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Inadatta alla vita e oltre

Koris è maldestra, si sa. Anche malsinistra alla bisogna. Diciamo pure malambidestra che non ci si sbaglia. Nonostante cerchi di barcamenarsi nella vita, c’è sempre qualche dettaglio che le scappa e che la fa scivolare verso il ridicolo o addirittura l’assurdo.

Durante la settimana scorsa ‘thieu ha chiesto a Koris di trovare un alloggio per il week-end in uno dei tanti posti sperduti in cui ci sono più grotte che esseri umani, per partecipare a un raduno speleo. Koris è andata sul solito sito e si è messa a cercare, mentre faceva altre mille cose come la doccia, la cena, la ricerca del calzino perduto. Durante la ricerca dell’alloggio impossibile (troppo lontano dal raduno, troppo caro, troppo sailcazzocosa), il sito è crashato e Koris lo ha ricaricato con un certo scazzo. Segnatevi il dettaglio, non è trascurabile. Koris trova quindi un alloggio papabile e paga senza farsi troppe domande.

I giorni seguenti sono trascorsi nel tentativo di contattare la persona che gestiva l’alloggio, in più ore del giorno e della notte, su telefoni cellulari o fissi, quest’ultimo sempre staccato. Al quarantesimo messaggio lasciato in segreteria e al terzo sms minatorio, la tizia si degna di richiamare.
“Senta, sono la persona che ha prenotato l’alloggio per questo week-end”
“… questo week-end?”
“Sì, perché, c’è un problema?”
“No, no, nessun problema, mi dica” (segnatevi pure questo)
“Noi arriviamo da Marsiglia venerdì per 20:30, come facciamo a recuperare le chiavi?”
“… le 20:30?!”
“È troppo tardi per lei?”
“No, no, nessun problema, manderò una persona ad accogliervi alle 20:30”

La sfiga volle che venerdì sera le autostrade francesi erano la fiera dell’ingorgo, quindi un tragitto che doveva prendere due ore e mezza era dilatato fino a quattro ore. Vedendo che non si poteva arrivare all’ora stabilita, Koris si è attaccata al telefono per avvertire la tizia del ritardo. Le chiamate sono finite nel vuoto siderale o su segreterie telefoniche ai confini dell’universo, dove la mente umana non può arrivare. La situazione cominciava a farsi inquietante.
“Se non è del tutto scema ha dato il mio numero alla fantomatica persona che deve accoglierci, non vedendoci arrivare alle 20:30 chiameranno”

Alle 21:00 il telefono taceva e si era ben lungi dall’essere arrivati. Sempre nessuna risposta dalla tizia, il cui telefono doveva essere caduto in una frattura spaziotemporale, oppure risucchiato da una dimensione alternativa. ‘thieu iniziava a stressarsi dicendo che avrebbero dormito in auto, tanto avevano i sacchi a pelo.

Erano le dieci passate quando il GPS della macchina ha indicato l’arrivo in località Le Pient. Un ammasso di case buie in mezzo alla tenebra ha accolto Koris, assieme a un senso di sgomento. L’unica luce visibile esclusi i fari veniva dall’ultima casa isolata: botta di fortuna, è l’alloggio in questione. Forse la tizia non è così scema come fa pensare, ha scordato il telefono a casa e ci aspetta lì. Un attimo, ma perché hanno delle valigie in soggiorno?

Koris e ‘thieu cercano di attirare l’attenzione di due vecchietti che stavano guardando la televisione, forse un horror in cui due vecchietti vengono mangiati vivi da due speleologi senza cena. Il tutto cercando di non spaventarli a morte, cosa che si rivela impossibile. Si comunica tramite il vetro della cucina.
“Scusate, noi avremmo prenotato l’alloggio questo week-end”
“Non è possibile, noi siamo qui fino a mercoledì”
“Ma noi abbiamo prenotato per…”

E qui si consuma lo psicodramma di Koris: sì, ha prenotato, ma per il week-end successivo. Colpa della stanchezza? Colpa del crash del sito? Difficile a dirsi, fatto sta che se Koris avesse potuto morire fulminata sul colpo lo avrebbe fatto di buon grado. Odiandosi molto e odiando anche la proprietaria che non ha presente chi abiti il suo alloggio, Koris si è prosciolta in un profluvio di “mi dispiace”, mentre ‘thieuSantoSubito ripeteva “c’est pas grave” e si chiedeva dove minchia dormire almeno quella notte.

