Archivi categoria: vita collegiale

Un Mathematicus alle Calanques

Dopo mesi e mesi di messaggi minatori da Parigi a base di “ma quando mi inviti nel Sud?”, Koris ha ceduto. Soprattutto dopo aver sperimentato il meteo parigino durante un fly-by nella capitale, ha capito che non era un invito, era una missione umanitaria.

Il Mathematicus è giunto sotto un cielo non granché per la Provenza, ma meraviglioso per un Parigino (tranne ‘theiu, che ormai ha perso pezzi della sua identità di nativo della Ville Lumière). È stato più o meno deportato alle Calanques, con alterne vicende che non narreremo in questa sede. Diciamo solo che ora, nel suo ufficio nella capitale, potrà vantarsi di aver percorso l’impervio sentiero fino alla Calanque du Podestat, sfidando i mortali pericoli che si celano sulle rocce delle Goudes. Insomma, circa.

Ha fatto la bellezza di trentamila passi in giro per Marsiglia, ma senza soddisfare la sua voglia di quartieri nord e malavita. Koris non lo ha giudicato pronto per entrare nel giro di kalashnikov e della droga poco prezzo. Soprattutto quando il Mathematicus chiedeva a ripetizione “ma il tuo quartiere è tranquillo, sì?”.

Ha anche sperimentato le dolcezze del metrò marsigliese che si fa aspettare un quarto d’ora la domenica mattina. Ha commentato, da buon parigino di adozione, “questo a Parigi non succede”.

Koris non lo ha nemmeno insultato troppo, inequivocabile segno di vecchiaia.

Forse una volta ogni cinque anni si può rifare. Più spesso no, altrimenti tornano le orribili abitudini a base di caccia alla cimice, cose a tre davanti ai videogiochi e pizza la domenica sera.

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Il collegiale B. e l’autostima di adamantio

Koris iniziava il quarto anno di università quando, nel brumoso ottobre 2008 in cui approdarono in Collegio Nami e Flu, venne imbarcato anche un candidato collegiale che in questa sede chiameremo B., sebbene abbia ricevuto una miriade di soprannomi, quasi mai lusinghieri (del resto il Collegio era una stronzocrazia e ne andavamo piuttosto fieri). Codesto singolare individuo era iscritto a fisica, anche se in corso d’opera passò a scienze biologiche, ma non fu questo a renderlo famoso.

B. era un idiota di diamante, di quelli che non si scalfiscono nella loro imbellicità ma che incidono sugli altri. Per dirne una, era convinto che Koris facesse medicina. Corretto una volta, due, tre, seimila, continuava ad esserne convinto. Al punto che, incrociando Koris nei corridoi della facoltà, le disse “ma cosa ci fai qui? Medicina è da un’altra parte” (a quel punto fu appeso a un muro e insultato, perché se Koris non è diplomatica adesso, nel 2008 lo era ancor meno). Ebbe il coraggio di tirare fuori il dubbio anche il giorno della Koris-laurea triennale, venendo irriso da tutti i presenti.

Cinese d’adozione, nel senso che aveva passato un anno in Cina, testa di cazzo per vocazione, B. si rese partecipe di innumerevoli agghiaccianti prodezze che nel suo cervello contorto lo rendevano l’idolo delle folle. Secondo gli altri Collegiali, ivi compresi i più timidi e introversi, era un soggetto da evitare come la peste. Per dirne una, quando trovò la carne in offerta alla Coop ne comprò una tale quantità che il frigo non poteva contenerla, quindi la mise sotto al letto. Lasciandovela per mesi, per la delizia del suo compagno di stanza. Per non parlare di quando offrì per cena quello che venne chiamato “il Sabbione”, ovvero una scodella d’acqua calda in cui galleggiavano grani di pepe, verdure crude non identificate, spaghetti non cotti e un uovo, crudo pure quello. Ma potremmo parlare anche delle sue esasperanti mail di spam nella mailing list collegiale, l’imbucarsi alle cene totalmente non richiesto e altre spiacevolezze.

