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Un anno dopo

Coviddi, coprifuochi, restrizioni, Natali che saltano, Pasque in differita, ecco che Koris non metteva piede a Merdopoli da un annetto circa. L’ultimo transito fu a settembre 2020 per portare la Ya(xa)ris a fare la revisione. E anche per vedere i Maiores e mangiare, non secondario. Poi i traffici sono diventati complicati, i Thelli spariti dalla circolazione ferroviaria, i netFlixBus latitanti; tornare nella gimcana dei divieti di due nazioni è stato improbabile finché Koris non ha avuto un paio di iniezioni certificate in una spalla. Quindi tornare nella patria d’origine tornava ad essere complicato come al solito, circa.

Koris è arrivata in Italia a bordo di un netFlixBus in cui la mascherina era demodé, tuttavia essendo lei amante del vintage e controcorrente ne ha messe due, FFP2 sotto, mascherina di stoffa impermeabile sopra. Quattro ore con la mobilità mascellare di Hannibal Lecter con la mordaccia e il respiro di Darth Vader. Senza bere, senza mangiare e senza pisciare. Mancava giusto un cilicio per fare la parure del perfetto penitente in cerca di espiazione. Qualcuno le ha chiesto il pass sanitario per valicare il confine? Ma quando mai.

Merdopoli ha sfoderato un’estate di fine settembre, con vento freschetto che ha fatto suicidare un vaso di tagetes, cieli densi di nubi, temperature ben al di sotto della media, mare non proprio tipico della stagione. Maiores molto incazzati verso Giove Pluvio, non fanno più i riscaldamenti climatici di una volta con 35 gradi all’ombra. Che débacle.

Talmente débacle U Babbu non è del color terracotta etrusca abituale, è più un’argilla carica. Ha spacciato a Koris due libri per il buon vecchio brocardo “posso consigliarti questo tomo”. Va in scooter come se stesse concorrendo al motomondiale, dimentico di avere sul sellino dietro una Koris non più avvezza alle due ruote. Ha portato Koris a spiaggia rendendola edotta dell’esistenza del chiringuito, rituale umano in cui si mettono casse con musica latina discutibile (il che significa né “Norwegian Reggaeton” né “Cerveza y Latifondo“) e si fa l’aperitivo sulla battigia; in seguito alla scoperta, Koris ha cercato di chiedere asilo specistico alle oloturie. U Babbu ha guardato la partita dell’Italia scuotendo la testa e dicendo “come giocano male”, per poi esultare in maniera molto composta davanti all’ultimo rigore (Koris è ancora traumatizzata quando, durante Francia ’98, U Babbu urlò davanti al rigore sbagliato da Di Biagio “MA COSA TIRA UN CANNONE SUL PALO?!”, esperienze segnanti).

L’Amperodattilo è a rischio una stella e pessima recensione su TrippAdvisor perché ha rifilato alla prole zucchini e cipolle ripiene per ben tre pasti consecutivi. Quando ha cercato rivalsa impastando una pizza, ha tardato ad arrivare per stenderla ed è toccato a Koris occuparsi dell’impasto inferocito. Però ha fatto gli gnocchi al Castelmagno, bisogna ammetterlo (“Gnocchi al Castelmagno, belin, piatto estivo!” si è lamentato Orso, “Il castelmagno si mangia quando c’è” ha risposto Koris). Si serve di Koris come ghost writer per biglietti di auguri, fa le parole crociate, si lagna di non saper risolvere i rebus. La sera della finale ha messo piede in salotto dichiarando “Tanto lo sappiamo tutti che finiscono ai rigori”, per poi ritirarsi a giocare a “Secret Files: Tunguska”. Se l’Amperodattilo sfruttasse meglio questo dono di preveggenza calcistica magari la famiglia potrebbe usarlo per arrotondare.

Orso lavora in smartworking, si lagna dei dati incomprensibili e degli studenti olandesi che “belin, si chiamano tutti allo stesso modo”. Ha potuto riparare al trauma subito nel 2006 e andare finalmente a festeggiare la vittoria in piazza. Esce tutte le sere, ma rincasa verso le due perché nemmeno lui ha più vent’anni. Scomodato a tagliare le cipolle per la pizza, cerca di amputarsi un dito con moderato successo. Fa stalking alla ASL per sapere se può spostare la seconda dose di vaccino dall’Olanda all’Italia, gli rispondono che “ci stanno lavorando”.