Il caso ha voluto che per una volta il mezzo del nulla fosse a venti minuti da una città di dimensioni medie, dove la speranza di trovare un letto non era nulla. Non che la cosa sia stata facile e che il fantasma della notte in auto non fosse una reale minaccia. Primo hotel dotato di una reception notturna: completo, andate altrove. Secondo hotel, senza reception notturna: la macchinetta per il check-in è stata messa fuori uso, solo reception diurna. Il terzo hotel era accanto a un bowling e se fosse stato a Marsiglia le attività ludiche proposte sarebbero state gare abusive in macchina e spaccio, ma per fortuna nel mezzo del nulla sono meno inclini a tali pratiche. Pagata una camera alla macchinetta automatica, alle undici passate ci si può buttare in un letto che pare persino pulito, al di là di ogni aspettativa. Senza cena, che fra ingorghi e inghippi cenare è un lusso superfluo.

Koris non si riprenderà molto facilmente da questo smacco, visto che si è sempre considerata un drago della logistica. Forse è il momento che anche il drago della logistica si prenda una vacanza. Ma in campeggio, così male che vadano le prenotazioni c’è sempre la possibilità di buttarsi in un campo e dormire con confort relativo.

Se un messaggio fosse mai arrivato…

Argh

Ci sono titoli più accattivanti di un’onomatopea per invogliare alla lettura di un post. Però Koris non è nemmeno sicura di voler invogliare alla lettura, fate un po’ voi se volete leggerlo o no.

Potrebbe essere la volta buona che Koris ha fatto il passo più lungo della gamba, che dal basso del suo metro-e-nemmeno-sessanta ci vuole anche poco, ma teniamo conto di ciò che si diceva sui campi di atletica ovvero “Koris? Quella che ha le gambe di dieci centimetri e la falcata di tre metri?”. Ci stiamo incasinando, è evidente. Insomma, bella della sua capacità multiforme e del “se non lo so fare lo imparo”, Koris potrebbe essere arrivata al momento in cui la plasticità cerebrale non regge più e se non lo sai fare col cazzo che lo impari. Si sta parlando del lavoro, se non si fosse capito.

Koris sta passando le giornate per lo più a litigare col servizio informatico perché le manca… tutto, circa. Se adesso ha una mail, oggi ha dovuto litigare di brutto con un tecnico abbruttito perché le sue credenziali non la lasciavano connettere al server.
“Deve usare le stesse credenziali che per l’accesso Windows”
“L’ho fatto, mi dice access denied”
“Deve scrivere ssh -x…”
“Ripeto, è quello che ho fatto, mi dice access denied”
“Lei non sa connettersi in ssh, eh?”
“…”
“Vabbè, senta, prendo la mano sul suo computer… ah, ma le credenziali di Windows sono maiuscole! Deve metterle minuscole!”
“…”
Adesso Koris può connettersi al server ma nessuno le ha detto dove minchia sono gli eseguibili e il wiki non la lascia accedere. Dovrebbe anche avere un terminale tutto suo che doveva arrivare oggi, ma il servizio informatico ha chiamato che non avevano lo scazzo di passare.

Per il resto Koris-impostore cerca di tenere un basso profilo e di inventarsi competenze. Dovrebbe lavorare con una tipa che ha uno scazzo epocale e la cosa mette Koris un po’ in soggezione. Vorrebbe porre seimila domande per fugare i suoi dubbi, ma ha paura che siano domande sceme e che le valgano lo stigma sociale e la cacciata con ignominia dal periodo di prova. Quindi si tiene i suoi dubbi, scartabella bibliografia e non capisce se ha capito. Per lo più si sente un impostore e ha paura di qualunque cosa le chiedano; ogni tanto pensa che le manca Neutronland anche se Neutornland non aveva futuro.

Poi magari è solo il primo impatto e dietro tutto questo c’è un gomitolo psicologico che a sbobinare in questa sede farebbe fuggire chiunque. Tuttavia come al solito l’ottimismo non è di casa e Koris vorrebbe almeno poter cominciare a fare danni su un computer, che alla fine si impara solo sbagliando molto, quindi prima si comincia e più c’è una speranza di imparare prima della scadenza di fine ottobre.

