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Sekigahara

Giappone, 1600. Il Taiko Toyotomi Hideyoshi, signore del paese, era morto due anni prima lasciando a succederlo un bambino di sette anni. Tokugawa Ieyasu aveva deciso che dopo anni di attesa era venuto il momento di impadronirsi del titolo di signore egemone del Giappone, onde per cui, trovato un futile pretesto, attaccò briga con le truppe dell’erede legittimo.
Sul campo di battaglia di Sekigahara si combattevano Ieyasu e Ishida Mitsunari, il comandante delle truppe lealista. Nei ranghi di Ishida militava il giovane nipote di Toyotomi Hideyoshi, Kobayakawa Hideaki, un ventenne perennelmente incerto e dal comportamento contraddittorio. Ma era il nipote del Taiko, in fondo. Ishida gli fece prendere posizione alle spalle dell’accampamento principale. Non avrebbe tradito, era il nipote del Taiko. Gli aveva dato fiducia, non avrebbe osato tradire. C’erano le leggi di natura, c’era l’onore in ballo, c’erano delle promesse.
A mezzogiorno la giornata volgeva in favore di Ishida. Non restava che impiegare le truppe di riserva e spazzare via Ieyasu. Ishida diede l’ordine di attacco, che Kobayakawa ignorò più volte. Alla fine si decise ad attaccare. Ma attaccò l’accampamento di Ishida.
Le forse dei lealisti vennero messe in fuga e massacrate in massa, Ishida ci rimise la testa qualche giorno dopo. Ieyasu divenne shogun del Giappone e Kobayakawa ebbe il ricco feudo pattuito (solo per morirci strozzato dalla follia e dai sensi di colpa, ma anyway) la vigiglia di Sekigahara.

Sekigahara è un po’ una metafora della vita. Che non importa quanto tu ti sbatta, quanto tu combatta per una causa giusta, quanto peso tu dia alle promesse e all’impegno. Nel momento in cui ti fidi di qualcuno (di qualunque ambito si parli, affettivo, lavorativo, varie ed eventuali) gli dai il potere di pugnalarti alle spalle. E stai ben certo che se potrà trarne sull’immediato anche solo due miseri spiccioli, bene, allora lo farà.

Ciospino e figona

Oltre a quel delirio di personalità chiamato Stato Maggiore, perennemente in lite e sulle spiagge della follia, in Koris ultimamente convivono due nature contrastanti, di origine puramente estetica.
Chiameremo il primo esemplare Ciospino. Con codesto termine si denota l’individuo che l’estetica non sa nemmeno dove stia di casa. Quello che veste per necessità e se potesse vivrebbe in pigiama. Il pigiama rosa con la Pantera Rosa (taglia 12 anni, per inciso), che ogni sera riceve severe occhiate di censura condite con un “È veramente necessario?”. Ciospino è un essere invernale che si intabarra nel maglione sformato solo perché è caldo e non gli interessa sapere altro. Nemmeno se ha il sex appeal di un’impiegata di posta dopo una settimana di influenza. Ciospino si adagia nel comodo, nel pile e nelle pantofole, nella coda di cavallo che anche se scende durante la giornata chissenefrega, negli occhiali dalla montatura storta, nei calzettoni multicolore fino al ginocchio.
Poi c’è Figona, un essere mitico che esce al milionesimo “È veramente necessario?” rivolto al pigiama. Figona è il lato oscuro di Ciospino e viceversa. Si tratta di un individuo principalmente estivo, poiché in estate è sempre più facile. Figona comincia con lo sciogliersi i capelli e decidere di tollerare un minimo sindacale le lenti a contatto, semplici mosse che per Ciospino sarebbero l’ascensione del monte Everest. Figona non disdegna di mettere la gonna ed evita di abbottonare la camicia “all’ingegnere”, ovvero fino al colletto. Figona ha spinto per l’acquisto di un paio di mutande commentabili con “se le vedesse mia madre…”. Figona potrebbe anche arrivare a lamentarsi d’essersi comprata gli ultimi orecchini più di un anno fa.
Queste due nature, alla “Dottor Jeckyll e Mr Hyde”, si manifestano da un po’ di tempo nella Koris-apparenza. Il problema è quando lo fanno assieme.