Koris ha finalmente conosciuto il gatto Steve, felino abusivo della casa di Piana che è stato preso a noleggio dagli zii. Gatto Steve, nella sua muta estiva non proprio imponente, si è fatto fare più coccole in due ore che gatta Spin in nove anni di permanenza in casa dei Maiores (“Ma Spin aveva avuto l’imprinting dalla cugina del Vunciume; e poi l’avevamo pagata 20 centesimi, che pretendi per un investimento simile?” ha commentato l’Amperodattilo). Koris avrebbe voluto portarselo a Marsiglia, non fosse che ‘thieu è anti-cat.

Il ritorno in Francia si è fatto nelle stesse condizioni dell’andata, senza controlli di pass sanitari alla frontiera, nonostante i tuoi e i fulmini di Manù-Jupiter il lunedì sera. Ora non resta che sperare che il coviddi si dia una calmata e che si possa calare ancora in Italia in tempi ragionevoli.

Per esempio che il castelmagno si può mangiare d’estate senza problemi

L’anno senza feste

Dopo Pasqua, nel 2020 annodemmerda è saltato anche Natale. Oddio, non proprio saltato come Pasqua, ma Koris si è scoperta molto legata alle tradizioni della sua italica famiglia, in barba ai suoi “massì, Natale lo puoi fare come vuoi”. Spoiler: no. O forse non per forza di cose, se fosse stata una scelta e non un’obbligazione covidica le cose sarebbero andate diversamente. O forse no, ma non è dato sapere.

Koris ha sentito nostalgia di cose sepolte nell’oblio dei secoli e che non aveva mai avvertito prima d’ora. Come la nostalgia del presepe, tradizione che è andata persa negli anni per mancanza di sbattimento, di spazio e di quant’altro. Ma non un presepe qualsiasi: il presepe dell’Amperodattilo, a basso contenuto di religiosità, quanto basta di tradizione e un sacco di modellismo ingegneristico. Le montagne con l’anima di carta di giornale, la copertura fatta con la carta giusta e la spruzzatina di neve sopra. Le mini-casette da sistemare sulle montagne, perché “la prospettiva è così, sono lontane” (AmperoCit.). Le lucine nelle casette con erba e sassi sistemati meticolosamente in modo che non si vedesse il filo, “se no viene fuori un arrabaio”. Il classico fiume di carta stagnola. I pastori che più che adorare bambinelli si facevano la sporta degli affari loro. Koris non ci pensava da un sacco di tempo, ma ci ha pensato quest’anno.

Anche l’albero di Natale, prima sul terrazzo davanti con decorazioni anni ’80, poi evoluto in palo di Natale (non chiedete) e divenuto infine albero da mettere via già pronto all’uso è mancato un po’. Soprattutto la valanga di regali sotto. Anche se a casa dei Maiores stazionava sotto l’albero un sacco che sembrava compost e ha un po’ mitigato la nostalgia. Santa chiamata su Wazzappo con Orso in pigiama scozzese, Amperodattilo che piazzava le natiche sempre e comunque davanti alla telecamera e U Babbu che spacchettava il saccone. Che uno potrebbe dire “è un modo anche quello per stare assieme”, però è un modo della mutua. Menzione speciale per lo spacchettamento del regalo di Iset, filmato in diretta: la donna che spacchettò delle ciabatte a forma di unicorno vestita ella stessa con una tuta da unicorno. Perché vent’anni di amicizia fanno questo ed altro.

Ora inizia una carrellata da Italiano all’estero pizza-mafia-mandolino, quindi se siete individui di mondo si consiglia di passare oltre. Un’altra cosa che a Koris è mancata parecchio è il cibo. L’AmperoPrazo natalizio è qualcosa che si ricorda nei secoli dei secoli amen, farne a meno è un dolore non indifferente. Soprattutto quando sei abituato al pranzo del 25 da proletariato urbano e ti ritrovi all’improvviso a fare una cena del 24 da alta borghesia/classe dominante. Con le ostriche, le lumache e il fois gras, trio di cui Koris evita di nutrirsi; non solo Koris, a dire il vero, anche il ben più raffinato fratello Orso, che quando ha ricevuto una foto della tavola ha commentato “cosa sono quei budini andati a male?!” (era il fois gras). Koris potrebbe aver bisogno di un ciclo di terapia perché non aveva mai visto mangiare le ostriche prima d’ora e adesso ha chiaro perché “huitres” in francese denota tanto le ostriche quanto le caccole di naso. Nel mentre, nella cucina del Terzo Stato a Merdopoli, l’Amperodattilo faceva a meno di porcellane di Sevres e argenteria, e impastava ravioli in quantità industriale. Ricevuta la foto di cotanto cibo, lo stomaco di Koris ha mandato un messaggio al cervello del calibro fratello non temere che corro al mio dovere, trionfi la giustizia proletaria.

