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Genetica e bricolage

L’Amperodattilo, che risponde anche al soprannome di Volpe Aggiustatutto, ha sempre avuto un gusto abbastanza esigente per il design di interni. E con esigente si intende che segue canoni di bellezza propri all’Amperodattilo, da cui non è ammessa alcuna devianza. Il bello è nell’occhio di chi guarda, ma soprattutto in quelli dell’Amperodattilo.

Anni e anni fa, quando si pagava ancora in lire e il XX secolo era agli sgoccioli, in camera dei Maiores c’era una tappezzeria beige chiaro con dei (probabilmente) mazzolini di fiori. In famiglia si dice che fosse un prezzo da pagare per non sollevare polveroni. Fatto sta che all’Amperodattilo non garbava nemmeno un po’ e non perdeva occasione per mostrare il suo disappunto con “che schifo questa tappezzeria color caghetta!”. Poi, un bel giorno d’estate, ingaggiò baby-Koris e ancora-più-baby-Orso al rutilante prezzo di duemila lire al giorno affinché si armassero di spugne e togliessero di mezzo la maledetta tappezzeria-color-caghetta. Al suo posto la camera fu totalmente ritinteggiata di bianco, momento iniziale di un cosiddetto periodo bianco dell’Amperodattilo, che ancora si fa sentire a distanza di decenni.

Ora, sfruttamento del lavoro minorile a parte, certe esperienze plasmano per sempre la psiche di una bambina. Per il Koris il beige è sempre stato il color caghetta e quindi, sebbene tollerato in rarissimi casi in materia di abbigliamento, da bandire in seacula saeculorum dal design di interni. La tappezzeria anche, della tappezzeria color caghetta nemmeno a parlarne.

Anni prima di incontrare Koris, ‘thieu ha acquistato un appartamento di cui aveva apprezzato i volumi (è un criterio per scegliere gli appartamenti? Noi di Voyager siamo perplessi ma seguitiamo), ma che lasciava alquanto a desiderare in fatto di decorazione. Per dare un’idea, una stanza aveva la moquette marrone e una tappezzeria arancione: un disagio cromatico tale che potrebbe essere difficilmente concepito nelle casette trash dei Sims, ancora meno nella vita reale. Erano gli anni settanta-ottanta, che forse non è una scusa per i discuti discutibili, ma una giustificazione per l’abuso di LSD. Nascosta nella moquette, con ogni probabilità.

Ora, Koris non ha mai conosciuto (per sua fortuna) la stanza moquettata marrone e tappezzata arancione, anche perché questa cosa avrebbe potuto pregiudicare il suo rapporto con ‘thieu. Ha conosciuto le porte color caghetta, che ancora resistono. I primi tempi Koris era restia a imporre modifiche, anche perché veniva rimpallata con “un giorno me ne occupo”. Poi qualcosa di più forte di lei ha preso il sopravvento e qualche tempo fa si è messa a sverniciare porte.

Oggi, colta da fulmineo odio per qualunque chiambrana di porta osasse mostrare ancora un color caghetta, si è messa a ridipingere tutto quanto le passasse sotto mano. Questo solo perché le porte vanno prima sverniciate, scoprendo strati geologici di orrori, ed è un lavoro usurante impossibile da portare a termine la domenica pomeriggio. E che colore ha usato Koris per disfarsi del beige caghetta? Il bianco.

I casi sono due: o invecchiando sta diventando come l’Amperodattilo, oppure la genetica di Volpe Aggiustatutto continua a prendere il sopravvento.

E ancora non è iniziato il grande complotto per la cucina…

Storie postali

Koris pensava che un titolo del genere poteva essere dedicato ai pacchetti mandati in giro prima di Natale, diretti in svariate direzioni del globo, con pochissima serietà al loro interno. Ma con grande sorpresa, i pacchetti sono giunti tutti a destinazione in tempo, persino quelli fragili sono arrivati integri. Magie natalizie che scaldano il cuore e ti danno fiducia nell’umanità per un quarto d’ora.