Mi pare un consiglio sensato

Viva ma frullata

Rassicuriamo i lettori che Koris è ancora di questo pazzo pazzo pazzo mondo in cui, ça va sans dire, succede di tutto. Sì, la risposta a questa rassicurazione è “esticazzi?”, ma tant’è, qualora qualcuno si fosse fatto delle domande. La settimana in cui SuccedeDiTutto sta in effetti tenendo le sue promesse. Andiamo con ordine.

Martedì Stagista J ha discusso in un remoto luogo nel nord della Francia burrosa, tuttavia Koris non ha assistito. Né di persona, perché una discussione nella Francia burrosa al mattino non consente di mollare un lavoro in Provenza nel pomeriggio, né in videoconferenza, perché il tecnico informatico dell’università in questione è, come si dice in gergo, un branquignol.
“Non eravamo preparati”
Come se non ci fossero stati diciotto mesi di pandemia, fortunelli. Comunque, Stagista J deve aver discusso in maniera approssimativa come al solito; Koris è stata richiamata (al telefono) per la parte domande e avrebbe voluto strangolare lo stagista a distanza perché “io te l’avevo detto che il controrelatore è esperto di quella cosa lì e ti avrebbe fatto domande su quella roba lì, ascolta una vecchia scema” e invece no. Pazienza, si è tolto dai piedi con voto migliore di quello che si sarebbe meritato.

Il pomeriggio del martedì è stato dedicato a torte al cioccolato, crostate, lacrime e addii a Neutronland. Che in fondo in fondo Koris non voleva andare via, ma se non c’è un futuro certo è suicida restare. Però Neutronland l’ha tirata fuori dal gorgo nero e senza fine di Neutroni Porcelloni, le ha restituito un’esistenza che assomigliasse a una vita e non solo a una parvenza (coviddi nonostante), le ha fatto capire che tutto sommato ci azzecca. Come in tutto c’è stato il bene e c’è stato il male, ma questa volta possiamo dirlo senza dubbi: Neutronland ci mancherà.

E mercoledì fu il grande salto nel vuoto. Che Koris non ha ancora del tutto processato al giorno d’oggi. Mercoledì ha recuperato badge, firmato cose, incontrato gente, quindi si è fatta divorare dall’ansia e dalla sindrome dell’impostore perché anche CheMinchiaNeSoIoDiReattori. L’ansia ha toccato un vertice piuttosto alto quando il capo nuovo l’ha presa da parte per dettagliare le sue mansioni.
“Mi hai detto che ti piacciono le sfide, quindi fammi questo studio sugli attinidi minori per fine ottobre”
In quel preciso istante Koris è stata presa dal medesimo sentimento di panico di quando fece per la prima volta lezione ai Mostri: quel desiderio fortissimo e quasi inarrestabile di mollare tutto e fuggire dicendo “regà, mi sono sbagliata, non ce la posso fare”. Poi la disperazione passa, di solito quando hai deciso di chiuderti al cesso e meditare che ormai hic Rhodus, hic salta, è peggio tirarsi indietro. Quindi vai a chiedere una copia di ‘sto dossier sugli attinidi minori del 1996, per scoprire che qualcosina riesci a capire.

Koris non ha ancora una visione dell’insieme e la strada è lastricata di perigli. Ad esempio, ha avuto l’identificativo al computer standard solo oggi, e la mail solo nel pomeriggio. E deve ancora sbloccare il livello segreto “mail criptata”. In compenso non funzionano né Skype né le mail. Quanto al mega-computer con Linux, arriverà solo lunedì. Koris si sente un po’ in una situazione alla Enterprise B, dovrebbe essere tutto pronto ma non lo è. Vabbè, tempo di acclimatarsi e troviamo anche un modo di categorizzare questa nuova avventura sul blogghe. Che poi è anche stranissimo continuare ad andare nello stesso centro di ricerca e avere la stessa routine tutti i giorni, ma aver cambiato radicalmente il resto. Nel mentre domani c’è una riunione con dei non meglio precisati Giapponesi…

Come si sente Koris in questi giorni

La settimana del SuccedeDiTutto

Koris he cercato di ignorare la presente settimana in tutti i modi, compreso quello del Relatore Max che esclamava sempre “c’è tempo” negando l’evidenza. Koris ha tentato di fuggire dalla realtà nel Vercors, prima all’abisso dei Fiori Bianchi, poi nel ramo storico degli Chouats, perché se sei sottoterra le preoccupazioni non ti raggiungono. Solo che ti aspettano all’uscita della grotta, anche se fuori ci sono otto gradi e 100 km/h di vento sul plateau des Gagères. Insomma, non se ne esce; dalle preoccupazioni, non dalla grotta. Dalla grotta si esce luridi e con male al collo per aver bassamente sovrastimato la larghezza dei cunicoli merdosi e bagnati.