Fine della lamentela culinario-italico-lotta di classe.

A Natale nel mezzo dei vulcani spenti è arrivata anche la neve, che fa un Natale molto suggestivo. Ma ancora una volta, sarebbe stato meglio se fosse stata una scelta e non un ripiego, il Natale dai genitori di ‘thieu. C’è sempre questa specie di magone fissato in gola (e non è un’ostrica) che fa pensare che c’è qualcosa di sbagliato, qualcosa che ancora una volta non è andato come doveva in quest’anno storto.

U Babbu, depositario di tutto l’ottimismo familiare, ha detto che si recupera appena possibile, alla prima festa pagana disponibile. Si spera di potersi ritrovare ai Lupercalia, anche se non è chiarissimo come si festeggino i Lupercalia. Ad ogni modo, se Lupercalia devono essere, Koris ha intenzione di far servire in tavola un’assai poco filologica insalata russa, perché necesse est.

P.S. per i benaltristi: sì, è vero, c’è chi ha passato Natali peggiori, c’è chi ha passato questo Natale in maniera atroce. Però questo è il Koris-blog, il Koris-diario di bordo e si lamenta di quello che vuole, fosse anche la tragedia delle doppie punte.

P.P.S. per l’Amperodattilo: no, la Koris-chioma non ha le doppie punte. E no, non arriva ancora alle ginocchia.

Final Fantasy Tactics: la fine di un’era

Final Fantasy Tactics è un videogioco classe 1997 (non facciamo commenti al riguardo) rilasciato dalla Square per Play Station, di genere strategico. Arrivò nelle mani di Koris e Orso quando il terzo millennio sembrava ancora carico di promesse, sotto forma di gioco diversamente originale, perché erano “quegli anni lì”. Koris e Orso ci giocarono fino ad arenarsi alla fine del terzo capitolo su quattro, nella battaglia contro il maledetto Wiegraf. Poi arrivò la Play Station 2 e il gioco cadde nel dimenticatoio, soprattutto perché le memory card della vecchia Play Station erano illeggibili e si doveva ricominciare il gioco da capo. Ci sono cose che non sono destinate a compiersi.

Era il 2008, un non proprio allegrissimo mese di dicembre, quando l’emulatore per Play Station si mise a funzionare sul macbook Trillian. Koris aveva una copia di Final Fantasy Tactics caduta per caso dal dorso di un mulo (e chi vuol capire capisca); ne seguì un certo numero di serate a insultare il protagonista assieme a Junior, a cui poi si unì il Mathematicus, circa un paio di giorni dopo aver sbottato “questo gioco fa schifo!”. I tre si organizzavano in serate giustificate al resto della comunità collegiale come “cose a tre” e andarono parecchio avanti. Fino ad arenarsi al solito scoglio, sempre lui, sempre Wiegraf. A onor del vero c’è da dire che una sera, in una folle giocata a due Koris- Mathematicus, quest’ultimo fomentatissimo, Wiegraf venne battuto. Tuttavia Koris poi dovette laurearsi e del save game si persero le tracce.

Koris ha ricominciato Final Fantasy Tactics qualche anno fa, perché il gioco aveva il pregio di potersi emulare su computer non proprio performanti quanto a scheda grafica e di non necessitare il joypad, accontentandosi dei riflessi da bradipo sulla tastiera. Ci sono state tante vicissitudini che hanno rallentato le operazioni, fra cui un farming intenso dei personaggi e un bios che per un bel pezzo non voleva emularsi, facendo temere a Koris di aver di nuovo perso tutto. Insomma, com’è e come non è si arriva ai vari confinamenti del 2020 con una squadra di livello smodato e pronta ad uccidere. Squadra allenata spesso in tandem Whatsapp con Junior, che ha coniato lo slogan “Wiegraf, ti devi cacare sotto!”. E così è stato: Wiegraf è stato macinato una volta per tutte e i suoi pixel inviati nel cimitero dei cattivi informatici.

