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Fuori allenamento

Koris comincia a sospettare che ex-Capo Palpatine, l’Azienda maledetta e tutta quest’altra gente in verità avessero ragione a opporsi a vacanze troppo lunghe. Non tanto per questioni di tenere la piazza o simili, quanto perché poi uno si adagia nelle mollezze dei frizzi e dei lazzi quotidiani. In poche parole, cazzeggia troppo. E perde la routine quotidiana.

Con due scandalose settimane di ferie, queste sono state le vacanze più lunghe dall’ultimo anno del liceo. Per la precisione, le vacanze più lunghe e senza troppe preoccupazioni, perché sarai anche in vacanza quando sei all’università, ma sei perseguitato h24 dall’esame di algebra&geometria/analisi 2/fisica statistica/quantistica/nucleare/Bazilla mannaro. I libri sempre in agguato guastano un po’ la festa, ecco.

Il problema delle due settimane di ferie filate (per quanto necessarie, si ricorda sempre al pubblico non-pagante che Koris fra un contratto e l’altro ha fatto circa un pomeriggio di pausa) è la ripresa. Che uno si abitua a svegliarsi alle otto. Che quando si sente la sveglia alle 6:15 pensa a un bombardamento aereo o una catastrofe naturale. Che per fare colazione-vestirsi-lavarsi in un quindici minuti secchi ci vuole allenamento e due settimane di pausa sono deleterie.

E l’acido lattico, certo. Koris stasera ha l’acido lattico nel cervello, dopo una settimana nemmeno troppo carica. C’è da dire che, per ora, su Neutronland nessuno ha mostrato segni di scompenso psicologico pesante stile Neutroni Porcelloni, nonostante:

  • il tecnico fricchettone che si è visto recapitare una fattura di seicento euri di luce per la casa di campagna ove non va quasi mai. Essendo la casa in Italia, si è avvalso dei Koris-servizi da interprete. Non è una storia come quella delle poste, ma quasi.
  • il Capo che dice a Koris “per lo spettrometro gamma, c’è sicuramente qualcosa, da qualche parte, in uno stato incognito. Però sappiamo che c’è”, perché le certezze sono importanti.
  • la CapaMoglieDelCapo che non trova posto nell’albergo designato da una conferenza e decide che se non la vogliono non la meritano, quindi si prenota una stanza in un hotel quattro stelle.
  • varie ed eventuali, come il proxy di rete che si suicida a Parigi e per effetto farfalla internet non va a Neutronland.

Visto l’addensarsi del Koris-calendario, tocca riprendere il ritmo al più presto. Resta comunque rimarcabile come, almeno per il momento, la quotidianità sia ritornata qualcosa di affrontabile e sia più un girone infernale con annesse torture come l’anno scorso.

P.S. Koris vorrebbe scrivere un racconto per partecipare a un concorso, ma le speranze che ce la faccia per fine gennaio sono scarsine.

