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Frammenti bolognesi

Bling bling.
La messaggeria di Facebook si fa viva.
“Ehilà, Koris, io sono dalle tue parti, ti va se ci vediamo?”
Il messaggio appartiene a uno dei Collegiali che si laurearono assieme a Koris in quel torrido sedici luglio di sette anni fa. Da allora si erano rivisti una volta in uno dei transiti marsigliesi, poi si erano limitati allo stalking su Facebook, soprattutto perché Koris è sempre convinta di rompere le palle al prossimo.
Koris e Tanìs si sono rivisti quindi venerdì sera, dopo sei anni di silenzio radar. La cosa bella dei collegiali è che ci si ritrova subito, merito forse dei cinque anni passati a stretto contatto.
Hanno parlato un bel po’ delle loro vite presenti, del folle mondo della ricerca, del post-doc che vale o non vale la pena.
Hanno gossippato di quando Parigi era diventata una sede staccata del collegio. Di gente che è sempre uguale a se stessa, gente che è migliorata, gente che è peggiorata.
Venerdì sera Koris è andata a dormire contenta, dicendosi che dovrebbe smettere di preoccuparsi di rompere le scatole al prossimo. E ricontattare un po’ di più i pezzi del suo passato.

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Rapporti di buon vicinato

A casa dei Maiores, ovvero a Merdopoli, era pratica diffusa suonare alla porta di fronte in caso di bisogno. La dirimpettaia era madre di famiglia calabra e fra lei e l’Amperodattilo vi è sempre stato un traffico di generi alimentari alla bisogna. Il traffico si fece più fosco, truffaldino e a base di litri d’olio quando l’Amperodattilo ebbe il figliolo diripettaio come alunno, ma in tali rapporti è meglio non indagare. Comunque sia nell’infanzia di Koris si ricordano svariati episodi a base di “Vai a chiedere alla vicina un limone/la farina/uno stinco umano/il peperoncino”.A Boulogne nelle nebbie di Avalon, nel Collegio per studenti presunti potenziati, tale pratica era portata agli estremi, estendendosi a piatti, pentole, sedie e persino tavoli. “Tranquilla che te li riportiamo” era il commento d’obbligo, senza ovviamente precisare le tempistiche di resituzione. Onde evitare l’appropriazione indebita di stoviglie mai rese, Koris si era dotata di piatti dalle fantasie più perverse, per riconoscerli immediatamente dal cattivo gusto. Ma il Collegio era un luogo particolare, fuori dallo spazio, dal tempo e soprattutto dalle convenzioni sociali, dove ricevere telefonate alle otto di sera del calibro “Veniamo a mangiare da te, apparecchia per quattro, anzi fai cinque che forse viene anche il primo che passa” era la norma. La risposta no non era quasi mai un’opzione, nessuno si stressava a cucinare e nella camera di Koris e Sophia regnava il “Facciamo una pasta con X”. Alla X si può sostituire qualunque cosa, dagli spinaci alla nutella (sì, tutto questo è realmente accaduto).
Koris fino ad oggi non sapeva se l’usanza di suonare in caso di bisogno di generi alimentari fosse diffusa anche in Francia. Essendo suo malgrado assieme a gente precisina, fa sempre in modo di avere quanto serve per evitare pipponi epici sulla sua disorganizzazione.
Stasera è capitato che Koris abbia deciso di fare una crostata. Considerandolo una questione d’onore, di vita o di morte. E capita che ha tre uova su quattro. E non c’è la Coop aperta fino alle otto a portata di mano, come in Collegio.
Koris tergiversa. Si tratta di onore contro timidezza cronica. Vince il “salviamo l’onore”.
Va a bussare alla vicina di sotto. Deserto. Koris non riesce mai a beccarla, né quando le lancia per sbaglio in cortile mollette e calzini, né in qualunque altra occasione.
Vicina di sopra. Che poi è l’ultima speranza, perché non è che si muoia di voglia di andare a bussare al contrabbandiere del terzo piano. La vicina apre, in costume da bagno. Koris inalbera la faccia da culo magistrale.
“Ciao! Hai mica un uovo?”
Le esita. Koris si rende conto che forse lo scambio di generi alimentari dell’ultim’ora non è una pratica francese, ma ormai è tardi. E invece se ne va da casa della vicina con un uovo e un scodella di passato di melanzane.
“Ho fatto una festa ieri sera, ne è avanzato parecchio e io non riesco a finirlo da sola”
Che non sarà il Collegio, ma almeno esportiamo buone abitudini. Farsi preparare la cena dai vicini, per esempio.