Di tale individuo si persero le tracce quando uscì dal Collegio perché il numero di esami dati a biologia era imbarazzante e basso (no, non attacchiamoci la pippa del “avrà fatto altro nel mentre”: il Collegio ci dava borsa&alloggio in cambio degli esami fatti bene e in tempo, non c’era un reale bisogno di guadagnarsi da vivere). Nessuno ne sentì la mancanza.

Colta da curiosità molesta, Koris ha fatto a Google la domanda che tanto la attanagliava, ovvero cosa avesse fatto B. della sua vita. La risposta non si è fatta attendere.

B. ha un curriculum di otto pagine, in cui si definisce “biotecnologo esperto”, ma senza dottorato. Dice di aver frequentato sei università diverse, senza finirne tante, e di aver fatto parte del gruppo Facebook dell’università di San Diego (wow, minchia). Si dice traduttore dal Cinese, presso se stesso, sollecitato da importanti clienti, quali il sito web del risotrante di suo cugggino o simili. Mette i corsi che ha seguito a destra e a manca, ivi compreso ragioneria alle serali (?) fra le esperienze lavorative. Ora dice di essere alla ricerca di un dottorato ma anche di finanziatori per una start-up di successo, nel mentre acquisisce skill di multitasking e comunicazione lavando piatti e facendo caffè (sic).

Koris è rimasta affascinata da tale mole di fuffa scritta come se B. fosse candidato al premio Nobel (per la fuffa potrebbe anche essere, pensandoci bene). E le è subito presa un subitanea invidia, come ogni volta che le si para davanti chiunque abbia più sicumera che sostanza, con un’autostima di adamantio e pochi dubbi su se stesso. Che forse, se provasse un po’ più di ottimismo e meno vergogna per il suo passato dal 2000 ad oggi, Koris potrebbe avere delle prospettive e non ridursi alla morale della medusa. Ma tant’è, è andata così.

Forse potrebbe essere un’idea (e un finanziamento per la start-up) mandare in appalto il Koris-curriculum a B., che ha mostrato simili doti di infiocchettamento di fuffa. Ma conoscendolo sarebbe capace di scrivere che Koris ha fatto medicina.

Corollario al post di ieri

A pensarci è vero, il settembre del 2008 (e anche a seguire dal fallito esame di Bazilla) fu un periodo del caspio per ragioni forse esagerate. Solo che all’epoca rimandare la laurea di sei mesi pareva una vera catastrofe, ed è inutile fare considerazioni adesso col senno di poi, ché del senno di poi son piene le fosse (Amperodattilo docet).
Però fu anche il momento in cui Koris capì alcune cose, soprattutto sui rapporti umani e forse anche su se stessa, perché nonostante ci si conosca dalla nascita su se stessi non si finisce mai di imparare.
Fu il momento in cui Junior diceva “se hai bisogno di parlare vieni pure su”, poi si finiva che non si parlava dell’esame e del Koris-malumore, ma di angeli che si fanno i birrozzi e di esperienze ultracorporee.
Quando il Mathematicus fungeva volontariamente da oggetto catartico, aspettava che Koris avesse finito di urlare e poi si giocava a Battle for Wesnoth.
Quando Whisper si presentava a cena esclamando “ho portato il gelato ai tre cioccolati e biscotto, mi sembrava abbastanza porco”. Lo stesso Whisper che la sera prima dell’esame di Bazilla atto due scontro finale, mentre Koris stava delirando dicendo che ok i circuiti coi BJT, ma se possiamo evitare i FET meglio, poi non era proprio sicura di sapere come si programma una FPGA, bene, durante lo sproloquio la interruppe e la abbracciò. Koris restò parecchio interdetta, gli chiese “perché?” (grande Koris, continua così che vai bene), lui rispose “Avevi la faccia di qualcuno che aveva disperatamente bisogno di un abbraccio”.
Quando Koris si trasferì in camera con Sofia, che sapeva quando parlare e quando invece mettere un cd vetusto e stappare la nutella.
Quando Liz pontificava delle sue cioccolate su messenger e trascinava Koris a vedere “Wall-E” perché quando era a Merdopoli aveva bisogno di sbraco.
Quando arrivò Nami e tutto fu più puccioso.
Quando Nick faceva i risotti a mezzanotte e nell’attesa, mentre sorgevano e tramontavano imperi durante la cottura del riso, si discettava di stampe erotiche giapponesi.
Fu anche il periodo in cui Koris capì che la vita è troppo corta per soddisfare i criteri di qualun altro. E imparò anche uno sticazzi ben piazzato toglie un sacco di fardelli dalle spalle, soprattutto quelli accollati da altri. E a un certo punto sticazzi (appunto) il prestigio, è meglio fare quello che piace e se ti piace pistolare con le emulsioni nucleari fallo, magari ti porta qualcosa di buono (e infatti).
Magari tutto sarebbe stato uguale anche se Koris avesse passato Bazilla e la sua microelettronica al primo colpo, molto probabile che la banda l’avrebbe festeggiata il 17 ottobre 2008 così come lo fece il 13 marzo 2009.
Però, a voler essere stolidamente ottimisti, anche gli intoppi e gli inciampi insegnano qualcosa. Non foss’altro a riconoscere le persone che ti circondano e ad apprezzarle per quello che fanno.