Stanchezze di fine anno

Oggi Koris compie 33 anni e pare che la vecchiaia si faccia sentire, visto che ha l’energia di un verme piatto e la prontezza cerebrale di una spugna. Deve essere il suo fancazzismo applicato, visto che non è che faccia granché. A parte le infinite ore di misure con le pallozze di Bonner ieri, con le relative salite e discese delle scale della hall di irradiazione, in pratica palestra inclusa nel contratto di lavoro. Ma non è che Koris lavori da tanto tempo, poi, quest’anno in fondo ha fatto solo due mesi…
Un secondo. Macchine indietro. Rewind (ecco, i trent’anni passati si vedono tutti in una sola parola). Col cazzo che Koris ha lavorato solo due mesi. Cioè, due mesi a Neutronland, quello sì. Ma c’è stato un prima. Un corposo prima tutt’altro che facile.
Koris ha inziato quest’anno, il suo terzo di presenza fra i Neutroni Porcelloni, colma di disillusione e sempre più rassegnata a non riuscire mai più ad uscire da lì, se non quando la sua utilità sarebbe finita e Koris sarebbe stata messa da parte senza pensarci due volte. Una situazione non proprio felice, nonostante i tentativi di fotteseghismo applicato e fallito. La mail segretissima del capo di Neutronland la ha trovata in questo stato. Diciamo pure che è stata un’ancora di salvezza, una ragione per stringere i denti e non lasciarsi andare alle Erinni che erano già lì pronte a prendere Koris e a portarsela via.
È stato un anno di coordinazione complicata, fra il contratto Neutroni Porcelloni vs azienda e le manovre segrete per cercare di andarsene. E quando a febbraio la speranza di andarsene a Neutronland sembrava definitivamente tramontata, Koris non ci ha più creduto, con tutta la
disillusione del caso. Solo che ex-Capo Palpatine e l’ex-MegaCapo non hanno voluto capire la disillusione, perché c’era sempre e solo da lavorare, sempre in ritardo, sempre troppo poco. E la disillusione non si cura con carichi di lavoro abnormi, al massimo si trasforma in
disperazione.
È stato necessario attendere fine maggio, quando ormai nessuno sperava più in niente, perché il capo di Neutronland si rifacesse vivo dicendo “ok, abbiamo i soldi, possiamo prenderti!”. Da allora è iniziata una sorta di ottovolante emotivo con vette molto alte e gole molto basse
perché finché non era detta l’ultima parola, Koris non voleva crederci. E non voleva che ex-Capo Palpatine sapesse qualcosa. Nel mentre colloqui con le risorse umane, dossier da costruire, documenti che non arrivavano, in sottofondo gli scleri di Neutroni Porcelloni da
gestire. Il giorno i cui Koris ha affidato alle poste la sua lettera di dimissioni è stata una vera liberazione.
Ah, vogliamo metterci dentro anche le scartoffie e il colloquio a sorpresa per la cittadinanza francese? Mettiamocelo.
I novanta fottuti giorni di preavviso sono passati fra il farsi scivolare addosso tutte le frecciatine per il voltagabbana, far capire a ex-Capo Palpatine che Koris se ne sarebbe andata davvero, cercare di non farsi fregare dall’azienda perché in cauda venenum,
crisi mistiche nel cuore della notte perché lasciare un posto
indeterminato per un contratto a termine… beh, non è proprio facilissimo, con l’inconscio che sussurra “sta a fà ‘na cazzata”.
L’arrivo su Neutronland e il tutto nuovo ha ridato a Koris un po’ di energia e un discreto entusiasmo, nonostante la gigantesca sindrome dell’impostore. Sono stati due mesi così intensi che, da una parte, sembrano molto più tempo, come se fra le scartoffie di Neutroni Porcelloni ed ora ci fossero eoni. Però le energie cominciano a latitare, in questa settimana pre-natalizia.
Quindi sì, sarà di certo lo scoccare dei 33 anni a mettere il carico nel bagaglio di stanchezza che Koris si trascina dietro. Però il 2019, dal punto di vista emotivo, non è stato un anno di tutto riposo, anche se si conclude molto meglio di come fosse iniziato.

La Tacchettina forse sei tu

Per chiunque si sia connesso a questo blog da un tempo inferiore a 5 anni, si sappia che la Tacchettina è un individuo proveniente dall’anno 2014, dal periodo in cui Koris insegnò all’università come temporanea presenza nel gruppo soprannominato i Cojones (Koris non lo sapeva, ma era un nomignolo comune). In particolare, la Tacchettina era l’individuo più insopportabile di tutti. In teoria anch’ella temporanea presenza, in pratica solida realtà attaccata alle chiappe della Capa-Moglie-Del-Capo come una ventosa a mezzo lingua. Campionessa di leccata di culo acrobatica, vellutata con i superiori e sgradevole con chiunque altro, si beava della promessa di un futuro posto all’università guadagnato con salamelecchi e lusinghe assortite, al limite del ridicolo. Koris non la sopportava, ma in tutta onestà un po’ la invidiava, perché la Tacchettina per quanto precaria aveva chi la proteggeva e le prometteva un futuro, mentre Koris e il suo orgoglio avrebbero ricevuto una pedata nel culo e tanti saluti.

Cinque e più anni dopo, Koris teme di essere passata dall’altra parte della Tacchettina, anche senza condividerne le considerevoli dimensioni del culo (Koris fat shamer, ebbene sì, ma voi non avete visto la Tacchettina vestita da sexy ape Maia). Sopratutto perché la MoglieDelCapo se la porta spesso dietro e perché ha pronunciato le parole “magari ti teniamo”. Koris ha avuto lontane reminiscenze di quando la Tacchettina faceva le fusa alla sua Capa di fronte alla promessa di un posto.

