Archivi categoria: cucina

L’unità di misura dell’affetto

L’unità di misura dell’affetto è fratello Orso che in Giappone si è messo a cercare souvenir trash a tema Sengoku da portare alla sorella Koris. Li ha trovati. Koris è molto fiera e del fratello plantigrade, e dei pupazzini samurai con la faccia incazzosa. L’Amperodattilo ha commentato “ma guardate te, a trent’anni ancora coi giocattoli…”.

L’unità di misura dell’affetto è anche U Babbu che fa scorte di roba da portare in Francia come se ci si dovesse preparare all’assedio di Montségur (da assediati, eh). “Ti ho preso due Pan di Stelle Coop”, dove due è più vicino a due alla terza che a due naturale, ma la matematica non è il punto forte di U Babbu. Ha anche elargito tre pacchi di bibanesi (grissini tozzi che contengono cocaina, altrimenti non si spiega l’assuefazione) a ‘thieu, che non è stato messo nella posizione di rifiutare.

L’unità di misura dell’affetto è anche l’Amperodattilo che produce tonnellate di cibo. Litri di minestrone, battaglioni di gamberi, ettari di paste al forno, boschi di fragole, tonnellate di budini, metri quadri di torte di verdura. Perché, in fondo, in Italia l’affetto passa anche per il cibo e se nutri qualcuno significa che gli vuoi bene. Qualcosa che si capisce solo col tempo e che risulta del tutto incomprensibile al diciottenne medio, che trova tutto asfissiante, ma a diciotto anni ti credi tanto e non sei niente. ‘thieu ogni tanto bofonchiava “mangiamo troppo”, poi dimenticava la locuzione “basta così” appena seduto a tavola.

Nei quattro giorni di permanenza italica, ‘thieu ha imparato una nuova parola: “cesso”. Solo grandi progressi linguistici.

Koris è arrivata a Merdopoli che sembrava essere stata investita da un’orda di tir, dopo quattro giorni di cura familiare intensiva a mangiare, passeggiare e dormire, riusciva quasi a guardarsi allo specchio. Peccato che sarebbero serviti almeno due giorni supplementari.

Annunci

Appunti sparsi

Fa freddissimissimo. Gradi tre in quel di Neutroni Porcelloni, neve sulle montagne in lontananza, nebbione di Avalon. Se l’inverno è tornato Koris è solo che d’accordo. Anche se ora come ora vorrebbe solo andare ad appallottolarsi sul divano fra Pharaoh e il binge watching delle Terrificanti Avventure di Sabrina, ma potrebbe non essere dovuto solo al freddazzo.

Per cercare di passare un passaggio che non ha passato, Koris ha perso un avambraccio in grotta. Pazienza, sono cose che capitano e ce ne sono sempre due, di avambracci.

Colta delle sue solite follie culinarie da cui sa che dovrebbe astenersi, Koris ha cercato di fare la focaccia di patate, al’urlo di “cosa potrebbe mai andare storto?”. Tutto, per esempio. Quando Koris ha aggiunto le patate all’impasto già in parte lievitato, come da indicazione dell’Amperodattilo, ha pensato che il lievito sarebbe morto. Per qualche mistero della chimica o della termica della patata bollente (anche senza *wink wink*), l’impasto si è gonfiato a dismisura creando bolle di vuoto che sprigionavano coppie mesone anti-mesone. Cosparsa d’olio come l’unto del Signore e infornata, la focaccia è divenuta una sorta di spugna oleosa semovente, dotata della densità dell’uranio e digeribile in sedici comode rate da tre milioni di anni l’una. Ulteriore prova del fatto che la prossima volta che a Koris viene un’idea, è sempre meglio chiudersi le dita in un cassetto.

Trillian il MacBook femmina è viva e lotta assieme a noi, dotata di una potentissima Ubuntu 18.10 a 64-bit. Dopo un certo numero di rigorosi tentativi andati a vuoto, Koris ha provato la procedura di tizio-trovato-a-caso-su-YouTube, certa che non avrebbe mai funzionato. E invece. Non solo il DVD si è avviato, ma ha anche installato il sistema operativo, che si è aggiornato per ben due volte. E si è ancora avviato. Roba da matti. Ora aspettiamo l’arrivo di una nuova batteria, anche se Koris è stata tentata di costruirsene una da sola, sempre per colpa di YouTube.