E oggi, dopo quattro capitoli, tante parolacce e un bel po’ di divertimento, Koris ha visto la parola “the end” su Final Fantasy Tactics. Anche se il gioco finisce malissimo e non c’è l’happy ending, col protagonista intrappolato all’inferno (ma siccome abbiamo battuto l’Angelo della morte in un turno, ora l’inferno è nostro, andiamo a comandare!) e tutti i vivi che si trucidano male nella scena post credits. Anche questa, a suo modo è un po’ una fine di un’era. Un videogioco che ti ha accompagnato per anni, insegnandoti che se la vita ti prende a ceffoni, tu sali di livello e poi restituisciglieli con gli interessi, se possibile anche rubandogli l’equipaggiamento.

E sì, questo un post nerd e alquanto stupido, ma tant’è, in questi tempi non sempre facili ci si arrangia come si può.

Ciao, Final Fantasy Tactics, grazie di averci insegnato che non esistono battaglie impossibili, basta farmare abbastanza e arrivarci in power player

Quelle domeniche di novembre

Anche se è lunedì, del resto quando si è confinati il tempo è un po’ un’illusione, almeno finché da uno schermo non compare Manù a dire tana libera tutti. Ma non è ancora quello il momento e quanto alla tana, ci si deve restare. Dentro.

Queste domeniche novembrine passate in casa hanno un sapore d’altri tempi. Hanno anche un sapore di muro preso a craniate perché vorresti essere in grotta, ma se cominciamo con queste spirale di violenza nel giro di due giorni abbiamo finito i crani da spiaccicare e i muri da imbrattare. Sapori d’altri tempi, si diceva, di un altro millennio. Quando le domeniche sembravano senza fine e novembre di Merdopoli era un grigiore eterno fra le alpi e il mare. E ci si chiudeva in cameretta, Koris, Orso e una decina di Biker Mice, a giocare e a fare un casino preparatorio di un dramma serale. E l’Amperodattilo cucinava mentre sul terrazzo pioveva con le cocalle (termine dell’Amperodattilo per designare gli schizzi delle gocce quando cadono a terra, forse dialetto, forse genio letterario). E U Babbu compariva ogni tanto a controllare che i Biker Mice non stessero cercando di evadere dalla finestra (no, sul serio, vivevano in una casa a rotelle con quattro camere, cucina abitabile e salone, non avevano nessuna ragione di evadere). E si passava la domenica in tuta e in ciabatte, in attesa che arrivasse la sera e il lunedì e che l’Amperodattilo scoprisse il gigantesco casino che imperava in cameretta.

Sotto la sottile crosta di solenne rottura di coglioni, c’è qualcosa di vagamente familiare e rassicurante in queste domeniche confinate, fra una lasagna fatta in casa, una mano di intonaco e un boss di Parasite Eve. O forse si cerca qualcosa di familiare e rassicurante, per dimenticare un attimo l’apocalisse che si scatena al di fuori delle mura domestiche.

Ora o mai più

Con la recrudescenza del vairus che comincia a uscire dalle fottute pareti un po’ dappertutto, Koris ha dovuto prendere decisioni difficili per quanto riguarda i suoi ritorni in Italia. Ovvero prendere armi e bagagli e fare una toccata e fuga su un week-end, prima che le frontiere si chiudano dall’oggi al domani o richiedano quarantene in lazzaretti isolati in attesa di un tampone che potrebbe anche essere mai.

È stato un comportamento giudizioso? Forse sì, forse no, ma ormai è fatta. Il casus belli del resto era la revisione della Ya(xa)ris, macchina diciottenne che nonostante tutto fa ancora il suo sporco lavoro di utilitaria spartana. Ma se Koris avesse indugiato ancora, la Ya(xa)ris forse non avrebbe mai potuto passare la revisione italica. Sono cose complicate, signora mia.

Nel mentre, in famiglia sono tutti sopravvissuti con più o meno danni al confinamento e alla convivenza dal vairus.