Koris non ha proprio fatto le fusa, ha avuto la sua reazione tipo: il terrore. Un po’ perché mai dai dare speranza, ch’ella è falsa mercanzia , un po’ perché la caduta nel Tacchettina-style è un attimo. Del resto Koris sa di avere poche capacità all’attivo, ricorrere alla leccata di culo per colmare le proprie mancanze è un attimo. Un po’ come quando alle elementari le dicevano “tu prendi ottimo perché sei la cocca della maestra”. Anche se Koris non è proprio sicura di essere migliore in adulazione che in fisica nucleare. Cioè, in questi periodo Koris non è proprio certa che ci sia qualcosa che sa fare davvero, forse le scartoffie, ma vabbè.

Ma tanto le illusioni sono di breve durata: lunedì si vuole discutere del suo inesistente lavoro e tutti gli impostori verranno al pettine, Tacchettina o meno. Anche se nel weekend Koris potrebbe avere uno stage speleo, non è scontato che torni tutta d’un pezzo dai cento metri del pozzo del Souffleur.

P.S. Comunque Koris non potrebbe essere la Tacchettina fino in fondo perché continua a portare i DrMartin. Anzi, forse sono gli stessi del post linkato sopra di sei anni fa…

Laser show ma anche no

Oggi Koris è dovuta andare in uno dei tanti posti sperduti dell’Ile-de-France, che per assonanza chiameremo Saclà anche se non ha nulla a che fare coi sottaceti. Koris doveva andare a Saclà per una questione di laser spingitori di neutroni su cui non ci dilunghiamo. Koris non ha molta simpatia per l’Ile-de-France al di fuori di Parigi (e a piccole dosi), ma se s’ha da fare, facciamo. Era abbastanza convinta di poter prendere il TGV per la capitale e quindi di affrontare il magico mondo della RER che chissà come funziona, se funziona. Ma il grande vantaggio ipotizzato era il treno: si arriva alla stazione un po’ prima delle 6, si sviene sul sedile del TGV e ci si risveglia tre ore dopo nel caos assoluto di Chatelet-Les Halles. Una sorta di drag&drop del dormiente con annesso risveglio traumatico.

Si è scoperto in seguito che per raggiungere l’assai poco magico mondo di Saclà in realtà si fa prima in aereo. Nel senso, uno dei tanti aeroporti parigini è in linea d’aria più prossimo a Saclà, rendendo l’opzione più appetibile, almeno sulla carta. E poi si evita il caos della capitale.

Ora, non è che Koris abbia paura di volare o robe del genere. Però l’aereo è un’immensa rottura di quaglioni. Un po’ perché bisogna andare a sbattersi a Marignane con mezz’ora di navetta se-ti-dice-culo (ma alle 5 del mattino ti dice culo, almeno quello), mentre il TGV è a una fermata di metro. Un po’ per il dover essere lì un’ora prima, i controlli, le attese, lagggente che si mette in coda al gate sedici ore prima. Il tutto per un’ora di volo in cui fra un decollo e una scoreggia del vicino non si ha nemmeno il tempo di schiacciare una pennica. Insomma, se si può scegliere, meglio il treno. Nonostante Koris sia stata a lungo una Trenitalia-user su tratte di lunga percorrenza ed elevato disagio come Genova-Rimini, cambi al volo a Voghera e mantra di “ci scusiamo per il disagio”.

Stamattina è stata una di quelle mattine in cui Ermes, dio dei viaggiatori, appare in sogno e dice “senti, dai retta, statti a casa”. E ne avrebbe anche ragione, altrimenti non sarebbe dio dei viaggiatori.

Koris è svegliata alle maledette 5:15, dopo aver passato le due ore precedenti a sognare di perdere l’aereo. Si è vestita, si è lavata ed è uscita alla volta della stazione per prendere la maledetta navetta verso il maledetto aeroporto. L’autista del bus la ha fatta salire subito, nonostante la navetta dovesse partire solo dieci minuti dopo. “C’è un tizio bizzarro che si aggira da queste parti e prende per il collo i passanti per derubarli” ha spiegato poi. Ottimo, cominciamo bene.

In aeroporto Koris temeva di non trovare la Capa (siamo sempre a corto di soprannomi), invece la cosa è stata meno tragica del previsto, per quanto all’alba delle sei sia tutto abbastanza tragico. La tragedia è venuta dopo: aereo in ritardo di un’ora per avverse condizioni atmosferiche in Ile-de-France.