E ora, mentre Intrallazzone sibila al computer che pare rivolgersi a Office in Serpentese, torniamo alle cose importantiZZime, che quelle 274 linee di Excel mica si aggiornano da sole. Purtroppo.

Piccole scoperte inutili

In questi giorni Koris costeggia le spiagge dell’Isola della Disillusione, in attesa di fare vela per i 60 strindenti del Mare della Disperazione e poi, si spera, arenarsi definitivamente sulla banchisa antartica e andare a vivere in solitaria ascesi con gli Shoggoth. In attesa della resurrezione dei Grandi Antichi. E anche lì, sempre attesa di un’apocalisse resta.

In attesa di cataclismi cosmici che ormai sono auspicabili rispetto alla realtà, Koris ha fatto alcune del tutto trascurabili scoperte di cui non vi fregherà una beneamata minchia, ma oh, potete sempre evitare di leggere. Cazzocene, in fondo.

Koris ha scoperto che con l’avanzare dell’età tende all’Amperodattilo. L’Amperodattilo ha sempre sollevato molteplici lamentele sulle dimensioni della cucina che non bastano mai, Koris ha sempre pensato che esagerasse. E invece, mentre sabato impastava la pizza e preparava la torta con catarro crema al limone, Koris continuava a giaculare “non c’è spazio in questa cucina”. La genetica non è un’opinione.

Koris ha scoperto la storia pseudo-biblica del libro di Tobia, grazie a un oratorio di Haydn “Il ritorno di Tobia“, recuperato da ‘thieu su YouTube. Siccome la storia mischia uccelli che cacano in faccia alla gente, creme viso a base di fiele di pesce e demoni che ammazzano mariti molesti (poi scacciati da arcangeli vari, perché il patriarcato vince sempre), Koris ha adorato il genere. Le è anche venuta una mezza idea su un racconto psuedo-femminista in cui Asmodeo si occupa di sbarazzare tutti i congiunti imposti a Sara. Poi Koris si è ricordata che per scrivere bisogna saperlo fare, e in questo periodo Koris non è nemmeno certa di saper espletare le corrette funzioni corporali. E poi, sarebbe l’ennesimo spreco di bytes in una chiavetta usb e niente più.

Koris ha scoperto (o meglio, ha scoperto mentre era a rimorchio) che il Ramo Perduto dell’Adaouste non è più perduto. Grazie alla prestanza di Zap lo speleologo selvaggio, i 30 metri di arrampicata che segregavano l’accesso sono stati superati. Ora non resta che scoprire cosa nasconde e cosa era stato dimenticato dagli anni ’70 ad oggi. Con la speranza che magari ci sia qualcosa di inatteso, ma Koris ormai non crede più nelle sorprese, ove queste non siano coinvolte nell’apocalisse cosmica.

anteprima

Beh, dai, per ora non è male.

Un paio di avvenimenti fantozziani

Koris è appena tornata dalla Haute Loire, dove ha passato quattro-ma-in-realtà-cinque giorni dai genitori di ‘thieu (gli pseudosuoceri). Questo post doveva chiamarsi “il polpettone di Fantozzi”, ma un altro avvenimento degno di nota deve essergli affianco.
Polpettone fantozziano: posseduta dal sacro foco dell’Amperodattilo, Koris ha avuto la pessima idea di ricambiare l’ospitalità producendo un polpettone Liguria edition. Ora, sappiamo tutti che Koris in cucina è un disastro, e come dice l’Amperodattilo “non sei l’angelo del focolare, al massimo il demone dello sciacquone”. Ma Koris se ne frega e cucina lo stesso. Poi se ne pente, ma è un altro discorso. Onde evitare di dilungarsi, partita con le migliori intenzioni con cui pavimentare un’autostrada per l’inferno, a Koris è accaduta la seguente lista di intoppi:

  • La pentola a pressione replicava la pressione dell’Everest e le patate hanno impiegato sedici ore a cuocersi;
  • Le zucchine erano acquose come solo le zucchine scure sanno essere;
  • Ad uno stadio troppo avanzato per abbandonare l’impresa, Koris si è accorta che i Francesi schifano, oltre al parmigiano, anche la maggiorana. Rimpiazzata con generiche “erbe di Provenza”, si sente più la pezza che il buco;
  • Il polpettone si è rivelato essere una sorta di blob fluido mortale della quantità di sei tonnellate circa, perché Koris e le dosi a cazzo sono una congiunzione a fallimento sicuro;
  • Il pan grattato necessario alla doratura superficiale è stato rimpiazzato con una sorta di crackers sbriciolati in mancanza di meglio;
  • In convocazione straordinaria via wazzapp, l’Amperodattilo bofonchiava che il polpettone mancava di Santi Crismi (= tutti gli ingredienti che rendono un polpettone degno di essere mangiato);
  • Mentre cercava di gestire le multiple crisi e la sua sindrome dell’impostore in cucina, Koris ha dovuto rispondere a domande del calibro “ma se ci sono le patate è una specie di purè?” oppure “al posto del parmigiano possiamo mettere l’emmental?”. Koris non si sente italiana, tranne quando in materie culinarie, per cui si trasforma in una specie di mafia-pizza-mandolino e le si accapponano pure i villi intestinali.

Alla fine il polpettone era mangiabile, a detta di ‘thieu era anche buono, ma ‘thieu è adorabile e non avrebbe mai detto “cos’è ‘sta merda?”. Il resto della famiglia Koris, qualora fosse stato convitato, probabilmente non si sarebbe fatto remore.
Secondo avvenimento fantozziano: Koris doveva tornare a Marseille domenica per recarsi al duro lavoro lunedì. Ma Mercurio, protettore (ma anche no) dei viaggiatori, ha deciso altrimenti. Koris aveva progettato di prendere un mini-treno della microscopica stazione di Langogne, giungere a Nimes dopo un viaggio campestre e lì attendere per un’ora la coincidenza con Marseille. Liscio, regolare, semplice. Ma Mercurio voleva divertirsi un po’.
Arrivata con ‘thieu a Langogne Koris si è accorta che regnava un certo fermento per una stazione in cui passano due treni al giorno. Si è scoperto così che il treno del mattino aveva esalato l’ultimo respiro sui binari nel ridente paesino di Monistrol d’Allier e lì abbandonato a bloccare il traffico per il resto della giornata, in assenza di motrici per rimuoverlo.
“Il treno è soppresso, ma c’è un bus che sta scendendo da Clermont-Ferrand, arriverete lo stesso a Nimes” ha detto una povera capostazione che manteneva la calma davanti a cotanta catastrofe.
Secondo ‘thieu c’era un forte rischio di un cambio al volo a Nimes, visto che i tempi di percorrenza su asfalto e su rotaia non sono gli stessi. Koris si è fatta bella dei suoi trascorsi con Trenitalia, per cui se non sei adatto al cambio al volo puoi essere una vittima della selezione naturale ferroviaria.
Tutto sembrava già abbastanza fantozziano, quando un montanaro ha chiesto alla capostazione:
“Ma ci entriamo tutti sul bus?”
In stazione c’erano venti persone. Si è scoperto che il bus stava arrivando a Langogne già pieno, forse un posto, massimo due. Si è scatenato il caos. La capostazione ha promesso di far giungere un secondo bus per un secondo viaggio della speranza, ma non sarebbe arrivato prima di un’ora.
“Ma io ce la faccio a prendere il mio treno a Nimes?”
“No”
“C’è un treno dopo?”
“Un TGV, ma è già pieno”
“E dopo non c’è niente?”
“C’è il regionale delle cinque del mattino, al massimo posso vedere se le troviamo una stanza d’albergo a Nimes”
Koris ha declinato l’offerta e si è messa a ridere. Del riso isterico dei folli. Perché non è possibile che ogni volta che debba prendere un treno ne succedano di ogni, che siano linee dimenticate dall’universo o tratte a massima percorrenza. Finita la crisi di nervi, dopo una rapida consultazione con ‘thieu, si è giunti alla conclusione che la cosa migliore sarebbe stata rientrare entrambi in macchina l’indomani, Koris allungando la vacanza di un giorno, ‘thieu accorciandola di due (#ThieuSantoSubito trend topic su Twitter).
L’Amperodattilo, dal carattere sempre costruttivo, ha suggerito a Koris di andare dal vescovo di Le Puy en Velay per farsi dare una benedizione.

