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In attesa

Il blog è vivo e lotta assieme a noi, ma languisce nel limbo che è il web durante l’estate. Un limbo popolato di foto di spiagge, selfie in vacanza, gente che fa gli auguri di buon ferragosto. Non il web che vorremmo frequentare, insomma. E prima di finire tutti a piangere su quanto era bello Geocities, la finiamo qui.
Koris ha scoperto suo malgrado un sacco di posti nuovi lunedì sera, cercando di tornare a casa. Non perché sia particolarmente poco dotata in macchina (anche se sarebbe possibile), quanto a causa dell’incendio che ha devastato il Luberon e causato la chiusura dell’autostrada e di tutte le strade che collegassero direttamente Marseille al nulla cosmico dei Neutroni Porcelloni. Risultato: per andare ad est dovrai andare ad ovest, con conseguente virata fra i boschi del Var e scampagnata per stradine campagnole sotto la Sainte Victoire. Tempo totale del tragitto, ore tre.
Visto che martedì il fuoco bruciava ancora e per passare sei ore in macchina allora Koris se ne va a lavorare tutti i giorni in Ile-de-France (ma anche no), si è urlato “il VPN dio ce l’ha dato, guai chi ce lo tocca” e Koris non ha alzato le chiappe dal divano. Se non alla sera, per sacrificare delle melanzane a una pietanza talmente insapore che poteva uscire direttamente dal SonnoDellaRagione. Koris 0, GialloZafferano 349743717. Da allora si mangia solo insalata e pomodori.
Koris continua nella sua operazione di editing, indecisa se possa mai servire a qualcosa o se sta perdendo tempo per l’anima del ca…stello incantanto e dovrebbe buttare via tutto per scrivere un nuovo heroic epic fantasy con protagonista Il Patata.
Fra una settimana Koris riparte per La Pierre Saint Martin, dove il pane non secca mai a causa dell’umidità persistenze dei Paesi Baschi. Conta di strafarsi di speleo e pecorino del Bearn, dimenticando per due settimane che sono ormai passati sei mesi fra i Neutroni Porcelloni, quindi è bisognerebbe fare pressioni per “ehi, ma chi si fa dopo?” e andare a battere cassa. Le ansie sono rimandate a settembre.

Note e ignote

Alcune veloci note di quello che è successo dall’altra parte della frontiera:

  • Non si trova più gatta Spin. Forse è stata terrorizzata dall’arrivo di Koris e ‘thieu venerdì sera, fatto sta che il sabato mattina si era volatizzata. Lasciando dietro di sé tutte le porte chiuse. Vista la massa del felino, si esclude un comportamento quantistico. La posizione di gatta Spin è a tutt’oggi ignota.
  • ‘thieu sembra essere sopravvissuto all’esperienza merdopolese nonostante il miscuglio linguistico, la folle atmosfera della famiglia e le due paste al forno dell’Amperodattilo, che ha deciso di cucinare come se fosse stato invitato a Pasqua un intero battaglione della Vecchia Guardia dopo la campagna di Russia.
  • Koris ha finalmente trovato un proof reader degno di questo nome, solo che essendo fratello Orso tale proof reader è anche severissimo, bacchettante ed esigente. Ma ha anche dei difetti.
  • U Babbu ha tirato fuori l’equivalente dell’asso di mazze in fatto di musica barocca e rinascimentale. Si è instaurato un bizzarro dialogo fra U Babbu che parla italiano e ‘thieu che gli risponde in francese, ma riescono a capirsi a parlare di Monteverdi lo stesso.
  • Ya(xa)ris vive e lotta insieme a noi, anche quando le chiudono l’autostrada ad Altare per andare a Ceva e si ritrova dispersa fra le alture di Cosseria, direzione Garessio. Ma continua a fischiare ai 130 km/h.
  • L’uscita speleo italica ne è valsa la pena nonostante la camminata assassina per arrivare in grotta e nonostante il ritrovarsi al ritorno alle nove di sera sotto il temporale. Gli speleologi piemontesi sono stati più che accoglienti e la speleo-terapia su Koris pare iniziare a dare i suoi frutti. Poi non puoi rifiutarti di scendere un pozzo quando ti dicono “Fuma c’anduma!”, la tua genetica piemontese risponde subito anche contro l’istinto di conservazione. Criste né!
  • Per continuare col piemontese, ‘thieu è anche troppo buoncito e paziente. È stato comunque ricompensanto col gelato di Superfrutto e difficilmente ne mangerà un altro così buono in tutta la sua esistenza (per sua stessa ammissione).

