locuzione sia particolarmente offensiva)
Insomma, la tanto temuta guerra dei robot di Asimov sarebbe ancora molto lontana dall’avverarsi. Da questi suoi scambi filosofici ‘thieu arrivò a un aut-aut: o la batteria si è nuovamente fusa, oppure c’è un errore nel circuito di carica, ma in questo caso servono le specifiche della scheda madre per sapere quali transistor bisogna cambiare.
Caricata la batteria con un alimentatore stabilizzato gentilmente prestato dall’università, si è arrivati alla conclusione che sono i mosfet del circuito di carica. Koris, che non è esattamente un genio in microelettronica, non era sicura si avere il coraggio di cambiare transistor (“ah, signorina, e che facciamo, pistoliamo i mosfet?” pareva dire il mini-Bazilla sulla sua spalla). ‘thieu magari anche sì, ma forse era il caso di passare per metodi meno invasivi.
Volle che il caso che su e-Bay circolassero degli alimentatori esterni, forse rubati alle università, vai a sapere. Koris ne ha comprato uno, in modo da manlevare Rooba dall’usare il suo circuito mutilato.
Il robot è tornato fieramente alla vita venerdì sera. Essendo un robot semovente dotato, se non di volontà, almeno di un algoritmo di tracciamento, la prima cosa che ha fatto è stata fiondarsi nel cesso e uscirne con la guida del trekking nelle Bouches-du-Rhone. Visto che ora può muoversi, vuole visitare posti nuovi. ‘thieu e Koris hanno passato il venerdì sera ad inseguire Roomba e a fissarlo sbigottiti mentre il robot scorrazzava per casa. Koris si immaginava che il robot borbottasse fra sé “questa casa è così lurida che fra un po’ cammina da sola!” (cit. dal “Lamentationes pro domo mundanda”, Amperodattilo).
Forse la guerra dei robot è iniziata e la prima parte del loro piano è infiltrarsi fra gli umani, convincendoli di essere al loro servizio e minare il sistema dall’interno.

50 sfumature di muffa

La primavera provenzale è stata allegramente sostituita da una non ben determinata stagione che chiameremo, per semplicità, Silent Hill. Cielo plumbeo, umidità folle. Ma a differenza del Silent Hill marcato Konami, ci sono venti gradi. In verità non siamo sicuri che a Silent Hill facesse freddo, bisognerebbe chiederlo a Dahlia Gillespie.
Fine della parentesi retro-gaming.
Si dovrebbe vivere sotto la doccia. O dentro la doccia, come una muffa. O una blatta. Koris continua a rimpiangere l’assenza di tale emoji su wazzapp, ultimamente ne farebbe un uso smodato.
Koris-il-lichene avrebbe voluto arrampicare sabato, ma l’universo le ha fatto le pernacchie. Ha quindi passato il tempo a fare quel milione di piccole cose che deve fare da secoli, ma il cui interesse è tale che vengono rimandate a data da cestinarsi.
Fra le piccole cose figurava il tentare il tutto e per tutto per sbloccare la rotellina dei tempi di esposzione della Pentax, soggetta al brutto vizio del “faccio il cazzo che mi pare”. Koris si era quasi serenamente rassegnata a investire 600 euri in una Pentax K-3 usata. Poi ha scoperto che la sua macchina fotografica, programmata per 100000 scatti dell’otturatore, ha fatto solo 22666 foto. I Koris-risparmi sono stati quindi convertiti in un solvente per circuiti riottosi e la Pentax s’è fatta uno shampoo al toluene. Sembrerebbe che la rotellina sia tornata a più miti consigli, quindi eviteremo la spesa folle. Al, solito, la macchina fotografica non era rotta, era solo zozza. Ora non resta che convincersi che in fondo il grandangolo non è cosiì necessario e il conto in banca è al sicuro. Un soldo risparmiato è un soldo guadagnato, come diceva lo Sceriffo di Nottingham.
Koris venerdì dovrebbe partire per il campo speleo, ma siccome si sente un lichene non vorrebbe riatardare l’esplorazione a tutti gli altri. Ha espresso la possibilità di non venire. Le è stato risposto, più o meno, “manco po’ ‘o cazzo”. Staremo a vedere.

