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Urlare nei gomitoli

E non solo perché oggi è l’otto di gennaio. Urlare nei gomitoli potrebbe essere una valida valvola di sfogo a sedersi per terra e piangere come un treenne a cui è stato rubato il ciuccio. Le ragioni ci sono tutte e anche se non ci fossero arriverebbero presto.

‘thieu ha avuto la folle idea di voler abbassare la cappa in cucina. Chiariamoci, l’idea in sé non sarebbe folle, non fosse che s’è capito che la cucina va guardata da lontano senza andare troppo nei dettagli, altrimenti si scoprono miserie. Ad esempio, la cappa era stata intonacata assieme al muro, non era stato tolto il cellophane dentro, non era stata fissata con le apposite viti ma con della colla merdosa e, dulcis in fundo, il muro dietro alla cappa non è stato né dipinto né intonacato. Siamo al livello superiore del “nascondere la polvere sotto al tappeto”. Koris è abbattutissima perché deve rifare l’intonaco prima che sia rimessa la cappa e non è che il lavoro sia stato fatto da Peppino l’usuraio in pensione, che a tempo perso fa il muratore in nero. Sta minchia di cucina è stata fatta da un’azienda seguita da un architetto e ci si ritrova comunque a dover rifare cose. Abbattimento generico.

La ripresa lavorativa è una pestilenza, nel senso letterale del termine. Le norme anti-coviddi sono complicate, imperscrutabili, interpretabili, più generiche del sistema della pila di una partita di Magic: The Gathering con mazzi blu primi anni 2000: se gioco l’istantaneo “droplets” sulla stregoneria “mascherina di stoffa” ha effetto prima o dopo dell’incantesimo “vaccino booster”, sapendo la creatura “coviddi” ha attacco improvviso e attacca senza TAPPare? (Scusate, nerdaggini di un’altra era) Insomma, il succo del discorso è “fate un po’ come cazzo vi pare, basta che non dichiarate che vi contaminate al lavoro e che venite almeno due giorni a settimana”. Capo Giuseppi fa lo gnorri e Koris ormai ha alzato un altare votivo all’ex-capo di Neutronland, che le manca tantissimo. Siamo alla fine della civiltà occidentale, iniziata coi Greci e finita con le lettere greche.

Lo studio che si trascina da settembre sclera. O meglio, il nettunio sclera. O piuttosto, ha una differenza del 5% con quello che dovrebbe essere, che secondo Koris viste le circostanze è grasso che cola, ma pare di no. Anche se la quantità studiata, che doveva essere lineare, forse lineare non è, chi può dirlo. Koris non sa più cosa inventarsi e ne avrebbe anche un po’ le palle piene di sacrificare ore supplementari, week-end e anche vacanze. Tuttavia teme che questa mancanza possa pesare sul periodo di prova, che finirà sempre troppo tardi per la Koris-sanità mentale.

Insomma, Koris vorrebbe sparire due settimane sotto i Pirenei Atlantici fra gli speleologi puzzoni che mangiano salsiccia, patate e formaggio facendo battute di dubbio gusto, ma bisognerà aspettare agosto per tanta grazia. Per ora ci si può drogare di videogiochi e sperare che il Maitre de Jeu mantenga la sordida promessa iniziata con “ho un background di una grossa campagna già pronto”. E cercare gomitoli in cui urlare il proprio disappunto.

Mistici gomitoli della follia, un racconto inedito di Lovecraft

Diasgi e dilemmi

Ovviamente non ci si poteva fermare su una nota positiva come il compleanno sugli sci, sarebbe stato troppo bello. Domenica, giornata che doveva essere dedicata all’acido lattico e a mettere a posto i bicchieri ancora in fuga per tutta la casa, la caldaia ha inizio a comportarsi in maniera bizzarra. Per prima scomparve l’acqua calda, che per questioni di impianti non-euclidei serve solo la cucina e non il bagno, alimentato in altro modo (per fortuna). ‘thieu si è messo smanettare con la caldaia, che a onor del vero non è proprio di primo pelo. La caldaia si è messa a sputare calcinacci, segno di maltrattamenti durante i biblici lavori della cucina. Dopodiché ha lasciato questa lacrime e intonaco caduto emettendo rumori tisici.

La prima balenata è stata smontare la caldaia e togliere tutti i detriti che dovevano essersi accumulati all’interno, salutando con affetto i mortacci degli operai che avrebbero anche potuto fare un minimo di attenzione (LOL). Poi si è pensato che non sarebbe stata una buona idea cercare di smontare un affare in cui circola gas e che sarebbe stato un peccato trasformare la cucina nuova in un cratere, con tutta la fatica fatta. L’opzione rimasta era truce ma necessaria: spegnere la caldaia e aspettare il tecnico.

Sono seguite ore di resistenza termica che sono diventati giorni. La temperatura è crollata da 18 a 15 gradi, in una sorta di declino da inverno antartico, col sole che ormai non sbuca più dall’orizzonte. ‘thieu pigola a intervalli regolari che ha freddo e ha insistito per mettere due coperte nel letto. Al contrario, Koris è forgiata dall’anno del disagio vissuto col SonnoDellaRagione, quando in casa c’erano dodici fottuti gradi costanti fino al disgelo e l’unico mezzo di riscaldamento era la CPU sotto stress del MacBook Trillian. Tuttavia un gioco è bello quando dura poco e sarebbe d’uopo che questa simulazione dei naufraghi sull’isola Elephant avesse un lieto fine. Almeno prima di andare a caccia di foche per nutrirsi.

Il dilemma invece è (tanto per cambiare) lavorativo e ha colto Koris all’improvviso, per caso. Incontrato un ex-collega di Neutronland a mensa, si è scoperto che il tizio assunto al posto di Koris molla l’incarico per aspirare a più lauti compensi e responsabilià. Com’è ovvio è seguito momento di Koris-furia perché potevi aspirarlo l’anno scorso e non prendere il Koris-posto, mortaccitua. Però ciò significa che l’anno prossimo a Neutronland si libera un posto (forse due, ma non sia, è ancora nebuloso). Questo ha fatto vacillare il Koris-sentimento che ha preso piede negli ultimi tempi, ovvero il “questo abbiamo, questo amiamo”. Con annessi dubbi del “forse dovevo restare a Neutronland”, anche se Koris è abbastanza sicura che se fosse rimasta a Neutronland sperando nel destino, il destino le avrebbe fatto il gesto dell’ombrello.

Interrogato in materia, ‘thieu ha risposto “conta che non c’è più il capo laboratorio che tanto ti voleva bene, quindi magari l’ambiente è cambiato e non in meglio. Forse adesso è il momento di voltare pagina”. Solo che Koris trova un po’ difficile voltare pagina, perché quel lavoro le piaceva davvero, al netto della delusione quando le dissero “no, il posto che ti avevamo promesso va a un altro”. Non è che il suo lavoro attuale non le piaccia, ma l’altro le piaceva di più. O forse era l’effteto di aver lasciato l’inferno di Neutroni Porcelloni a farle vedere tutto bello e glitterato, difficile dirlo. Fatto sta che se davvero il posto sarà aperto, Koris non saprà come sentirsi al riguardo (a meno che non l’abbiano cacciata a calci a fine periodo di prova, a quel punto lo saprebbe benissimo).

Intanto pare che queste domande siano un po’ troppo retoriche, visto che come al solito del diman non v’è certezza. E visto che domani Koris dovrebbe e si sottolinea DOVREBBE tornare in Italia, la citazione non è per niente a caso. Nuvole nere si addensano all’orizzonte e non è nemmeno il fumo della caldaia.

Diciamo che siamo a metà strada

Grossi errori e mini-orrori

Koris ha appena passato uno splendido sabato fra lavori domestici e lavoro tout court, perché lo smartwuorchi è bello ma solo nel week-end, soprattutto quando non è retribuito. Come mai tutto ciò? Andiamo con ordine.

Venerdì la giornata si annunciava normale, tranne la neve. Che poi siccome avevano mandato avvertimenti degni di Neutroni Porcelloni a base di “guidate con prudenza”, Koris si era illusa che qualcuno avesse preso le giuste misure. Sticazzi, come al solito. Nell’entroterra l’autostrada né salata né pulita, in certi punti si vedeva il ghiaccio, c’erano un sacco di macchine finite nel fosso perché in Provenza ti ritirano la patente se non infrangi i limiti di velocità e del buon senso in qualunque condizione climatica. Koris è arrivata al centro di ricerca all’alba delle dieci, solo per scoprire che i bus percorrevano solo gli assi principali, tutto il resto era da sgambettarselo a piedi su per le colline. Clima da ritirata di Russia, ma almeno si è scoperto che gli stivaletti Doc Martens tengono bene la neve, forse sono anche ramponabili.

Tuttavia la giornata demmerda era appena cominciata, il dramma stava per consumarsi. Koris si era illusa che il suo studio sulla trasmutazione degli attinidi anni ’80 fosse finito, pronto per essere consegnato e tanti saluti. Invece si è scoperto, in rapida successione, che la dose al centro del reattore era nulla (poco probabile) e che un prodotto della catena di decadimento del nettunio aveva lasciato le simulazioni per lidi migliori. A Koris è preso il panico, quello brutto, quello paralizzante, a tema pensiero unico: “adesso non posso consegnare lo studio e il capo mi caccia com’è giusto che sia”. Koris ha scomodato ‘thieu, ha scomodato l’angelo custode della sua sanità mentale, quindi ha scomodato il Collega Barbuto via Skype perché non quadrava più niente e a quel punto tanto valeva fare seppuku con le forbici. Collega Barbuto ha minimizzato tutto come solo chi è nello stesso posto dal 1998 sa fare, forse a un certo punto si raggiunge il Nirvana, chissà se Koris lo saprà mai (spoiler: no). “Tutti possono sbagliare, l’importante è capire dov’è l’errore” ha detto Collega Barbuto. Trovare l’errore è stata l’ossessione di Koris per le successive dodici ore.

Dopo aver stampato script python e setacciato server, Koris ha scoperto due cazzate di grosso calibro, di solo una sua: i prodotti della catena di decadimento avevano deciso di non esistere da un certo punto in poi, cosa che sballava tutti i conti; ciò è accaduto quando il server non funzionava e il Koris-pc era stato sequestrato, forse c’è un legame. La seconda cazzata è stata fatta da Collega Bietola (erbivora e fiera di esserlo, precedentemente nota in questi luoghi col nome di collega stinfia), per cui la guaina degli elementi fissili era un fastidio trascurabile, quindi niente guaina e niente radioattività sulla guaina. Regolare, errori compresi, non sei tu sono io. Il problema è che la scadenza ormai incombe e ci sono otto conti da trenta ore ciascuno da ripetere due volte. Non c’è modo che ‘sta cosa sia finita per Natale. Koris non lo ha ancora comunicato a Capo Giuseppi e questa cosa le mette addosso un’ansia tremenda, tant’è che venerdì sera stava cercando su Google “come spiegare durante un colloquio di essere stati cacciati in periodo di prova”. C’è serenità.

Da questo si evince che Koris è abbastanza esausta e o finisce il periodo di prova, o finisce Koris. Se il periodo di prova finisce con un licenziamento potrebbe finire anche Koris, non si sa. Fatto sta che si aspetta lunedì con una certa apprensione, sperando che Collega Barbuto sia convincente e che lo studio tanto carino sulla pentola a pressione radioattiva possa in qualche modo controbilanciare lo svarione di gruppo.

In compenso la cucina è finita, ragion per cui Koris ha passato l’attesa dei calcoli a pulire pavimenti, superfici, universi. Tuttavia gli operai hanno preso Koris e ‘thieu per sfinimento, terminando i lavori col metodo Renè Ferretti, ovvero a cazzo di cane. Non che la cucina sia peggio di prima, cosa che potrebbe essere difficilmente possibile. Si notano però un sacco di dettagli buttati lì che sono più degni di “ammiocccugino che ci sa fare con la decorazione perché gioca sempre a The Sims” che di un’impresa professionale. Pensili non proprio dritti, giunzioni di silicone fatte a caso, zoccoli tagliati storti, intonaco lisciato alla viva il parroco, macchie sugli elettrodomestici. L’Amperodattilo, responsabile qualità della famiglia allargata anche a distanza, ha notato di tutto e di più via foto sgranate, quindi ha scosso la testa per quanto il dolore al collo lo permettesse e ha sentenziato “io glielo farei rifare”. Solo che non si può reggere un altro mese di lavori e polvere, quindi la cucina verrà tenuta tale e quale. ‘thieu ha solo mugugnato “se il pavimento non viene pulito, non glielo pago”.

Koris avrebbe un gran bisogno delle vacanze di Natale e della servitù di Downton Abbey che le metta a posto lo sgoverno della cucina. Invece è abbastanza probabile che ci saranno conti da girare durante le vacanze, quindi addio disconnessione completa. Per quanto riguarda il mettere a posto, nemmeno a parlarne. Per alto mancano alcuni scaffali nei pensili e i cassetti arrivano a fine dicembre perché sono esauriti, come Koris e come i siluri fotonici dell’Enterprise-B.

Chissà se si sopravvive fino al 2022.

Certo che se si potesse mettere il cervello in un barattolo sarebbe più semplice

Terza dose e oltre

Koris è di un umore fetido e potrebbe essere un nuovo effetto collaterale (nonché l’unico) della terzo dose di vaccino, altro giro, altro regalo. Che poi le è anche venuto il dubbio che si stesse vaccinando abusivamente, perché il foglio diceva “dose ad almeno sei mesi di distanza”, tutto il resto del mondo diceva “cinque mesi”, quindi anche impostore nel vaccinarsi. Ma ormai è fatta, una settimana e ci sarà un green pass rubato in più in giro, colpa dei Marsigliesi che non controllano nulla, green pass compreso. Per inciso, c’è una chiara decadenza dei locali in cui vengono allestiti i centri vaccinali: la prima dose era al blasonato stadio Velodrome, la seconda al più modesto Palais de Sport, la terza in un centro congressi qualunque. Per la quarta si piazzerà uno spacciatore dall’aria losca nei cessi della stazione, a questo punto.

L’umore fetido di Koris potrebbe essere svincolato dal vaccino, ma non è una teoria abbastanza alla moda. Diciamo che le cause rientrano nel grande calderone dei “vari&eventuali” ed essendo argomenti sensibili magari il lettore di passaggio non ha voglia di vederseli sbattere in faccia. Fatto sta che Koris un po’ si odia perché non ha la motivazione di fare nulla e non si fa granché. Poi ha l’impressione che non le piaccia più nulla e di essere diventata una smorfiosa. Queste considerazioni spaziano dal primo episodio della saga di “Wheel of Time” fino al libro che Koris sta leggendo in bus. Magari è un periodo, o magari è la vecchiaia.

Al lavoro il nuovo passatempo trendy è acchiappare il coviddi. Si creano cluster e megacluster per le ragioni più svariate: feste serali, riunioni, pause caffè. “Ormai solo gli asociali non sono stati a contatto con positivi” ha dichiarato Capo Giuseppi a Koris, notoria asociale e pertanto al momento al riparo da contaminazioni di sorta. Oh, essere asociale del resto deve avere qualche vantaggio, oppure è solo una rottura di palle di umani normodotati che ti fanno presente “come sei asociale!”? Parlando di socialità, qualcuno pensava con orrore che visto lo propagarsi della quarta-quinta-ennesima ondata il temibile smartworking sarebbe tornato a reclamare vendetta, assieme alle teste di sindaci milanesi e di ministri riemersi dai governi Berluskaiser; invece no! A grande sorpresa le nuove direttive prevedono: mangiare in mensa in tempi record, evitare le pause caffè, proibire qualsiasi momento di convivialità o ragione di assembramento non strettamente lavorativa. Che poi ci sarebbe da chiedersi “ma se ci hanno detto di limitare lo smartworking per rafforzare il legame sociale e poi dobbiamo stare chiusi in ufficio che senso ha?”, ma suvvia, evitiamo le domande scomode.

Koris pensava di essere a buon punto con i regali di Natale, ma un fornitore truffaldino l’ha lasciata col culo per terra. Koris odia un po’ tutto, perché si era mossa a inizio novembre e invece adesso deve muoversi fra l’urgenza di un’alternativa e il nuovo universo delle dispute via PayPal. Deve anche riempire un carrello di videigiochi anni ’90 a due euri, che tanto verrà pagato dall’Orso, quindi tanto vale trovare il peggio del peggio. Peccato si sia già comprata da sola la versione XXI secolo-compatibile di Theme Park, sarebbe stato bellissimo. In compenso Koris si è auto-regalata “Le cronache di Heike” perché un libro di Eiji Yoshikawa non si disdice mai, soprattutto se è fuori catalogo e lo trovi a nove euri venduto da uno che sta svuotando la cantina.

La cucina pare non finire mai e se sono comparsi gli elettrodomestici, ci sono da aggiustare millemila dettagli che possono sembrare insignificanti ma invece no. ‘thieu ha dato l’ultimato per venerdì prossimo, dopodiché procederà a non meglio identificate maniere forti. Koris ne ha le palle pienissime e vorrebbe solo scomparire in una nuvoletta di polvere, l’unica cosa che non manca in questo periodo.

Per il resto bah. Koris porterà il suo umore putrido ad ammazzare mostrilli nelle Trincee Morte di Dragon Age, forse è il luogo in cui fa meno danni.

A differenza della maggior parte del genere umano

Salvare il lavoro e salvare il raviolo

A quanto pare Koris ha ancora un lavoro. O almeno, ha ancora un lavoro per i prossimi tre mesi, poi c’è l’orizzonte degli eventi che confina col buco nero di fine periodo di prova, dove tutto si deforma e può bellissimo o bruttissimo. Di certo è incognito e impossibile da sondare. Per farla breve, il colloquio con Capo Giuseppi è andato molto meglio del previsto e, se Koris ha paura che Capo Giuseppi la caccia, Capo Giuseppi ha paura che Koris se ne vada. A parte il gradevole ma sgradevole “credevo che durante il colloqui di assunzione ti fossi descritta più brava di quanto sei, invece mi sbagliavo” (maddai?). Koris ha deciso di usare la tecnica del “meglio essere temuti”, pertanto continuerà su questa strada fino all’orizzonte degli eventi, soprattutto per soffocare la sindrome dell’impostore che le siede accanto tutti i giorni.

Nel mentre la situazione non è migliorata, le risorse informatiche persistono a comportarsi secondo il canone “faccio il gran cazzo che voglio” e Koris ha assistito a uno scontro a fuoco con una capo-progetto mannara. A Koris non ha fatto nessuna impressione, dopo anni di vessazione di Replicante e MegaCapo di Neutroni Porcelloni, ma il resto del mondo ha tenuto a rassicurarla. Che teneri. Ora il problema di Koris è capire perché ci sono neutroni in fuga dalla sua pentola a pressione nucleare, nonostante abbia detto loro di starsene buoni lì. Misteri dei codici che seguono il canone di comportamento di cui sopra.

Nonostante tutti i trasporti cerchino di sabotarla in modi folkloristici, Koris ha deciso che a Natale tornerà a Merdopoli, costi quel che costi, anche a piedi se necessario. Era tuttavia un po’ inquieta per tutte le manovre da una parta e dall’altra della frontiera, a base di Green Pass, Super Green Pass, Giga Green Pass, Green Pass coi Sette Sigilli dell’Apocalisse. Era preoccupata in particolare per tutto il cazzeggiamento su “terza dose sì”, “terza dose no”, “terza dose a sei mesi”, “terza dose a cinque mesi”, “seconda dose ma solo con allineamento dei pianeti per evocare Cthulhu”. Il rischio di trovarsi con un Green Pass ad uso carta igienica da un giorno all’altro era più che plausibile, compreso il ritrovarsi alla frontiera col gendarme Maximilien Minute (questa la capiscono solo i Maiores, ma vabbè) che ti rispedisce al mittente. Per altro con troppissimi casi di coviddi in crescita c’è sempre il terrore di misure intempestive.

Poi venne un angelo. O piuttosto, poi dal lato della Alpi senza bidè apparve Olly ministro della salute che disse “sia fatta la terza dose agli umani di buona volontà e Pfizer nell’alto dei cieli”. E ci fu ancora una volta la ressa per prenotare come a un concerto dei Pink Floyd, segno che si parla un sacco degli antivaxxer come se fossero una legione (e sono comunque troppi), ma esistono anche tanti che seguono le direttive senza fare notizia.

Dal canto suo, Koris si è messa una mano sul cuore e ha prenotato una terza dose per il tre dicembre, mossa dalla più nobile della ragioni: salvare il raviolo. Per chi non si ricordasse, l’anno scorso l’Amperodattilo aveva impastato un quantità industriale di ravioli, in ogni foggia e salsa, divorati per il Natale in edizione ridottissima. Koris ha visto tanta opulenza solo via wazzapp e possiamo dire che no, lo smart-raviolo non vale l’esperienza dal vivo ma per nulla proprio per nulla. Quindi quest’anno il raviolo deve essere portato in salvo, al riparo dal coviddi e dalle chiusure letteralmente guasta feste. Se Koris deve farsi punzecchiare come un puntaspilli e presentarsi in Italia col Super Green Pass Delux Limited Edition rilegato in pelle umana. Questo ed altro per il raviolo.

Soprattutto senza i ravioli

Macerie

Ehilà. Rassicuriamo tutti, Koris non è stata sepolta sotto ciò che resta della cucina. Già, cosa resta della cucina? Non granché, la caldaia e due pensili a muro che ancora mostrano la loro totale mancanza di senso estetico. Il resto assomiglia molto al cratere di impatto di un meteorite, ma con l’impianto elettrico nuovo e i nuovi tubi per l’acqua. La casa è ostaggio della polvere, che spunta a tradimento dopo svariati passaggi di Roomba e aspirapolvere classico. La cucina di emergenza è persino più funzionale del previsto, per quanto richieda un grado di ordine inaudito. Ad ogni modo si spera in un futuro migliore.

Nel mentre i Koris-occhiali hanno deciso di suicidarsi. Il termine giusto è “suicidarsi” perché si sono spezzati a metà mentre stavano sul Koris-naso, in assenza di sollecitazioni esterne. Erano già stati riparati tre volte, quindi ormai considerati a fine vita. Koris sperava che sopravvivessero fino a dicembre, data prevista della vista dall’oculista. L’ottico, chiamato in causa per una riparazione, ha iniziato ad evocare tempi biblici, necessità di trovare la persona giusta al momento giusto, e comunque chissà. Koris oggi gira con occhiali del 2008, ad origine occhiali da sole con lenti scure smontabili quindi utilizzabili da vista alla bisogna, sbrindellati al punto giusto da tenere con lo scotch. Però ha appuntamento da un altro oculista per mercoledì (sì, in Francia non si possono fare gli occhiali senza ricetta, non sembrano esserci barze leggendarie che permettano di aggirare l’ostacolo). Nel mentre il mondo è un posto migliore dai contorni non molto definiti.

Al lavoro, nessuna notizia del pc. Koris ha sollecitato il servizio informatico, che ha risposto con le solite balle di fieno rotolanti. Il Capo Giuseppi, appena tornato dalle ferie, è scontento; è scontenta pure Koris, anche senza andare in ferie. Tutto ciò è preso con una discreta atarassia, portata forse da due anni di coviddi o forse una nuova consapevolezza, che tanto u ne se pò sciuscià e sciurbì (“non si può soffiare e succhiare”, Amperodattilo docet). Poi magari al colloquio del 23 novembre Koris si ritroverà all’improvviso un sacco di tempo per scrivere, chi può dirlo, a parte l’ansia.

In grotta Koris ripesca principianti con imbraghi laschi, si stressa, combatte contro i suoi stessi demoni ma con armi nuove, alla fine va tutto bene. Anche se senza occhiali è sempre tutto molto a sensazione. Da una parte Koris vorrebbe fare cose pazzesche come andare a -600 al Trou Souffleur, dall’altra è la solita ameba videoludica. Ormai è stata fagocitata da Dragon Age: Origins, con la sua elfa assassina presa in un vortice romantico con un’ex suora bisex e un elfo nero assassino immigrato bisex anche lui; insomma, a metà fra una cena elegante e l’incubo di Salveenee, è un attimo che diventa Dragon Age: Arcore.

Koris sta iniziando a pensare a tutte le grandi manovre natalizie e alle operazioni da terrorismo della felicità, perché è importante pensare in prospettiva e non farsi prendere all’ultimo momento. Tanto il futuro è in grembo a Zeus, per non dire che è (ancora) ipotecato dal coviddi.

Così flessibile che mi piego a metà e posso essere comodamente sistemata sotto al letto

Addio piastrelle

Tanto tempo fa… a dire il vero non così tanto, meno di due anni, ma visto che in questi ultimi (ormai) due anni è successo quello che nessuno pensava possibile e ha sconvolto circa tutto ad eccezione di alcune benemerite testediminchia, sembra un sacco di tempo. Dicevamo? Ah, sì, nell’inverno del 2020, durante gli ultimissimi giorni di vita normEle, ‘thieu si era deciso a fare il grande passo casalingo, ovverosia cambiare la maledetta cucina. Era qualcosa che si doveva fare da tempo ma sempre rimandata sine die per mancanza di voglia, complicazioni logistiche, vite che cascano a pezzi. E quando l’esistenza sembra creparsi non si sente il bisogno di trasformare la cucina, per quanto orrenda sia, in un cumulo di macerie. Però in quella fine febbraio 2020 pareva venuto il momento buono per trasformare il rudere di dubbio gusto in qualcosa di funzionare datato terzo millennio.

E poi? Che ve lo si dice a fare, successe di tutto. L’architetto si ritrovò con un sacco di tempo libero per progettare la nuova cucina, nessun cantiere poteva essere messo in agenda, il mondo se ne stava in attesa dell’apocalisse, per cui avere degli orribili pensili rosa sembrava l’ultimo dei problemi. Si sarebbe visto in estate, nel mentre Koris e ‘thieu portarono la devastazione in salotto. Venne l’estate che il mondo esisteva ancora e gli orribili pensili con esso, ma artigiani, muratori e idraulici avevano una coda di arretrato che non si poteva inserire una nuova cucina in fieri. Tutto rimandato alla rentrée 2020, ovvero a settembre e dopo… e vabbè, si scoprì che il mondo poteva ancora finire, i pensili rosa erano di nuovo un problema minore, ma stavolta con scazzo. Seguirono alterne vicende in cui “rimandiamo tutto all’estate” pareva un’ottima idea, d’estate l’architette finì per “farsi mangiare il belino dai gatti” (termine tecnico dell’Amperodattilo di chi perde le buone occasioni per qualcosa). La cucina orrenda pareva destinata a restare, in saecula saeculorum, sicut erat in principio et nunc et semper, ramen.