U Babbu assume una dose giornaliera di 50 versi dell’Odissea in lingua originale. Si lamenta del suo accolito Tortellino che capisce poco. Inviato a fare la spesa, riesce ad arrivare con enormi provvisioni di qualunque cosa tranne ciò che gli era stato richiesto. Essendo alla fine dell’estate, è color terracotta e se ne vanta alquanto.

L’Amperodattilo ha lo stesso colorito. Di solito parla di cibo, quando non si lamenta del vairus e “io una roba così non l’avevo mai vista”. Ogni tanto legge cose a caso e fa strafalcioni del calibro di “torre merdata”; potrebbe essere un segno dei tempi, invece è sempre stato un segno distintivo del personaggio. Oltre a parlare di cibo, ne prepara in quantità industriali e si lamenta quando si consiglia di finire gli avanzi. “Cosa penserà ‘thieu che gli diamo da mangiare i resti del giorno prima?” si duole l’Amper.

Orso dice alla sorella che è meno magra del solito, ignorando deliberatamente la trave che si trova nel suo occhio. Lavora imprecando a un ritmo importante. Spacca il caricabatterie del MacBook e mentre va a comprarne uno l’Amperodattilo ripara il danno.

Il meteo annunciava temporali e siluri volanti, mentre il tempo meteorologico si è limitato ad essere umidiccio e stinfio. Koris aveva pianificato un nulla cosmico e ha passato 48 ore a scusarsi di non aver pianificato.

Il prossimo transito italico potrebbe risultare alquanto complicato. Ma del resto, del diman non v’è certezza e di questi tempi ancora meno del solito.

Succedono cose che succedono

Koris sta guardando la sezione d’urto del nichel che forse le sta parlando e raccontando cose della sua folle vita di sezione d’urto di neutrone in protone. Forse, eh, Koris non ne è sicurissima. Koris ha dormito ancora una volta schifosamente poco, un po’ perché si è addormentata a un’ora che è saggio tenere nascosta, un po’ perché i muratori del palazzo di fronte hanno deciso le cinque e mezza sono un’ottima ora per buttare via i rifiuti murari. Koris gli augura ogni bene, soprattutto un sacco di cantieri molto lontano da qui.

Oggi fratello Orso si addottora online. Purtroppo non abbiamo nemmeno un link di Twitch per seguire la diretta. Ma soprattutto sappiamo che l’Amperodattilo ha comprato una tortina per festeggiare e che quella tortina non verrà mangiata da Koris. Che pessimo tempismo.

La grande scoperta dei trent’anni suonati potrebbe essere “non puoi fare sempre tutto da sola, chiedere un parere esterno a volte aiuta”. Che detto un’adepta della setta del chi-fa-da-sé-fa-per-tre è una grande sconfitta. Che Koris mica ci aveva pensato che il fascio di protoni trapanasse il bersaglio, era già in ginocchio davanti alla Capa urlando “non so fare le simulazioni, gomen nasai, mi squarcerò il ventre prima del tramonto per lavare la mia vergogna!”. E invece no, tutto normale, era il solito report diversamente ben fatto che diceva cazzate come “tutti i protoni sono assorbiti dal bersaglio”. La proiezione astrale del Replicante è apparsa dicendosi molto deluso da questa mancanza di senso fisico, ma del resto il Replicante lo avrebbe detto in qualsiasi caso. E se Koris non chiede mai né aiuti né pareri è anche un po’ una sua responsabilità, visto che ogni tentativo di discussione era stroncato con “devi saperlo tu”. Che magari era un modo paraculo per dire “ma che cazzo ne so e che cazzo mi frega”, non lo sapremo mai.

Martedì Koris è andata a Neutronland e ha avuto una giornata quasi normale, come se non esistesse un vairus. Un po’ le mancava la sua vecchia vita, anche la sveglia alle sei e uscire di casa nel deserto delle vie. Forse ci ritorna martedì.