Lati Oscuri per tutti

Oggi torna il Capo aka l’Imperatore Palpatine ed è assai probabile che scateni che quel milkshake di sentimenti che conducono Koris al lato oscuro in corsia preferenziale. Una sorta di circonvallazione, prendere uscita collera, paura, aggressività, una vale l’altra, al Lato Oscuro arrivi comunque. Solo ricordati di mettere la freccia destra per uscire.
Il Lato Oscuro di Koris è veramente un brutta roba e chi l’ha visto o non è tornato indietro per raccontarlo o non è più tornato da Koris. C’è chi ha provato a smacchiarlo con la candeggina e si è ritrovato la candeggina giù per il gargarozzo, sono i rischi del mestiere. Del resto, il Lato Oscuro non si candeggia, si evita. Come le macchie di unto sulla camicia, tocca mettere il bavaglino per essere certi di salvare il salvabile.
Koris sta sperimentando diversi bavaglini anti-Lato Oscuro, il problema è trovarne uno compatibile con la sua folle vita a base di undici ore e più fuori casa (quindi non è che arrivata in città Koris abbia lo sbattimento di andare in palestra di roccia o simili, ammesso che abbia energie che glielo permettano). Visto che per la scrittura è un periodo di vacche madre se non addirittura anoressiche e forse Koris non è psicologicamente pronta per l’LSD, forse è il caso di ri-buttarsi nel mondo virtuale.
Del tutto casualmente, sabato sera il maledetto Diablo II ha deciso ricominciato a funzionare dopo mesi e mesi di “sono troppo vecchio per essere ancora in servizio”. C’è da dire che Diablo II è anche l’unico videogioco che abbia l’approvazione di ‘thieu, visto che è di sua proprietà. Ci sarebbe anche da aggiungere che una gran parte dei Francesi incontrati da Koris abbiano la fobia della dipendenza videoludica, ovvero scatta subito “ommioddio, non giocare o non potrai più farne a meno”. La minoranza invece è il gruppo dei nerdissimi giocatori di ruolo che costruiscono universi a Minecraft e gestiscono server di WoW, per cui non fanno testo.
“Magari ti aiuta a scaricare il cervello,” ha detto ‘thieu a proposito di Diablo II “ammazzi un po’ di mostri e poi sei in pace col mondo. Io ci giocavo quand’ero all’università, è l’unico gioco a cui abbia mai giocato. Che personaggio fai?”
“La maga. Io faccio sempre il mago,” si dovrebbe investigare su questa tendenza di Koris a cercare sempre gente che lancia palle di fuoco “tu che facevi? L’energumeno picchiatore?”
“Tutto”
“Come tutto?!”
“Eh, sì, giocavamo in rete fra noi compagni di università e quando il personaggio muore dovevi rifarne un altro…” davanti all’occhiata interdetta di Koris, ‘thieu ha ritenuto necessario giustificare il suo Lato Oscuro “Ma giocavamo solo una volta a settimana, eh. Per scaricarci. E solo un’oretta, eh. Cioè, voglio dire, alle dieci smettevamo sempre…”
Certo. Anche Koris, quando faceva le “cose a tre” (ovvero giocare a Final Fantasy Tactis in malo modo) con Junior e il Mathematicus, smetteva sempre prima delle dieci. Inteso come dieci battaglie. Che uno comincia con “che gioco dimmerda” (Mathematicus cit.) e finisce con “proviamoci ancora, gli apriamo il culo a quel pezzodimmerda di Wiegraf” (sempre il Mathematicus cit. un mese dopo). Ed essendo che dall’archivio di ‘thieu sono usciti anche Civilization e Call of Duty, che Diablo sia stato un unicum non è molto credibile.
Magari Koris si scarica il cervello e si finisce a giocare in rete a casa. Il Lato Oscuro è sempre troppo potente, ma quello di ‘thieu è più interessante.
(E una volta finito Diablo II, qualora ci fosse ancora necessità di scaricarsi, Orso ha passato un Morrowind per ogni evenienza.)