Frenetica comunicazione di servizio

Koris è viva.
Il blog è vivo.
Il bidet è vivo, ma per goderselo appieno bisogna aspettare ancora. In pratica i comodi dell’Ikea che per installare la cucina ha implementato un percorso a ostacoli a base di appuntamenti a incastro. Bisogna essere molto zen per non uscire di testa.
Se non ci fosse ‘thieu Koris si sarebbe probabilmente districata molto peggio. E non solo per avere qualcuno che guidi il furgone o forti braccia che portino giù le cassettiere dal quinto piano. Oh, no. Mica solo per quello.
“Credo che le viti siano intercambiabili, a meno che tu non abbia calcolato la hamiltoniana e scoperto che i loro numeri quantici di spin le determinano in modo univoco”
Ecco, anche per questo. Ma non solo.
Nella casa nuova sono stati montati letto e armadio. Il resto vegeta nei cartoni in attesa che Koris si degni a ricostituire il tutto. Magari il giorno in cui avrà una cucina, magari nel duemilamai.
Nel mentre Koris ha una tuta speleo sua, a sua misura, XS. E la cosa la rende felice. E mancano 26 giorni alla partenza per il campo speleo a La Pierre Saint Martin.
Restate tonnati.

Fra un aggiornamento e l’altro

La vita reale è quella cosa che succede fra un aggiornamento del blog e l’altro, quando non succede niente di importante da essere riportato. O meglio, accadono una miriade di piccole cose insignificanti da riportare in un blog. O meglio, che se riportate susciterebbero il sempreverde commento “esticazzi?”. Bene, questo è un post puntiforme esticazzistico riassuntivo. Peggio di così ci post col conto delle calorie di ogni pasto delle anoressiche di Splinderiana memoria, reperti dei primi anni del secolo. Ordunque, in questi giorni:

  • Koris ha confermato il detto di Lovecraft secondo cui non è morto ciò che eternamente giace, in particolare gli equipaggiamenti informatici. Mesi fa il suo hardisk esterno chiamato Memup pareva aver esalato l’ultimo respiro portandosi dietro gigabytes di film, serie e reliquie software di vario genere. Koris lo aveva rimpiazzato con due nuovi hardisk (il backup e il backup del backup). Due sere fa, colta da follia, Koris ha riesumato Memup dalla polvere della libreria, ha smontato il case e ci ha soffiato dentro, come i peggiori niubbi. Memup è tornato alla vita, facendole una pernacchia per aver comprato backup e backup del backup;
  • Memup ha riesumato con sé una filmografia epico-fantasy della peggior specie, che non ha giovato al Koris-inconscio, già di per sé devastato. Ergo Koris sogna ad occhi più o meno chiusi di gente in armature di dubbio gusto, di neri signori oscuri che forse non sono proprio neri ma solo sporchi, di draghi che risolverebbero il problema del traffico mattutino e altra roba che non sfigurerebbe in una canzone di Rhapsody of Fire;
  • è uscito “Beyond the Red Mirror”, il nuovo album dei Blind Guardian (per peggiorare il punto precedente). Koris è passata dall’eccitazione molesta al fare “da da da” con annesso headbanging su qualunque assolo di chitarra in qualunque posto si trovi (lavoro, bus, gabinetto). Ma poi le passa, eh. Tempo di ascoltare “The Throne” e “Grand Parade” venticinque volte cadauna nei prossimi tre giorni. (Nei commenti su IuTubbe si lamentano che l’album voglia assomigliare troppo a “Nightfall”, Koris risponde un “Ce ne fossero!”, con gli occhi a cuoricino).
  • visto il diluvio domenicale, Koris ha guidato in autostrada per la prima volta, uscendone inaspettatamente indenne. La scusa era andare a fare boulder nella Palestra dei Fighetti, quella con la peggiore musica si possa avere in una palestra di arrampicata. Ne è seguito un intenso dolore ad avambracci, spalle e orecchie.
  • i bioritmi di Koris sentono la primavera e hanno deciso di anticipare la sveglia di 5 minuti. Permettendo così a Koris di arrivare al lavoro alle otto e cullare l’illusione di uscire presto. Solo che poi a mezzogiorno scoppia il merdone, si mangia appena e si finisce per uscire alle sei. In ritardo per andare ad arrampicare, nell’unica congiunzione astrale in cui gli altri sono in anticipo. Così Koris fa cose a caso e si ammazza su un 6a+ che però è troppo facile per essere un 6a+. Vabbè, robe da arrampicatori (scarsi);
  • Koris non riesce a capire se quelli che stanno spuntando sono addominali o panza generica. Visto quello che mangia, si propende per la panza. Se no Junior ha proposto anche l’Alien.
  • un tipo, dopo aver ascoltanto l’orribile parlantina francesizzante di Koris, ha esclamato: “Si sente che lei ha l’accento del Midi! Viene da Tolosa, vero?”. Come no.

In tutto ciò, domani arrivano i Maiores per dare una sorta di placet (o non placet o “fa proprio cacare”) a una possibile Koris casa. E avere l’Amperodattilo sotto lo stesso tetto è una sorta di audit per il disordine casalingo. Sarà il caso di trovare il tempo per nascondere i detriti radioattivi che girano per il salotto.

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