In attesa

Il blog è vivo e lotta assieme a noi, ma languisce nel limbo che è il web durante l’estate. Un limbo popolato di foto di spiagge, selfie in vacanza, gente che fa gli auguri di buon ferragosto. Non il web che vorremmo frequentare, insomma. E prima di finire tutti a piangere su quanto era bello Geocities, la finiamo qui.
Koris ha scoperto suo malgrado un sacco di posti nuovi lunedì sera, cercando di tornare a casa. Non perché sia particolarmente poco dotata in macchina (anche se sarebbe possibile), quanto a causa dell’incendio che ha devastato il Luberon e causato la chiusura dell’autostrada e di tutte le strade che collegassero direttamente Marseille al nulla cosmico dei Neutroni Porcelloni. Risultato: per andare ad est dovrai andare ad ovest, con conseguente virata fra i boschi del Var e scampagnata per stradine campagnole sotto la Sainte Victoire. Tempo totale del tragitto, ore tre.
Visto che martedì il fuoco bruciava ancora e per passare sei ore in macchina allora Koris se ne va a lavorare tutti i giorni in Ile-de-France (ma anche no), si è urlato “il VPN dio ce l’ha dato, guai chi ce lo tocca” e Koris non ha alzato le chiappe dal divano. Se non alla sera, per sacrificare delle melanzane a una pietanza talmente insapore che poteva uscire direttamente dal SonnoDellaRagione. Koris 0, GialloZafferano 349743717. Da allora si mangia solo insalata e pomodori.
Koris continua nella sua operazione di editing, indecisa se possa mai servire a qualcosa o se sta perdendo tempo per l’anima del ca…stello incantanto e dovrebbe buttare via tutto per scrivere un nuovo heroic epic fantasy con protagonista Il Patata.
Fra una settimana Koris riparte per La Pierre Saint Martin, dove il pane non secca mai a causa dell’umidità persistenze dei Paesi Baschi. Conta di strafarsi di speleo e pecorino del Bearn, dimenticando per due settimane che sono ormai passati sei mesi fra i Neutroni Porcelloni, quindi è bisognerebbe fare pressioni per “ehi, ma chi si fa dopo?” e andare a battere cassa. Le ansie sono rimandate a settembre.

Note e ignote

Alcune veloci note di quello che è successo dall’altra parte della frontiera:

  • Non si trova più gatta Spin. Forse è stata terrorizzata dall’arrivo di Koris e ‘thieu venerdì sera, fatto sta che il sabato mattina si era volatizzata. Lasciando dietro di sé tutte le porte chiuse. Vista la massa del felino, si esclude un comportamento quantistico. La posizione di gatta Spin è a tutt’oggi ignota.
  • ‘thieu sembra essere sopravvissuto all’esperienza merdopolese nonostante il miscuglio linguistico, la folle atmosfera della famiglia e le due paste al forno dell’Amperodattilo, che ha deciso di cucinare come se fosse stato invitato a Pasqua un intero battaglione della Vecchia Guardia dopo la campagna di Russia.
  • Koris ha finalmente trovato un proof reader degno di questo nome, solo che essendo fratello Orso tale proof reader è anche severissimo, bacchettante ed esigente. Ma ha anche dei difetti.
  • U Babbu ha tirato fuori l’equivalente dell’asso di mazze in fatto di musica barocca e rinascimentale. Si è instaurato un bizzarro dialogo fra U Babbu che parla italiano e ‘thieu che gli risponde in francese, ma riescono a capirsi a parlare di Monteverdi lo stesso.
  • Ya(xa)ris vive e lotta insieme a noi, anche quando le chiudono l’autostrada ad Altare per andare a Ceva e si ritrova dispersa fra le alture di Cosseria, direzione Garessio. Ma continua a fischiare ai 130 km/h.
  • L’uscita speleo italica ne è valsa la pena nonostante la camminata assassina per arrivare in grotta e nonostante il ritrovarsi al ritorno alle nove di sera sotto il temporale. Gli speleologi piemontesi sono stati più che accoglienti e la speleo-terapia su Koris pare iniziare a dare i suoi frutti. Poi non puoi rifiutarti di scendere un pozzo quando ti dicono “Fuma c’anduma!”, la tua genetica piemontese risponde subito anche contro l’istinto di conservazione. Criste né!
  • Per continuare col piemontese, ‘thieu è anche troppo buoncito e paziente. È stato comunque ricompensanto col gelato di Superfrutto e difficilmente ne mangerà un altro così buono in tutta la sua esistenza (per sua stessa ammissione).