Back in Bo

Che poi diciamocelo, la voglia di Koris di prendere e andare a Boulogne per una riunione di due giorni era pari a zero.
“Trovati una buona scusa per motivarti e vai” disse Roy Batty, l’uomo a cui puoi anche dire di no, basta che poi fai come dice lui, che tanto ha sempre ragione.
Così Koris si è motivata con “male che vada, recupero la pergamena di laurea” ed è andata.
La riunione è stata la solita inutilità necessaria, con le ordinarie follie dei fisici (“lo so che sono quasi le sette di sera, ma dovete sentire assolutamente il mio talk, sono solo 35 slides”, e sticazzi no?). La parte interessante è stato il contorno.
Koris è giunta a Boulogne sotto un cielo assurdamente azzurro. Delle nebbie di Avalon nessuna traccia, invogliava quasi a restare. Fra i pollini e il miscuglio di nostalgia/consapevolezza che assale all’uscita dell’aeroporto. Poi ci si ricorda dei 35° con umidità di agosto o delle settimane di umidità trionfante e allora l’idea di essere sul mare a Marseille riacquista fascino.
Con la faccia di bronzo che la contraddistingue, Koris si è praticamente auto-invitata a cena da Arunka. Quivi ha abusato della generosità di Arunka e consorte, scroccando pasta al pomodoro, ottimi ceci e gelato, con vino che per amore di metafora chiameremo del Peloponneso. In cambio ha offerto un po’ del suo umorismo becero e di bassa leva, con qualche coccola al micio, che a differenza della strafottente e pingue gatta Spin è interattivo e si lascia accarezzare. Il tutto coi peggiori aneddoti che lo Stato Maggiore racconta, conditi con nerdaggine a tema Star Trek in libera uscita. In sintesi, serata veramente gradevole, qualcosa che varrebbe la pena di replicare. Non fossero quei 500 km di impiccio, ecco.
Koris è stata quindi scarrozzata (che quando si abusa bisogna farlo seriamente!) in collegio. Ove è stata pizzicata appena ha messo il piede oltre la soglia.
“Tu! Di ritorno! Vieni che parliamo un po’!”
“Mah, sarebbe anche mezzanotte…”
“Dai, ci facciamo una tazza di the e ci racconti le tue passate imprese con Bazilla”
Così, fra una tazza di brodaglia inglese, un “beh che il corso di laurea ora fa schifo”, un “ma perché minchia hai comprato i tovaglioli se avevo già comprato lo scottex?!” e una beffa alla distribuzione gran canonica, si sono fatte le tre. Di notte.
E la sera dopo…
“Allora che si fa? Mi avevi promesso che avremmo fatto qualcosa…”
“È che siamo al venerdì sera prima di un ponte, quindi il collegio è il deserto…”
“Ho ben presente, ricordo”
“Pizzata collegiale con i superstiti? Ti va?”
“Sai da quant’è che non mangio una pizza da asporto con la mozzarella?”
E così pizzata, col pakistano che consegna le pizze e le due bibite omaggio. Dopo una delle solite classiche raccolte soldi.
“Io ci metto dieci”
“A me la paga Phara”
“Io mangio con voi, ma mi porto la mia roba che se no mi si mummifica l’insalata in frigo”
“Qualcuno ha da cambiarmi 20 euro?”
“Va bene, anticipo io, ma se non mi tornano i soldi indietro mi incazzo”
E si mangia tutti assieme giù, sotto al portico. La compagnia non è la stessa che Koris ricorda. Un tempo c’era Junior che inorridisce all’idea della pizza alla nutella, Sophia che “ma dai, cosa buona più cosa buona uguale cosa buonissima”, il Mathematicus con le pizze fetenti per l’alito, W. che la vuole con le olive, Nick il filosofo che ordina un’improponibile salsiccia e scamorza, il “non avete chiamato Gweedo, vero?”. Ora Koris siede assieme ai giovincelli, ma le abitudini sono rimaste le stesse. Metà del tavolo parla del crollo del sistema liberale, l’altra metà canta la sigla delle Tartarughe Ninja a bocca piena.
“Biliardino prima di andare a dormire?”
“Sì, ma non facciamo tardi che io ho da ripetere metodi matematici fino allo sfinimento”
La sala delle feste non c’è più. È sopravvissuta solo una saletta minuscola che ai tempi di Koris nessuno filava. Un po’ di tristezza all’idea che il luogo che ospitò così tante feste mal riuscite non ci sia più. Tristezza fugata dal biliardino con bestemmione, perché sentire due chiamarsi Topino e poi cantare a rutti “We’re the champions” è qualcosa di assolutamente fuori dall’ordinario. Da uscire dallo spaziotempo.
E ti viene quasi da pensare che domani mattina ti sveglierai alla 115, nel tuo letto vicino alla finestra con l’improponibile plaid dei Looney Tunes, e ti farai una enorme tazza di latte, cacao e pan di stelle generici Coop sulla tua tovaglia tattica a chicchi di caffè, dove le briciole non si vedono. E penserai se scendere subito a studiare qualcosa come laboratorio di fisica nucleare o trovare una scusa per attardarti, come i piatti della sera prima da lavare. Poi Koris la pianta perché si accorge di diventare troppo nostalgica.

