Archivi categoria: Horror

Patemi e vendette notturne

Parlare dei propri patemi lavorativi è una passima patrica che porta solo cose insalubri. Poi il Koris-inconscio elabora ad una velocità smodata e ancora una volta ti sveglia Freddy Kruger lamentandosi che se continui con questa attività onirica lui finisce in cassa integrazione.
Koris ha iniziato col sognare la battaglia di Hogwarts, che ogni tanto fa capolino, ancora da prima che la Rowling pubblicasse “Il principe Mezzosangue”. Solo che per qualche strana ragione Hogwarts è il Collegio, mentre Voldemort è sempre Voldemort, il cattivo scarsone battutto dal potere dell’ammmmmorrre. Tuttavia nei Koris-sogni siamo ancora allo stato primigenio del “ammazzo tutto quello che mi capita a tiro”. Nella fattispecie Koris si stava nascondendo per cercare di salvare la pelle e poco altro assieme ad alcuni studenti non necessariamente noti. Fino ad essere trovata da un Inferi di passaggio, richiamando su di sé un certo numero di maghi oscuri. Benissimo, anche per stanotte la dose di roba inverosimile è presente, passiamo oltre.
Koris si è svegliata trovandosi sul bus per andare al lavoro. Arrivata in ufficio dal CCC e compagni, ha scoperto che Binomio non le rivolge più la parola per ragioni sconosciute. Per altro il suo ufficio non esiste più, non ha un computer e non ha un posto dove stare. Non ha nemmeno niente da fare, premessa che non depone molto bene per qualcuno che vorrebbe conservare il lavoro. Al che va dal CCC, pur conscia dell’inutilità di tale tentativo, per chiedergli cosa si può fare per i suoi legami coi Neutroni Porcelloni.
“Ah, ho parlato col tuo vecchio capo, ha detto che non va la pena tentare, non rinnovano il contratto, non c’è niente da fare. Del resto siamo già a dicembre, è tardi”.
Forse era meglio Lord Voldemort, a questo punto. Koris farfuglia qualcosa, cerca di trovarsi un posto in cui stare e poi…
Si sveglia. A il 31 luglio, alle cinque e mezza del mattino. Koris è alquanto scombussolata, una volta realizzato dove e soprattutto quando si trova. ‘thieu sta sommessamente russando col cuscino sulla panza perché dormire composti è troppo maninstream. Koris vorrebbe ricominciare a dormire, ma pensa che il suo secondo incubo sia anche troppo verosimile. Cerca di convincersi col mantra dell’Amperodattilo, “i sogni sono sempre al contrario”.
Si spera che due settimane a fare speleo alla Pierre Saint Martin aiutino a gestire l’ansia lavorativa.

Meno tre e l’orrore

Meno tre massacranti giorni all’agognato campo speleo sperduto fra i monti. Koris ormai adotta lo stesso look di Samara/Sadako di “The Ring”, in particolare il lei non dorme mai, fa incubi che Freddy Kruger non oserebbe mai proporre nemmeno ad un pubblico adulto e perde talmente tanti capelli da lasciare intere parrucche in giro che pare di vivere in “Exte” (questa è solo per un pubblico di amanti del trash nipponico). Infatti l’aspirapolvere si è pacificamente suicidato.
Ieri notte un vicino sconosciuto doveva essere in preda alla fame chimica e ha fritto l’universo interno. Alle narici di Koris insonne è arrivato soprattutto l’odore di olio bruciato, non esattamente annoverabile fra le fragranze per profumare le camere. Il quadro è stato completato dal condizionatore di un altro vicino che ha risuonato una sorta di suo “ohm” universale alla frequenza giusta per trapanare i timpani. Koris ha deciso che l’unica soluzione è nuclearizzare il quartiere: i resti vetrificati non fanno più alcun rumore.
Koris stamattina dovrebbe fare una classificazione degli equipaggiamenti sottoposti a pressione e l’unica cosa che le viene in mente tale compito è canticchiare “Under pressure“. Solo che forse la sua performance come sostituta di Freddie Mercury potrebbe non essere apprezzata, ma solo perché non ha i baffi.
Orso ha fatto la peer review del secondo tomo delle Koris-scrittura. Koris, essendo una persona ragionevole ed equilibrata, oscilla fra il depresso e l’esaltato. Poi magari le passa.
O forse no, visto che Koris sta canticchiando la sigla delle tartarughe ninja per tenersi sveglia. Si accettano scommesse sul se Koris arriverà viva o meno a vedere “Erismena” mercoledì sera.

Paranormal coglionity

Punto della situazione a otto lunghissimissimi giorni dal campo al Gouffre Berger.
Qualche mariuolo si è introdotto nel parcheggio prima e nella macchina di Koris poi per fregarle un paio di occhiali da sole graduati da miope di marca sconosciuta e la penna usb con la musica. Cosa se ne faccia di tali tesori non è dato sapere. Parimenti non è dato sapere come si sia introdotto in macchina, essendo che non c’è segno di infrazione e la macchina è stata trovata chiusa il lunedì mattina. Gradita consulenza da Guglielmo da Baskerville.
Koris ha dovuto rendere Christine per esorbitante numero di chilometri. È stata dunque dotata di Christine II, stessa macchina ma grigia. Tale solenne passaggio di consegne ha comportanto un inevitabile scambio col CCC. Il succo della discussione:

  • Il contratto rinnovabile ma anche no, per la serie “chi ci capisce è bravo”. Riportiamo fedelmente lo scambio:
    “Ma c’è una speranza che il mio contratto a gennaio venga rinnovato, secondo te?”
    “Sicuramente verrà rinnovato! Io ne sono certo!”
    “E allora come funzionerebbe? Con quanto anticipo conviene muoversi per parlare con la controparte?”
    “Ah, non lo so, ma tanto il tuo contratto non può essere rinnovato”
    Se Koris non sta scrivendo questo post dal carcere per omicidio efferato è un puro caso;
  • le ore di straordinario, con annessa sceneggiata (e qui parte in automatico il a un dottor della mia sorte certe scuse, signorina). Perché se Koris fa ore in più l’azienda non ci lucra abbastanza, ma oh, il CCC è dalla tua parte. La proposta di farsele passare come ore di riposo è caduta nel vuoto cosmico perché “sulle tue ore di riposo l’azienda ci paga le tasse, quindi deve pagare il cliente, non si può fare, oh, quanto mi dispiace, battiamoci il petto assieme”. Mancava solo “Hanno ammazzato compare Turiddu“;
  • i chilometri di Christine II non sono comunque sufficienti ad arrivare a fine contratto. Koris ha cercato di negoziare di mettere in servizio la Ya(xa)ris per la metà delle indennità chilometriche che le spettano basta che smettano di romperle i coglioni. Toccato sul portafoglio, il CCC si è illuminato di immenso e ha detto “Ah, sì, certo!”. Poi si è incupito di nuovo e ha esclamato “No, se lo facciamo per te vorrebbero farlo tutti, non si può!”. Ma prima era sì! E ‘mo è no!

Tacciamo per decenza la scena in cui il CCC cerca le chavi di Christine II pur avendole in mano e cerca di rifilare a Koris le chiavi di Christine I. Koris, essendo stronza dentro, ha atteso la fine della pantomima senza dire niente.
Sul lavoro, Koris manca di pazienza e vorrebbe esplodere crani con l’imposizione delle mani. Il Russo sociopatico fa correzioni a un documento di quattro mesi fa. Correzioni inessenziali che fanno venire l’eczema. Nel mentre si cerca una composizione isotopica di un olio di origine aliena, forse. Così le simulazioni restano monche. Koris ha una gran voglia di urlare “io mollo tutto e vado ad allevare vongole!”.
Per la serie “ci sono le Masche“: sono spariti il porta occhiali da vista (no, non era assieme agli occhiali da sole) e il cavetto del lettore MP3. No, non erano in macchina. Il continuum spaziotemporale li ha inghiottiti senza pietà.
Mancano ancora otto fottutissimi giorni al Berger e può succedere di tutto.

Accozzaglie e accolli

Cose confuse e un po’ a cazzo di questa settimana che potrebbe anche essere la sagra dell’accollo facile.
Dall’alto del potere conferitole dai suoi pantaloni simil-pigiama taglia junior e Superga bianche numero 35, Koris non frequenta la quinta elementare della scuola Edmondo De Amicis, come si potrebbe credere, ma sopravvive nella giungla dei meeting. Compresi i meeting per organizzare i meeting. Sta cercando di elaborare un vaccino per “il preferirei lo facessi tu”, ma i test sperimentali non stanno dando risultati incoraggianti. Ieri aveva deciso che la migliore strategia era la quarantena, quindi si è barricata in ufficio. Nada, i guai sono venuti a cercarla lì.
Ci si è messo pure il CapoCapissimo inglese che ha chiesto di Koris mentre era in trasferta in Russia. Il Cancelliere Palpatine si è fatto latore del messaggio, dicendo “tanto l’esperta sei tu”. Koris sta ancora cercando di capire di cosa dovrebbe essere esperta, nel mentre prepara una presentazione per una riunione a cui non è ammessa perché non fa parte del jet-set. A meno che il CapoCapissimo non ci metta una buona parola.

palpatine

“E sto ancora aspettando i calcoli dosimetrici per il braccio meccanico”

Questo per quanto riguarda i Neutroni Porcelloni, il lavoro in cui inizi una cosa, scoppia un merdone, smetti la cosa, risolvi il merdone, riprendi la cosa, arriva una priorità, arriva Santuzzo Panda a chiederti che formato hanno i file MCNP, perdi il filo del discorso. Ricevi la mail di un Indiano che inizia con “Thank you for the mail and pray God to keep you healthy”. Pace e gioia sian con voi… Forse è venuto il momento di porsi delle domande esistenziali.
Senza essere evocato da nessuno, si è ri-rifatto vivo il SonnoDellaRagione, blaterando che tanto meglio se Koris non lo ricorda più, buon per lei. Ma la loro storia non è finita, è incompleta, manca qualcosa, dice. Che non vuole aver fatto del male involontariamente e che vuole riparare. Ma che se a Koris fa troppo male rispondere, di non farlo. Koris riesce a pensare solo a cose volgari, quindi non commenterà ulteriormente. A parte “Crucio!”, dai, non è volgare.
E per la serie “a volte ritornano”, si è rifatto vivo anche il CCC. Dinamitare la casella mail potrebbe essere un’opzione. Il CCC vuole vedere Koris per fare il punto della situazione, forse anche secondo lui hanno ancora tanto da dirsi. Koris potrebbe fare una mail di gruppo a lui e al SonnoDellaRagione spiegando con poche parole che l’unica cosa che hanno da dirsi sono moltissimi vaffanculo. Per guadagnare tempo possiamo anche vederci tutti e tre assieme.
Il CCC ha detto che ha cercato di occuparsi del problema chilometrico di Christine la macchina infernale, ma che boh, non sa. “Ti tengo informata”, dice, sempre con la palla nel suo campo. Solo che Koris è a più di 73000 km su 75000 massimi, fra un po’ la gente va in ferie e noi che si fa? Mo’ glielo buco, ‘sto pallone.
Varie ed eventuali: Koris dovrebbe smettere di ascoltare i podcast di “Guerra e Pace” da capo ultras. E smettere anche di leggere “La morte di re Artù” immaginandosi i personaggi di “Excalibur“. Più che un essere umano, un disastro.
Ma Koris cerca di sopravvivere a tutto questo pensando che passerà il week-end fra speleologi puzzoni e volgari, all’esercitazione di soccorso alla Grotta degli Gnocchi Forsennati. Conta di disintossicarsi un po’ e soprattutto

EDIT: … soprattutto stare lontani dalla casella di posta e dalla tastiera che si mangia la fine dei post.

La Via Crucis dei pantaloni estivi

Capita, anche nell’esistenza di una Koris qualunque, che ci si trovi nella necessità di dotarsi di pantaloni estivi, pena andare in ufficio in mutande, coi polpacci preda dell’aria condizionata. Capita anche che una Koris qualunque un sabato qualunque in cui è eccezionalmente libera decida di sacrificare una mattina per andare alla ricerca del siddetto copriculo. E capita anche che, per una volta nella vita, sarà forse il giro di boa dei trent’anni, Koris si impegni a non fiondarsi sul primo paio di braghe vagamente papabili e vagamente della sua taglia, ma a scegliere con criterio ragionato.
Capita tuttavia che l’Universo non ci creda nemmeno un po’ e decida di divertirsi.
Koris ha iniziato quella che nel suo immaginario è una via crucis con un minimo sindacale di buona volontà. Non può farti tutto schifo, Koris. Riuscirai a trovare un paio di pantaloni che siano presentabili a un gruppo sociale non composto esclusivamente da arrampicatori o speleologi (o fisici, perché non è che ci sia molto da stare allegri). E riuscirai a considerare il compito, se non piacevole, almeno sopportabile. Avanti, ammetti che quella dei tuoi anni precedenti era una posa e che c’è una femminilità nascosta dentro di te a cui fa piacere provarsi vestiario. Vestiario che non comprenda solo pile, neoprene o materiale tecnico di colori improbabili, si intende.
L’Universo ha ribato il suo perentorio LOL.
Entrata nel primo negozio, Koris aveva un’idea piuttosto precisa del pantalone che intendeva comprarsi. L’unica pecca è che doveva trattarsi di un’idea aggioranta alla moda 2010, perché di un simile capo di abbigliamento non si è trovata traccia. In compenso, eccezion fatta per i jeans che ai 30 gradi estivi potrebbero anche uccidere, sembrava di essere stati catapultati in Jumanji, complice la presenza di braghe zebrate, leopardate, pitonate, fintopelo. Nella giungla dovrai stare, finché una taglia 38 non compare. Non era decisamente cosa. Koris ha cercato invano una paio di pantaloni di lino, nella vana speranza che aumentare il budget servisse a qualcosa. I pantaloni di lino sono fabbricati esclusivamente per i baricentri importanti. Ricordiamo al pubblico pagante che Koris consiste in 46 kg strizzati in 155 cm. Non esattamente quello che si definisce una taglia forte, eccezion fatta per le cosce. Abdichiamo il pantalone di lino. Evitiamo anche Jumanji. Resta il reparto junior. Che oh, a Koris andrebbe anche bene. Ma i pantaloni rosa confetto taglia 12 anni anche no. I maschi non sono contemplati, maledetta teoria del gender.
Koris si dirige alla seconda stazione della via crucis, del resto fa anche caldo e la sofferenza comincia a farsi sentire. Il negozio in questione è più piccolo e luminoso, magari hanno in stock fantasie che non prevedono maltrattamenti di animali e di senso estetico. Ma non è mica così facile. Tutti i pantaloni vagamente Koris-papabili sono in tinta unita, delle seguenti tinte: arancione sparaflash, giallo fosforescente, verde vomito alieno, fucsia Barbie passione allucinogeni. Koris forse non è psicologicamente pronta per diventare parte di un trip da LSD. Se no si può sempre optare per un paio di pantaloni bianchi, ovvero le braghe usa-e-getta, messe un’ora, messe a lavare (e comunque non torneranno mai più come prima).
Terza stazione della via crucis, ecce Koris. È la stessa catena di negozi in cui l’Amperodattilo ha spesso trascinato Koris, in tempi di carestia vestiaria. Con un po’ di culo magari ce la caviamo con poco e in breve tempo. L’Unierso questa volta risponde ROTFL. Pantaloni animalier. Pantaloni floreali. Pantaloni fluorescenti. Pantaloni floreali animalier fluorescenti per zebre hippy dipendenti dagli acidi. Poi appaiono loro. Un paio di pantaloni leggeri, anonimi, beige. Un po’ da vecchia signora, ma con gli accessori giusti potrebbe funzionare, si dice Koris, ripetendo frasi a cazzo da “Il Diavolo veste Prada”. Se ne prova un paio che dovrebbero essere più o meno della sua taglia. E in effetti sono della taglia giusta, ma per due Koris. Inizia il balletto della ricerca della taglia perduta. Fino ad arrivare a quella che, qui in Francia, è contrassegnata come una taglia 34, minimo contemplato. Che di prosciutti cosce andrebbe anche bene. Ma non di vita. Lunghezza LOL.
Koris è sul punto di buttarsi in ginocchio in mezzo a teenagers shopaholic perfettamente a loro agio e mettersi a gridare “perché, perché mi tocca questa pena?!”. In latino. Al contrario. In un chiaro caso di possessione demoniaca, che sarebbe un’ottima scusa per andare in mutande al lavoro ed evitare questa pena.
Koris non se la sente di affrontare una quarta stazione della via crucis perché evidentemente il regno dei cieli sarà di qualcun altro. Qualunque velleità di impiegare un’oncia di buon gusto è andata a farsi friggere, prova ancora una volta che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Poi si decide che a mali estremi, estremi rimedi: reparto bimbi. Koris opta per due paia di pantaloni che siano il più anonimi possibile (tanto da lontano non si vede che sono fiorellini e forse anche rosa), trova una taglia che le entri e che la umili il giusto, quindi si avvia alle casse lanciando strali contro la società consumistica e la grande distribuzione dell’abbigliamento.
Ora, via crucis a parte, Koris ci avrebbe anche messo una certa buona volontà questa volta. Solo che proabilmente, se cercasse consigli top fèscion, più che il blog di Chiara Ferragni dovrebbe consultare il catalogo di Benetton 0-12.

Caina attende

Essendo cresciuta a dosi massicce di “Cerentola” di Rossini, Koris è sempre stata abbastanza convinta che la migliore strategia è e sarà la mia vendetta il lor perdono. Insomma, di essere un individuo capace di provare buoni sentimenti di fronte alle ingiurie passate e ormai fossili.
(Poi ti presentano il duo malefico Mozart/Da Ponte che si canticchiano la vendetta è un piacer sebrato ai saggi, obliar le onte e gli oltraggi è bassezza e ognor viltà e finisce tutto in vacca. Come alla discussione della magistrale che poco mancava che il presidente di commissione dicesse “la proclamo dottore in fisica, baciamo le mani”).
Comunque, libretti d’opera a parte, Koris pensava di essere abbastanza vecchia da innestare la modalità emozionale “sticazzi” e riuscire a provare persino un po’ di umana pietà per certi soggetti, in quanto appartenenti alla stessa specie. Fino a prova contraria.
Finché non è piombato nella sua casella di posta, dopo più di due anni di silenzio, lui. Proprio lui.
Il SonnoDellaRagione.
(Quindi se i bookmakers del blog se lo giocavano spacciato 25 a 1, andranno delusi)
Si è ripresentato a chiedere Koris-notizie.
Si è ripresentato a fare autodafè per essere stato troppo duro con Koris mentre stavano assieme.
Si è ripresentato raccontando una storia di miserie degna di Emile Zolà.
Si è ripresentato a mendicare un’ombra di conforto.
Koris, sulle prime, ha provato un’ondata di rabbia, in nome un sacrosanto “cazzovuoi?”. Se nessuno ti ha evocato da quando hai smarmittato fuori dalla Koris-vita un motivo ci sarà, no? Chieditelo. La risposta è dentro di te (epperò è sbajata).
Poi Koris ha cominciato a pensare.
Ha pensato che venire a chiedere scusa a tre anni dalla fine è insensato. Come dire “il gatto è morto tre anni fa, ma lo abbiamo tenuto in questa scatola, se vuoi puoi accarezzarlo ancora”. Come se Grouchy si fosse presentato la sera di Waterloo sul campo di battaglia chiedendo “sono mica in ritardo?”. Come se servisse a qualcosa parlare adesso della rottura, quando non si è voluto ascoltare prima per evitarla, ammesso che ciò fosse possibile.
Poi Koris ha pensato alla sua storia da novella verista. Al fatto che preferisce leggere Zolà che vivere in un romanzo d’appendice. E lì le è venuto da citare “Shogun”.
Karma, ne?
Che è più o meno traducibile con “era destino, non è vero?”. E in quell’istante Koris non è stata in grado di provare né pietà né empatia. Solo un vago senso di sollievo all’idea del “avrei potuto esserci ancora in mezzo”.
Il SonnoDellaRagione se n’era andato compiangendo Koris e la sua “piccola vita di merda”, facendole fare una vera vita di merda. E ora che Fortunae rota volvitur ha all’improvviso nostalgia di quella normalità che tanto ha vituperato, ora che si trova nel momento del bisogno (in una situazione che sembra essere molto colpa sua). Ora che, a suo dire, ha bisogno di svegliarsi da un incubo e sperare che questi tre anni non siano stati che un sogno.
C’è da riconoscere che il messaggio è stato sapientemente costruito: prima il velato rimprovero per non essersi più sentiti, poi l’evocazione dei bei tempi andati con tanto di pentimento, la narrazione della sua attuale situazione miserabile e per finire il rimpianto, con l’augurio che Koris stia bene. Tutto infiorettato per generare sensi di colpa, magari un po’ di rimorso, e infine una risposta che apra uno spiraglio.
No, SonnoDellaRagione, no.
Koris non si sente per niente in colpa, pensando a te e pensando a sé. Nemmeno nel momento del bisogno. Hai sempre rifiutato tutto quando eri ancora in tempo (e anche fuori tempo massimo), ma ormai sei un fossile nei Koris-ricordi. Sei cristallizzato nelle zucchine bollite, nell’inverno senza riscaldamento, nel tuo sentirti sempre migliore di tutti, nella tua follia, nelle lacrime che sei costato a Koris. E non per la rottura, a tuo dire dura: per la vita che c’è stata prima. Per l’aver preso e troppo raramente dato. Per aver metodicamente distrutto Koris, avvelenandole qualunque cosa positiva in momenti già difficili. Per aver denigrato e gettato alla polvere quello che ora chiami “un sogno” e che all’epoca definivi “la schiavitù della routine quotidiana”.
No, Koris non prova pietà, né per la tua situazione spinosa, né tanto meno in nome della nostalgia dei tempi che furono. Koris non ti darà alcun sostegno. Koris probabilmente non ti risponderà nemmeno. Anzi, Koris non riesce a non sentirsi sollevata a vedere tutto questo con distacco e dirsi “guarda cosa hai rischiato”.
E sì, probabilmente Koris ha già un posto prenotato nel lago ghiacciato della Caina all’inferno per questa mancanza di compassione. Ma di vita terrena, l’unica di cui può ad oggi attestare l’esistenza, ne ha una sola. E il SonnoDellaRagione non ha più alcun diritto di farne parte.

Nota: qualcuno potrebbe dire “facile per te, tu ora hai ‘thieu”. È vero che la presenza di ‘thieu mette un no categorico a qualunque minimo fraintendimento di sorta, anche se ‘thieu fosse solo un’unghia della persona meravigliosa che è. Ma a onor del vero, questo post (e tutto quello che vi è legato) è a prescindere da ‘thieu, dai suoi occhi blu, dal sieguo Cupido, amo un bel volto, né so mancar di fé. Koris ha speso troppe energie e troppo tempo ad aggrapparsi al bordo dell’abisso prima, a ricostruire i cocci poi. Il non concedere nemmeno un dito al SonnoDellaRagione lo deve innanzitutto a se stessa.

bridgetjones

“Francamente preferirei pulire il culo a Saddam Hussein”

C’est ainsi que l’Amour de tout temps s’est vengé:
que l’Amour est cruel, quand il est outragé!

Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

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