Koris è attualmente tornata a Marseille e forse ha bisogno di un’altra settimana per riprendersi dalla santa Pasqua.

Storia della torta viaggiatrice

Ovvero, come una cosa triviale come una torta di compleanno può trasformarsi in un momento di delirio e follia, perché quando ci si mette in mezzo il Cetriolo Cosmico bisogna essere problem solver pronti a tutto.
Ore 8:30. Koris si arma di buzzo buono e di un sacco di buona volontà per preparare la siddetta torta. Per una volta nella vita ha tutti gli ingredienti e pare non saranno necessarie permutazioni dell’ultimo minuto. Ignara di ciò che sta per accadere, Koris mette a scaldare il forno a 180°C, torta classica. Quindi si mette a mescolare gli ingredienti creando qualcosa che per una volta somiglia all’esempio della ricetta e non a un rifiuto radioattivo stagionato direttamente da Chernobyl.

ohno

Normalmente succede questo. Uno dei webcomic più accurati esistenti.

Ore 9:00. L’impasto riposa nella sua tortiera, debitamente imburrata, infarinata e cosparsa di carta da forno nei punti strategici. “Se non faccio un casino nella cottura, stavola riesco a fare un dolce decente” si dice Koris. Prende la tortiera e la mette in forno.
Ma il forno è freddo.
Koris decide di non inquietarsi e opta per il metodo informatico: spegnere e riaccendere il forno. La torta cruda pazienterà ancora dieci minuti.
Ore 9:10. Incuriosita da non aver sentito il classico bip-bip che indica che il forno è gunto a temperatura, Koris torna in cucina. Il forno è sempre a temperatura ambiente, il metodo informatico non ha funzionato. Proviamo a togliere la modalità ventilata, magari è quello che lo pertura. Buon vecchio programma “scalda resistenze sopra, scalda resistenze sotto” e passa la paura.
Ore 9:20. Nada de nada, il forno fa rumore ma non produce calore alcuno. Koris inizia a sentire le morse del panico su di sé. Mentre fa un estremo tentativo di mettere il forno sul grill per scongiurare cortocircuiti, Koris cerca compulsivamente su Google “quanto ci mette il forno a scaldarsi”.
Ore 9:30. Nada de nada de nada. È ufficialmente il momento ideale per il panico, tocca rassegnarsi allo sciopero del forno. Si prospettano diversi scenari:

  1. Cuocere la torta nel microonde anche se la ricetta non è adeguata. Solo che la tortiera è di metallo, travasare tutto potrebbe diventare complicato.
  2. Andare dai vicini di ‘thieu da totale sconosciuta e sorridere esclamando “ho bisogno del vostro forno qui e ora!”. Per altro, stronzi, non avrete nemmeno una fetta di torta perché non è per voi, eccheccazzo. No, non è cosa carina, scartiamo i vicini.
  3. Buttare tutto nel cesso, tanto il colore si presta, e correre al supermercato a comprare del mascarpone e delle uova per ripiegare su un tiramisù. Però è un peccato cacciare tutto.
  4. Abbandonare tutto com’è, prendere il primo volo per Ushuaia e quindi un battello per la Georgia Australe, senza lasciare alcun biglietto di addio.