camer

Koris-camera dei tempi andati. Con la coperta dei Looney Tunes

tovaglia

La mitica tovaglia. È quasi arduo trovarci i piatti...

 Ma invece no, Koris la mattina dopo prende zaini, masserizie e lauree di sorta e va a imbarcarsi per Monaco prima, per Marseille poi. Con la piacevole consapevolezza che in quei cinque anni ha lasciato comunque un buon ricordo di sé.

Il tenore della carta igienica

Tempo fa, in un’era precedente a quel fatale errore che Koris chiama laurea, il Mathematicus disse che la salute dei finanziamenti all’università (parentesi per chi non lo sapesse: Koris ha fatto parte di un gruppo di studenti presunti eccellenti, per cui ha scroccato all’università di Boulogne tasse universitarie e alloggio) era intuibile dalla carta igienica elargita.
Quando Koris era una timida matricola che studiava la fisica come se non ci fosse un domani, la carta igienica era morbida, delicata e a quattro veli, più adatta per il culetto di un neonato che per studenti socialmente disadattati.
L’epoca di cuccagna passò in fretta e la carta igienica passò da quattro a due veli, più spartana, più consona alle casse dell’università. Da qui il tracollo fu breve.
Cambiò il governo e con esso giunse un foglio di giornale passato per carta igienica, con lo svantaggio che fosse bianco e che quindi non permette di nettarsi le chiappe con le foto dei politici più in voga. La consistenza, invece, era la medesima di un quotidiano nazionale.
Gli ultimi tempi della Koris-permanenza a Boulogne veniva elargita una strana carta vetro da autogrill, fantastica per togliere la ruggine dai parafanghi della bicicletta, ma anche il diversi strati di pelle dalle chiappe dei malcapitati. Probabilmente il prossimo stadio sono le foglie di banano, ma ormai la dottoressa Koris non avrà il piacere di sperimentarlo a Boulogne.

A giudicare dalla carta igienica che è entrata in casa Koris, la famiglia sta precipitando verso la bancarotta.

Koris e Boulogne

Cinque anni fa, mese più, mese meno, Koris era una maturanda marcita, munita di una teutonica determinazione a fare fisica all’università. In realtà il perché non lo sapeva bene nemmeno lei, si trattava di una sorta di colpo di fulmine, che portava Koris a gridare "O fisica o morte" e ad essere sorda agli avvertimenti dei Maiores. Ma del resto si sa, quando Koris si mette in testa una cosa è difficile dissuaderla del contrario.
Koris venne subito avvertita sulla logistica. "Ti avverto che se fai l’università a Valinor, per i primi anni scordati pure di prendere casa lì. U Babbu ha fatto avanti e indietro da Merdopoli tutti i giorni, l’Amperodattilo pure, tu non sei diversa. Se non ti va bene, c’è sempre scienze della comunicazione a Merdopoli, proprio qui sotto ai piedi della collina".
Koris si era dilettata di un paio di settimane di stage liceale prima a chimica e poi a fisica. Ricordava che per arrivare alle ore nove sulla roccaforte della facoltà di scienze bisognava dare l’assalto al treno delle 6:40 al binario tronco di Merdopoli centrale, per giungere alla seconda grande stazione di Valinor e quindi infilarsi sull’autobus 45, tipicamente affollato e stressante, che si inerpicava su per la collina. Con la routine entropica della famiglia Koris, per giungere in stazione a Merdopoli in tempo per il treno bisognava svegliarsi come minimo una decina di minuti prima delle sei. Inoltre, uscendo verso le sei, il ritorno a Merdopoli era stimato verso le otto di sera, giusto il tempo per cenare e morire in un letto. Senza voler tenere conto dei ritardi di trenitaglia, ovviamente. Sapendo che quella vita priva di tempo libero si sarebbe protratta per cinque anni almeno, una volta terminato il computo logistico, Koris sentì crollare la sua determinazione e la sfiorò l’idea di farsi bocciare alla maturità per avere più tempo per riflettere. Poi lo Stato Maggiore si ricompose e decise di elaborare un piano.
Siccome l’ipotesi di scienze della comunicazione sotto casa non la soddisfaceva (le uniche scienze che Koris avrebbe studiato sarebbero state le Scienze, nessun compromesso in materia), scattò il piano B: bisognava andare a studiare fuori Valinor. Dopodiché erano necessari un pretesto e convincere i Maiores che sarebbe stata una grande opportunità.
Koris accarezzò per circa un quarto d’ora l’idea di provare il test alla Normale di Pisa, per poi scartare l’idea quando Abbuz, professore di matematica del Koris-liceo, le consegnò i test accompagnati dalla frase "Se te ne viene uno dimmelo, io non sono mai riuscito a risolverne nessuno". Ora, nonostante la bassa stima che Koris avesse di Abbuz, clone di Salieri in "Amadeus" ma sedimento di due lustri della facoltà di fisica, ciò bastò a far demordere lo Stato Maggiore. Il sordido piano andava ordito con maggiore sottigliezza e con obbiettivi di maggiore portata.
Il pretesto per lasciare Valinor arrivò semplice e servito su un piatto d’argento: Koris voleva fare astrofisica e astrofisica all’università di Valinor non c’è. L’Amperodattilo cercò di sollevare timide obiezioni, ma lo Stato Maggiore svicolava dicendo "non è quello che mi interessa". Cosa interessasse in verità non è dato saperlo. Probabilmente non lo sa nemmeno lo Stato Maggiore.
Le destinazioni papabili divennero tre: Torino ("ci ho fatto lo stage di TuttoScienze, conosco già tutti i professori"), Boulogne ("c’è addirittura il corso di laurea apposta… vabbé, U Babbu, non guardarmi così, faccio la triennale in fisica e poi la magistrale in astronomia, in modo da avere più scelte") e Trieste ("con l’osservatorio di Margherita Hack e la SISSA, vuoi che non sia buona?"). Ormai la rosa delle scelte c’era, non restava che lavorarci.