Frutta, bordeaux e attese

Se Koris vi raccontasse per filo e per segno i suoi ultimi week-end, dovrebbe narravi dettagli scabrosi che non gioverebbero alla sua immagine. Non giovano nemmeno alla sua sanità mentale, ma come è noto tale entità si è perduta tempo fa nelle nebbie del tempo. Nessuno la nomina nemmeno più.
Ciò nonostante, Koris ha deciso di darvi qualche apertura sulle sue ultime follie nascenti.
Il week-end è cominciato all’insegna della frutta. Un sacco di frutta. Troppa, per essere onesti. Albicocche e susine trovare in quantità industriale, in stato di apparente abbandono.
“È uno spreco lasciarle lì”
“Siamo proprio sicuri che siano abbandonati?”
“Guarda: l’erba cresce ovunque e ci sono rampicanti su porte e finestre. Quindi sì, sono abbandonati”
“D’accordo, ma se qualcuno ci vede mentre cogliamo cotanta abbondanza frutticola?”
“Diciamo di essere a casa nostra. Vado a prendere dei cartoni”
“Tu sei matto”
Koris non è stata ancora sbattuta in un carcere in quanto voleur d’abricots, quindi la cosa è andata a buon fine. Il furto (o salvataggio, a seconda delle intepretazioni) ha fruttato l’equivalente del Koris peso in albicocche e susine, forse anche di più. Talmente tanta frutta che ci si ricavano marmellate, succhi, frutta essiccata e ce n’è ancora, tanto da provocare la ricerca compulsiva di barattoli di ogni tipo per stipare il malloppo. Per fortuna non presso il Koris-domicilio, se no ce ne sarebbe stata abbastanza per moquettare tutti i 20 metri quadri più terrazzino.
Per superare lo shock vegetale è stata necessaria una bottiglia di bordeaux, un po’ meno scrauso del classico côte du Rhone da supermercato tipicamente offerto in serata. Si è scoperto che anche il bordeaux ha proprietà miracolose di sciogliere la lingua, potenziare il lessico e migliorare la grammatica. Facilita anche un certo genere di proposte indecenti, o così piace pensare allo Stato Maggiore. Koris otterrà la cittadinanza francese da sbronza, se continua su questa alcolica via (che poi, una volta all’anno si potrà anche fare, no?).

sourne

Si consiglia uno sguazzo qui per schiarirsi le idee.

Ora in compenso Koris è lì che aspetta. Roy Batty è tornato ieri dall’Arizona, ma non vuole riceverla. La tentazione di far sbronzare anche lui per vedere se le sue attitudini sociali migliorano col bordeaux. In caso contrario, si può sempre bombardarlo di frutta: le munizioni non mancano.

Dialogo dello Stato Maggiore con sé medesimo, questioni morali

“Lo sai che non dovresti fare questa cosa?”
“Ne sono perfettamente consapevole”
“Lo sai che potresti pentirtene amaramente?”
“Ne sono altrettanto consapevole”
“Lo sai che chiedere scusa dopo averlo fatto potrebbe non bastare?”
“Ah, sì, so anche questo”
“Merda quante cose sa ‘sta ragazza”
“Una secchiona, davvero”
“Allora perché lo stai facendo?”
“Perché il viaggio è lungo e non possiamo andare avanti così”
“E questa sarebbe la soluzione?”
“No, ma sarebbe un ottimo palliativo”
“Potresti pentirtene”
“Il tempo del pentimento è finito”
“Brava!”
“Approvo”
“Io dico che a lungo andare ti caccerai nei guai”
“Fosse la prima volta”
“Giusto, possiamo sopravvivere anche a questo”
“Se lo dici…”

Scaricarsi un album da internet dalla connessione del laboratorio può dare adito ai più orribili sensi di colpa nello Stato Maggiore.