Frammenti bolognesi

Bling bling.
La messaggeria di Facebook si fa viva.
“Ehilà, Koris, io sono dalle tue parti, ti va se ci vediamo?”
Il messaggio appartiene a uno dei Collegiali che si laurearono assieme a Koris in quel torrido sedici luglio di sette anni fa. Da allora si erano rivisti una volta in uno dei transiti marsigliesi, poi si erano limitati allo stalking su Facebook, soprattutto perché Koris è sempre convinta di rompere le palle al prossimo.
Koris e Tanìs si sono rivisti quindi venerdì sera, dopo sei anni di silenzio radar. La cosa bella dei collegiali è che ci si ritrova subito, merito forse dei cinque anni passati a stretto contatto.
Hanno parlato un bel po’ delle loro vite presenti, del folle mondo della ricerca, del post-doc che vale o non vale la pena.
Hanno gossippato di quando Parigi era diventata una sede staccata del collegio. Di gente che è sempre uguale a se stessa, gente che è migliorata, gente che è peggiorata.
Venerdì sera Koris è andata a dormire contenta, dicendosi che dovrebbe smettere di preoccuparsi di rompere le scatole al prossimo. E ricontattare un po’ di più i pezzi del suo passato.

Rapporti di buon vicinato

A casa dei Maiores, ovvero a Merdopoli, era pratica diffusa suonare alla porta di fronte in caso di bisogno. La dirimpettaia era madre di famiglia calabra e fra lei e l’Amperodattilo vi è sempre stato un traffico di generi alimentari alla bisogna. Il traffico si fece più fosco, truffaldino e a base di litri d’olio quando l’Amperodattilo ebbe il figliolo diripettaio come alunno, ma in tali rapporti è meglio non indagare. Comunque sia nell’infanzia di Koris si ricordano svariati episodi a base di “Vai a chiedere alla vicina un limone/la farina/uno stinco umano/il peperoncino”.A Boulogne nelle nebbie di Avalon, nel Collegio per studenti presunti potenziati, tale pratica era portata agli estremi, estendendosi a piatti, pentole, sedie e persino tavoli. “Tranquilla che te li riportiamo” era il commento d’obbligo, senza ovviamente precisare le tempistiche di resituzione. Onde evitare l’appropriazione indebita di stoviglie mai rese, Koris si era dotata di piatti dalle fantasie più perverse, per riconoscerli immediatamente dal cattivo gusto. Ma il Collegio era un luogo particolare, fuori dallo spazio, dal tempo e soprattutto dalle convenzioni sociali, dove ricevere telefonate alle otto di sera del calibro “Veniamo a mangiare da te, apparecchia per quattro, anzi fai cinque che forse viene anche il primo che passa” era la norma. La risposta no non era quasi mai un’opzione, nessuno si stressava a cucinare e nella camera di Koris e Sophia regnava il “Facciamo una pasta con X”. Alla X si può sostituire qualunque cosa, dagli spinaci alla nutella (sì, tutto questo è realmente accaduto).
Koris fino ad oggi non sapeva se l’usanza di suonare in caso di bisogno di generi alimentari fosse diffusa anche in Francia. Essendo suo malgrado assieme a gente precisina, fa sempre in modo di avere quanto serve per evitare pipponi epici sulla sua disorganizzazione.
Stasera è capitato che Koris abbia deciso di fare una crostata. Considerandolo una questione d’onore, di vita o di morte. E capita che ha tre uova su quattro. E non c’è la Coop aperta fino alle otto a portata di mano, come in Collegio.
Koris tergiversa. Si tratta di onore contro timidezza cronica. Vince il “salviamo l’onore”.
Va a bussare alla vicina di sotto. Deserto. Koris non riesce mai a beccarla, né quando le lancia per sbaglio in cortile mollette e calzini, né in qualunque altra occasione.
Vicina di sopra. Che poi è l’ultima speranza, perché non è che si muoia di voglia di andare a bussare al contrabbandiere del terzo piano. La vicina apre, in costume da bagno. Koris inalbera la faccia da culo magistrale.
“Ciao! Hai mica un uovo?”
Le esita. Koris si rende conto che forse lo scambio di generi alimentari dell’ultim’ora non è una pratica francese, ma ormai è tardi. E invece se ne va da casa della vicina con un uovo e un scodella di passato di melanzane.
“Ho fatto una festa ieri sera, ne è avanzato parecchio e io non riesco a finirlo da sola”
Che non sarà il Collegio, ma almeno esportiamo buone abitudini. Farsi preparare la cena dai vicini, per esempio.