Koris viene colta dall’idea che a casa Koris c’è un forno fogiato dalle nordiche fucine dell’Ikea e forse funzionante. Ma uno mica può correre per mezza città con una torta cruda. No?
Ore 9:45. Dopo un breve consulto con Sangue di Porco, Koris decide che sì, le torte sono trasportabili da crude per essere cotte altrove. Forse l’operazione è destinata al fallimento, ma chi non risica non rosica. Koris cosparge la torta di cellophane, quindi si veste alla buona e recupera tutte le chiavi possibili per evitare la temuta combinazione “Koris fuori di casa e torta che si carbonizza in forno”.
Ore 9:55. Previo ritorno sui suoi passi per “stavo uscendo senza patente”, Koris zompa sulla Fiestina di ‘thieu, aggiusta sedile e specchietti e mette in moto. La torta cruda riposa sul sedile del passeggero. Siccome il Cetriolo Cosmico regna sempre sovrano, il percorso scelto è tale da massimizzare il numero di buche, semafori rossi e vecchietti con la coppola che vanno ai trenta all’ora.
Ore 10:20. Parcheggiata la macchina in maniera assai menefreghista, Koris si lancia a casa sua come un rugbista in meta. Si ricorda miracolosamente di togliere il cellophane dalla tortiera prima di infornare. Quindi fanculo il pre-riscaldamento, Koris gira la manopola a 180°C e urla “muoviti, stronzo!” a un povero forno svedese tutto sommato innocente. Ma oh, non si può sempre andare per il sottile. Koris decide infine di presidiare la situazione senza più muoversi dal pavimento della cucina per i successivi venti minuti, meditando che non è lei che ha scelto di avere un blog, ma la sua vita ad aver scelto di essere una roba da blog.
Ore 10:40. Un pleibiscito decide che la torta è cotta e se non lo è pazienza, tanto è un fondant au chocolat, deve essere fondant (forse è modo elegante per dire “me sò sbajata a cocere”). Sorge il problema di come trasportare una tortiera incandescente senza ustionarsi e senza appiccare il fuoco al sedile della Fiestina. Koris prende il piatto più spesso che ha, un orrore con una decorazione di mucche preso più di vent’anni fa coi punti del Sidis, vi deposita la tortiera e imballa il tutto con uno strofinaccio sacrificale. Si raffredderà in macchina.
Ore 10:50. Koris si lascia alle spalle l’aleggiante odore di cioccolato in casa sua e ri-salta sulla Fiestina. Stesso tragitto al contrario con relative buche, semafori rossi altri vecchietti con la coppola. Ma Koris ormai fa prodezze al volante che nessuno si sarebbe mai immaginato, e tanto in questa città guidano tutti da culo.
Ore 11:10. La torta finisce di raffreddarsi nella cucina di ‘thieu, dove un forno veramente stronzo guarda sornione ciò che resta di Koris, spettinata, sudata e fuori dalla grazia di qualunque dio. Se dall’esterno la torta sembra cotta, Koris non sa se all’interno è cruda, fondant o se assomiglia allo scarto di una yellowcake. Ma ormai siamo in ballo, finiamo di ballare e inchiniamoci anche all’applauso del pubblico. Koris prepara quella roba semi-pornografica che è la glassa allo zucchero a velo, sistema le fragole alla solita maniera che Orso definisce “belin, sembra la decorazione del maglione di una catanonna, belin”, quindi butta tutto in frigo per tempi migliori.

torta

Tanta pena per fragole che paiono tentacoli lovecraftiani, ma vabbè. Sullo sfondo, piastrelle orribili.

Tutto bene quel che finisce bene: la torta era buona, ‘thieu ne è stato molto contento e il forno, una volta staccato dal salvavita e riattaccato, ha ricominciato a funzionare come se nulla fosse. Però non si può vivere con questa assurdità tutta attorno, anche solo per fare un dolce.

Le 6 fasi di Koris in cucina

(Sì, è il primo post dell’anno, quindi dovrebbe essere un post di bilanci, propositi, aspettative -tanti regali-, ma anche sticazzi)

Il rapporto di Koris e la cucina non è propriamente conflittuale, tant’è che Koris riesce a sfamarmi da sé, con alti e bassi, da un po’ più di dieci anni. Questo non fa di lei un’aspirante MasterChef (e nemmeno BastardChef) e Koris ne è ben cosciente, tant’è che si guarda bene dal postare qualsivoglia sua creazione su Istagram (non pervenuto) o simili.
Capita tuttavia il momento in cui Koris, colta da follia culinaria, decida di lanciarsi in una nuova ricetta. Vegeta allora un tempo indeterminatamente lungo sui blog di cucina per trovarne una che riempia alcuni requisiti fondamentali, quali difficoltà bassa, ingredienti di facile reperibilità (no zenzero dell’Himalaya, ma anche no stracchino che siamo in Francia, lo stracchino è 404 not found), tempo di preparazione inferiore all’ora. Trovato il santo Graal o presunto tale, Koris si lancia periodicamente a sperimentare. Dimenticandosi di essere un’imbranata cosmica.
A questo punto, si avvicendano diverse fasi psicologiche della Koris in cucina.
Fase 1: l’entusiasmo. Raccolti gli ingredienti, essi vengono pesati, triturati, sminuzzati con precisione submillimetrica e valutando le relative incertezze di misura. Koris è sicurissima che il piatto verrà una favola. Un bijou. In quest’epoca cucinano cani e porci, vuoi che non ci riesca lei.
Fase 2: la buona volontà. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e le piastrelle della cucina devono essere impastate nello stesso materiale. Koris a questo punto normalmente mescola gli ingredienti sempre ligia alla ricetta. Ma il diavolo si annida nei dettagli e un pizzico di pressapochismo q.b. manderà tutto a puttane. Solo che Koris non lo sa.
Fase 3: il dubbio. La ricetta reciterà qualche cosa come “la vostra minestra avrà la consistenza del distillato di elisir di lunga vita” e invece quella di Koris sembrerà più Blob il fluido mortale. Oppure “le vostre verdure saranno croccanti al punto giusto” mentre per Koris si può parlare piuttosto di primo stadio di scorie radioattive. In questo momento nella mente di Koris si insinua il dubbio che qualcosa sia andato orribilmente storto.
Fase 4: il panico. Se in cucina la maionese impazzisce, non si vede perché non dovrebbe farlo anche Koris. Ai fornelli scatta l’autogestione della pietanza, che fa un po’ il cazzo che vuole mentre Koris aggiunge spasmodicamente ingredienti a caso, nella speranza di tappare la falla. Siccome le ricette all’impromptu non sono esattamente il suo forte, nella maggior parte dei casi il tentativo di restauro aumenta esponenzialmente il danno. Il panico viene alimentato di conseguenza.
Fase 5: la rassegnazione. La ricetta sullo schermo fissa il coso di Koris e sentenzia “nun me somiglia pe’ niente”. E come dargli torto? Koris accetta più o meno il suo fallimento (a seconda che questo la lasci senza cena o meno) e si consola raccontandosi fandonie come “nessuno è perfetto”, “ho un dottorato in fisica, non in cucina”, “ho anche altri pregi”. Il cibo finisce di cuocere divenendo qualcosa di mai cucinato prima e che probabilmente non rivedrà la luce una seconda volta.
Fase 6: la faccia da culo. Nonostante ciò che esca possa difficilmente essere considerato mangiabile, Koris lo porta in tavolo lo stesso. E lo mangia lo stesso. Certo, non sarà più “formaggi gratinati su leggo di patate croccanti” ma piuttosto “arrosto di feto alieno”. La “delicata vellutata di cavolo cappuccio con pepe armeno” è diventata “hangover di brontosauro con la cirrosi”. Ma sono dettagli, come si diceva in Collegio “cosa buona più cosa buona uguale cosa buonissima”, brocardo in grado di temprare anche i più pavidi tratti gastro-esofagei.
Sì, insomma, Koris è maldestra ed è in grado di sbagliare le dosi anche facendo i panini (passeremo sotto pietoso silenzio il suo esperimento con la cioccolata calda in assenza di Ciobar o simili). Tuttavia continuerà a sperimentare, senza risultati apprezzabili. Per fortuna ‘thieu sostiene di non essere all’antica e di non volere necessariamente l’angelo del focolare in cucina (perché ha trovato piuttosto il demone del microonde).

Madleine alla farina di ceci

La gente (o la gggggenta, qualora si parli di politica) sostiene che Merdopoli abbia due cose buone: la squadra di pallanuoto e la gelateria SuperFrutto (che l’Amperodattilo chiamerà Fruttolo fino alla fine dei tempi).
Koris non è molto interessata alla pallanuoto, ma ha trovato comunque un secondo lato positivo di riserva alla sua tanto deprecata città natale: la panissa/le fette.
Piccolo excursus culinario: dicesi panissa un impasto di farina di ceci e acqua, modellato a panetto e lasciato solidificare per un tempo indefinito ma lungo. Si mangia cruda in insalata, volendo. Quando la panissa viene tagliata sottile e getta nell’olio bollente, si trasfigura nella sua essenza sublime: le fette. Mangia sia a sé stanti, sia nella focaccetta, le fette sono un dono divino all’aspra terra di Valinor che alla fine non è che ne abbia poi tanti, sul punto di vista culinario.
Koris si è cibata di fette ad intervalli regolari praticamente da sempre. Le rare volte in cui usciva con Iset nei pomeriggi al liceo, la focaccetta con le fette era pellegrinaggio dovuto. Orso, che in fondo in fondo è un eretico, le mangia anche col ketchup.
Scappando a Boulogne nelle nebbie di Avalon, Koris ha scoperto un sacco di cose buone da mangiare, ma delle fette nemmeno l’ombra. Approfittava dei suoi transiti per Merdopoli per strafogarsi ove ne avesse il tempo. Una volta portò nelle nebbie di Avalon due liste di panissa da friggere sul posto. Le fette sparirono in un tempo record fra gli astanti.
Da quando Koris è approdata sulle sponde provenzali, ha sentito più volte parlare di panisse. In fondo, una fazza una razza. Sapeva anche che la panissa alla francese è reperibile al supermercato. Solo che, grande sgomento, non in tutti i supermercati e non quelli in zona. Il progetto “panissa all’estero” è stato quindi accantonanto, in special modo nel periodo del SonnoDellaRagione, quando il fritto era un crimine punibile con la morte (o lo scassamento di coglioni in secula seculorum amen).
Sabato Koris stava comprando broccoli in un supermercato un po’ fuori zona. E la ha vista. La panissa. Un panetto di 500 grammi nel banco frigo. L’istinto è stato più forte di lei. Agguantata panissa, agguanto olio da friggere, stasera amarcord.
Solo non si sapeva se a ‘thieu fosse piaciuta. Mentre friggeva il primo mezzo panetto (perché i selvaggi qui non la fanno di forma intelligente, ma cilindrica), Koris ha portato una fetta da assaggiare a ‘thieu.
“Tieni, non sia mai che ti infligga una cosa che non ti piace”
“Perché mai non dovrebbe piacermi?”
Manfatti, domanda idiota. Cuoci pure tutti i 500 grammi che tanto, Koris, lo sai che puoi anche mangiarteli da sola.
‘thieu ha gradito parecchio. Che Parigi val bene una messa, ma lì le fette non esistono.
“Credo di averla mangiata solo un’altra volta qui…”
“Sì, e io esistevo ma tu non sapevi che io esistessi. O meglio, io esistevo ma non volevo parlarti
“Tu non volevi parlare a nessuno. Comunque è molta più buona così…”
“Micojoni, ci credo! Qui i selvaggi la fanno la forno. La panissa si frigge. E la prima legge del fritto dice che fritta è buona anche una ciabatta”
Koris ha passato la sera a crogiolarsi nel piacere di aver ritrovato, almeno in parte, il sapore della sua gioventù.
Del resto, i luoghi in cui vivere mica si scelgono a caso.
Che Marseille sarà anche disgustosa come città, ma è uno dei pochi posti in cui si trova la panissa al di fuori di Merdopoli.

Aggregati di fuffa di fine agosto

Essere al lavoro senza Binomio il Minghiascaro porta note sublimi alla propria condizione di lavoratrice in solitudine. Sapere che il capo non tornerà fino alla prossima settimana precipita inoltre Koris in una dimensione zen degna di un monaco centenario sperduto in Tibet. Poi Koris sollecita la gente del gruppo di ricerca sui Neutroni Porcelloni convinta di non avere risposta, invece la ottiene e quelli rispondono “Oggi è un’ottima giornata per un meeting”. Ciao, dimensione zen, ciao.

La sindrome de La Pierre Saint Martin fa sì che Koris si butti in qualunque buco del terreno alla ricerca del prossimo -1000 di Francia. Incurante della presenza di ragni, lumache e ranocchie. Si auspica una cura a base di qualche sessione cartografica all’Adaouste per farle passare la voglia.

Dopo aver sperimentato la presenza di un 4% di anidride carbonica nell’aria (e i relativi postumi), l’espressione “momenti che tolgono il respiro” assume tutto un’altro significato.

Koris vorrebbe fare la pizza, ma vorrebbe anche che la pasta si facesse da sola. Grandi dilemmi della pigrizia umana.

Il capriccio del mese di settembre prossimo venturo è “voglio un partner di arrampicata fisso per tutte le volte che non sono sottoterra”. Perché se continuiamo con le arrampicate mercenarie finisce che nei sabati brumosi invernali, in cui ‘thieu vive il suo idillio fra i fagotti, Koris sente più il richiamo del divano che quello della falesia e non è bene.

Non si capisce chi sia più stupido fra MCNP e Koris. Stay tuned.

Della volubilità del mondo

E quando credi di sconvolgere gli amici accoppiandoti, sono loro che ti sconvolgono separandosi. E la cosa, in effetti, ti sconvolge più di quanto dovrebbe e passi la giornata a rimuginarci sopra, avvinghiandoti a ‘thieu quando passa con la scusa che sei sotto shock. Tutto ciò potrebbe mantenere un’amica sulle coste provenzali e necessitare l’acquisto di un Koris-pigiamone.
Andare in bici in una giornata di sole è uno dei piaceri della vita ed è una delle nostalgie più enormi dei tempi bolognesi. Ti chiedi perché non lo fai più spesso. Poi lo scooter che ti taglia la strada passando dal marciapiede ti ricorda che sei a Marseille e che andare in bici è uno sport molto più estremo dell’arrampicata e dello speleo messi assieme. Non che a Boulogne fosse meno pericoloso, però forse la gioventù aumentava lo sprezzo del pericolo.
Koris non sa più salare l’impasto della pizza. Reliquie del SonnoDellaRagione secondo cui il sale era una sorta di demonio incarnato pronto ad attentare all’integrità del sistema circolatorio. Mangiare insipido non sa di una minchia, ma vuoi mettere la salute? In compenso la pizza salame piccante e peperoni è buona, ma digeribile nello stesso lasso temporale di un mutuo a lungo termine. La prossima volta pizza e fagioli con le cotiche.
Koris ha in mente dei progetti letterari che forse escono, forse no, è da vedere. E no, non provate e rispondere #escilo.
A giudicare dalle ultime puntate, viste durante un ingorgo mostruoso del venerdì pomeriggio, gran parte del popolo di feisbuc ha preso X-Files per un documentario e non per una serie tv. Altro che “I want to believe” e “The truth is out there”, alla fine della sigla dovrebbero scrivere “Fox Mulder non è Piero Angela”.
E, a proposito di misteri, Koris passerebbe un’altra giornata inutile o presunta tale. Ma invece alle undici muoverà il culo, raccoglierà il suo fagottista preferito e andrà ad esplorare la solita grotta che non verrà mai cartografata per intero, ma almeno possiamo dire di averci provato. Altro cunicolo del mistero, altro giro…

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