Dialogo dello Stato Maggiore con s√© medesimo, il ritorno

"Tirati su di lì"
"No"
"Tirati su da quel guano umorale, tanto non serve a niente e ti sporchi solo"
"E ricordati che adesso i panni te li lavi da sola"
"C’è la lavatrice apposta"
"Non puoi pretendere di vegetare umoralmente lì ancora a lungo"
"Oh, sì che posso. Tanto non è che affligga molto i nostri risultati"
"Eh, benedetta modalità macchina da guerra…"
"Macchina da guerra, ora non esageriamo… semmai panda da guerra…"
"Date le dimensioni è più una Micro Machines…"
"Ma come siamo spiritose!"
"Si fa il possibile, altrimenti si arriva al seppuku"
"Che ultimamente sembra quasi un’opzione accettabile"
"Non foss’altro che c’è un dottorato da finire e non è bene lasciare le cose a metà"
"Beh, in fondo la Follia è finito, il resto inerente la Follia è troppo poco per essere considerato ‘lavoro a metà’, non resta che andare a comprare un kimono bianco, lasciare un biglietto con scritto ‘scusate il disturbi e le frattaglie per terra, ma non credo sarò in grado di pulire’ e quindi prendere il coltello del pane"
"C’è sempre il dottorato: conoscendo Roy Batty, potrebbe resuscitare Koris solo per ucciderla in un modo più doloroso"
"Più doloroso di un seppuku senza secondo? Ammazza se è cattivo quell’uomo…"
"È un sadico, lo ha ammesso lui stesso"
"Ma fosse provare a riprendersi?"
"Vedi, Yuriko, il casino è proprio questo: come?"
"Tanto per cominciare alzandosi dalla merda"
"Il problema è che ci si ripiomba prontamente ogni volta"
"E tu rialzati"
"Sì, ma questo via vai nella merda non è che mi piaccia più di tanto. E siccome non riesco a tirarmi fuori, ci resto"
"E per quale motivo non dovresti tirati fuori? Siamo venuti fuori da situazioni molto molto peggiori. Devo cominciare a enumerarle?"
"Yuriko, Yuriko, tu non afferri il problema"
"Evidentemente no, spiega"
"Siamo venuti fuori dalla merda cupa perché potevamo farlo noi. Perché era ‘uo to us’, come dicono nell’oltre Manica. Questa cosa esula da noi e, peggio che peggio, dalla nostra volontà"
"Quasi meglio SeaTray"
"Quasi meglio, già, se non altro ogni tanto per SeaTray si può fare qualcosa"
"Quindi?"
"Quindi alla domanda ‘Rendez-vous?’ rispondiamo ‘Merde!’ perché è lì che ci troviamo"
"Che situazione del cazzo"
"Decisamente del cazzo, Yuriko. Dove la nostra forza di volontà non arriva, non possiamo pretendere"
"Pertanto niente discorsi sullo ‘svegliati’ fatti finora?"
"No, purtroppo no. E vedi non andare in giro a lamentarti col prossimo, che tanto conosci il calibro delle risposte"
"Ma quindi la soluzione quale sarebbe?"
"Nessuna. Sostanzialmente non c’è una soluzione, almeno non che provenga da noi"
"Bel casino"
"Già. Bel casino"

Un battaglione fa sempre comodo

Yaxara: che devo fare? mi sono lanciata in un’impresa chiaramente al di fuori delle mie possibilità (n.d.K. il trasloco)
Junior: cioè fare quello che fanno milioni di persone ogni anno?
Yaxara: con dei camion, però
Junior: e che hai anche fatto tu, almeno 4 volte negli scorsi anni?
Yaxara: con logistica meglio preparata, però
Junior: logistica? lo sai che il trasloco dall’Elba alla Francia non è tra le battaglie di Napoleone?
Yaxara: Napoleone non poteva avere all’Elba tutta la roba che ho io qui, questo è poco ma sicuro
Junior: tu sei una donna atipica, e Napoleone si aspettava di rimanerci per il resto della vita
Yaxara: io credo di no, anzi, secondo me s’era portato poca roba apposta
Junior: già, così aveva la scusa "eh, mi sono dimenticato le mutande, vado un attimo a Marsiglia e torno"

Koris ha come l’impressione di essere presa per i fondelli, ma la situazione sul campo è bastevolmente critica da poter soprassedere sul dettaglio.
Detto questo, non è che qualcuno ha una Grande Armée da prestare per un paio di giorni allo Stato Maggiore?

-Quand il y a du tapage, c’est toi!-
-Tu as re
soin, Alexandre, colle-moi aux arrets que je puisse dormir en paix!-

Love Koris #4

Episodio precedente: Love Koris #3

Koris giunse a Boulogne in abbrivio sull’ira della storia precedente. La furia è tuttavia una pessima consigliera e la fretta genera mostri. Se lo Stato Maggiore avesse riflettuto di più, si sarebbe evitato un sacco di guai. O forse no.
Già durante il concorso, pur avendo ancora L. fra i piedi, Koris aveva adocchiato uno. Smilzo, allampanato (anche troppo per micro-Koris, altezza 1.58 m), occhi verdi, capelli chiari. Faccia da rettile, ma la perfezione non è di questo mondo. Fisico anch’egli. Era W., che ogni tanto viene ancora citato. Lo Stato Maggiore ci fece un pensierino, poi lo accantonò per incazzarsi come una vipera contro L.
L’inizio università per Koris non fu una passeggiata. Dapprima lo Stato Maggiore era convinto che mantenere la media del 28 (richiesta per non essere cacciati dal collegio) non fosse questa gran cosa. La smentita ufficiale arrivò coi parziali del primo semestre. 9/30 al primo parziale di algebra, 10/30 al secondo, 21/30 a quello di chimica, quando in chimica al liceo Koris era un discreto drago. E se non fosse stato sufficiente questo a ficcare gli animi, c’erano i colleghi collegiali che, avendo preso voti spaziali, pensavano bene di far pesare gli insuccessi sulle Koris-spalle. In particolare uno, il compagno di stanza di W., quello a cui sono indirizzati i ringraziamenti dell’ultima Koris-tesi, quello che ora è indietro con gli esami (va bene, fine del momento di Koris-narcisismo). Per completare il quadro, Hana non faceva mistero del suo pendolarismo a Perugia, cosa di cui Koris soffriva in silenzio perché non si sarebbe mai e poi mai degnata di dare soddisfazione.
In tutto questo c’era W., l’unico che non la prendeva in giro. W. sorrideva a Koris, la invitava alle conferenze del dipartimento, la contattava su messenger ogni sera. Il colmo del fraintendimento giunse quando W. parlò della canzone "La Cura" di Battiato, invitando Koris ad ascoltarla con lui. Lo Stato Maggiore, all’epoca fiaccato nel corpo e nello spirito e bisognoso di affetto (non aveva ancora scoperto quale ruolo avesse la nutella quale sublimato del sesso), pensò "È fatta!". Scrisse una fitta mail a Lerry, all’epoca considerato un fidato consigliere in materia, in cui chiedeva consigli su come muoversi, pensando che la campagna sarebbe stata breve e vittoriosa.
Le vacanze di natale piombarono a separare Koris e il suo obbiettivo. Lo studio matto e disperatissimo di due materie assieme a rullo compressore non impedì allo Stato Maggiore di portare avanti i suoi turpi progetti. Sentiva W. regolarmente ogni sera, in un’epoca in cui casa Koris non era dotata di wireless e quindi toccava tenere Marvin collegato in ethernet accanto al modem. Per un fugace e folle attimo Koris pensò di invitare l’oggetto dei suoi desideri a festeggiare capodanno assieme, ma cambiò idea all’ultimo momento.
A inizio gennaio Koris tornò a Boulogne e diede gli scritti di chimica ed algebra con l’arroganza che può avere solo chi desidera vendetta tremenda vendetta. Poi le giunse un messaggio da W.
"Ehi, che ne dici di venire a prendermi in stazione, visto che sei già a Boulogne?"
Koris accettò come se avesse toccato il cielo con un dito, ignara del fatto che nei tempi a venire avrebbe aspettato ben altri arrivi in stazione a Boulogne.
La cosa parve stare in piedi o almeno così piaceva credere allo Stato Maggiore. W. e Koris spesso mangiavano assieme, quasi mai soli (motivo di santioni da parte dello Stato Maggiore) e lui tornava a casa tutti i fine settimana dalla sua mamma. Genitrice che quando intravide Koris da lontano, lanciò alla fanciulla uno sguardo da incenerirla sul posto.
"Ma ho fatto qualcosa a tua madre? È arrabbiata con me per qualche ragione?"
"No, no, ti guarda così solo perché non ti conosce…"
In quell’occasione affogare il sentimento di razzismo verso i bergamaschi fu davvero difficile.
Era poi il 14 febbraio, giorno del consumistico San Valentino, quando Koris decise che era stufa di fare la Penelope in attesa dell’Ulisse mammone e se ne andò al cinema con Hana e un terzo compagno. Lasciando messenger acceso. Al suo ritorno trovò un messaggio:
"Ecco, I have to unveil my plan e proprio oggi tu sei cinema!"
Koris si diede dell’idiota e promise di non trasgredire mai più, tirandosi discrete mazzate nelle metaforiche palle, molto alla Tafazzi.
Il piano consisteva in una giornata di sushi fatto in casa più conferenza di fisica teorica al pomeriggio. Koris organizzò l’evento come se fosse stato il matrimonio che adesso aborra. Il pesce crudo le faceva orrore, ma all’epoca le parevano sacrifici eroici (illusa).
Andò a fare la spesa assieme a W. e al suo molestissimo compagno di stanza, che proclamò un pranzo a base di polenta e salsiccia, per contrapporre l’orgoglio leghista all’orientofilia degli altri due. In cucina lo Stato Maggiore si accorse ben presto dell’inettitudine culinaria di W. quando quest’ultimo riuscì in sequenza a bruciare il riso e a rovesciarlo nel brodo perché a suo dire si faceva prima (a posteriori, gloria in excelsis ai risotti del Senzaddio). Il sushi era disgustoso e poco poté la sala di soia per mascherarne il gusto. Ma Koris ingurgitò tutto tessendone sperticate lodi. Anche la conferenza di fisica non era il massimo della vita e del tutto inadatta a imberbi studenti del primo anno, ma anche lì lo Stato Maggiore seguitò. Al termine della giornata Koris si aspettava un bacio, ma ottenne ben altro.
"Va bene, allora io torno a casa. Ciao"
Partì lasciando i piatti da lavare, ovviamente.
La depressione era comunque in agguato al varco, presentandosi come fallimento epico all’orale di algebra. Orale posticipato apposta per essere sostenuto assieme a W. e che portò lo Stato Maggiore a forgiare la regola aurea "Fisica e sentimenti viaggiano su binari paralleli e guai se si incontrano".
Il secondo semestre portò ulteriori delusioni, in veste del noiosissimo corso di Laboratorio 1 che prometteva tanto e non manteneva nulla. Koris meditava il suicidio, ma pensava che l’obbiettivo secondario della sua vita fosse in vista. Fu così che a marzo, durante un tramonto fra lo smog e i gas di scarico, tornando da lezione e incredibilmente soli alla fermata dell’autobus, Koris trovò la forza di pronunciare le seguenti parole:
"Senti, prima che il tempo e il tuo compagno di stanza me lo impediscano, volevo dirti che tu mi piaci moltissimo. Ma se non vuoi non se ne fa niente…"
W. fece un sorriso idiota, bofonchiò un "certo" e sparì. Koris rimase interdetta e il suo stolido ottimismo le fece supporre che il maschietto avesse bisogno di tempo per riflettere. Quindi se ne tornò a casa scrivendo una trionfale mail a Lerry in cui si ventilava un futuro di notti di sesso acrobatico, ma il tarlo del dubbio rodeva lo Stato Maggiore.
Il tarlo aveva ragione. Da quel punto in poi W. si fece elusivo, in fuga, sfuggente, senza mai accennare a nulla. Koris non capiva cosa gli fosse preso. Tutte le volte che tentava di ottenere una risposta riceveva responsi degni di una segreteria telefonica. In preda al panico e al dubbio, aprì questo blog, che non la aiutò a chiarire le idee, ma sopravvisse a tutte le sue turbe mentali.
Più W. fuggiva, più Koris pretendeva risposte e si lanciava all’inseguimento. Portò Gemini a Boulogne apposta per poterlo tallonare dappresso. Niente da fare. W. bloccò il contatto messenger (negando l’evidenza), cominciò a farsi sgarbato, a deridere Koris come il suo compagno di stanza, a comportarsi da isterico nei momenti più impensato.
L’ira stava prendendo piede, scacciando la depressione e la tristezza insite dello Stato Maggiore. L’arrivo della sessione d’esame e il bruciante desiderio di rivalsa portarono Koris a una decisione.
"Se gli scriviamo non può non rispondere"
"Ma che gli scriviamo?"
"Gli chiediamo spiegazione, che cacchio. Un conto è rispondere ‘no, non sono interessato’, ben altra cosa è comportarsi da stronzo gratis et amore dei"
"E se poi non la prende bene?"
"Peggio di così?"
"Con che tono la redigiamo?"
"Arroganza dei secoli"
"No, dobbiamo essere tranquilli, umili, pacati. Facciamogli capire che non siamo arrabbiati con lui, che vogliamo solo capire cosa lo ha scontentato, che se ne può parlare come persone normali…"
"E mettiamo un oggetto falso, così magari ci casca e la legge"
A detta di Batrace che la lesse tempo dopo, la mail trasudava sentimento. Lo Stato Maggiore preferisce definirla patetica.
La risposta che giunse era fredda come l’Antartide e iniziava con "Da quando ho messo piede a Boulogne, tu non hai fatto altro che fraintendere il mio atteggiamento", continuava con "Il mio comportamento lo hanno capito anche i muri, solo a te non è chiaro" e terminava con "Io non mi sento in dovere di dare spiegazioni a nessuno". Una risposta non risposta degna di un commercialista.
Per lo Stato Maggiore, reduce dall’esame di Analisi Matematica 1, fu la goccia che fece traboccare il vaso.
"Questo stronzo non vale la nostra pena" fu l’unico lapidario commento possibile. Koris decise di averne abbastanza e si diede agli esami, più che mai convinta che il cosiddetto amore non facesse per lei.

Il seguito alla prossima puntata.

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