Il Koris-romanzo (perché forse bisogna davvero iniziare a chiamarlo così, visto che il rischio che esista davvero è alto) è passato fra le mani dell’editor e Koris ora deve fare una scelta. La scelta è fra lasciarlo così e pubblicare in ebook “Gli occhi del cuore” (circa), oppure fare uno sforzo, lavorarci ancora e fare uscire una cosa di qualità col suo libro in cartaceo. Pare che avrà qualcuno per consigliarla, cosa abbastanza inedita. No, nel senso, Koris ha sempre avuto una schiera più o meno nutrita di angeli custodi che le hanno dato feedback e consigli sul romanzo, solo che questo è del mestiere ed è pagato per farsi rompere i coglioni con dettagli insignificanti. Comunque per il momento Koris ha preso tempo e, finita la chiamata con l’editore, tremava dal nervosismo perché innanzitutto siamo adulti consapevoli e posati.

merda

Koris mentre scrive contenuti di qualità, blog compreso.

La voglia di cambiare la cucina sta generando un’escalation di violenza pari solo a quella che si sta scatenando sui social per… circa qualunque cosa. Koris non vuole fare post in merito per il buon vecchio adagio del “non ne so una fava”. Però si fa delle paranoie, perché quello invece le riesce benissimo.

C’è soprattutto bisogno di mettere un freno a un cervello che gira troppo vorticosamente, quindi Koris saluta la compagnia e se ne va un week-end in montagna con ‘thieu e Cenzino (il Biker Mice instagrammer), a farsi fischiare dalle marmotte grasse del Valgaudemar. Nel mentre rimugina.

Pasqualcazzo

Un titolo di un ormai datato post di Arunka diceva “Pasqua, Pasquetta e Pasqualcazzo”. Fino ad oggi si era sempre sottovalutato il potere di Pasqualcazzo. Nel senso, non essendoci un limite al peggio, ogni anno può essere sempre più Pasqualcazzo, ma quest’anno il livello è comunque da record.

Tanto per cominciare, è stata la prima Pasqua senza pantagruelico pranzo dell’Amperodattilo, senza pasta al forno coi carciofi, senza “ma facciamo l’arrosto o la salsiccia?”, senza fave, senza salame e ora basta che se no Koris piange. Sono stati trovati in frigo dei ravioles del Vercors, ‘thieu è riuscito a cuocerli in maniera decente, poi hanno pianto entrambi perché avrebbero potuto essere direttamente nel Vercors a mangiarli e invece stica. Vairus, pagherai caro, pagherai tutto.

È stata anche una Pasqua senza uovo. Il cioccolatiere di fiducia ha aperto il quanto considerato “genere di prima necessità”, ‘thieu si era procurato un’alquanto discutibile campana di cioccolato. Per fortuna la sorpresa, temuta anch’essa alquanto discutibile, si è rivelata essere una miriade di caramelle di zucchero e pesci di cioccolato, con annesse coquilles Saint-Jacques di cioccolato (l’unica forma di coquilles Saint-Jacques a cui Koris potrebbe mai avvicinarsi).

Facendo una roba che chiameremo yoginnastica (o anche “guardare video yoga ma senza audio, come i porno”), Koris ha raggiunto una nuova consapevolezza. Consapevolezza che c’è pieno di polvere e bisogna mettere Roomba al lavoro. Vedi a cosa serve tenere la testa per terra mentre ci si massaggia la nuca con i calcagni. Quanto alla pace interiore, siamo sempre in WIP, non tanto “work in progress”, quanto “work in poilofaccio”.

La video-chiamata di famiglia a sorpresa ha portato alcuni elementi tradizionali. Orso spaparanzato su un divano londinese mentre il 90% del suo organismo è impegnato a digerire ravioli, necessita di caffè per affrontare il resto del pomeriggio. U Babbu va a fare le bon café che però purtroppo non potrà spedire a Londra. Per una volta l’Amperodattilo non si lamenta che non sa che fare con gli avanzi. Tuttavia avanza complimenti ai lunghi capelli di Barbie-thieu, la cui situazione tricotica è ormai fuori controllo, con grande sollazzo di Koris.

Koris ha un po’ l’odio perché aveva dei piani che prevedevano passare da Merdopoli alle Causses durante uno smodato numero di giorni di vacanza primaverile che avrebbe infine potuto prendere. Invece passa dalla camera al salotto, dove la decorazione è migliorata e non sembra più zona di guerra. Due speleologi in astinenza tenuti in vita dal Bricolage, skrivi amen e kondivi se 6 indinnniato!

Oggi sarebbe Pasquetta e com’è giusto che sia, il cielo marsigliese è grigio. Almeno quello, è giusto che certe tradizioni restino invariate.

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