Back in Bo

Che poi diciamocelo, la voglia di Koris di prendere e andare a Boulogne per una riunione di due giorni era pari a zero.
“Trovati una buona scusa per motivarti e vai” disse Roy Batty, l’uomo a cui puoi anche dire di no, basta che poi fai come dice lui, che tanto ha sempre ragione.
Così Koris si è motivata con “male che vada, recupero la pergamena di laurea” ed è andata.
La riunione è stata la solita inutilità necessaria, con le ordinarie follie dei fisici (“lo so che sono quasi le sette di sera, ma dovete sentire assolutamente il mio talk, sono solo 35 slides”, e sticazzi no?). La parte interessante è stato il contorno.
Koris è giunta a Boulogne sotto un cielo assurdamente azzurro. Delle nebbie di Avalon nessuna traccia, invogliava quasi a restare. Fra i pollini e il miscuglio di nostalgia/consapevolezza che assale all’uscita dell’aeroporto. Poi ci si ricorda dei 35° con umidità di agosto o delle settimane di umidità trionfante e allora l’idea di essere sul mare a Marseille riacquista fascino.
Con la faccia di bronzo che la contraddistingue, Koris si è praticamente auto-invitata a cena da Arunka. Quivi ha abusato della generosità di Arunka e consorte, scroccando pasta al pomodoro, ottimi ceci e gelato, con vino che per amore di metafora chiameremo del Peloponneso. In cambio ha offerto un po’ del suo umorismo becero e di bassa leva, con qualche coccola al micio, che a differenza della strafottente e pingue gatta Spin è interattivo e si lascia accarezzare. Il tutto coi peggiori aneddoti che lo Stato Maggiore racconta, conditi con nerdaggine a tema Star Trek in libera uscita. In sintesi, serata veramente gradevole, qualcosa che varrebbe la pena di replicare. Non fossero quei 500 km di impiccio, ecco.
Koris è stata quindi scarrozzata (che quando si abusa bisogna farlo seriamente!) in collegio. Ove è stata pizzicata appena ha messo il piede oltre la soglia.
“Tu! Di ritorno! Vieni che parliamo un po’!”
“Mah, sarebbe anche mezzanotte…”
“Dai, ci facciamo una tazza di the e ci racconti le tue passate imprese con Bazilla”
Così, fra una tazza di brodaglia inglese, un “beh che il corso di laurea ora fa schifo”, un “ma perché minchia hai comprato i tovaglioli se avevo già comprato lo scottex?!” e una beffa alla distribuzione gran canonica, si sono fatte le tre. Di notte.
E la sera dopo…
“Allora che si fa? Mi avevi promesso che avremmo fatto qualcosa…”
“È che siamo al venerdì sera prima di un ponte, quindi il collegio è il deserto…”
“Ho ben presente, ricordo”
“Pizzata collegiale con i superstiti? Ti va?”