Invece no: proprio quando Koris aveva ormai perso le speranze e pensava che si potesse cambiare la cucina solo replicando la casa in The Sims, ecco l’avvento dell’architetto con tutto pronto. Domani iniziano i lavori. Il che ha significato passare un piovosissimo ponte dei Santi&Mortacci a sgombrare la cucina, a smurare la lavastoviglie e il forno, ad approntare una cucina da campo in uno sgabuzzino, a nascondere pentole e padelle ovunque l’umana decenza lo permettesse, a piazzare il frigo nell’ingresso. “Poteva andare peggio, poteva non piovere” ha commentato ‘thieu. Questa è l’ultima sera in cui cucina e sala da pranzo saranno come le conosciamo, prima di essere sconvolte per sempre. E Koris, come Lucia Mondella, sente di dover dedicare un addio.

Addio piastrelle del pavimento metà graniglia e metà verde acqua, partorite dalla mente di un designer anni ’70 sotto acidi. Non s’è mai capito se foste davvero pulite o meno, ma talvolta le macchie di sugo miglioravano l’estetica. Quanto orrore cosmico scoperto mentre Koris vi fissava, chiedendosi chi minchia ha pensato che un simile accostamento fosse di buon gusto.

Addio pensili rosa, alti fino al soffitto e del tutto inadeguati, cime irraggiungibili e pertanto inutilizzate. Addio sottospecie di pensile basso della larghezza di dieci centimetri, adatto solo alle bottiglie d’olio e alle scatolette di tonno impilate; di te ricorderemo la chiusura impossibile, visto che ti aprivi a tradimento nel mezzo della notte. Addio unica colonna ad altezza umana, pertanto stipata di cibo che veniva fagocitato dall’oblio e dalle tarme alimentari. Sarete stati anche di vero legno, ma optiamo per compensato&praticità.

Addio contro-soffitto con le mattonelle da ufficio, altro mistero del design. “Serve a nascondere i tubi” disse ‘thieu. Koris ha sempre pensato di preferire i tubi a quell’obbrobrio, già è brutto da vedersi negli uffici, in una cucina è un insulto all’estetica in generale.

Addio tappezzeria a fiori rosa. E chi, sano di mente, metterebbe la tappezzeria in cucina, CHI? Non lo sapremo mai. Si è però scoperto che sotto la tappezzeria a fiori rosa si celava un altro strato, questo a pallini grigi, gialli e verdi. Come a voler dire che un orrore più recente cercava di risparmiarci un orrore del passato ancora peggiore. Tappezzeria, cederai il posto a uno sterminato e banalissimo muro bianco.

Addio cappa inesistente, che in verità eri un buco nel muro nascosto da una sorta di camino. Non hai mai aspirato nulla, nemmeno per sbaglio, costringendo a spalancare le finestre in qualunque stagione al minimo soffritto, per evitare di profumare la casa di cipolla. Portiamo ancora in memoria il tuo momento glorioso, il giorno di lockdown in cui Koris si decise a pulirti davvero e non ne uscì indenne. Verrai sostituita con una cappa vera, di quelle che non solo sniffano i fumi tossici ma illuminano anche il piano di cottura; lei ancora non lo sa, ma riceverà il battesimo del fuoco con un’orgia di fritto.

Addio neon che fingevi di illuminare la cucina, unica luce posta a tre metri e di dubbia utilità. I suoi raggi verdognoli gli avevano valso il soprannome di “neon dell’obitorio”, capace di far sembrare avariata qualsiasi pietanza appena preparata. Sarai rimpiazzato con letteralmente qualunque altra cosa, perché qui si vorrebbe iniziare a cucinare e smettere di fare delle autopsie.

E domani si inizia con la grande distruzione, nella speranza una bella fenice risorga da quelle ceneri di bruttezza. Non dovrebbe essere difficile, visti i presupposti.

Se guardi a lungo nella piastrella, allora la piastrella guarderà dentro di te (feat. la luce del neon dell’obitorio)
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