“Strano, avevo visto le previsioni e dicevano che ci fosse il sole”
“Deve essere quella l’avversa condizione atmosferica, non ci sono abituati”

Al contrario, come si scoprì all’atterraggio, l’avversa condizione atmosferica era il nebbione, così fisso che il pilota ha fatto atterrare la baracca solo con la strumentazione. Guarda, mamma, con visibilità zero.

Il tizio dei laser aveva scritto che sarebbe venute a prenderle. Koris si immaginava in macchina. Invece si è scoperto un tizio con la berretta rossa in attesa al terminal 2 che era… venuto coi mezzi. Parecchi mezzi, per altro.

Inizia quindi una transumanza a base di OlryVal preso nella direzione sbagliata e rettificato correndo in maniera poco canonica, RER B, dieci minuti di bus che forse erano più venti che dieci. Attraversare mezzo nulla cosmico dell’Ile-de-France per arrivare nel campus di Saclà ha rinforzato in Koris la condizione che in quel posto forse si può sopravvivere, ma non vivere.

Sul sito dei laser show aspettavano una coppia di colleghi dell’istituto, ma del centro di FarFarAway, altro posto sperduto in Ile-de-France ma che necessita solo uno spostamento in macchina e non la logistica delicata dei provenzali sfigati. Erano indispettiti dal ritardo, ma anche sticazzi.

Il laser show è stato da una parte istruttivo, dall’altra… beh, dall’altra Koris pensava di essersi sciroppata la sveglia alle 5 e le amenità aeroportuali per discutere di cose di scienza dopo. Invece, quando si è proposto di andare a pranzare, la coppia di colleghi da FarFarAway ha risposto così: “No, noi ce ne andiamo che abbiamo una riunione questo pomeriggio, pensavamo di fare tutto entro la mattina ma a quanto pare… vabbè, ci sentiremo via Skype, cià”

Koris era un po’ indispettita, la Capa anche, ma la Capa ha potuto commentare “loro sono così, loro sono… parigini”. Paris-shaming fatto da due che hanno a casa dei Parigini, quindi Paris-shaming fatto con cognizione di causa.

Dopo un pranzo con Berretta Rossa e il clone di Renè Ferretti che però non veniva da Fiano Romano, si è cercato di fare un abbozzo di discussione. Invano.

“Vabbè, vi mando dei dati e poi discutiamo per bene via Skype” ha concluso Berretta Rossa.

Koris e la Capa hanno quindi fatto il percorso del combattente al contrario, permettendosi svariati “potevano anche dirlo, non è che avremmo attraversato la Francia per nulla”. Per altro, se all’andata avrebbero potuto tranquillamente prendere l’aereo dopo, al ritorno avrebbero potuto permettersi quello prima. Ma non è stato possibile, perché quando non è giornata, non è giornata e basta.

Del Koris-feeling e della subitanea illuminazione “sto diventando la Tacchettina, ziogatto!” parleremo in un post apposito con meno disagio aviotrasportato.

Permute e crisi momentanee

In quel Neutronland, Koris ha un nuovo ufficio, che poi è quello della moglie-del-capo (per i blog-names ci stiamo ancora attrezzando, promesso). La giornata della grande permuta è stata ieri, dove Koris ha potuto dimostrare le sue doti di traslocatrice, molto più apprezzabili di quelle di fisico. La quantità di roba che si era stipata nell’ufficio della moglie-del-capo era notevole. Compresi floppy disk e altre cose di dubbia provenienza come un calendario cinese. L’Amperodattilo avrebbe gridato al repulisti e al “cacciare tutto”. Solo che non puoi invocare il repulisti quando sgomberi l’ufficio della moglie-del-capo.

Sopravvissuta alla polvere secolare, Koris ora ha un ufficio delle dimensioni di uno sgabuzzino. Che può sembrare orribile e umiliante come un fantozziano sottoscala, ma gli sgabuzzini hanno un vantaggio vincente: ci entra una sola persona. Quindi nessun rischio di ritrovarsi faccia a faccia con Intrallazzoni, Binomi e altri individui molesti che telefonano, ruttano o mangiano cibo spazzatura. Solitudine, ascetismo, ermitaggio. Non si chiede di meglio, anche se il blog perde una fonte di ispirazione notevole.