“Sai da quant’è che non mangio una pizza da asporto con la mozzarella?”
E così pizzata, col pakistano che consegna le pizze e le due bibite omaggio. Dopo una delle solite classiche raccolte soldi.
“Io ci metto dieci”
“A me la paga Phara”
“Io mangio con voi, ma mi porto la mia roba che se no mi si mummifica l’insalata in frigo”
“Qualcuno ha da cambiarmi 20 euro?”
“Va bene, anticipo io, ma se non mi tornano i soldi indietro mi incazzo”
E si mangia tutti assieme giù, sotto al portico. La compagnia non è la stessa che Koris ricorda. Un tempo c’era Junior che inorridisce all’idea della pizza alla nutella, Sophia che “ma dai, cosa buona più cosa buona uguale cosa buonissima”, il Mathematicus con le pizze fetenti per l’alito, W. che la vuole con le olive, Nick il filosofo che ordina un’improponibile salsiccia e scamorza, il “non avete chiamato Gweedo, vero?”. Ora Koris siede assieme ai giovincelli, ma le abitudini sono rimaste le stesse. Metà del tavolo parla del crollo del sistema liberale, l’altra metà canta la sigla delle Tartarughe Ninja a bocca piena.
“Biliardino prima di andare a dormire?”
“Sì, ma non facciamo tardi che io ho da ripetere metodi matematici fino allo sfinimento”
La sala delle feste non c’è più. È sopravvissuta solo una saletta minuscola che ai tempi di Koris nessuno filava. Un po’ di tristezza all’idea che il luogo che ospitò così tante feste mal riuscite non ci sia più. Tristezza fugata dal biliardino con bestemmione, perché sentire due chiamarsi Topino e poi cantare a rutti “We’re the champions” è qualcosa di assolutamente fuori dall’ordinario. Da uscire dallo spaziotempo.
E ti viene quasi da pensare che domani mattina ti sveglierai alla 115, nel tuo letto vicino alla finestra con l’improponibile plaid dei Looney Tunes, e ti farai una enorme tazza di latte, cacao e pan di stelle generici Coop sulla tua tovaglia tattica a chicchi di caffè, dove le briciole non si vedono. E penserai se scendere subito a studiare qualcosa come laboratorio di fisica nucleare o trovare una scusa per attardarti, come i piatti della sera prima da lavare. Poi Koris la pianta perché si accorge di diventare troppo nostalgica.

camer

Koris-camera dei tempi andati. Con la coperta dei Looney Tunes

tovaglia

La mitica tovaglia. È quasi arduo trovarci i piatti...

 Ma invece no, Koris la mattina dopo prende zaini, masserizie e lauree di sorta e va a imbarcarsi per Monaco prima, per Marseille poi. Con la piacevole consapevolezza che in quei cinque anni ha lasciato comunque un buon ricordo di sé.

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