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Abbruttimento e brutture

‘theiu se n’è partito per la sua settimana di vacanza supplementare perché egli può, quindi da sabato Koris è padrona dei luoghi. Subito è stata colta dalla sindrome dell’Amperodattilo per cui la casa doveva essere pulita pulitissima, persino le fughe delle piastrelle della doccia e sotto a quel mobile in cui ormai la polvere sta costruendo architetture faraonica. Peggio che peggio, Koris-massaia è stata anche contenta e soddisfatta del risultato, durato più di cinque minuti per l’assenza di Zozzorath nei paraggi. Poi è tornata se stessa, ha giocato a Civilization IV per un numero di ore che per pudore non riporteremo, ha cercato di finire The Moment of Silence, punta e clicca con un’ottima storia e un gameplay discutibile, ha guardato un numero elevato di episodi di “The Fall” perché nessuno le ha detto di andare a dormire.

La prossima volta che ‘thieu se ne va in vacanza da infame perché egli può, al suo ritorno troverà almeno due gatti di cui è fiero obiettore di coscienza. Colpa sua, chi va all’osto perde il posto e si sa che i felini saltano volentieri sulle sedie libere. Del resto nella famiglia Koris è chiaro che i gatti non si adottano ma si appioppano.

In laboratorio è un delirio. Koris ogni giorno sgrana un rosario di bestemmie per non aver mandato quel cv a Neutronland dopo essersi fatta infinocchiare da Capo Giuseppi, che le ha rifilato un bidone degno dell’e-commerce delle origini, quando si mandavano le scatole dei telefoni coi mattoni dentro. Negli uffici temporanei è arrivata l’acqua ma si raggiungono temperature di fusione nucleare. Il caldo dà alla testa un po’ a tutti, si rifanno cose su cose perché nessuno sa davvero cosa vuole. Koris se lo porta già menato da casa, decide che in linea di massima il 90% delle merdate che vede non è un suo problema, però si rompe gli zebedei lo stesso.

Si pensava che più in basso di così non si potesse andare quando sono tornati alla carica i tizi che hanno accollato a Koris lo studio infatti del periodo di prova. Lo rivogliono, ma più bello e puccioso. Si è provato a spiagargli che Capo Giuseppi aveva forse previsto cose nel 2023, dall’altra parte hanno risposto che no, Capo Giuseppi sapeva benissimo che c’era budget per il progetto quest’anno e quindi si deve tirare fuori la ciccia. Tre ore di riunione passate a sparare mirabolanti balle per prendere tempo, compreso “le termiti rosse ci hanno mangiato il server, spiace”, mentre si scrive di nascosto a Capo Giuseppi che nonostante l’invito aveva amorevolmente fatto sega. Capo Giuseppi si degna di rispondere stamattina con “ah, sì, se n’era parlato a fine aprile, poi ci siamo scordati. Magari facciamo qualche calcolo durante l’estate”. Koris vorrebbe decorarsi l’ufficio con le budella del messere in questione, anche perché luglio sarebbe agli sgoccioli, che minchia di estate resta? Contando che ci sarebbe questa trascurabile cosa chiamata vacanza, e Koris non avrebbe alcuna intenzione di rinunciare al suo diritto alla disconnessione.

Insomma, Koris dovrebbe essere in ferie giovedì sera, ma potrebbe non arrivarci incensurata. Andrà a radere al suolo qualche città troppo vicina in Civilization IV.

Ritratto di Koris a due giorni dalle ferie

Traslocazzo

Titolo da intendere come più vi aggrada.

Giovedì scorso è stato il giorno tanto temuto e paventato da marzo in poi, ovvero quello del trasloco del laboratorio negli uffici cosidetti temporanei. Sì, quelli in cui c’erano i ratti, forse scomparsi per magia, forse assunti in quanto nuovi co-workers. Ne sapremo di più al primo cavo di rete sgranocchiato, che potrebbe essere molto presto. A parte lo stanzino di tre metri quadri da condividere con altre due persone, le tende rotte e il sole in faccia fino alle dieci e la scrivania formato banco di scuola elementare, a Koris è andata ancora di lusso. Qualcuno ha ancora i buchi di sopra-citati ratti. Altri non hanno la rete perché boh, misteri. Altri ancora mancano di prese o di maniglie per le porte.

In generale, nell’edificio c’è l’elettricità ma non le luci, causa crollo di un soffitto che ha portato a tagliare tutta l’illuminazione. E non c’è nemmeno acqua potabile perché è rimasta troppo tempo nelle tubature e non si sa che in stato siano questi tubi. Interpellato in merito, Capo Giuseppi ha detto “vabbè, ma è temporaneo, sono solo sei mesi”, proponendo le seguenti soluzioni per l’acqua: farla scaldare nel bollitore abusivo e lasciarla eventualmente raffreddare, oppure andare ad abbeverarsi all’edificio vicino, per inciso un laboratorio che studia gli scambiatore termici dei reattori ad acqua, quindi se ne capiscono. Per fortuna il capo del capo di Capo Giuseppi dallo stipendio di giada, venuto in visita pastorale presso gli sfollati, ha detto a) che Capo Giuseppi è diversamente intelligente (Koris ha provato sentimenti indegni) b) che almeno l’acqua potabile ci sarà. Per la luce possiamo aspettare, finché è estate non c’è problema e in seguito le lampade ad olio sono molto suggestive.

Koris condivide lo stanzino e il suo groviglio dei cavi con un tirocinante più sveglio della media e con uno del laboratorio gemello. Costui fa cose sperimentali con le sezioni d’urto e ha collaborato con Neutronland. A Koris si è stretto il cuore, è salito un magone in gola e poi si è affacciato Toranaga dicendo “peace was never an option”. C’è chi dice che quaesta sitauzione potrebbe durare anche un anno, quindi magari si potrebbe sfruttare questo tempo (e la lontananza geografica di Capo Giuseppi) per trovare una sistemazione migliore. Toranaga è già a fare piani perché le pentole a pressione nucleari sono belle ma non ci vivrei, e la gestione di Capo Giuseppi è più che perfettibile.

Com’è noto, l’emozione principale di Koris è la rabbia e in questo periodo si incazza per un nonnulla, come un drago sottoposto a dieta macrobiotica. Si incazza perché mancano ancora diciotto giorni alla partenza per il paese dalla pendenza e pluviometria importanti e in diciotto giorni può succedere di utto. Si incazza perché c’è il coviddi e allora che si deve fare, andare dai ruolisti e rischiare l’appestamento o dare buca e rosicare? Si incazza perché le carte di consumo dell’uranio hanno abboffato la uallera (Junior cit.) e continuare a fare cose senza un criterio sarà sempre e solo una grossa perdita di tempo. Si incazza perché vorrebbe essere a -400 e tutto le rema contro, ritrovandosi invece a sorvegliare principianti a -60. Si incazza perché la vita non va dove vuole lei. Si incazza perché doveva mandare quel curriculum a Neutronland, senza farsi condizionare dalle vuote promesse di Capo Giuseppi e affini (la prossima volta che penserà a bazzecole come la lealtà o la parola data Koris si prenderà a sprangate da sola). Si incazza perché vorrebbe mangiare patate col lardo e invece ci sono sei milioni di gradi. Si incazza perché si incazza.

Magari può addrestrare i ratti a fare le carte di consumo dell’uranio al posto suo.

Sommersi dalle scatole

Non funziona una mazza

A 23 giorni dal momento in cui le sue chiappe si poseranno su un treno in direzione Tolosa prima e Pau poi, Koris sta cercando di installare Civilization IV su Blatto che metti che sui Pirenei ci sono due settimane di pioggia continua, meglio arrivarci equipaggiati e passare qualche turno a sottomettere territori come un presidente russo qualunque. Ma Blatto e Civilization sono riottosi e non vogliono saperne di andare d’accordo. Già Koris ha miserabilmente fallito a installare su Linux “Vampire the Masquerade: Bloodlines”, il nervosismo aumenta. Anche Arael, che in quanto costosissimo gheming leptop non sfiderà gli elementi in tenda, si sta ammutinando quanto a installazioni.