Koris ha temuto che la permuta generasse una crisi diplomatica. Perché la moglie-del-capo è territoriale (pare) ed erano anni che si cercava di spostarla in un altro ufficio. Koris è stata usata come pretesto e forse ne avrebbe anche fatto a meno, ma non ha avuto molta voce in capitolo. Si sarebbe anche tenuta il grosso ufficio temporaneo, col rischio di dover ospitare tirocinanti di passaggio. Ma invece no.

Questo terrore di farsi odiare da quasi subito dalla persona con cui dovrebbe lavorare ha fruttato a Koris una notte insonne come ai bei vecchi tempi. Si è poi rivelato essere ingiustificato, ma tant’è, all’insonnia non si comanda e ai traumi pregressi nemmeno. Perché ci sono dei momenti in cui a Koris pare di camminare su una voragine tappata con lo scotch: potrebbe anche andare giù tutto appena soffia un alito di vento. Anche se il vento è una brezzolina e non la tormenta. C’è sempre il terrore che possa iniziare la tregenda e tutto ricominci da capo, anche in assenza di nubi all’orizzonte.

Un altro innocente fatto che sbalestra Koris se ci pensa troppo è la presenza di una coppia marito&moglie in laboratorio. E di dover lavorare con la moglie. Questo le ricorda l’affatto felice periodo all’università nel gruppo dei Cojones. Certo, l’assenza di una Tacchettina è apprezzabile (ma se non hai una Tacchettina in ufficio, forse la Tacchettina sei tu). Ma tant’è, ogni volta che le dicono “oggi non c’è tempo per discutere, magari domani” le piglia il “domani non arriva mai finché le cose non precipitano”. Ottimismo, questo sconosciuto. Che poi a dirla tutta la prima coppia di marito&moglie in laboratorio furono il Relatore e Micozza a Boulogne, quindi non proprio un trauma permanente, altrimenti Koris non sarebbe dov’è e alleverebbe forse carpe da corsa (anche se nel laboratorio di fianco allevano pesci-zebra a cui dar da mangiare il trizio, quindi forse…).

Insomma, Koris è ancora soggetta a subitanee crisi passeggere e vorrebbe che non succedesse. Hai visto mai una decidesse di restare.

In tutto ciò, nota di colore: per mantenere rapporti di buon vicinato, Koris ha scritto una mail di saluto a ex-Capo Palpatine. Il quale ha risposto nel suo stile col 100% di grammatica e sintassi in meno, chiudendo la frase con “scusa ho Corea ti lascio a dopo ci teniamo in contatto”. Tutto sommato è adorabile, quando tutti i danni piovono sul Rimpiazzo e non su Koris.

La prima vera giornataccia

Puoi essere anche Alice nel paese delle meraviglie radioattive, la giornata meh prima o poi ti toccherà comunque. Un po’ perché è fisiologico, un po’ perché Koris è Koris e tale tautologia può significare due cose: che il Cetriolo Cosmico veglia sempre su di lei o che deve farsi una patente da iettatrice per il suo atteggiamento disfattista.

Tralasciamo impostori, pensieri che ancora si ingarbugliano e si avviluppano, esepoitenepenti che tanto è troppo tardi. La giornata doveva essere una di quelle in cui ti chiudi sottoterra alle dieci del mattino e ne esci esausto ma soddisfatto la sera. No, non stiamo parlando di speleo, ma di caterve di neutroni termici su pallozze. Koris e la sua diretta superiore (di cui parleremo appena si capiranno due cose o forse tre) avevano installato pallozze e acquisizione dati lunedì pomeriggio per avere tutto pronto l’indomani. Certo, come no.

Al mattino tutto filava liscio fino al casello maledetto, dove il disagio esistenziale ha causato dieci orrendi minuti di ritardo senza motivo. Spesso il disagio esistenziale al casello è un oracolo della giornata.

Giunta in ufficio correndo perché il cartellino è pur sempre il cartellino, Koris si è preparata alla giornata senza fine. Si era portata apposta il pranzo per mangiare nel bunker mentre guardava i neutroni prendere a craniate il polietilene. E le scarpe scarpe comode per fare su e giù dalle scale della hall di irradiazione con pallozze di vario genere fra le braccia.

E invece no. È stata trovata una quantità irrisoria di contaminazione radioattiva nella hall, tutto fermo. Con irrisoria si intende che c’è più radioattività naturale nell’acqua da bere (Koris vi fornisce nuove scuse per preferire l’alcol). Ma tant’è, non si può più accendere l’acceleratore vecchio fino a nuovo ordine. Niente irradiazione.