Koris tralasciò la storia università per settembre e si maturò con la maturità della mutua. Passò un’estate allucinante priva del canonico viaggio post diploma, funestata dalle lezioni di guida prima e dalla morte di Mercury (l’adorato Pentium II) poi, condita con le lezioni di termodinamica che Abbuz si era rifiutato di spiegare, trascorsa per la maggior parte su una spiaggia deserta di Koris-coetanei (i Koris-affini all’epoca si contavano sulle dita di una mano) ma affollata da qualsiasi altro genere umano.
A fine agosto Koris aveva un fedifrago ragazzo Metallaro, una patente per grazia ricevuta (che da allora cadrà in disuso) e nessuna idea. A Torino aveva trovato uno studentato per mille euro all’anno, a Trieste una borsa di studio e una condizione poco chiara. A Koris Torino metteva tristezza e la facoltà le era parsa un carcere. Per quanto riguarda Trieste, Koris scoprì che erano necessarie otto ore di treno per raggiungerla e per di più non si sentiva preparata per il concorso. Confessò quest’ultimo suo timore un paio di giorni prima di partire per il Friuli all’Amperodattilo, davanti al banco salumi dell’ipercoop.
Non restava che Boulogne. Koris ricordò di aver visto al salone dello studente, visitato un paio d’anni prima, un collegio in cui si entrava per merito e che pagava generosamente alloggio, tasse universitarie e borsa di studio. In cambio volevano tutti gli esami dati in corso, la media del 28 e 24 come voto minimo accettabile. Koris all’epoca era convinta che non avrebbe mai superato la media del 24, ma decise di provare.
Si iscrisse al test di ammissione confidando nella statistica, assieme a Hana, una compagna del liceo alunna di U Babbu (non della Koris-classe, ovviamente). Non si degnò di aprire nemmeno un libro, perché Koris all’epoca era spavalda e impavida, nonché parecchio scriteriata. Aveva ancora qualche velleità, finché U Babbu non uccise anche la sua ultima speranza, il giorno antecedente la partenza.
"Sai quanti siete ad essere iscritti al test?"
"No, quanti siamo?"
"392. E ti ricordo che ne prendono 28"
Ma Koris viveva nello spirito di De Coubertin, quindi lo Stato Maggiore si impose il "niente panico" e partì lo stesso.
Nel partire si dimenticò a casa il vocabolario di inglese, che costrinse U Babbu a un’inversione a U in quel di Albisola. I dubbi la assalirono quando ormai era veramente troppo tardi per tirarsi indietro, quindi andò assieme a Hana ad affrontare il test/iudicium dei, da cui era certa di non uscire viva.
La sedettero davanti a un computer con 120 domande a risposta multipla a cui rispondere e 80 minuti di tempo. Come al solito si mise a dialogare con il computer e fu presa per matta. Poi venne il momento della consegna. La tizia di fianco a lei, un’altra che digitava con sicurezza rara, totalizzò 79 risposte giuste, una in meno della soglia. Un professore si accostò a costei e le disse:
"Eh, se ci avesse pensato un attimo di più forse ce l’avrebbe fatta. Comunque la sua prova finisce qui, si accomodi fuori"
Panico e terrore nello Stato Maggiore: nessuno voleva più consegnare. Il medesimo professore si accostò a Koris.
"Se lei non consegna si esclude da sola. Se invece consegna, beh, diciamo che una probabilità su un milione potrebbe averla"
Mai click costò tanta fatica. Koris chiuse gli occhi e cliccò. La risposta venne da sola.