Koris è attualmente tornata a Marseille e forse ha bisogno di un’altra settimana per riprendersi dalla santa Pasqua.

Storia della torta viaggiatrice

Ovvero, come una cosa triviale come una torta di compleanno può trasformarsi in un momento di delirio e follia, perché quando ci si mette in mezzo il Cetriolo Cosmico bisogna essere problem solver pronti a tutto.
Ore 8:30. Koris si arma di buzzo buono e di un sacco di buona volontà per preparare la siddetta torta. Per una volta nella vita ha tutti gli ingredienti e pare non saranno necessarie permutazioni dell’ultimo minuto. Ignara di ciò che sta per accadere, Koris mette a scaldare il forno a 180°C, torta classica. Quindi si mette a mescolare gli ingredienti creando qualcosa che per una volta somiglia all’esempio della ricetta e non a un rifiuto radioattivo stagionato direttamente da Chernobyl.

ohno

Normalmente succede questo. Uno dei webcomic più accurati esistenti.

Ore 9:00. L’impasto riposa nella sua tortiera, debitamente imburrata, infarinata e cosparsa di carta da forno nei punti strategici. “Se non faccio un casino nella cottura, stavola riesco a fare un dolce decente” si dice Koris. Prende la tortiera e la mette in forno.
Ma il forno è freddo.
Koris decide di non inquietarsi e opta per il metodo informatico: spegnere e riaccendere il forno. La torta cruda pazienterà ancora dieci minuti.
Ore 9:10. Incuriosita da non aver sentito il classico bip-bip che indica che il forno è gunto a temperatura, Koris torna in cucina. Il forno è sempre a temperatura ambiente, il metodo informatico non ha funzionato. Proviamo a togliere la modalità ventilata, magari è quello che lo pertura. Buon vecchio programma “scalda resistenze sopra, scalda resistenze sotto” e passa la paura.
Ore 9:20. Nada de nada, il forno fa rumore ma non produce calore alcuno. Koris inizia a sentire le morse del panico su di sé. Mentre fa un estremo tentativo di mettere il forno sul grill per scongiurare cortocircuiti, Koris cerca compulsivamente su Google “quanto ci mette il forno a scaldarsi”.
Ore 9:30. Nada de nada de nada. È ufficialmente il momento ideale per il panico, tocca rassegnarsi allo sciopero del forno. Si prospettano diversi scenari:

  1. Cuocere la torta nel microonde anche se la ricetta non è adeguata. Solo che la tortiera è di metallo, travasare tutto potrebbe diventare complicato.
  2. Andare dai vicini di ‘thieu da totale sconosciuta e sorridere esclamando “ho bisogno del vostro forno qui e ora!”. Per altro, stronzi, non avrete nemmeno una fetta di torta perché non è per voi, eccheccazzo. No, non è cosa carina, scartiamo i vicini.
  3. Buttare tutto nel cesso, tanto il colore si presta, e correre al supermercato a comprare del mascarpone e delle uova per ripiegare su un tiramisù. Però è un peccato cacciare tutto.
  4. Abbandonare tutto com’è, prendere il primo volo per Ushuaia e quindi un battello per la Georgia Australe, senza lasciare alcun biglietto di addio.