Questa storia ha invece per protagonisti Koris e U Babbu, più le poste nelle loro velleità bancarie. Sedetevi che sarà lunga e complicata.

Sono stati trovati alcuni buoni fruttiferi risalenti al secolo scorso e intestati in parte a Koris, in parte a U Babbu. Questi buoni fruttiferi fanno parte di una lunga e tortuosa storia familiare di cui non discetteremo perché appunto troppo lunga e tortuosa. Fatto sta che i buoni scadono, le poste tomo tomo cacchio cacchio se li sarebbero anche tenuti, ma l’Amperodattilo li ha trovati in un cassetto e con le poste nessuna pietà. A quanto ammontino addì fine 2019 non è dato saperlo, si sa solo che l’importo iniziale era di cento mila lire (cinquanta euri, una cena fuori al cinese all you can eat o in pizzeria se non prendi il dolce). Ma tant’è, era ormai una questione di principio.

Nota di colore: tali buoni possono essere ritirati solo all’ufficio postale Merdopoli 1, che non sono le poste centrali, relegato in un antro del mercato civico e semi-sommerso dalle cacche dei piccioni. Seconda nota di colore: l’ufficio postale è aperto solo di mattina.

Da lontano la cosa pareva se non semplice, almeno fattibile. Si fanno i documenti per la successione (trentadue euri di marche da bollo, inestimabile tempo di code in comune per gli atti notori), si prova che U Babbu è l’erede universale, Koris firma quello che deve firmare, si ritira il cash al netto delle tasse di successione e poi ci si va a mangiare una pizza, integrando quello che manca.

Facile, no? No.

Non è che Koris nei suoi rari transiti merdopolesi smani dalla voglia di buttare tempo in coda alle poste, ma ha deciso di fare questo sacrificio il 24 mattina. L’ufficio postale era aperto, non si vedevano intoppi di sorta. Assieme a U Babbu si è mossa verso l’orario di apertura pronta ad apporre le firme necessarie e a tornare al suo stampo furbo con cui sfornare torte.

Ovviamente il tentativo di anticipo è stato inutile, i diversamente giovani aficionados della posta erano già lì in pole position. Allo sportello un’unica impiegata. Koris ha erroneamente pensato che ne fosse arrivata una seconda, ma la tipa in questione ha spazzato il suolo, vuotato i cestini della spazzatura e se n’è andata.

Dopo telegrammi e prelievi al banco (che il bancomat esiste solo da una trentina d’anni, la gente deve ancora abituarsi), è venuto il turno di Koris e U Babbu.

“Senta, sappiamo che le daremo un dispiacere, ma dovremmo ritirare questi buoni…”
“Non posso farlo”
“Come, scusi?”
“Sì, è una procedura lunga e io sono sola ed è la vigilia di natale…”
“Vabbè, ma la posta è aperta, dovreste erogare il servizio”
“No, sono da sola e c’ho il pubblico, non posso passare tutto il tempo con voi, è la vigilia di Natale”
“Senta, mia figlia viene dall’estero, è venuta apposta, non è che può prendersi una settimana di ferie per venire in posta qui.”
“Ma sono da sola…”
“Abbia pazienza, ma i problemi di gestione del personale della posta non ci riguardano!”

U Babbu di solito non alza mai la voce, sentirlo dire certe cose è sempre uno shock. Forse anche per l’impiegata.

“Ma è una successione, è lunga…”
“Abbiamo gli atti notori, abbiamo tutto”
“Vabbè, posso proporvi questo: mi lasciate i documenti, faccio una fotocopia delle carte di identità, se ho tempo mi studio la cosa fra un cliente e l’altro e tornate in orario di chiusura, vorrà dire che finirò più tardi”
“Basta che finiamo…”
“Beh, se finiamo alle tre del pomeriggio pazienza”

Koris e U Babbu se ne sono andati con la promessa di tornare verso la chiusura, mentre discettavano fra loro di quanti secoli fossero necessari per recuperare dei soldi che spettavano di diritto. Koris, detta anche la iettatrice, ha ipotizzato che non sarebbe finita così facilmente.

E infatti.

Puntuali come gli accolli, Koris e U Babbu si sono presentati alle poste in chiusura, ma ancora affollate della popolazione tipica da poste. Allo sportello la stessa tipa.

“Eccoci, siamo venuti come detto da lei.”
“Sì, lo so, ma ora non ho più la linea”
“… cioè in che senso?”
“Il computer non va.”
Koris, in uno slancio di metà scazzo, metà altruismo, si offre.
“Senta, io ci capisco di computer, se vuole ci do un’occhiata…”
“No, no, mi hanno tolto la linea dalle poste centrali, non posso più fare nulla.”
“Ma scusi, siamo a mezz’ora prima dell’orario di chiusura!”
“Eh, ma è il 24 dicembre, ce la hanno tolta un po’ prima…”
“Sì, ma noi non possiamo continuare a venire a caso sperando che voi abbiate la linea e che ci sia abbastanza personale”
“Ah, ma tanto i soldi mica ve li diamo subito”
“… sarebbe a dire?”
“Ora apriamo la successione, poi andrà allo sportello dodici cassa quindici caveau diciassette, vediamo se danno l’accordo e poi potete disporre dei soldi, una volta prelevate le tasse di successione.”
“E quando sarebbe?”
“Non le so dire in alcun modo”
“Sì, ma Koris non può prendere ferie così da un giorno all’altro sperando che vada tutto bene.”

Koris, forte della sua cittadinanza francese in fieri, ha avuto un’idea.
“Senta, ma non posso fare una delega a U Babbu? Un’attestazione sull’onore, scrivo che gli do il potere di firmare per me, con lo scan della carta d’identità e…”
L’impiegata si è messa a ridere.
“Deve farla convalidare da un notaio, viene a costarle di più dei soldi che deve ritirare. Qui mica siamo in Francia, eh!”
“Vabbè, ma allora come diamine facciamo?”
L’impiegata si è sincerata che l’ufficio fosse abbastanza deserto.
“Beh, è suo padre, no? Parto dal principio che siate d’accordo sul ritirare i buoni, quindi basta che falsifichi la sua firma.”
Ah. Ecco. No, raga, tutto apposto, scusate.
“E comunque c’è un problema con gli atti notori”
“ANCORA?!”
“Il comune non li ha fatti correttamente, devono essere rifatti”
“Ma sono 32 euri!”
“Beh, io non posso sapere se la moglie del deceduto rinuncia all’eredità, non c’è scritto”
“La moglie del deceduto è deceduta e noi siamo a corto di medium”
“Vabbè, facciamo che scriviamo sull’atto, tanto non ci guarda nessuno”

Koris è talmente francese che ancora si stupisce per queste cose. Appuntamento per questa valanga di falsi al 27 dicembre per avviare la pratica.

U Babbu si è presentato in posta il 27 per scoprire che no, la pratica non può essere avviata. Perché è stato trovato un libretto postale con ben OTTANTANOVE CENTESIMI, intonso dal 2001, che per qualche assurda ragione blocca tutto. Ora si sta cercando di annullarlo in extremis, nessuno sa bene cosa fare, l’impiegata delle maledette poste di Merdopoli 1 ha scritto alla sede centrale di Trieste per sapere cosa fare. Si aspetta una risposta, se mai risposta ci sarà. Restate con noi e (forse) scoprire il seguito.

A non-conclusione della vicenda, vi lasciamo un consiglio: se volete lasciare dei soldi in eredità, siate astuti e fate come la nonna di ‘thieu, lasciate dei lingotti d’oro.

La Tacchettina forse sei tu

Per chiunque si sia connesso a questo blog da un tempo inferiore a 5 anni, si sappia che la Tacchettina è un individuo proveniente dall’anno 2014, dal periodo in cui Koris insegnò all’università come temporanea presenza nel gruppo soprannominato i Cojones (Koris non lo sapeva, ma era un nomignolo comune). In particolare, la Tacchettina era l’individuo più insopportabile di tutti. In teoria anch’ella temporanea presenza, in pratica solida realtà attaccata alle chiappe della Capa-Moglie-Del-Capo come una ventosa a mezzo lingua. Campionessa di leccata di culo acrobatica, vellutata con i superiori e sgradevole con chiunque altro, si beava della promessa di un futuro posto all’università guadagnato con salamelecchi e lusinghe assortite, al limite del ridicolo. Koris non la sopportava, ma in tutta onestà un po’ la invidiava, perché la Tacchettina per quanto precaria aveva chi la proteggeva e le prometteva un futuro, mentre Koris e il suo orgoglio avrebbero ricevuto una pedata nel culo e tanti saluti.

Cinque e più anni dopo, Koris teme di essere passata dall’altra parte della Tacchettina, anche senza condividerne le considerevoli dimensioni del culo (Koris fat shamer, ebbene sì, ma voi non avete visto la Tacchettina vestita da sexy ape Maia). Sopratutto perché la MoglieDelCapo se la porta spesso dietro e perché ha pronunciato le parole “magari ti teniamo”. Koris ha avuto lontane reminiscenze di quando la Tacchettina faceva le fusa alla sua Capa di fronte alla promessa di un posto.

Koris non ha proprio fatto le fusa, ha avuto la sua reazione tipo: il terrore. Un po’ perché mai dai dare speranza, ch’ella è falsa mercanzia , un po’ perché la caduta nel Tacchettina-style è un attimo. Del resto Koris sa di avere poche capacità all’attivo, ricorrere alla leccata di culo per colmare le proprie mancanze è un attimo. Un po’ come quando alle elementari le dicevano “tu prendi ottimo perché sei la cocca della maestra”. Anche se Koris non è proprio sicura di essere migliore in adulazione che in fisica nucleare. Cioè, in questi periodo Koris non è proprio certa che ci sia qualcosa che sa fare davvero, forse le scartoffie, ma vabbè.

Ma tanto le illusioni sono di breve durata: lunedì si vuole discutere del suo inesistente lavoro e tutti gli impostori verranno al pettine, Tacchettina o meno. Anche se nel weekend Koris potrebbe avere uno stage speleo, non è scontato che torni tutta d’un pezzo dai cento metri del pozzo del Souffleur.

P.S. Comunque Koris non potrebbe essere la Tacchettina fino in fondo perché continua a portare i DrMartin. Anzi, forse sono gli stessi del post linkato sopra di sei anni fa…

La prima vera giornataccia

Puoi essere anche Alice nel paese delle meraviglie radioattive, la giornata meh prima o poi ti toccherà comunque. Un po’ perché è fisiologico, un po’ perché Koris è Koris e tale tautologia può significare due cose: che il Cetriolo Cosmico veglia sempre su di lei o che deve farsi una patente da iettatrice per il suo atteggiamento disfattista.

Tralasciamo impostori, pensieri che ancora si ingarbugliano e si avviluppano, esepoitenepenti che tanto è troppo tardi. La giornata doveva essere una di quelle in cui ti chiudi sottoterra alle dieci del mattino e ne esci esausto ma soddisfatto la sera. No, non stiamo parlando di speleo, ma di caterve di neutroni termici su pallozze. Koris e la sua diretta superiore (di cui parleremo appena si capiranno due cose o forse tre) avevano installato pallozze e acquisizione dati lunedì pomeriggio per avere tutto pronto l’indomani. Certo, come no.

Al mattino tutto filava liscio fino al casello maledetto, dove il disagio esistenziale ha causato dieci orrendi minuti di ritardo senza motivo. Spesso il disagio esistenziale al casello è un oracolo della giornata.

Giunta in ufficio correndo perché il cartellino è pur sempre il cartellino, Koris si è preparata alla giornata senza fine. Si era portata apposta il pranzo per mangiare nel bunker mentre guardava i neutroni prendere a craniate il polietilene. E le scarpe scarpe comode per fare su e giù dalle scale della hall di irradiazione con pallozze di vario genere fra le braccia.

E invece no. È stata trovata una quantità irrisoria di contaminazione radioattiva nella hall, tutto fermo. Con irrisoria si intende che c’è più radioattività naturale nell’acqua da bere (Koris vi fornisce nuove scuse per preferire l’alcol). Ma tant’è, non si può più accendere l’acceleratore vecchio fino a nuovo ordine. Niente irradiazione.

“Vabbè, vorrà dire che esco presto” si disse Koris, che come al solito semplifica le cose.

La diretta superiore, per quanto abbattuta, si è fatta viva proponendo di impiegare il pomeriggio a fare analisi dati e a decidere come andare nel nulla dell’Île-de-France per il laser show (anche di questo poi ne parliamo). Solo che la sua nozione di pomeriggio iniziava alle tre. Koris ha capito che non c’era modo di prendere il bus delle 16:30, ma pazienza, non è nella posizione di rifiutare. Tanto era tutto preparato per uscire tardi.

Koris è ritornata alle sue simulazioni che non si sa bene a cosa servano ma tant’è, bisogna pur fare qualcosa o almeno fingere di. Intanto il tempo passava. Alle tre e mezza e ancora nessun segno di vita Koris ha iniziato ad inquietarsi. Che ok uscire tardi, ma solo per una buona ragione, qui siamo fancazzisti. È andata a vedere cosa stesse facendo la diretta superiore, se fosse ancora viva, all’occorrenza.

“Oggi è una giornata delirante, lasciamo perdere”
“E gli aerei per andare nel nulla dell’Île-de-France? Potrebbe iniziare ad essere tardi, il laser show è fra due settimane…”
“Fai tu, a me va bene tutto”

Koris è andata a fare lei sentendo sul collo il fiato dello spettro di (ex)Capo Palpatine. Quindi ha forse fatto un errore diplomatico facendo l’ordine di missione solo per se stessa e non per due, non è chiaro se fosse in suo potere o meno. Infine è corsa a prendere il bus in un ritardo abissale, lasciando il telefono fra le pagine del quaderno di laboratorio, come si scoprirà l’indomani.

La giornata è terminata negli ingorghi marsigliesi, perché è bene avere delle certezze e il traffico è una di quelle. Diciamo che la giornata aveva ampi margini di miglioramento. La zuppa di zucca e castagne, per esempio.

Finale col botto

Come già fatto, facciamo due pesi e due misure. C’è il finale di Neutroni Porcelloni e c’è il finale con l’azienda. Entrambi sono finiti, ma comunque, ci sono pur sempre delle differenze.

Neutroni Porcelloni, game over

Ieri i Koris-colleghi hanno consegnato a Koris un (orribilmente grosso) mazzo di fiori e una scatola di cioccolatini, per salutare la sua partenza. Doveva essere una sorpresa, ma qualcuno ha pensato bene di mettere Koris in copia della mail che annunciava la sorpresa. Da un certo punto di vista meglio così, perché le reazioni di Koris alle sorprese non sempre controllate e controllabili. Comunque sotto sotto le ha fatto piacere che non la odino e che abbiano capito che il cioccolato risolve sempre tanti problemi.

Stamattina era l’ultima mattina. Koris ha sbolognato ancora qualche file al Rimpiazzo, ha detto a Capo Palpatine cosa c’era da fare, ha aiutato il Rimpiazzo a tirare parolacce a MCNP. Poi, verso mezzogiorno, ha iniziato a dire ciao a tutti.

Al MegaCapo, che anche se non ci rivediamo pazienza (no, vabbè, Koris ha fatto finta di essere una persona civile).
Al MedioCapo, che verrà ricordato come colui che non ruppe quasi mai le palle.
Ai colleghi, che restano e resistono.
Al Rimpiazzo, che avrà bisogno di fortuna.
A Intrallazzone, che si è detto sempre pronto ad arruolare Koris just in case (#credici, ma non si può mai dire).
A Capo Palpatine, con cui si stava consumando una scena da film strappalacrime in corridoio. Perché sì, è vero, è incasinato, è confusionario, non è sempre facilissimo capire cosa voglia e altri mille difetti di cui si è già lungamente parlato. Però in questi tre anni Koris ha finito per volergli un po’ bene. Bisogna anche ammettere il vero: se non fosse stato per Capo Palpatine, Koris non starebbe andando dove andrà e forse avrebbe continuato a pensare di essere una nullità buona solo a farsi sfruttare. Capo Palpatine, pur con tutti i problemi annessi, ha ridato a Koris un po’ di autostima e di dubbio di saper forse fare delle cose. “Sei una rompicoglioni, ma hai ragione di essere una rompicoglioni e mi mancherai” ha detto. Certo, non poteva durare (anche perché avanti di questo passo non sarebbe durata Koris), ma è stato importante che ci sia stato. E comunque Capo Palpatine ha già minacciato Koris di collaborazioni o, quanto meno, di averla come esperta per le review. Insomma, se ne esce ma non se ne esce.

Quando Koris ha restituito il badge, è stata una sensazione strana. Di qualcosa che finiva, di crollo di alcune certezze, di libertà, di sollievo, di ommoddioeorachefaccio. Però è fatto.

Ciao, Neutroni Porcelloni, anche se non era per sempre, forse alla fine è stato bello lasciarti una Koris-impronta.

L’azienda, ovvero come morire gonfi

Presente tutti i discorsi strappalacrime di cui sopra sul “è stato bello”, “bisognava passarci”, “alla fine non è stato tutto inutile”? Ecco, per l’azienda non valgono proprio per una cippa di minchia. Koris se ne va e benissimo così, a mai più rivedersi davvero, piuttosto che lavorare di nuovo con loro si va a spalare cacca di oloturia in fondo al mar.

Il CCC ha detto che non aveva capito quale vetro della macchina fosse rotto, pensava il finestrino, ma se era solo il triangolo allora Koris poteva circolare lo stesso. Certo, come no. In ottobre, un’ora in autostrada ad andare e un’ora a tornare (se ci dice culo), ai 130, col triangolo rotto. Koris gli ha detto gentilmente che no, non poteva e cazzi suoi se non è contento.

Si è inoltre scoperto che la macchina circolava senza assicurazione. “Però la paghiamo, credo” ha detto interdetto il CCC. Accendiamo un cero postumo a tre anni di guida marsigliese senza incidenti, che qui c’è da gridare al miracolo, altro che Medugorje.

Last but not least, il bollo per la circolazione in periodi di guida alternata non è mai arrivato perché… il CCC ha sbagliato a mettere la targa. Commentiamo? No, non commentiamo, tanto non è più un nostro problema.

La ciliegina sulla torta: la tipa delle risorse umane, appena tornata da due ore di palestra, non ha voluto ricevere Koris. Nemmeno farla entrare in ufficio. Koris ha fatto presente che doveva ricevere il certificato di fine impiego e il saldo di stipendio, arretrati, giorni di ferie. La tipa ha risposto che non aveva pronto niente perché “c’era da organizzarsi”. Ora, Koris ha scritto che se ne andava tre fottuti mesi fa. TRE FOTTUTI MESI, se non si fosse capito. C’era tutto il tempo di organizzarsi, come hanno organizzato il Rimpiazzo. Forse non c’era la voglia. Koris ha detto che o le arriva tutto per posta entro dieci giorni, oppure buongiornissimo denuncia. Tanto è l’unico orecchio da cui sentono.

Però. È finita. Nel senso, domani si ricomincia. Altro, ma si ricomincia. Se Koris sopravvive all’orgia di panissa che ha previsto per cena.

Meno sette, The Ring

Sette giorni! Koris potrebbe essere tentata di mandare in giro a tutti i capi di Neutroni Porcelloni una videocassetta assassina, contenuto Koris che si asciuga i capelli e che pare Sadako/Samara appena uscita dal pozzo. Differenze minime, umore incluso.

samara

Qualcuno mi passa il phon?

Koris si sente abbastanza fotteseghista, stato mentale guadagnato dopo mesi e mesi di paturnie. Il Nirvana, in pratica. L’atarassia degli dei. Il distacco dalle cose materiali.

Talmente tanto distacco che quando ieri mattina Koris ha trovato un finestrino della macchina di funzione esploso non si è nemmeno arrabbiata. Tanto fra SETTE GIORNI la macchina di funzione non è più un suo problema (soavi parole). Ha solo fatto la scartoffiaggine necessaria per evitare che il CCC la accusi di essersi spaccata il finestrino da sola. È incredibile di come l’atarassia ti permetta di sbrogliare una denuncia in meno di mezz’ora, senza turbare la tua pace interiore.

Koris si sta quindi aggirando con una macchina rattoppata con un pezzo di plexiglass, nella speranza che tenga ai prossimi ultimi dieci (diciamolo di nuovo che suona bene, ULTIMI DIECI) tragitti. Cinque andati, cinque ritorni. A dire il vero quattro ritorni e mezzo, ma al netto dei vari ingorghi diventeranno cinque. All’idea Koris è talmente triste che, quando nessuno la guarda, si trova a ballare sulle note di un immaginario “A l’entrada del temps clar disco dance remix”.

Su Neutroni Porcelloni è il delirio come solito. Il Rimpiazzo è ancora in vita ed è un punto a suo favore. Koris ha risposto male al Vodka e non riesce a sentirsi in colpa. Continuano a fioccare inviti per le riunioni post-15 ottobre, Koris li rifiuta con gusto perché è una persona pessima.

Si continua a ignorare signorilmente tutto il grandissimo bordello del dopo, perché in fondo ci piace nutrire ancora una speranza. E la speranza di aver ricominciato a dormire per davvero e non solo per raggiunti limiti di tolleranza umana.

Quindi, Koris, diciamolo ancora una volta: SETTE GIORNI!

Meno quindici, la pausa

Ultimi quindici giorni di circo azienda/Neutroni Porcelloni e Koris si è presa una pausa. Perché, come ebbe a dire Orso anni fa, quando si preparano tempi duri, è sempre meglio arrivarci rilassati. E anche perché Koris è sull’orlo della crisi di nervi andante, non ha più nessuna nessunissima faccia da difendere e/o mantenere e ha deciso che fino al 15 ottobre sarà schifosamente egoista.

Con ogni probabilità, la casella di posta sta grondando di mail di Capo Palpatine nel panico, di MegaCapo con lo scazzo e del CCC che dispensa cazzate come al solito. Koris potrebbe anche aprirla e vedere se le hanno detto qualcosa del rimpiazzo, ma… è davvero un suo problema? Se il rimpiazzo arriva domani bene, se non arriva estigrandissimicazzi. Che poi sarà la risposta jolly di qui fino a metà ottobre. Koris come Nando Martellone, in pratica.

Koris cerca di dimenticare che dal 16 ottobre in poi inizia una nuova parentesi in cui sarà tutto da rifare. E cerca di dimenticare anche i “siamo felici di accoglierti e ti aspettiamo con ansia”, che l’ansia se la porta già da casa, pronta all’uso. Minchia.

Morfeo come al solito si è dato alla macchia. La notte fra sabato e domenica Koris ha dormito meno di quattro ore, nonostante abbia provato tutti i metodi di rilassamento legale che avesse sotto mano. Poi è andata a fare speleo, addormentandosi in macchina a più riprese. Una volta arrivata a letto, nada de nada, sveglia e pimpante come non mai. Il sospetto che stia ricominciando la storia di Serse&Artabano si fa forte.

In tutto ciò, si sta sverniciando la porta del cesso, che giace smontata nell’ingresso. Quindi si defeca senza privacy. La vera sfida per l’intestino timido.

Una parte di Koris si chiede come diamine si faccia a promuovere (o almeno far sapere che esiste) un libro online. Voleva usare “Star Coso” come beta tester in attesa di, uhm, altro. Solo che continua a non sapere da dove cominciare. Adeguatissima come sempre.

Questo è l’ultimo giorno di pausa prima del rush (o anche del rash, visto che la gente su Neutroni Porcelloni è fastidiosa come l’orticaria) finale. Koris vorrebbe solo avere facoltà di dormire fino alla mattina del 16 ottobre, ma a quanto pare non è dato. Forse ne vedremo ancora delle belle.

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