"Glielo avevo detto, io. Visto che ce l’ha fatta? Ora vada a rilassare fuori, fra un quarto d’ora cominciano le seconde prove"
Le seconde prove consistevano in due trattazioni, un riassunto e una traduzione. Koris aprì bocca e lasciò parlar lo spirito, allucinata dal maledetto contaparole che diminuiva sempre più (Koris è grafomane, come i lettori sanno). Uscì dopo due ore, l’ombra di sé stessa. Non rispose ad alcuna domanda dei Maiores e poco o nulla ricorda di un viaggio sulla Parma-La Spezia sotto un temporale. Sentiva "Scandal" dei Queen, questo se lo ricorda.
L’ammissione alle prove orali fu una sorpresa. La prova orale, invece, fu una commedia. U Babbu preparò una road map a cui Korsi credeva poco, ma si sottopose. Era settembre avanzato e a Boulogne il tempo era infame. In attesa del suo turno, Koris incontrò Sophia, W. e un sacco di quelli che non sapeva sarebbero diventati suoi compagni di sventura. Sophia entrò terrorizzata nella stanza e uscì ridendo, dicendo che si era divertita un sacco. Il terrorismo nel frattempo serpeggiava.
"A me hanno chiesto il terzo principio della termodinamica"
"A me di parlare del caso Interpol"
Koris aveva la serenità olimpica che contraddistingue la follia. U Babbu e l’Amperodattilo, invece, per nulla. U Babbu si fece pusher di informazioni.
"Ma tu lo sai chi è Fiorani? Tieni, guarda questi diagrammi a torta delle elezioni in Germania…"
Poi venne il Koris-turno. Dodici professori schierati.
"Lei è Koris?"
"Sì"
"E si presenta per…?"
"Fisica"
"Fisica? È la quarta che sentiamo di fisica"
"Lo so e ce ne sono altri che aspettano"
Lo Stato Maggiore aveva innalzato lo stendardo dell’arroganza.
"E che liceo ha fatto?"
"Il Regio Liceo classico di Merdopoli"
"Cosa? Ha fatto il classico e pretende di fare fisica?"
"Sì, penso di esserne perfettamente in grado"
Quello fu il canto del cigno della Koris-autostima, ma come canto fu l’aria della Regina della Notte. Fu Forinosama a interrogarla. Dopo averle chiesto dei satelliti geostazionari e della fisica quantistica per bambini, vennero le domande curiose.
"Lei ha la patente, immagino"
"Sì, ma non mi chieda perché me la hanno data"
Seguita da:
"Lei cucina"
"Raramente. O meglio, conviene che mi astenga"
"Sa che quando sarà qui dovrà cucinare, vero?"
"Imparerò"
Una professoressa le chiese delle sue letture, esattamente come pianificato da U Babbu. Poi se ne partì per una dissertazione su Joyce che Koris attualmente non ricorda.
"Lei ascolta musica?"
"Beh, sì, dalla musica medioevale al rock moderno…"
"E conosce Mozart?"
Sulla faccio di Koris doveva esserci un ghigno satanico. Era stata appena invitata a nozze.
"E visto che dice di conoscere Mozart, ha mai visto un’opera lirica a teatro?"
"Giusto questa primavera, ‘Così fan tutte’. Ma non è stata certo la prima"
Fu congedata e uscì a testa alta, con una fierezza ad oggi perduta.
L’attesa del risultato fu snervante. Così lunga che i Maiores cercarono di dirottare Korsi su Torino, convinti ormai che Boulogne fosse perduta.
"Dai, che ti frega di Boulogne. È grossa, puzza, piena di pukabbestia… su, vai a Torino, che ormai è sicuro".
Poi giunse una mail dal titolo "Comunicazione vincitori". Koris impiegò circa un quarto d’ora ad aprirla. Fu un altro di quei click difficili. Ma fu seguito da un urlo di giubilo.
"Ehi, voi tutti, ce l’ho fatta, sono passata, mi hanno preso! E ora devo andare a Boulogne, che il 26 cominciano i corsi…!"
"Ehm, lo sai che oggi è venerdì 23, vero?"
"… occazzo"

A distanza di cinque anni, a circa 96 dalla laurea finale, studente e collegiale in scadenza, Koris si domanda quanti "occazzo" seguirono quel primo.

Riflessioni a caso

Sabato sera ignavo, pertanto foriero di riflessioni casuali. Essere uno studente in scadenza non aiuta.
L’assenza prolungata della compagna di stanza ha fatto sì che la camera avesse un reflusso degli antichi splendori. Nella fattispecie, oltre alla reconquista del Koris-letto, sono tornate le cipolle (e annesso odore di soffritto), la musica a volume ingiustificato (per quanto senza casse non sia la stessa cosa), la piastra elettrica abusiva per le verdure, l’uso plateale del bidet e il caos strisciante in libera uscita. Manca solo Sophia. Anche se, essendo sabato, Koris potrebbe essersi fatta pirsuasa che da marzo ad oggi non sia cambiato nulla, che Sophia sia semplicemente a casa per il week-end e che tornerà lunedì mattina assieme al suo accento bresciano e alla contagiosa allegria. Niente di più sbagliato, ma meglio non contraddire laureanda Koris.
Anzi, è il caso che lo Stato Maggiore lasci la piazzaforte al più presto. Quanto meno prima che diventi troppo nostalgico.
La passeggiata fuori per smaltire un’illegale dose di aglio ha portato un milione di morsicature di zanzare sui piedi. Colpa di Koris, che invece di abbondare con l’aceto sulle melanzane ha abbondato con l’aglio. Errori da dilettanti in cucina. Koris sta decisamente invecchiando.
Se un anno e qualche mese fa Koris si fosse degnata di aprire la pagina di fakebook del Senzaddio, forse si sarebbe accorta di avere un bersaglio disegnato sulla schiena. O forse no. Koris è tonta quel tanto di dà tormento, quindi avrebbe pensato a qualcos’altro. Comunque sia, forse si sarebbe rovinata qualche sorpresa. Inutile domandarselo, è andata così, fakebook resta sempre e comunque il male e Koris non bazzica, se non quando i geni di archivista di U Babbu le fanno venire la pulce all’orecchio. Per la cronaca, Koris non è pentita di come si sono svolte le cose. Anzi…
Koris si laurea fra sei giorni senza esserne consapevole. Male. Ma come dicono tutti, lo diventerà il giorno prima. Quel giorno saranno cazzi per tutti. Alla laurea precedente era stato Zaff a farle capire che al gran giorno mancavano meno di 24 ore. Nami l’aveva stabilizzata onde evitare che Koris desse di matto più del dovuto e il Senzaddio (all’epoca solo un contatto di ICQ) aveva terminato l’opera, mentre meditava azioni turpi dai campi di regata.
Giovedì potrebbe essere tutto più difficile. O più facile, visto che ci siamo già passati. Saranno cazzi amari/uccelli senza zucchero/volatili per diabetici per i presenti. Giovedì. Minchia, quattro giorni. Meno che quelli concessi dalla videocassetta di "The Ring" (trattandosi di Koris, questo è più appropriato…). Non siamo pronti. La presentazione non è pronta. Lo Stato Maggiore non è pronto. È pronto giusto il vestito, ma il vestito non può rispondere al controrelatore. Siamo nel guano fino al collo. O forse no. Al Relatore l’ardua sentenza.
Koris si domanda altresì perché tutti si meravigliano quando proclama di aver radunato una dozzina di validi (o meno) elementi per il suo buffet di laurea. Se ne meraviglia anche il Senzaddio. Koris è molto offesa per questa generale sfiducia nelle sue capacità di aggregazione sociale. O forse è l’aglio a parlare. L’aglio era decisamente troppo. Poi manda via il diavolo e Koris non lo regge.
Chiunque incontri Koris per strada la ferma dicendo "Ehilà, ma come sei magra! Sei stata male?". "No, sono stata in Svizzera. Patate e fisica sperimentale per tre mesi, un miracolo per la linea". Che poi non è Koris si veda molto più magra di quando è partita per oltr’alpe. Oppure la gente confonde Koris con qualcun’altro.
Le Koris-zampe sono piene di lividi e graffi assortiti. In aumento, per altro, data la Koris capacità a procurasi lesioni lacerocontuse semplicemente deambulando. Questo potrebbe essere un problema per il Vestito. Whisper ha proposto di schiarire i lividi col fondotinta. Essendoci Iset la cosa potrebbe essere persino fattibile. Anche se non è detto che l’Amperodattilo approvi. Ma la macchia viola sulla tibia sinistra è proprio brutta. Le Koris-zampe sono un campo di battaglia, altro che gambe femminili. In effetti c’è sempre la soluzione Jean Lannes, se non fosse che abbiamo già Horatio Nelson fra il pubblico e la situazione virerebbe al grottesco. Urge soluzione per salvare l’estetica.
Koris e Whisper a fare sciopping sono epic fail. Esperienza naufragata, assieme a tutti i pregiudizi del caso.
Anche aglio più assenza di citrato è epic fail. Tutta colpa di Koris e del suo zelo in cucina. Peccato, la pasta gamberi e zucchini di ieri era decisamente win. Alti e bassi della Koris-cucina.
Ripercorrere all’indietro la cronologia di fakebook del Senzaddio pensando "Oh, qui mi disperavo perché gli altri si laureavano e io no! Qui ero stata appena bocciata a microelettronica! Qui ero in vacanza con W. che stava defecando anche l’anima in un ostello di Lubiana!" è decisamente epic fail, anzi, di più. Fortuna che la cronologia si interrompe al 20 luglio 2008. Questo probabilmente denota un bisogno di affetto non sanabile tramite i pan di stelle generici della coop. Ovviamente non si possiedono armi anti-depressione quali cioccolato fondente a gradazione illegale o gelato "follia di cioccolato".
Forse l’unica soluzione è andare a leggere Terry Pratchett.

Questioni di letto

Koris sa che certe cose non andrebbero fatte per rispetto, ma in questi giorni mangia pane e prepotenza a colazione, pranzo e cena, quindi fa un po’ quello che le pare. Compreso guardare un inguardabile film horror trash giapponese dal titolo "Ring 0: the birthday" assieme a Junior. Da non dormire tutta la notte. Per il ridere, non per lo spavento.
Comunque, da quando Koris ha ripreso possesso della sua vecchia camera a Boulogne (dove le cose non sono più come prima perché senza Sophia non potevano esserlo e perché le foto appese ai muri ora fanno accapponare la pelle), si era ripromessa di farlo.
E ieri sera, complice l’assenza estesa della provvisoria compagna di stanza, lo ha fatto.
Si è ripresa il suo letto. Quello sotto la finestra, senza il lenzuolo di plastica incorporato. Si è anche appropriata di un cuscino non suo, ma questo è un altro discorso.
Infatti ha dormito come una zucca fino a poco fa.

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