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La settimana del SuccedeDiTutto

Koris he cercato di ignorare la presente settimana in tutti i modi, compreso quello del Relatore Max che esclamava sempre “c’è tempo” negando l’evidenza. Koris ha tentato di fuggire dalla realtà nel Vercors, prima all’abisso dei Fiori Bianchi, poi nel ramo storico degli Chouats, perché se sei sottoterra le preoccupazioni non ti raggiungono. Solo che ti aspettano all’uscita della grotta, anche se fuori ci sono otto gradi e 100 km/h di vento sul plateau des Gagères. Insomma, non se ne esce; dalle preoccupazioni, non dalla grotta. Dalla grotta si esce luridi e con male al collo per aver bassamente sovrastimato la larghezza dei cunicoli merdosi e bagnati.

Ad ogni modo, disagio nonostante, lunedì è arrivato e Koris non è pronta per nulla. Non è concentrata su nulla che non sia il suo nervosismo, tant’è che sta fissando delle equazioni chiedendosi “ma sono davvero così importanti i prodotti di fissione? Ma dell’uranio non se ne può fare a meno? Ma è proprio importante sapere cos’è un reattore?” (non so, Koris, fai tu). Nel suo cervello c’è un misto di tensione e magone, perché alla fine potevi anche restarci qui e sperare che la sorte ti assecondasse. O magari no, come pensava Koris mentre fissava soffitti alle cinque del mattino, magari saremmo ancora a lambiccarci il cervello sul perché e sulle ingiustizie sociali. Koris non ha chiarissimo cosa stava pensando alle cinque del mattino, erano cose confuse in cui la logica era piuttosto a spasso.

Koris ha deciso di fare due torte da portare domani per “festeggiare” la sua partenza. Anche questa decisione genera un’ansia terribile per le doti culinarie di Koris, che come si sa sono inesistenti. Si è quindi deciso che una torta sarà una crostata con la pasta comprata già fatta (il backup a prova di scemo, ma non sediamoci sugli allori), l’altra una risposta di Google a “dolci facili e rapidi per persone incapaci”. Capace che viene uno schifo proprio, almeno ci sarà la crostata di backup. E se la Koris-vita non prevedesse di partire da casa alle 6:30, la soluzione migliore sarebbe stata portare croissant per tutti e contenti li sapienti e li minchioni. Ora non soffermiamoci a pensare se Neutronland ci mancherà davvero o se è piuttosto paura del futuro featuring sindrome di Stoccolma. O un discorso più elaborato in cui c’entra la fuga da Neutroni Porcelloni, queste cose le lasciamo alla psicologia.

L’enorme elefante nella stanza che continuiamo a ignorare è l’inizio del nuovo lavoro mercoledì. Che Koris non sa cosa aspettarsi, non sa niente, non sa nemmeno se vuole degli spoiler. Un po’ sì, un po’ no. Magari sono dei pazzi col botto come in Neutroni Porcelloni. Magari le fanno fare orari della follia e sono anti-bus, quindi tocca riprendere la macchina tutti i giorn. Magari la cacciano con ignominia perché Koris s’è messa le Converse durante il lunghissimo periodo di prova (sei fottutissimi mesi, ricordiamo). Ci sono tante cose che possono andare storte, anche se un sacco di gente persiste nel dire che per farsi cacciare durante il periodo di prova bisogna farla davvero grossa e che non avrebbe senso assumere qualcuno per cacciarlo dopo due mesi, ma Koris non sente ragioni, sente solo i suoi traumi.

Una mini-ragione di tensione è la discussione di Stagista J domani mattina, che potrebbe essere un bagno di sangue ma anche no. Ma anche chissenefrega, a un certo punto è un suo problema, non di Koris. Tanto ormai si è tolto dai piedi, Koris gli ha detto “per qualsiasi dubbio chiedi”, Stagista J non ha chiesto nulla, quindi si parte dal principio che non abbia dubbi. O che se ne sbatta il belino, cosa assai più probabile. Ripetiamolo ancora una volta: non è un Koris-problema.