Al lavoro Koris passa le giornate a trattare file testuali, output di un codice che usa come una scimmia che ha imparato a spingere un bottone giusto. La fisica non la si vede nemmeno col binocolo. Koris aveva proposto una mezza idea di ottimizzare un algoritmo per evitare di fare milioni di milioni di calcoli (no, non stiamo scherzando), ma le è stato risposto “sticazzi, facciamo milioni di milioni di calcoli, cazzo ce frega”. E allora sticazzi, che si deve dire? Che a un certo punto le palle rotolano e bisogna stare attenti a non inciamparci sopra. Meno male che Capo Giuseppi si era lanciato in discorsi e discorsesse sul “challenge” e il lavoro importantissimo, quando invece l’unico challenge è non avere voglia di prenderlo a calci nel posteriore perché fa cacate.

Koris pensava che andare in montagna nel week-end la aiutasse a distendersi e invece nada. Sulle prime pensava di aver sbagliato clamorosamente a scegliere il percorso, poi si è ricreduta, poi si è ricreduta di nuovo quando c’è stato da salire in un canalone pietroso. Per arrivare a un lago a secco, cento per cento grandi insuccessi. ‘thieu si è bucato i piedi, quindi niente passeggiata di recupero la domenica. E il grandangolo di Koris ha deciso di ammutinarsi, per cui tutte le foto sono fuori fuoco. Visti i prezzi, non c’è budget per un nuovo grandangolo. Che palle.

Si naviga nell’incertezza del week-end perché Marseille è invasa dal caldo porco e la chiusura dell’entroterra grava come una minaccia a qualunque attività speleo. Per altro c’è il ponte del 14 luglio e non si è ancora deciso niente. ‘thieu aveva pensato alla Savoia episodio due ma i tempi di percorrenza l’hanno fatto desistere. Koris non sa e non risponde: voleva andare a fare un trekking di più giorni con notti in rifugio, ma il ritorno in grande spolvero del coviddi rende la cosa assai perigliosa.

Koris dovrebbe finire un fottuto racconto che ha iniziato a bomba e poi, come al solito, ha mollato lì perché era il solo conglomerato di banalità mal scritte. Poi l’editor del romanzo è fuggito col malloppo, quindi pare proprio che anche questo progetto naufragherà in gloria. Amen, ci abbiamo provato.

Un giorno funzionerà qualcosa, ma non è questo il giorno.

Visione artistica del Koris-cervello in cui l’unica luce di speranza è il treno per Pau

Lagne di un laboratorio di inizio estate

Manca poco più di un mese alla partenza per il paese delle grotte e dell’umidità, ovvero i Pirenei Atlantici (e Koris dovrà farsi il viaggio da sola in treno perché quel mostro senza quore di ‘thieu parte una settimana prima, kondividi se 6 indinnniato). Questo mese sarà lunghissimo perché Koris si è un pochino rotta gli zebedei di lavorare e invoca eventi tanto improbabili quanto sconnessi, fra cui le baby pensioni, l’allterta meteo, le cimici, le cavallette, insomma qualunque pretesto per quello che Junior chiama lo “stattiacasa”. Ci sarebbe lo smartuorchi, ma poi i capi piangono perché non fai legame sociale e non fai circolare il coviddi.

Capo Giuseppi torna a far danni. Sorvoliamo sulle sue capacità di management pari alle doti culinarie di Koris. Avendo egli traslocato in un altro edificio, ci si era illusi che la relazione a distanza sarebbe stata sufficiente a farlo sparire dai radar, troppo intento a leccare natiche più in alto delle sue. Invece s’è fatto vivo via mail scrivendo a Kori e a una collega “c’è un seminario sullo tzutzurundura, ci andate?”. Gli si è risposto che prima di prendere decisioni sarebbe carino cosa sia uno tzutzurundura, ma Capo Giuseppi è un uomo a cui non si deve chiedere mai: “se ci andate lo scoprite, ditemi se partecipate”. Si precetta un terzo collega che ne sa un filo di più, Koris si azzarda a rispondere “se rientra nelle mie mansioni ci vado”. “Tanto avevo già comunicato agli organizzatori che ci andate” è la risposta di Capo Giuseppi. Koris, già su di giri per gli scambi precedenti, ha avuto una gran voglia di cercare un ferro arrugginito, arroventarlo e andare a ricamare a punto croce “stronzo” sul duodeno di Capo Giuseppi. E anche scrivere messaggi sconclusionati post-serata alcolica del calibro “mi manki torniamo axieme risp è urg” al suo ex-Capo, se questo non fosse fuggito il luoghi atroci dell’Ile-de-France.

In questi giorni il laboratorio è semi-deserto perché nonostante i grandi sforzi di tutti per ignorarlo, il coviddi è ancora fra noi. La settimana scorsa pareva un’ottima idea ammassare venti persone in una stanza per seguire un training via Skype, tenuto a Parigi. Koris rispose che piuttosto che piombarsi in una sala a guardare uno schermo per otto ore e per tre giorni si sarebbe fatta lo scrub facciale con la lima da falegname (e ci avrebbe guadagnato in estetica); Skype per Skype, tanto valeva restarsene in ufficio. Scontata come il reggaeton dell’estate, appena finito il traning è giunta la mail “Tizio è positivo, siete tutti potenzialmente infetti” a cui Koris ha risposto col gesto dell’ombrello. Un altro grande trionfo per il team dei sociopatici.

Il trasloco di uffici che doveva essere a metà maggio sarà in realtà il sette luglio con un ritardo degno di Trenitalia, ci scusiamo per il disagio. L’ultima scusa accampata dalla direzione era “nei nuovi uffici ci sono i ratti”, quindi non si sa se sia in corso una deratizzazione o se invece del trasloco bisogna avviarsi in processione urlando “Penitentia agite!” al fine di scongiurare la peste. A Koris urta moltissimo dover lasciare il suo ufficio, ormai divenuta un tempio di solitudine e silenzio, per doversi trasferire con un non meglio identificato stagista. E quest’annno la pazienza con gli stagisti è a zero, visto che hanno l’intelligenza media di un gasteropode.

La verità è che Koris un po’ si annoia. Sempre grazie alle grandi doti da manager di cui sopra, Capo Giuseppi le ha tolto due progetti su quattro (i due di cui le fregava qualcosa, ça va sans dire) a vantaggio di un terzo con la startup della fuffa… che non si è mai fatta viva. Nessuno è più sorpreso, nessuno è più basito. Sia chiaro, non siamo a livello di Neutroni Porcelloni dove altro al “ma che me frega di ‘sta roba” c’erano l’urgenza, la disorganizzazione totale, i ricatti e gli insulti a vuoto (e 150 km al giorno in macchina per tre ore di ingorghi). Koris ha raggiunto una certa atarassia lavorativa perché alla fine non è solo il lavoro a definire una persona, tuttavia si aspettava di meglio. Non è escluso che si torni ad ordire grandi congiure e che Toranaga esca dall’armadio con la naftalina.

Sarà un mese lunghissimo

Caldazza e buchi che soffiano

Del tutto non richiesto è arrivato il caldo afoso marsigliese demmerda e nessuno ne sentiva davvero il bisogno. Koris è già spiaggiata sul divano a fare il cosplay della Piattola con l’Edgar-Abito e resterà così fino a un calo delle temperature. Oppure finché non salperà per le fredde e umide lande dei Pirenei ad agosto, che ad oggi pare lontanissimo. Invece che nell’epoca del riscaldamento globale Koris preferirebbe vivere un inizio di era glaciale, invece abbiamo sbagliato pure era in cui vivere, malimortanguerrieri.

Nel week-end Koris ha accompagnato due giovani speleologi alla loro prima uscita nel Vercors, al mitico Trou qui Souffle, ovvero il buco che soffia già protagonista di un’odissea nel 2015. Stavolta però si è usata l’accortezza di attenersi ai tempi di percorrenza sotterranei e di non raddoppiare la durata dell’uscita. L’obiettivo era -200, ma visto lo stato delle truppe ‘thieu ha patteggiato per fermarsi a -150. Koris ha iniziato a lamentarsi che non si fa più nulla di un po’ impegnativo, che molto bello accompagnare i novizi, ma lei voleva farsi quattordici ore di speleo per arrivare al sifone di Pasqua Sud e uscire strisciando sulle gengive. E di essere quella più scarsa della spedizione, invece di dover rassicurare persone dicendo che in fondo un P30 è un pozzetto, che saranno mai 30 metri di vuoto sotto al culo, suvvia. L’ultima volta che Koris si è lamentata della mancaza di cose complicate si è ritrovata a -450 in una grotta per gente “gratinata” (col cervello gratinata, in questo senso).

Koris dovrebbe seguire un training su un codice determinsta demmerda per tre giorni della settiama prossima. Qualcuno ha prenotato una sala, poi hanno detto che il training sarà via Skype. La prospettiva di passare tre giorni chiusa in una sala a seguire un training via Skype è agghiacciante e non nel senso buono.

Per il resto boh, fa troppo caldo per mettere in fila pensieri coerenti.

Marseille assomiglia parecchio all’inferno

PuntiPost

Post simil-resoconto che sviscera alcune cosette inessenziali della Koris-vita.

Piedini che passione: strizziamo l’occhio ai nostri amici feticisti, che se no le keywords de blog si impoveriscono. Koris era abbastanza motivata (leggasi: disperata) per approfittare del sabato senza speleo per andare a procacciarsi le Converse. Poi il suo grasso e grosso culo le ha fatto presente che muoversi dal divano sprovvisti delle necessarie informazioni di base poteva essere una mossa azzardata, quindi Koris ha prima cercato dove andare a colpo sicuro per codeste scapre. Risposta rapida: da nessuna parte. Il vantaggio di calzare scarpe di 22.5 cm fa sì che non le abbia nessuno, proprio nessuno, assolutamente nessuno. Il grasso e grosso culo ha quindi suggerito che essendo i centimetri una misura abbastanza affidabile, si potevano ordinare sull’internet e tanti saluti allo sciòpping. Koris è pertanto in attesa di un paio di Converse numero 35 trovate come occasionissima per la fascia scolastica elementari-medie (per davvero); qualora siano troppo lunghe, l’Amperodattilo ha proposto di mettere del cotone in punta, altrimenti di tagliare un pezzo di piede. Meno male che Koris non ha mai avuto il desiderio di sposarsi con vestito bianco annessi e connessi, altrimenti le sarebbe toccato andare all’altare indossando un abito Barbie Sposa Radiosa e ai piedi delle Lelli Kelly di vernice. Fine della parte umiliazione/”ih ih ih piediny”.

Summertime: la vita torna alla normalità e il solstizio si avvicina, il che significa che Koris è tornata nelle braccia serrate dell’insonnia e Morfeo sta facendo le carte per il divorzio. Di notte non si suda ancora come coguari ma è tutta una questione di tempo. La luce del giorno arriva troppo presto e a Koris ricorda di quella volta a Mosca quando si svegliò alle otto ma il sole era già allo zenit e andò nel panico. Fatto sta che le troppe ore di luce hanno sballato i bioritmi di Koris che già di per sé non erano tanto sani. Ieri notte, in preda a non si sa quali pensieri molesti, ha comprato un libro usato a mezzanotte passata perché altrimenti non sarebbe mai riuscita a dormire. Va tutto benissimo, insomma.

SpeleoCose: non si va in grotta da due settimane per svariate ragioni e questo potrebbe giustifica lo stato alterato. Però sabato-domenica c’è l’esercitazione del soccorso speleo, quindi forse saremo risarciti. O forse no, lo sapremo solo vivendo. ‘thieu si lamenta che non vuole svegliarsi presto per andare all’esercitazione, in compenso è esagitato perché per il ponte dell’Ascensipone vuole andare in Savoia e lo ripete in loop dieci volte al giorno. Coi bambini ci vuole pazienza, signora mia.

Groupies rinascimentali: domenica Koris è andata ad ascoltare ‘thieu che si esibiva in conservatorio. Tuttavia non è andata per supporto morale o per amore, le motivazioni erano tutte la bombarda basso, ovvero due metri di tubo ligneo sforacchiato che hanno abitato per due mesi un angolo del salotto. Vedere ‘thieu maneggiarlo dal basso del suo metro e ottanta è stata un’esperienza indimenticabile. Il suono emesso pareva la modulazione della sirena di un traghetto, ma senza l’inquinamento annesso. A meno che il musicista non abbia il coviddi, come ha dimostrato la vita vissuta.

Traslochi neutronici: Koris si gode l’ufficio solitario in compagnia degli acari, mentre aspetta che le dicano quando dovrà lasciare i luoghi. Nel frattempo i rapporti dei colleghi già traslocati dicono che in certi uffici non ci sono abbastanza prese né di rete né di corrente, non ci sono tende alle finestre esposte a sud, non ci sono né riscaldamento né aria condizionata. Del resto, come dice la Segretaria Karen, è tutto temporaneo, per soli sei mesi o qualcosa di più.

Varie, avariate ed eventuali: siccome ormai il cervello di Koris è perso, ogni tanto si mette a canticchiare “Shiva Shiva Shankara“, canzone tratta dal film high fantasy in lingua telugu “Damarukam“, scoperto una sera con Junior perché la caccia al trash sta diventando una ricerca filosofico-morale. E adesso che l’avete sentita è anche nel vostro cervello.

Piedini psichedelici

Scatoloni, polvere e Karen

Il laboratorio è in subbuglio perché si trasloca. E si trasloca perché anche qui si è voluto prendersi una fetta di torta del gustoso piano FranceRelance, che alla fine è un bonus facciate col nome più fico. Ci sarebbe molto da discutere su come, post coviddi (che poi siamo davvero post è un altro discorso), l’idea di rilancio generale sia tutto sul rifare beni immobili. Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro delle ristrutturazioni.

Che poi sia chiaro, questo posto avrebbe un gran bisogno di ristrutturazioni. Ne ha bisogno dal 1970 circa, a giudicare dagli infissi. Termicamente un colabrodo, per non meglio specificate ragioni di sicurezza si può aprire solo una finestra su tre, matasse di cavi di rete ed elettrici un po’ ovunque perché la sicurezza non vale in questi casi. Dal punto di vista estetico tutto è color caghetto che è la tinta preferita di Koris, a metà fra il rosa carne e il vomito post-sbornia con acidosi. Urge uno studio per investigare la ragione profonda per cui negli anni ’60 era in voga il color caghetto, deve c’entrare per forza l’LSD, forse sotto allucinogeni il color caghetto lo stesso odore dell’arcobaleno.

Piccolo excursus sulla gestione della faccenda: nessuno sapeva bene come si sarebbero svolti i lavori. Sulle prime si diceva che si sarebbero svuotati gli uffici per la durata dei lavori nella detta stanza, quindi si sarebbe passati alla successiva. Gli sfollati sarebbero stati parcheggiati presso i colleghi, in una perfetta imitazione del “mi appoggio un attimo da te”. La questione “mettiamo la gente in smartworking” è stata sfiorata e subito abbandonata perché non sarebbe stato giusto verso gli altri lavoratori che non devono subire ristrutturazioni. E del resto, perché fare semplice se si può fare complicato? Poi l’andazzo generale divenne “bisogna svuotare l’edificio”, quindi l’idea fu di spostare tutti in altri uffici, cercando di far stare 90 persone dove c’era posto per 30 scarsi (il coviddi ha messo like a questo elemento). Alla fine qualcuno ebbe l’idea geniale e, per mantenere la tanto sbandierata coesione sociale, si decise di sparpagliare due laboratori in tre edifici diversi. Per aumentare l’entropia, le persone sono state ripartite per “tematica in senso esteso”, e tanto valeva scegliere come criterio il colore dei capelli, le preferenze in fatto di cani o gatti, la lunghezza delle unghie dei piedi o il buon vecchio e collaudato metodo “a cazzo di cane”.

Il trasloco è stato paventato per mesi e mesi (pare da prima che Koris mettesse piede qui dentro) e adesso incombe. Grande protagonista la Segretaria Karen, un crogiolo vivente di stereotipi sulle bionde più o meno tinte, con la stessa voce di UniKitty del “Lego Movie” e l’intelligenza di una gallina non proprio acuta per gli standard aviari. Koris la adora, ça va sans dire. Segretaria Karen ha inziato a inviare irritanti mail da gennaio scrivendo che il trasloco poteva avvenire da un momento all’altro, quindi bisognava mettere TUTTO negli scatoloni, computer compresi. Non era ancora chiara la destinazione, visto che gli edifici temporanei non erano ancora definiti, ma bisognava comunque inscatolare TUTTO. Bonus: Segretaria Karen che entrava senza bussare in qualunque ufficio e veniva a cacare il cazzo perché a suo dire nessuno era pronto.

La bellezza di dieci giorni fa si è saputo qualcosa: metà della gente doveva traslocare entro metà maggio, l’altra metà dopo, dove dopo poteva essere un qualunque momento fino alla morte termica dell’universo. Koris fa ovviamente parte di questo secondo gruppo, mentre il tipo con cui condivide l’ufficio deve sloggiare immediatamente. La cosa ha generato un gran trambusto perché nei nuovi uffici non ci sono né cavi di rete, né hub, né multiprese, quindi chi eredita cosa? Non è chiaro. Le linee telefoniche come verranno trasferite? Mistero.

Segretaria Karen, che si lamenta di dover gestire la logistica del trasloco, non ha risposte a simili domande triviali, tanto mica lavoriamo in rete, oh, da quando i sorgenti dei codici di simulazione stanno su un disco remoto, possiamo simulare tutto su Excel, ovvio. Il problema principale di Segretaria Karen sono… le etichette da apporre a scatolini, computer, varie&eventuali. Un giorno scrive che bisogna apporre le etichette adesso immediatamente a cose, persone, animali e minerali onde evitare che vengano incautamente dimenticati. Due giorni dopo manda uno stupidissimo documento Word in cui dà il modello di etichetta perché pare scriverlo a mano fa brutto. Se le etichette fossero già state attaccate boh, Segretaria Karen vuole le sue etichette che ha passato così tanto tempo a fare (parliamo sempre del documento Word da riempire con cognome-nome-numero edificio-numero ufficio). Per inciso bisogna che siano resistenti perché poi si usano le stesse per ri-traslocare tutto a lavori finiri. Come se l’usura, la polvere, il caldo e il logorio della vita moderna non avessero ragione di loro.

E per quando è prevista la fine dei lavori? Fra sei mesi. Segretaria Karen evita qualunque problema dicendo “è tutto temporaneo, potete sopportare di dover condividere la rete a turno o qualche momentaneo inconveniente, sono solo sei mesi”. Solo sei mesi, che sarà mai. Capo Giuseppi fa il cosplayer di Ponzio Pilato e se ne lava le mani, salvo lamentarsi quando gli studi saranno in ritardissimo a causa di qualche piccolo inconveniente temporaneo.

In tutto ciò, Koris cerca di guardare i lati positivi della faccenda. Siccome tanto il collega quanto lo stagista inquilino abusivo traslocano, Koris si ritrova un ufficio per lei da sola finché non verrà traslocata anche lei. A meno che la polvere smossa non la sommerga prima, rischio da non sottovalutare. Inoltre la sua sistemazione temporanea non è nello stesso edificio di Capo Giuseppi, che si è riservato uno spazietto assieme alla gerarchia per farci sapere che non si mescola ai mortali sgobboni; individui loschi e pelosi di cui non faremo il nome hanno già suggerito di portarsi il gheming leptop in ufficio e diventare giocatori pro di Civilization, giustificando qualunque ritardo sul lavoro a qualche momentaneo inconveniente. Koris sta valutando la cosa, nel mentre si risponde che il resto del disagio lo scopriremo solo vivendo.

Mi raccomando, le etichette!
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