“Vabbè, vorrà dire che esco presto” si disse Koris, che come al solito semplifica le cose.

La diretta superiore, per quanto abbattuta, si è fatta viva proponendo di impiegare il pomeriggio a fare analisi dati e a decidere come andare nel nulla dell’Île-de-France per il laser show (anche di questo poi ne parliamo). Solo che la sua nozione di pomeriggio iniziava alle tre. Koris ha capito che non c’era modo di prendere il bus delle 16:30, ma pazienza, non è nella posizione di rifiutare. Tanto era tutto preparato per uscire tardi.

Koris è ritornata alle sue simulazioni che non si sa bene a cosa servano ma tant’è, bisogna pur fare qualcosa o almeno fingere di. Intanto il tempo passava. Alle tre e mezza e ancora nessun segno di vita Koris ha iniziato ad inquietarsi. Che ok uscire tardi, ma solo per una buona ragione, qui siamo fancazzisti. È andata a vedere cosa stesse facendo la diretta superiore, se fosse ancora viva, all’occorrenza.

“Oggi è una giornata delirante, lasciamo perdere”
“E gli aerei per andare nel nulla dell’Île-de-France? Potrebbe iniziare ad essere tardi, il laser show è fra due settimane…”
“Fai tu, a me va bene tutto”

Koris è andata a fare lei sentendo sul collo il fiato dello spettro di (ex)Capo Palpatine. Quindi ha forse fatto un errore diplomatico facendo l’ordine di missione solo per se stessa e non per due, non è chiaro se fosse in suo potere o meno. Infine è corsa a prendere il bus in un ritardo abissale, lasciando il telefono fra le pagine del quaderno di laboratorio, come si scoprirà l’indomani.

La giornata è terminata negli ingorghi marsigliesi, perché è bene avere delle certezze e il traffico è una di quelle. Diciamo che la giornata aveva ampi margini di miglioramento. La zuppa di zucca e castagne, per esempio.

Magari domani ti licenziano

Giorno ventinove e non si sono ancora accorti di niente. O magari si sono accorti di tutto, ma ti accettano così come sei. O magari si sono accorti di tutto e ti licenziano domani, che ne sai Koris? Fatto sta che se non la licenziano domani, Koris finisce il periodo di prova e resta per un po’. Dove “un po’” non è fino alla pensione, ma sempre meglio di niente. Forse è meglio un pizzico di felicità in scadenza che un’infelicità a tempo indeterminato (che poi anche lì ci sarebbe da pontificare, ma vabbè). O forse è meglio non pensarci proprio per nulla.

Koris continua a sentirsi un neutrino fra i neutroni, esempio ideale della sua sindrome dell’impostore, e vive un po’ allucinata dalla felicità, un po’ nel terrore di fare un passo falso e palesarsi per la truffa che è. Se qualcuno ha una guida dell’autostima a piccoli passi, ma anche a grandi falcate, si faccia vivo.

Mentre è presa dal suo “fake it until you make it” (ammesso che ci riesci), Koris si chiede se anche gli adulti funzionali, quelli veri, si sbaglino in continuazione. Che l’esperienza forse non è il non fare cazzate, quanto accorgersi sempre più rapidamente di stare facendo una cazzata ed evitare di perseverare nella cazzata. Come il tasso di reazione dell’oro che per qualche assurda ragione diventa dieci volte tanto e non ti quadra come oro più piombo a bassa energia si puppi molti più neutroni dell’oro e basta. Grande momento di “c’è un errore nelle simulazioni e io non so dov’è perché sono una minchia di mare”. Secondo grande momento di “magari non c’è niente che non va, ma io non sono abbastanza saputa in queste cose perché sono una minchia di mare”. Terzo grande momento di “sì, io sarò anche una minchia di mare, ma questa cosa mi puzza”. Si finisce che si scopre che le simulazioni non hanno nulla che non va, ma lo script che li legge finisce su una riga sbagliata e ti dà la somma dichiarata a Equitalia dell’azienda tanto sympa col BMW cabrio che si pronuncia in grossa crisi. Corretto lo script, il tasso di reazioni torna normale e tu come ti senti? Una minchia di mare, ovvio.

Koris si chiede se capita a tutti di fare questi errori del cappero che ti minano l’autostima o se sia una prerogativa personale. Poi magari domani la licenziano e the last great dance upon the Earth finisce qui, così finiscono anche le domande di sorta.

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