E niente, questa settimana succederà di tutto, è circa inevitabile. Speriamo solo che non ci faccia troppo male.

Assolutamente

Un anno dopo

Coviddi, coprifuochi, restrizioni, Natali che saltano, Pasque in differita, ecco che Koris non metteva piede a Merdopoli da un annetto circa. L’ultimo transito fu a settembre 2020 per portare la Ya(xa)ris a fare la revisione. E anche per vedere i Maiores e mangiare, non secondario. Poi i traffici sono diventati complicati, i Thelli spariti dalla circolazione ferroviaria, i netFlixBus latitanti; tornare nella gimcana dei divieti di due nazioni è stato improbabile finché Koris non ha avuto un paio di iniezioni certificate in una spalla. Quindi tornare nella patria d’origine tornava ad essere complicato come al solito, circa.

Koris è arrivata in Italia a bordo di un netFlixBus in cui la mascherina era demodé, tuttavia essendo lei amante del vintage e controcorrente ne ha messe due, FFP2 sotto, mascherina di stoffa impermeabile sopra. Quattro ore con la mobilità mascellare di Hannibal Lecter con la mordaccia e il respiro di Darth Vader. Senza bere, senza mangiare e senza pisciare. Mancava giusto un cilicio per fare la parure del perfetto penitente in cerca di espiazione. Qualcuno le ha chiesto il pass sanitario per valicare il confine? Ma quando mai.

Merdopoli ha sfoderato un’estate di fine settembre, con vento freschetto che ha fatto suicidare un vaso di tagetes, cieli densi di nubi, temperature ben al di sotto della media, mare non proprio tipico della stagione. Maiores molto incazzati verso Giove Pluvio, non fanno più i riscaldamenti climatici di una volta con 35 gradi all’ombra. Che débacle.

Talmente débacle U Babbu non è del color terracotta etrusca abituale, è più un’argilla carica. Ha spacciato a Koris due libri per il buon vecchio brocardo “posso consigliarti questo tomo”. Va in scooter come se stesse concorrendo al motomondiale, dimentico di avere sul sellino dietro una Koris non più avvezza alle due ruote. Ha portato Koris a spiaggia rendendola edotta dell’esistenza del chiringuito, rituale umano in cui si mettono casse con musica latina discutibile (il che significa né “Norwegian Reggaeton” né “Cerveza y Latifondo“) e si fa l’aperitivo sulla battigia; in seguito alla scoperta, Koris ha cercato di chiedere asilo specistico alle oloturie. U Babbu ha guardato la partita dell’Italia scuotendo la testa e dicendo “come giocano male”, per poi esultare in maniera molto composta davanti all’ultimo rigore (Koris è ancora traumatizzata quando, durante Francia ’98, U Babbu urlò davanti al rigore sbagliato da Di Biagio “MA COSA TIRA UN CANNONE SUL PALO?!”, esperienze segnanti).

L’Amperodattilo è a rischio una stella e pessima recensione su TrippAdvisor perché ha rifilato alla prole zucchini e cipolle ripiene per ben tre pasti consecutivi. Quando ha cercato rivalsa impastando una pizza, ha tardato ad arrivare per stenderla ed è toccato a Koris occuparsi dell’impasto inferocito. Però ha fatto gli gnocchi al Castelmagno, bisogna ammetterlo (“Gnocchi al Castelmagno, belin, piatto estivo!” si è lamentato Orso, “Il castelmagno si mangia quando c’è” ha risposto Koris). Si serve di Koris come ghost writer per biglietti di auguri, fa le parole crociate, si lagna di non saper risolvere i rebus. La sera della finale ha messo piede in salotto dichiarando “Tanto lo sappiamo tutti che finiscono ai rigori”, per poi ritirarsi a giocare a “Secret Files: Tunguska”. Se l’Amperodattilo sfruttasse meglio questo dono di preveggenza calcistica magari la famiglia potrebbe usarlo per arrotondare.

Orso lavora in smartworking, si lagna dei dati incomprensibili e degli studenti olandesi che “belin, si chiamano tutti allo stesso modo”. Ha potuto riparare al trauma subito nel 2006 e andare finalmente a festeggiare la vittoria in piazza. Esce tutte le sere, ma rincasa verso le due perché nemmeno lui ha più vent’anni. Scomodato a tagliare le cipolle per la pizza, cerca di amputarsi un dito con moderato successo. Fa stalking alla ASL per sapere se può spostare la seconda dose di vaccino dall’Olanda all’Italia, gli rispondono che “ci stanno lavorando”.

Koris ha finalmente conosciuto il gatto Steve, felino abusivo della casa di Piana che è stato preso a noleggio dagli zii. Gatto Steve, nella sua muta estiva non proprio imponente, si è fatto fare più coccole in due ore che gatta Spin in nove anni di permanenza in casa dei Maiores (“Ma Spin aveva avuto l’imprinting dalla cugina del Vunciume; e poi l’avevamo pagata 20 centesimi, che pretendi per un investimento simile?” ha commentato l’Amperodattilo). Koris avrebbe voluto portarselo a Marsiglia, non fosse che ‘thieu è anti-cat.

Il ritorno in Francia si è fatto nelle stesse condizioni dell’andata, senza controlli di pass sanitari alla frontiera, nonostante i tuoi e i fulmini di Manù-Jupiter il lunedì sera. Ora non resta che sperare che il coviddi si dia una calmata e che si possa calare ancora in Italia in tempi ragionevoli.

Per esempio che il castelmagno si può mangiare d’estate senza problemi

Speleo Things, stagione 6

Nuova stagione. Loffia.

Come in tutte le serie che si rispettino (ma anche no), capita che una stagione sia più sotto tono delle altre. Dove c’è poca trama e troppo sviluppo di personaggi di cui non è che ci fosse proprio bisogno. Questa stagione del campo speleo alla Pierre Saint Martin è stata proprio così. Ma tutto sommato grasso che cola, visto con la piega presa dagli eventi a marzo, il campo speleo poteva non esserci proprio.

Koris e ‘thieu hanno passato gran parte delle due settimane ad allargare un meandro di quindici metri a -70, sempre nel loro BB26 adorato che tanto li aveva viziati l’anno scorso. Quest’anno no, niente vizi, solo duro lavoro nella corrente d’aria a 5 gradi. Per arrivare, qualche giorno fa, su una saletta in cui si intravede… la continuazione del meandro. Quindi la stagione 2021 si aprirà paro paro che la 2020, ma non precorriamo i tempi.

‘thieu non ne è stato molto entusiasta. ‘thieu ha molto imprecato perché il meandro era (ed è ancora) diversamente largo. ‘thieu si è scoraggiato molto più di Koris e in certi giorni ha inalberato un’espressione truce, dichiarando di non volerne sapere più nulla. Alla fine voleva saperne ancora, ma lamentandosi ad ogni centimetro. È un mondo difficile.

Al contrario, Koris era motivatissima a spaccare roccia e infilarsi nel meandro intimo. Ma Koris è in uno stato mentale assai bizzarro per cui le vanno bene un sacco di cose, soprattutto se non hanno a che fare con le persone. Poi fare su e giù per trenta metri di pozzo potrebbe aver giovato alla sua fifa dei pozzi grossi. Potrebbe, eh. Per conferma si potrebbe fare a settembre l’Abisso delle Patate col suo gustoso P65.

Sviluppo dei personaggi, si diceva. Quest’anno, strano ma vero, al campo speleo c’era più gente del solito. Koris ha fatto conoscenza con un geek degli esplosivi (ciao agenti della CIA, felice di vedervi) che si è rivelato essere un personaggio sotto molti aspetti, fra cui quello di grande gueule de Ch’ti. Koris, abituata alla dizione marsigliese o parigina di ‘thieu, ha imparato un sacco di cose nordiche. E con nordiche si intende da “Giù al Nord“. Ha anche appreso un sacco di cose per fare grandi kaboom, ma non è sano discuterne.

Personaggi di cui invece si sarebbe fatto volentieri a meno: Pisellone II. Pisellone I era uno speleologo marsigliese che credeva sempre di avercelo più grosso, lungo e magnifico degli altri. Pisellone II uguale, ma da Lione. Caratterizzato dalla più pura essenza di mascolonità tossica, Koris ha tirato un sospiro di sollievo quando si è infine tolto dai piedi. Lui e la sua teoria per cui “no, ma il BB300 ha l’aspetto di un vero abisso, il BB26 non continua”. Try again, ciccio, piglia e porta a casa il tuo P20, noi siamo a -70. In miniera, ma a -70. Che poi per Koris ognuno può fare quello che vuole, ma senza denigrare il lavoro degli altri.

Personaggio minore: il pompiere del Nord trasferito nel Gers (questa cosa ripetuta in media ogni 5 minuti) che allietava le cene raccontando disgrazie, incidenti stradali, incendi, gente morta male. Costui si è tirato dietro la moglie e i figli pro-ana, alimentati a mezza salsiccia a pasto. Parentesi: Koris ha dei grossi problemi di incomprensione con le mogli non-speleo degli altri speleo, ma questo merita un post a parte.

Koris è sopravvissuta a una delle peggiori avventure culinarie della sua vita, ovvero la sauce bolognaise. Che nella mente malata di qualcuno che non sapeva non solo cucinare, ma manco mangiare, dovrebbe essere il ragù. Il sugo “sauce bolognaise”, abbreviato “bolò” (perché pare un bolo alimentare in via di digestione), è giunto in barattolo. Già se fosse stato ragù Saclà sarebbe stato poco apprezzato, la “sauce bolognaise” marca falso-italiana BuonGustoMaAncheNo non aveva alcuna speranza di essere mangiabile. La moglie del pompiere ci ha aggiunto delle carote (“così mangiamo un po’ di verdura”) e una scatola di funghi interi. Una cucchiata di tale intruglio era servita su un piatto di pasta padana (sic!) messa a bollire per venti minuti e lasciata raffreddare per un quarto d’ora perché “tanto la pasta sta”. In seguito all’episodio e al “a me datene poca, eh!”, Koris è stata classificata come “di gusti difficili”. Una medaglia al valore, in pratica.

Quest’anno loffio ha portato a delle esplorazione loffie. Ma finché c’è vita e corrente d’aria nel meandro c’è speranza. L’anno prossimo si spera che il meandro “della lingua e del dito” (ciao, Celia) porti al tanto agognato pozzo Ziogatto. Non ci resta che sognarlo per un altro anno.

Temporali, fiumi e materassi

Vennero le vacanze invernali, ma non andammo da nessuna parte perché non c’era neve.

Vennero le vacanze di pasqua, ma non andammo da nessuna parte perché c’era il vairus.

Venne il ponte del primo maggio, ma non andammo da nessuna parte perché c’era il vairus.

Venne il ponte dell’otto maggio, ma non andammo da nessuna parte perché c’era il varius.

Venne il ponte dell’ascensione, ma non andammo da nessuna parte perché entro 100 km dove minchia vai?

Venne il ponte di pentecoste, ma non andammo da nessuna parte perché il limite dei 100 km decadeva l’indomani.

Venne il ponte del 14 luglio, e sticazzi del vairus e dei 100 km, si va nel Vercors e vaffanculo.

Koris e ‘thieu sono giunti nel Vercors verdeggiante la sera del venerdì sotto un temporale torrenziale perché il Vercors odia tutti, ma soprattutto gli speleologi. Tuttavia ci vuole altro per scoraggiare due che non aspettavano altro da… da gennaio, quasi. Sì, siamo schifosamente viziati dei week-end fuori porta, sì, siamo dei privilegiati, ka$ta e tutto quanto, passiamo oltre. Il temporale torrenziale, si diceva. Perché se non devi piantare la tenda grossa sotto l’acqua a secchiate godi solo a metà. Ah, alle nove di sera. Mentre calano le tenebre. Poi basta, tutto bene quel che finisce con la zuppa in cartoccio scaldata sul fornelletto.

L’indomani, considerando sempre che il Vercors odia gli speleologi, qualunque grotta pensabile era in piena, fatta eccezione per quelle facili e senza fiumi. La migliore idea per evitare la piena è stata andare dove l’acqua c’è, ma è allo stato solido: in ghiacciaia. Che detto così pare un’uscita speleo nel freezer e in effetti il concetto è quello. Pozzo con ghiaccio in fondo, speleo on the rocks, undici gradi fuori (sì, a luglio, vedi alla voce “il Vercors ci odia”) e uno in grotta (ci odia molto). ‘thieu fa le sue prime foto col ghiaccio in controluce, si incazza perché non viene azzurro, mentre Koris-modella fa il cosplay dello stoccafisso surgelato. Pagamento a cena, in ravioles du Dauphiné. Qui ci vorrebbe una parentesi da food-blogger priva di orgoglio nazionale, perché le ravioles coi formaggi di montagna sono buonissime. O forse era la fame. O forse entrambi.

Domenica Koris ha più o meno estratto ‘thieu a pedate dal sacco a pelo e lo ha motivato, stile sergente maggiore Hartmann, ad andare a scendere per lo Scialet Brudour. “Mi hai rotto le palle che volevi farlo a tutti i costi, ora lo fai a tutti i costi” è l’inoppugnabile argomento riportato. ‘thieu ha finito per cedere, ramazzare il suo armamentario fotografico ed essere molto felice una volta coi piedi nel fiume sotterraneo. Koris si è portata un inutile sacco di corda fino in fondo, perché la grotta si è rivelata essere già armata a parte l’inizio. Lo abbiamo già detto che il Vercors ci odia, vero?

Durante la notte fra domenica e lunedì è successo non si sa bene cosa. O meglio, non si sa quale evento ha fatto sì che il materasso gonfiabile sotto il Koris-culo si bucasse. Koris si è ritrovata a dormire raso terra a un’ora indecente della notte, senza capacitarsi di come fosse arrivata lì. Non l’ha presa affatto bene.

Il programma di lunedì prevedeva lo Scialet Neuf, nonostante la mancanza di sonno e di motivazione. Solo che quando non va, non va. ‘thieu ha cercato di armare, ma l’armo della grotta si è rivelato “esigente”. Che è uno dei tanti sinonimi che usa ‘thieu, come “tecnico”, “complicato”, “fa riflettere”, quando Koris usa la semplice locuzione “l’armo fa schifo al cazzo”. Quindi, l’armo dello Scialet Neuf fa schifo al cazzo, si va altrove per recuperare la giornata. ‘thieu si fa passare il broncio facendo foto in una pseudo-ghiacciaia senza ghiaccio. La giornata è stata definitivamente raddrizzata con una pizza al di sopra della media per gli standard francesi.

La notte successiva Koris è riuscita a calibrare il gonfiaggio del materasso maledetto perché fosse sgonfio circa alle sette del mattino. ‘thieu invece è andato a urlare ai Belgi vicini di campeggio che facevano troppo casino per i suoi gusti. Ma tanto l’indomani si doveva tornare a casa, quindi sia il materasso che i Belgi erano solo scazzi momentanei. E il Vercors ci odia, ma almeno ci ha lasciato riporre una tenda asciutta, cosa non scontatissima.

Calma piatta senza bonaccia

Sono giorni di Mistral gelido che non sembra nemmeno giugno. Ci assomiglia con qualche grado di meno. Che va benissimo, capiamoci. Meglio il Mistral che strisciare come amebe con trentamila gradi, canicola e accessori estivi. A Koris va bene l’estate, ma con moderazione.

Cosa buona dell’estate: le melanzane. Cosa buona del Mistral: la temperatura permette di avvicinarsi ai fornelli. Mettendo assieme le due cose e aggiungendo mozzarella e pomodoro, si fa la parmigiana. Poi a posteri l’ardua sentenza, ma intano è assemblata. E non assembrata. Un assembramento di parmigiane è estatico quanto spaventoso, per grassi insaturi e mole di lavoro da friggere. Cioè, svolgere.

Mistral a parte, calma piatta. Koris vive giorni che si alternano e in cui succede poco. Sappiamo che marzo è finito, ma non sappiamo granché d’altro. Koris sta iniziando a pensare che il non dover andare fisicamente al lavoro sia nocivo per la percezione del tempo. Ormai ha dei sentimenti così confusi che non sa se le manca la routine quotidiana pre-vairus, o se non vuole tornare mai più alla vita di prima. Nel mentre comunicano che, se si ritorna alla normalità, sarà in settembre. Koris non sa bene cosa pensarne, quindi non pensa. Alla fine, essere una pedina rimovibile dalla scacchiera in questo periodo ha il grande vantaggio di comportare pochissime rotture di palle. Tu non decidi, tu fai, tanto nessuno ha chiesto il tuo parere.

‘thieu invece deve decidere cose, ma colpa sua che vuole essere il capo. Vedi i lati positivi dell’essere il signor nessuno?

Il salotto di Penelope in compenso ha subito un’accelerazione verso la fine dei lavori. Diciamo che ora quattro pareti su quattro sono color bianco sporco, colore tattico per quando non hai voglia di pulire. Manca il battiscopa, color talpa anche se Koris non è convintissima che le talpe siano di quel colore. Resta il dilemma del battiscopa nella rientranza con gli angoli arrotondati, ma l’Amperodattilo da remoto potrebbe aver trovato una soluzione. Tratta dal “De arte bricolandi cum Amper”.

Vabbè, alla fine è uscita una parmigiana-nana. Si va a cena.

Pasqualcazzo

Un titolo di un ormai datato post di Arunka diceva “Pasqua, Pasquetta e Pasqualcazzo”. Fino ad oggi si era sempre sottovalutato il potere di Pasqualcazzo. Nel senso, non essendoci un limite al peggio, ogni anno può essere sempre più Pasqualcazzo, ma quest’anno il livello è comunque da record.

Tanto per cominciare, è stata la prima Pasqua senza pantagruelico pranzo dell’Amperodattilo, senza pasta al forno coi carciofi, senza “ma facciamo l’arrosto o la salsiccia?”, senza fave, senza salame e ora basta che se no Koris piange. Sono stati trovati in frigo dei ravioles del Vercors, ‘thieu è riuscito a cuocerli in maniera decente, poi hanno pianto entrambi perché avrebbero potuto essere direttamente nel Vercors a mangiarli e invece stica. Vairus, pagherai caro, pagherai tutto.

È stata anche una Pasqua senza uovo. Il cioccolatiere di fiducia ha aperto il quanto considerato “genere di prima necessità”, ‘thieu si era procurato un’alquanto discutibile campana di cioccolato. Per fortuna la sorpresa, temuta anch’essa alquanto discutibile, si è rivelata essere una miriade di caramelle di zucchero e pesci di cioccolato, con annesse coquilles Saint-Jacques di cioccolato (l’unica forma di coquilles Saint-Jacques a cui Koris potrebbe mai avvicinarsi).

Facendo una roba che chiameremo yoginnastica (o anche “guardare video yoga ma senza audio, come i porno”), Koris ha raggiunto una nuova consapevolezza. Consapevolezza che c’è pieno di polvere e bisogna mettere Roomba al lavoro. Vedi a cosa serve tenere la testa per terra mentre ci si massaggia la nuca con i calcagni. Quanto alla pace interiore, siamo sempre in WIP, non tanto “work in progress”, quanto “work in poilofaccio”.

La video-chiamata di famiglia a sorpresa ha portato alcuni elementi tradizionali. Orso spaparanzato su un divano londinese mentre il 90% del suo organismo è impegnato a digerire ravioli, necessita di caffè per affrontare il resto del pomeriggio. U Babbu va a fare le bon café che però purtroppo non potrà spedire a Londra. Per una volta l’Amperodattilo non si lamenta che non sa che fare con gli avanzi. Tuttavia avanza complimenti ai lunghi capelli di Barbie-thieu, la cui situazione tricotica è ormai fuori controllo, con grande sollazzo di Koris.

Koris ha un po’ l’odio perché aveva dei piani che prevedevano passare da Merdopoli alle Causses durante uno smodato numero di giorni di vacanza primaverile che avrebbe infine potuto prendere. Invece passa dalla camera al salotto, dove la decorazione è migliorata e non sembra più zona di guerra. Due speleologi in astinenza tenuti in vita dal Bricolage, skrivi amen e kondivi se 6 indinnniato!

Oggi sarebbe Pasquetta e com’è giusto che sia, il cielo marsigliese è grigio. Almeno quello, è giusto che certe tradizioni restino invariate.

Sempre lì, sempre uguale

Non è che ci siano grandi novità. Anzi, non è che ci siano novità e basta. Koris vorrebbe dire che sta facendo fruttare questa quarantena scrivendo e sfoga la mancanza di libertà riempiendo pagine, ma sarebbe una coglionata. Koris abbozza cose, non finisce cose, poi piagnucola. Abbastanza in loop.

Ieri era il troppesimo compleanno di ‘thieu, il confinAnniversaire. Il regalo era presente anche se monco solo perché Koris è paranoica e aveva iniziato a ramazzarlo già a fine febbraio. Poi dicono che prendere le cose in anticipo non serve e che l’ultimo minuto ha il suo fascino… comunque, il piano originale voleva che il regalo fosse completato quello che doveva essere un sabato qualunque e che ormai chiameremo l’Ultimo Sabato, l’ultimo giorno di libertà a più di un chilometro da casa. Poi l’Ultimo Sabato si rivelò essere quello che era e il regalo rimase monco. Koris ha cercato di metterci la famosa pezza peggiore del buco improvvisandosi pasticcera. Alla fine, dopo il solito percorso a base di dubbio-trauma-disperazione-rassegnazione, la torta non era nemmeno male. Neanche la frolla made in Koris. Certo, la crema al limone sembrava pur sempre catarro. Ma del resto pare in tema col periodo, si potrebbe quasi chiamarla “CovidCake” (sempre con tutto il dovuto rispetto). Fun fact: in mancanza di qualunque formina adatta, la torta è stata decorata col coso per togliere i torsoli alle mele e un imbuto. Koris non pensa “out of the box”, Koris la box se l’è proprio fumata.

Torta del ConfinAnniversaire al catarro, con decorazione discutibile e foto ancora più discutibile.

Per il resto boh. L’umore oscilla, il salotto sembra sempre uscito da un film di guerra, i pasti si succedono. Koris ormai si rifornisce solo da negozietti di generi primari; le pare di essere tornata baby Koris, quando faceva il giro con l’Amperodattilo dal fruttivendolo, dal macellaio, dal panettiere, dal salumiere. Lei, Koris, colei che non aveva tempo per occuparsi dei rifornimenti, ora scambia convenevoli con la verduriera. In pratica, un tirocinio da massaia.

Che poi potrebbe essere anche una preparazione per il futuro. Koris continua a lavorare isolata su dati privi di senso. Non parleremo della polemica “i matematici devono fare i matematici e non darsi alle simulazioni nucleari”, che se no Koris si incazza ancora. Per trovare un senso a tutto ciò, si cercano risposte sui libri di astrofisica nucleare. Si interrogano le stelle, insomma, solo che le stelle sono morte. Il che in effetti è significativo. Per il resto nuvole nere si addensano all’orizzonte, segno che quando si apriranno le gabbie scoppierà una tempesta. Forse tutto sommato non è così male stare a casa.

Pasqua sarà quanto meno inedita. ‘thieu, incaricato di andare a comprare un uovo, è tornato con una campana di cioccolato e un sacchetto di pesci cioccolatosi. Tanto per ammazzare anche l’ultimo granello di normalità che la situazione poteva avere.

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