Koris viene colta dall’idea che a casa Koris c’è un forno fogiato dalle nordiche fucine dell’Ikea e forse funzionante. Ma uno mica può correre per mezza città con una torta cruda. No?
Ore 9:45. Dopo un breve consulto con Sangue di Porco, Koris decide che sì, le torte sono trasportabili da crude per essere cotte altrove. Forse l’operazione è destinata al fallimento, ma chi non risica non rosica. Koris cosparge la torta di cellophane, quindi si veste alla buona e recupera tutte le chiavi possibili per evitare la temuta combinazione “Koris fuori di casa e torta che si carbonizza in forno”.
Ore 9:55. Previo ritorno sui suoi passi per “stavo uscendo senza patente”, Koris zompa sulla Fiestina di ‘thieu, aggiusta sedile e specchietti e mette in moto. La torta cruda riposa sul sedile del passeggero. Siccome il Cetriolo Cosmico regna sempre sovrano, il percorso scelto è tale da massimizzare il numero di buche, semafori rossi e vecchietti con la coppola che vanno ai trenta all’ora.
Ore 10:20. Parcheggiata la macchina in maniera assai menefreghista, Koris si lancia a casa sua come un rugbista in meta. Si ricorda miracolosamente di togliere il cellophane dalla tortiera prima di infornare. Quindi fanculo il pre-riscaldamento, Koris gira la manopola a 180°C e urla “muoviti, stronzo!” a un povero forno svedese tutto sommato innocente. Ma oh, non si può sempre andare per il sottile. Koris decide infine di presidiare la situazione senza più muoversi dal pavimento della cucina per i successivi venti minuti, meditando che non è lei che ha scelto di avere un blog, ma la sua vita ad aver scelto di essere una roba da blog.
Ore 10:40. Un pleibiscito decide che la torta è cotta e se non lo è pazienza, tanto è un fondant au chocolat, deve essere fondant (forse è modo elegante per dire “me sò sbajata a cocere”). Sorge il problema di come trasportare una tortiera incandescente senza ustionarsi e senza appiccare il fuoco al sedile della Fiestina. Koris prende il piatto più spesso che ha, un orrore con una decorazione di mucche preso più di vent’anni fa coi punti del Sidis, vi deposita la tortiera e imballa il tutto con uno strofinaccio sacrificale. Si raffredderà in macchina.
Ore 10:50. Koris si lascia alle spalle l’aleggiante odore di cioccolato in casa sua e ri-salta sulla Fiestina. Stesso tragitto al contrario con relative buche, semafori rossi altri vecchietti con la coppola. Ma Koris ormai fa prodezze al volante che nessuno si sarebbe mai immaginato, e tanto in questa città guidano tutti da culo.
Ore 11:10. La torta finisce di raffreddarsi nella cucina di ‘thieu, dove un forno veramente stronzo guarda sornione ciò che resta di Koris, spettinata, sudata e fuori dalla grazia di qualunque dio. Se dall’esterno la torta sembra cotta, Koris non sa se all’interno è cruda, fondant o se assomiglia allo scarto di una yellowcake. Ma ormai siamo in ballo, finiamo di ballare e inchiniamoci anche all’applauso del pubblico. Koris prepara quella roba semi-pornografica che è la glassa allo zucchero a velo, sistema le fragole alla solita maniera che Orso definisce “belin, sembra la decorazione del maglione di una catanonna, belin”, quindi butta tutto in frigo per tempi migliori.

torta

Tanta pena per fragole che paiono tentacoli lovecraftiani, ma vabbè. Sullo sfondo, piastrelle orribili.

Tutto bene quel che finisce bene: la torta era buona, ‘thieu ne è stato molto contento e il forno, una volta staccato dal salvavita e riattaccato, ha ricominciato a funzionare come se nulla fosse. Però non si può vivere con questa assurdità tutta attorno, anche solo per fare un dolce.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: