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Countdown natalizio

Mancano dieci troppi giorni alle vacanze natale e Koris, come ogni anno, non è sicurissimissima di mantenere la sua integrità strutturale fino ad allora. Quest’anno ripete un po’ meno il suo mantra “fuga in Georgia Australe” solo perché le temperature oscillano fra, appunto, Georgia Australe e foresta pluviale. Ma non è ancora del tutto scongiurato che vada in onda il cinepanettone “Natale a Grytviken“.
Koris pensava di essere a posto con i regali natalizi, specie con l’operazione “Terroristi della felicità” che dovrebbe essere a buon punto. Poi ha scoperto che il regalOrso, ordinato a fine novembre, è al momento bloccato alla dogana tedesca di Singapore. Da una settimana. Perché sia lì e come vi sia arrivato non è dato sapere. Forse non si vuole nemmeno sapere.
Al lavoro l’universo si è reso conto che è la fine dell’anno e che bisogna fare cose e vedere ggggente al più presto. Peccato siano cose che esistono sulla to-do-list da giugno e a cui tutti avevano risposto “lalalalala non sento!”. Non sarà il Natale a farvi aprire gli occhi, regà.
Dottorando Santuzzo vive la sua vita all’insegna del periodo e gioca coi Koris-nervi facendosi vivo in particolare per… cazzate. Di preferenza alle quattro e mezza e con le idee non chiare. Koris inizia a chiedersi se anche il Replicante si sentiva così e se questo non sia l’inizio di un processo di Replicantizzazione. Koris non ha ancora cominciato a portare esclusivamente t-shirt, quindi forse non è ancora così grave. Però un dottorando al terzo anno non può venire a chiedere quale sia l’intergrale di exp(x), nemmeno il venerdì pomeriggio. Se no si attiva il mini-Bazilla sulla spalla che si mette a strillare “Al DAMS! Deve andare al DAMS!”.
Dei contratti ancora non si sa niente, chi vuol esser lieto sia, del diman non v’è certezza. Forse è davvero venuto il momento di dichiarare aperta la decadenza e comprare un cesso d’oro e due leopardi.
La settimana prossima dovrebbe essere il trentunesimo Koris-compleanno, se ci si arriva vivi. Quest’anno non si festeggia in grotta, Koris vorrebbe una sacher ma ha il terrore di dare origine a un’orgia di carboidrati e grassi insaturi che terminerà solo a inizio gennaio. Magari è il caso di non aggiungere sei uova e un barattolo di marmellata. ‘theiu ha deciso di sfidare il Karma e il Karma lo ha punito severamente con “articolo indisponibile”. Uno mica si improvvisa terrorista della felicità così su due piedi, ci vogliono anni e anni di cospirazioni compleanniche e di complotti natalizi, una mano ratta e dei complici infallibili.
Tutto andrà meglio quando, fra dieci giorni, Koris avrà il culo sul Flixbus verso Merdopoli. Sempre che il meteo regga.

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Boicottaggio

Ci sono delle mattine in cui il presentimento che ci sia sotto qualcosa si fa pressante. Momenti in cui ti svegli e senti che qualcosa non è al suo posto. Che nell’ordine cosmico si è aperta una falla, che l’eterna spirale del tempo per una volta si è inceppata.
C’è una falla nel sistema. Un piccolo ingranaggio della grande macchina universale è uscito dalle sue sedi e ha dato origine a qualcosa che non dovrebbe essere.
C’è uno strappo nel velo di Maya che permette di intravedere la realtà, come dovrebbe essere.
Stamattina era una di quelle mattine.
Koris si è svegliata stranamente riposata per essere un lunedì mattina. Nell’aria c’era qualcosa di strano, insolito. Si udiva dalla strada un via vai di veicoli inaudito per le del mattino. Ha schiacciato il pulsantone dello SmartPhogn per sapere che ore fossero.
Nessuna risposta. Schermo nero. Buio.
Colta da un terribile sospetto, Koris è andata in cucina. Il microonde segnava inesorabile tre numeri: 8:15.
“In piedi, bestio, non è suonata la sveglia, sono le otto passate!” ha urlato Koris a un ‘thieu dormiente con la stessa inerzia di un masso.
Dinamica dell’incidente: lo SmartPhogn deve aver fatto un aggiornamento truffaldino che lo ha prosciugato della batteria per ragioni scosciute. L’oggetto del demonio ha quindi boicottato la sveglia.
Non capitava dal 2013 e nonostante ‘thieu continuasse a ripetere “Smettila di stressarti, non è la fine del mondo”, Koris non può non vedere in questo boicottaggio la sopita necessità di un periodo di vacanza prolungato. Per tutti, SmartPhogn compreso.

In una sola giornata

Ci sono giorni in cui il letto grida “non lasciarmi!” e bisognerebbe dargli ascolto. Koris stamattina non lo ha fatto e mal gliene incolse.
Koris aveva la macchina parcheggiata a un livello sotterraneo che non credeva esistere. ‘thieu le ha consigliato di farsi accompagnare da Orfeo, in quanto la macchina doveva stare proprio accanto a Euridice all’inferno. Al solito, conversazioni leggerissime.
All’uscita degli inferi del parcheggio, la strada era bloccata da un argutissimo omino pulitore che aveva abbandonato il suo pick-up con spruzzino in modo da ostruire totalmente le tre vie esterne. Non è stato facile fargli capire che era giusto un po’ in mezzo alle palle.
L’autostrada era felicemente bloccata non da uno, non da due, ma da tre incidenti. Quarantacinque minuti solo per fare un tragitto che normalmente ne richiede dieci.
Arriavata quasi a destinazione, al casello di Mordor c’era coda. Altri venti minuti, giusto per arrivare con un’ora di ritardo alla riunione diversamente utile che allieta le Koris-giornate lavorative in questi giorni.
Un tizio che doveva organizzare una riunione in Skype da ottobre circa, dopo l’ennesimo sollecito, si è fatto vivo. Ha proposto come data per la discussione “il 25 di questo mese o un qualunque giorno di quella settimana”. Ne ha ricavato una maschera viso esfoliante a base di sputi.
Dottorando Santuzzo è in fase accollo. Ha cercato di placcare Koris mentre stava facendo scaldare il cuibo, è stato liquidato con “non ora”. Non pago, un’ora dopo ha deliberatamente ignorato il segnale “occupato” su Skype e ha iniziato uno stalking informatico a base di “sei in stanza? Posso passare? Posso parlarti?”. Quindi ha mandato una mail per un meeting questo venerdì. Quindi ha mandato una mail per dire che aveva mandato una mail per un meeting questo venerdì. Bromuro nella colazione di dottorando Santuzzo, per piacere.
La neve ha cominciato a scioglersi, la voglia di vivere pure. Speriamo che nevichi di nuovo al più presto, altrimenti Koris ricomincia a sognare la Georgia Australe.

Pressappochismo nucleare

“La settima tromba cadrà la cielo e avrà la forma di mille e mille neutroni!”

No, scusate, errore mio, mi sono fatta trascinare dall’entusiasmo di questo ritrovato medioevo in cui un ciarlatano con due idee (sbajate) e una manciata di terminologia a cazzo trascina le folle. No, scusate di nuovo, ritrovato medioevo un tubo, probabilmente Gioacchino da Fiore diceva meno cazzate e i contemporanei erano disposti ad ammettere quando pigliava un granchio.
Di cosa parliamo? Del “servizio” delle Iene sui Laboratori del Gran Sasso. Ora, la mia intenzione era di fare una critica puntuale ad ogni minchiata solenne venisse pronunciata, con relativo spiegone da qualcuno che, e pecchiamo di immodestia per una volta, qualcosina ne sa. Almeno, qualcosina di più di qualcuno che si improvvisa giornalista di punta senza pur tuttavia saperne niente dell’argomento.
Solo che no, non è possibile contestare tutte le minchiate dette, per la semplice ragione che sono troppe. Tutto è mal posto, fazioso, i video copia/incollati con la serità latitante. Termini tecnici buttati lì a caso.
Becquerel! Cerio/Cesio/Miocugginio! Radiazioni! Falde acquifere! Mutageni! Zona sismica! Acidodesossiribonucleico! Anche le due cose come vicesindaco, lei capisce che stuzzica la faglia, poi c’è la radioattività ma a destra, capisce, no?
Alle orecchie di qualcuno che ne conosce un minimo in materia, il discorso suona letteralmente così. Ma tanto è nucleare, è cacca, lascia perdere, non toccare.
E soprattutto, non conoscere. Che se magari conosci corri il rischio di scoprire che:

  1. Citare Fukushima non ha assolutamente senso per una pletora di ragioni che non si dovrebbero nemmeno spiegare. Si può argomentare la differenza fra un ananas e un paio di pantofole? No, perché non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. Fra Fukushima e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso idem. Gli esperimenti che si fanno al Gran Sasso non riguardano la produzione di energia nucleare (l’Italia non ha più alcuna ricerca in tal senso, indovinate perché).
  2. Il Becquerel misura il numero di disintegrazioni al secondo, ovvero quante particelle (quanta radioattività, se vi piace) esce da un determinato campione. Dipende, fa le altre cose, dalla massa del campione, oltre che dalla sua composizione isotopica. La misura presa dal rapporto della IAEA (piesse, avete mai provato a leggere un rapporto della IAEA? Non sono esattamente letture della buona notte), presa per altro a cazzo, non vuol dire niente se non adeguatamente contestualizzata. Altrimenti è come dire “uh, Tiburzio pesa appena 30 kg!”, senza precisare che Tiburzio è un bambino obeso di 4 anni.
  3. Il cesio non è il cerio e no, non sono parenti. Il cesio 137 è particolarmente fetente perché è solubile e se introdotto nell’organismo si attacca ai muscoli scehletrici e lì fa danni. Ed è generalmente prodotto nei processi di fissione nucleare (sì, qui c’entra Fukushima, contenti?). Il cerio, invece, è un elemento della crosta terrestre. Il presunto criminale cerio 144 non ha nessuna delle caratteristiche del cesio 137. Le Iene si sarebbero divertite un modo a leggere le catene di decadimento, se ne fossero in grado. Non suona terribilmente bene il Pericoloso Proattinio?
  4. La sismicità. Qualcuno ricorda cosa accadde nell’aprile del 2009? Il terremoto che devastò l’Abruzzo, per dire. Quale occasione migliore per una fuga di materiale radioattivo dai Laboratori Nazionale del Gran Sasso? Eh, ma all’epoca non ce n’era. Sticazzi, fra sostanze radioattive e sostanze chimiche pericolose facevamo il pienone. Hanno citato il pericolosissimo piombo, e nel 2009 al Gran Sasso c’era OPERA pieno di piombo. Pensate, i laboratori sono progettati talmente male che non solo agli esperimenti non successe nulla, ma OPERA si riallineò da solo.
  5. Le autorità sapevano da due anni che ci sarebbero state robe radioattive. E grazie al cazzo. Magari voi non lo sapete, ma io sì (again, pecchiamo di immodestia, ma è così). Richiedere l’autorizzazione per importare e utilizzare sostanze radioattive è un fottuto incubo, com’è giusto che sia, anche per istituzioni che le manipolano tutti i giorni. Le sostanze devono essere tracciabili, devo avere un protocollo di utilizzo, hanno delle conformità molto stringenti, gli autorizzati a toccarle di fatto si contano sulle dita di una mano. Sapete cosa? È molto più probabile che vi venga sulla testa la veranda abusiva mentre aspettate il condono edilizio, piuttosto che l’INFN importi di frodo una sostanza radioattiva.
  6. L’idea che un laboratorio sia costruito in mezzo a una falda acquifera è talmente ridicola da non meritare nessun genere di commento.

Sulle interviste stendiamo un velo pietoso. Resta valida la vecchia metafora sul giocare a scacchi con un piccione: si può essere scacchisti di fama mondiale, non impedirà al piccione si sparpagliare i pezzi cagando sulla scacchiera. Perché è quello che fa l’inviata, fra una domanda priva di senso e un montaggio selvaggio in cui è chiaro come il giorno che le interviste sono state trasformate in quello che fa comodo. Onestamente ho visto video di complottari amatoriali montati meglio.
Ultimo punto: la ggggenta vogliono sapere. Come si dice in “Men in Black”, la gente è un animale ottuso, pauroso e pericoloso. Va bene, teniamoli informati su quello che succede al Gran Sasso, ma onestamente, l’Italiano medio ha gli strumenti per comprendere cosa sia una procedura di manipolazione di una sostanza radioattiva? La gente spesso e volentieri ha difficoltà a comprendere che il presidente del consiglio non è eletto direttamente dal popolo (e vota comunque), vogliamo spiegargli perché il cerio? Ultimo ma non ultimo, parliamo di quella gente che non comprende che i vaccini salvano la vita, che non vaccina i suoi figli per i metalli pesanti, l’autismo, la placenta di scimmia o che so io. E questo perché è gente informata che lo ha letto sull’internet, perché tanto gli esperti sono tutti inciuciati col potere.
Quel servizio è un abuso di credulità popolare bello e buono, che meriterebbe montagne di scuse e una ritrattazione in pubblico. Che non avverà perché tanto “nucleare = tanto kattivo!”, la ricerca in Italia è già in uno stato pietoso, chissenefrega se è tutto pressappochismo. Meglio cavalcare l’onda di una notizia che, a dirla tutta, è già vecchiotta di un mese (e mi ci ero già incazzata a suo tempo), andiamo in prima serata su un programma che ormai necessiterebbe l’eutanasia e facciamo i big likes!
Ovviamente, non una parola sull’esperimento che usa effettivamente il cerio, SOX. Anche perché s’è fatto di tutta l’erba un fascio, pare che al Gran Sasso ci sia il covo del SuperKattifo di un film Marvel che vuole avvelenare tutto l’Abruzzo; Shredder e il Tecnodoromo dei giorni nostri, portate le tartarughe che il mutageno lo offre la ditta. SOX, si diceva, è un esperimento di fisica fondamentale che cerca prove dell’esistenza dei neutrini sterili. Ahò, ma ancora ‘sti neutrini? Ma non c’avevano già il tunnel per annà a Ginevra? E che vi devo dire, saranno stufi di trovarci traffico.
Lo dico subito, così la Iena complottista di turno non sta a perderci tempo: questo post, ovviamente, non ha alcuna valenza gentista certificata all’università della strada. Sono un fisico nucleare, una precisina laureata al classico, mi sembra ovvio che sono pagata dalle lobby. Appena girerete l’occhio vi avrò contaminato gli arrosticini con sticazzio 546. Perché il mio sogno di bambina è regnare in un deserto vetrificato in cui nevica fallout radioattivo.
Ad mortem festinamus, peccare desistamus!

La movida sotterranea di Koris

C’erano potenzialmente due difficoltà: il pozzone da 70 m e il sifone. Il pozzone da 70 m in realtà non dovrebbe esserlo, ma se è quello in cui hai avuto lo speleo-problema namber uan allora magari più diventare un problema. Ed è il problema che ti fa sottovalutare il vero secondo problema: il sifone (in realtà il termine italiano non gli rende giustifizia, in francese si chiama voute mouillante “la volta che bagna”, mentre si usa “sifone” solo per lunghi passaggi sommesi; questa era spacciata per voute mouillante, che sembra un soft-pornachos ma non lo è).

encanaux

Se è porno tolgo (in realtà è pure bruttina, come grotta)

A dire la verità, la colpa è da attribuire anche alle voce messe in circolo fra il soccorso speleo.
“Date le precipitazioni attuali, il sifone sarà basso”
Koris, che avendo una genetica felina odia bagnarsi, ha avuto la paranoica pensata che avrebbe potuto salvarle la vita.
“Meglio che porti la muta?”
“Esagerata! Al massimo portati i leggins di ricambio se ti danno fastidio i vestiti bagnati”
Va bene, niente muta.
Mortacci vostri.
Il campo base è stato messo in un vallone che si chiama la Ghiacciaia. La temperatura nottura sottozero ne conferma ampiamente il nome. Gli organizzatori dell’esercitazione avrebbero rischiato il linciaggio se non avessero messo a dispozione dello speleo-popolo una tenda riscaldata in un cui radunarsi una volta calato il sole (ore 15). Date queste premesse e nonostante il sacco a pelo di piumino, passare la notte sotto terra a 14 gradi fissi pareva una cosa allettante.
“Koris, ti va la squadra di assistenza 2?”
“Certo!”
“Guarda che passate la notte sotto terra, entrate alle otto e uscite col ferito”
“E dove sarebbe il problema?”
“Lo vedrai”
Parlando con altri soccorritori si scopre però che il sifone non è così basso. E qualcuno ha tirato fuori la muta dal confano della macchina. Dalle descrizioni frammentarie, Koris si immagina che più che una vasca dal soffitto basso, il fantomatico sifone sia in realtà un budello con l’acqua a terra, altrimenti non si spiega perché la gente sia bagnata fino al torso. Vabbè, a un budello bagnato si può sopravvivere. Ci siamo fatti di peggio.
Dopo una cena super leggera a base di salsiccia e fagioli (sarà l’ulitmo vero pasto fino alla cena del giorno successivo), il gruppo si è incamminato su per il canyon per arrivare all’ingresso della grotta. Koris non era proprio sicurissimissimissima di voler entrare di nuovo nel suo incubo, ma ce l’hanno mandata a calci in culo. Alla fine il pozzone è passato indenne. O forse è passata la paura dei pozzoni. Veryovkina stiamo arrivando.
Tutto sembrava andare benissimo. Finché Koris non ha visto il sifone.
Che in effetti era un sifone, un metro di altezza con 50 cm d’acqua nella parte alta. La Koris-squadra ha cominciato a spogliarsi.
“Lo passiamo in mutande e poi ci teniamo i vestiti asciutti dopo”
“Buttiamo tute e tutto nei sacchi della spazzatura e passiamo”
“Tanto l’acqua è a 13 gradi, è calda”
Koris è rimasta in mutande come richiesto, ma il dubbio a attanagliava. Quando ha messo le ginocchia nell’acqua il dubbio si è fatto strada. Quando ha visto il passaggio più basso in cui la sua testa sarebbe finita sott’acqua, Koris ha ha fatto un salto come un gatto caduto per errore nella vasca da bagno.
“Io lì non ci passo”
“Ma è solo un attimo, butti giù la testa ed esci dall’altra parte”
“Sticazzi. Andate avanti voi”
Koris si è un po’ odiata per questa decisione, ma è meglio un dubbioso vivo che un temerario annegato. Senza contare che passare il sifone con le salsiccie nello stomaco e senza muta poteva essere un po’ troppo temerario. E poi il resto della squadra era dotato di utile strato lipidico isolante dal freddo, come gli animali delle regioni polari. Koris, essendo gatto (fa eccezione gatta Spin, che era lardo di Colonnata con la pelliccia), è molto meno termicamente isolata.
Koris si è quindi imbucata fra gli artificieri che avevano la consegna di allargare la volta. E poi diciamolo, far saltare per aria pezzi di rooccia è meglio che assistere feriti. Lasciamo che la selezione naturale faccia il suo corso, e che cazzo.
Il resto della nottata è passato come al solito, una volta finite le mini-cariche per divertirsi allargare il sifone in modo che la barella passasse comodamente. Attesa, “e che cazzo, che ora è?”, rispondi al telefono sotterraneo, tira la barella, prepara il paranco, passa davanti, prendi un sacco che pesa un quintale, aspetta, fai la coda, dai una mano al volo.
Koris è effettivamente uscita assieme al ferito alle cinque del mattino. Temperatura esterna non pervenuta ma sottozero. Arrivata al campo base erano ormai le sei, la tenda era gelida, il sacco a pelo anche, quindi sticazzi dormire, Koris ha optato per vegetare nella tenda comune riscaldata. A tratti si è addormentata sulla sedia da campeggio, con un intervallo temporale di cinque minuti.
Quando è sorto il sole ha inizio a molestare ‘thieu dicendo che voleva tornare a casa prima del pranzo comune, che la Ghiacciaia è bella finché dura poco, che dopo la notte insonne e col Mar Nero negli stivali si merita di buttare la giornata sul divano. ‘thieu è riuscito a convincerla a restare fino alle dieci per dare una mano a mettere a posto tutto il bordellame. Resta da vedere se riuscirà mai a convincerla a mettere la testa sott’acqua.
A mezzogiorno ‘thieu era stramazzato nel letto, Koris continuava a lampeggiare fra veglia e sonno, per cui il pranzo è passato in cavalleria nonostante la fame. Nel pomeriggio il mondo era uno strano posto incomprensibile, ‘thieu ha continuato a ronfare di tanto in tanto, Koris si interrogava sul per quale cazzo di ragione abbia deciso di andare al soccorso speleo. Dopo una parca cena perché nessuno aveva voglia di prepararla, Koris è andata a dormire allo gloriosissima ora delle otto e mezza, mentre le galline erano a spaccarsi in discoteca.

Toranaga-style

Koris ieri sera era talmente tranquilla che mentre lavava i piatti danzava e canticchiava a ritmo di questa melodia:

Fare-the-well, oh you barbary merchants
fare-the well to the spanish blockade
fare-the-well to the straits of Gibraltar
and the treacherous seas of Cathay

Questo significa due cose: 1) Koris è totalmente andata, ma lo sapevamo; 2) il divo Toranaga è stato scomodato dai suoi gozzovigli iperuranici per occuparsi della sua devota.
Nel caso il divo fosse troppo ubriaco di sakè per assumere il ruolo di commissario tecnico della Koris-vita, Koris stamattina ha messo gli orecchini maggici portaculo. Come si evince, la razionalità aveva preso ferie.
Oggi c’è stato il pranzo coi capi che doveva essere a ottobre ma che poi no. Per calarsi nella giusta atmosfera, riportiamo la chiamata preventiva col CCC, che ormai mai più senza.
“Allora ci vediamo davanti all’ingresso”
“Sì, va bene”
“Dove c’è la sbarra”
“Lo so, ci passo tutti i giorni”
“Ma non quella principale del sito, eh, quella del sito B”
“Sì, ok, ho capito…”
“Eh, non so se sei pratica di quei posti…!”
“… vabbè, cià”
Koris, oltre ad esserlo portato già preventivamente menato da casa come secondo la migliore tradizione, aveva rotto gli zebedei a ‘thieu e ai Maiores dicendo “ma se mi licenziano voi mi volete bene lo stesso?”. In breve, Koris era preparata al peggio del peggio del peggio.
Al pranzo c’erano l’immancabile CCC sempre sia lodato (ma anche no) e il Padrone della Baracca, vincitore di un sacco di Academy Awards come miglior attore protagonista della sceneggiata, categoria “c’è grossa crisi”. Soprendentemente, avevano tutti e due un basso profilo. C’è anche da dire che Koris si è presentata tutta sorridente e chi la conosce bene sa che Koris, se sorride, significa che ha appena fatto un massacro o sta per perpetrarne uno. Presente Mercoledì Addams? Uguale.
“No, ma come va fra i NeutroniPorcelloni? Vogliamo dire, ti trovi bene?”
Koris è stata graziosamente sulle sue, dicendo che sì, si trova bene, ma insomma, si lavora e si fatica per la legge dell’ortica. Si è evinto che i due avevano una gran fifa che Koris piantasse su un capriccio enorme e dicesse che lei fra i matti non ci vuole più stare, che le trovassero qualcos’altro da fare. Il che era più o meno l’ultima delle richieste di Koris, ma non era esattamente il messaggio che era scaturito dai suoi scambi precedenti col CCC. Il generale esperto logora il nemico tenendolo costantemente sotto pressione. Lo fa correre dappertutto adescandolo con vantaggi illusori. Grazie, Sun Tzu.
Koris ha detto che tutto sommato non le dispiacerebbe continuare a lavorare qui. In fondo, per l’azienda è importante e Koris è felice di potersi rendere utile. Anche se ogni tanto il lavoro è pesante, se siamo sempre sotto stress, se i tragitti sono lunghi. Koris, se ti fai cadere ancora un po’ più dall’alto finisce che hai bisogno di un elastico per il bungee jumping.
Le due serpi hanno ammesso che sarebbe bene se il contratto continuasse. Ancora meglio se fosse rinnovato per tre anni (qui Koris ha dovuto dissimulare un momento di gigantesco sospiro, se non la sua strategia finiva alle ortiche). Il Padrone assicura che non c’è motivo per cui non si faccia. Koris passa il resto del pranzo a ricordare al CCC che è il caso che ne parli col Megacapo di qui prima che sia troppo tardi. Non sono giunte prove a conferma che il CCC abbia capito, toccherà spiegarglielo altre sedici volte.
Un po’ di gossip: Koris ha chiesto notizie di Binomio il Minghiascaro. Padrone e CCC sulle prime erano restii a pronunciarsi. Poi il Padrone ha parlato:
“Non sappiamo che gli è preso. Doveva andare a presentare dei dossier a luglio a Parigi, il giorno prima ci dice che non ci va. Quindi si mette in malattia e chiede dei soldi. Ora siamo in contenzioso, lui è sempre in malattia… ma che strano, non ce lo saremmo mai aspettati da lui, sempre così accondiscendente…”
Koris ha cercato di restare impassibile, mentre dietro di lei il fantasma di Toranaga si scompisciava dal ridere e faceva gesti di maleducazione. Era chiaro come il giorno che Binomio il Viscidone sarebbe schizzato via come un anguillone nel momento meno opportuno. Un po’ se lo meritano. Un po’ tanto. Ma questa guerra fra minchioni deve essere talmente geniale che è un peccato non poter assistere in prima persona. Da una collina. In un bunker. Al riparo dagli schizzi di merda.
La situazione è la seguente, ordunque: Koris ha il beneplacito per mantenere la sua posizione ai NeutroniPorcelloni. Dal rapporto di alcuni shinobi indiscreti e chiacchieroni, pare che anche i NeutroniPorcelloni siano propensi per tenersi Koris. Non resta che combinare il tutto facendo incontrare le due parti. La cosa divertente è che in cotanta cospirazione Koris non ha mosso un dito per convincere nessuno. Almeno così pare. Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità: vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo. Insomma, Toranaga-style.

trash-shogun

Shogun in versione trash. Ora manca solo il dance remix del balletto marinaresco.

ScaricaPoltrona

(Post non adatto alle persone facilmente impressionabili, ai bambini al di sotto dei 14 anni, alle donne incinte e a chiunque pensi che tutto ciò sia normale)
Se nessuno è ancora morto in maniera efferata, è solo una maledetta coincidenza.
Cominciamo a narrare i fatti dal principio. Qualcuno ricorda le riuioni della morte di fine settembre? No? Fortunati mortali. A codeste riunioni il cosiddetto chairman (che non è l’uomo-poltrona detto anche Poang, mostro mitologico degli oscuri meandri del reparto salotto Ikea, ma il capoccia delle riunioni… ma sapete che c’è? Poang gli sta benissimo) è un pensionato che ha sempre bazzicato questi ambienti e che ci tiene ad essere informato di quello che accade. Dove essere informato sta per “rivestire posti di potere sgabolando gli obblighi del caso”. Poang è astutitssimo.
Dopo le riunioni mortali, al RussoUmano era stato sgabolato il rapporto delle due riunioni. Il RussoUmano si è guardato intorno e ha scoperto che Koris aveva meno anzianità di lui.
“Preferirei lo facessi tu. Questo è il template, gli appunti li hai presi, fai. Ma solo una versione per agevolare il lavoro a Poang, non quella definitiva”
Koris ha cristonato un po’ secondo la migliore tradizione, poi hai fatto. Data di invio dei due rapporti: 10 ottobre.
Passa il tempo.
Il 26 il Capogruppo si sveglia e vuole vedere i rapporti. La risposta giusta era “li ho mandati due settimane fa”, ma seguitiamo. Correzioni minori, “rimanda tutti e metti anche il Division Header in copia”.
Koris obbedisce, il Division Header si incazza dicendo che la cosa non lo compete, di contattare Poang. Questo mandando una mail alle otto di venerdì sera, quando Koris è arrivata a casa alle sette e mezza dopo una lunga sequenza di altre cagate.
Segue week-end in cui Koris si rifiuta categoricamente di guardare le mail lavorative perché a) non è tenuta ad avere la reperibilità continua, b) non lavora come cardiochirurgo pediatrico e una cazzo di riunione non è un cuore da trapiantare prima che marcisca, c) non la pagano abbastanza visto che manco le pagano le ore di straordinario. Koris forse è una fricchettona fancazzista, ma non crede che un individuo si identifichi solo e soltanto nel suo lavoro (ma questo è un pistolotto che per ora vi sarà risparmiato).
Ergo lunedì mattina Koris scopre che la domenica si è risvegliato Poang dal reparto salotti dicendo:
“Ecco alcune correzioni ai due rapporti. Per piacere, mandami le versioni corrette lunedì o martedì, perché mercoledì parto per un tour completo dell’Africa e sarò di ritorno solo a dicembre”
Koris un po’ si incazza perché o fai il pensionato o fai la parte attiva, non che hai un dualismo del genere onda-particella quando ti fa comodo, un po’ rosica perché quando ha annunciato che lei si prende il venerdì tre di ferie le è stato chiesto se fosse proprio necesario (sì, fuck you). Comunque, ore otto legge la mail, ore otto e dieci si incazza, ore nove e mezza manda i documenti corretti.
Il Division Header, ancora una volta in copia, si incazza di nuovo dicendo che non sa se Poang è d’accordo (incazzati con Poang e non con Koris non è dato, perché Poang ha sempre ragione essendo un pezzo grosso).
Poang si rifà vivo, ovviamente senza citare il Divsion Header che magari chissà che idee si fa. La sua risposta è la seguente:
“Sì, va bene le correzioni, ma io i rapporti li avrei fatti diversamente. Non è che puoi rifarli alla mia maniera, sempre entro domani che devo partire?”
Ora Koris sta scrivendo questo post a mo’ di blog-terapia perché se no la sua ira potrebbe dare luogo ad azioni sconsiderate (come mollare tutto, entrare nella prima Ikea di strada e dare fuoco al reparto poltrone). Ragioni dell’ira funesta:

  • Poang non dice quale sia il suo metodo, dice solo “lo avrei fatto diversamente”. La risposta adeguata sarebbe “torna a commentare i cantieri”;
  • Esiste un template, una forma in cui questo documento deve essere messo, che non tiene conto dell’estetica di Poang. Se il documento non è nella forma giusta, non viene approvato e Koris si fa urlare dietro dal Division Header;
  • Per dirla in francese raffinato, je n’ai pas que ça à foutre, ovvero “ci sarebbero anche altre questioni in sospeso che richiederebbero la mia attenzione”;
  • Non c’è nessuno che possa dare una consulenza a Koris in quanto si sono tutti defilati tomo tomo cacchio cacchio. Tranne il Division Header, che forse è incazzato per quello.

Dulcis in fundo, questo documento doveva essere prodotto due settimane dopo la riunione. Quindi è in ritardo. Ma Koris declina ogni responsabilità per quanto troveranno sicuramente il modo per sbolognarle la colpa.

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