Ad ogni modo, disagio nonostante, lunedì è arrivato e Koris non è pronta per nulla. Non è concentrata su nulla che non sia il suo nervosismo, tant’è che sta fissando delle equazioni chiedendosi “ma sono davvero così importanti i prodotti di fissione? Ma dell’uranio non se ne può fare a meno? Ma è proprio importante sapere cos’è un reattore?” (non so, Koris, fai tu). Nel suo cervello c’è un misto di tensione e magone, perché alla fine potevi anche restarci qui e sperare che la sorte ti assecondasse. O magari no, come pensava Koris mentre fissava soffitti alle cinque del mattino, magari saremmo ancora a lambiccarci il cervello sul perché e sulle ingiustizie sociali. Koris non ha chiarissimo cosa stava pensando alle cinque del mattino, erano cose confuse in cui la logica era piuttosto a spasso.

Koris ha deciso di fare due torte da portare domani per “festeggiare” la sua partenza. Anche questa decisione genera un’ansia terribile per le doti culinarie di Koris, che come si sa sono inesistenti. Si è quindi deciso che una torta sarà una crostata con la pasta comprata già fatta (il backup a prova di scemo, ma non sediamoci sugli allori), l’altra una risposta di Google a “dolci facili e rapidi per persone incapaci”. Capace che viene uno schifo proprio, almeno ci sarà la crostata di backup. E se la Koris-vita non prevedesse di partire da casa alle 6:30, la soluzione migliore sarebbe stata portare croissant per tutti e contenti li sapienti e li minchioni. Ora non soffermiamoci a pensare se Neutronland ci mancherà davvero o se è piuttosto paura del futuro featuring sindrome di Stoccolma. O un discorso più elaborato in cui c’entra la fuga da Neutroni Porcelloni, queste cose le lasciamo alla psicologia.

L’enorme elefante nella stanza che continuiamo a ignorare è l’inizio del nuovo lavoro mercoledì. Che Koris non sa cosa aspettarsi, non sa niente, non sa nemmeno se vuole degli spoiler. Un po’ sì, un po’ no. Magari sono dei pazzi col botto come in Neutroni Porcelloni. Magari le fanno fare orari della follia e sono anti-bus, quindi tocca riprendere la macchina tutti i giorn. Magari la cacciano con ignominia perché Koris s’è messa le Converse durante il lunghissimo periodo di prova (sei fottutissimi mesi, ricordiamo). Ci sono tante cose che possono andare storte, anche se un sacco di gente persiste nel dire che per farsi cacciare durante il periodo di prova bisogna farla davvero grossa e che non avrebbe senso assumere qualcuno per cacciarlo dopo due mesi, ma Koris non sente ragioni, sente solo i suoi traumi.

Una mini-ragione di tensione è la discussione di Stagista J domani mattina, che potrebbe essere un bagno di sangue ma anche no. Ma anche chissenefrega, a un certo punto è un suo problema, non di Koris. Tanto ormai si è tolto dai piedi, Koris gli ha detto “per qualsiasi dubbio chiedi”, Stagista J non ha chiesto nulla, quindi si parte dal principio che non abbia dubbi. O che se ne sbatta il belino, cosa assai più probabile. Ripetiamolo ancora una volta: non è un Koris-problema.

E niente, questa settimana succederà di tutto, è circa inevitabile. Speriamo solo che non ci faccia troppo male.

Assolutamente

Prosa stagistica paranormale

Il ritorno sulla terra (inteso sulla superficie) è stato violento e non ancora metabolizzato. Un po’ perché, dopo tre settimane di sveglia-quando-capita, avere un affare che ti tira giù dal letto alle 6:10 dovrebbe essere vietato dal diritto internazionale. Un po’, anzi soprattutto, perché Koris deve occuparsi della tesina dello stagista e non è che sia una festa.

Per dirla in maniera gentile, Stagista J non ha esattamente lo stile di scrittura di Zolà. Ma nemmeno quello di un basic scrittore di young adult. E forse neppure quello del libretto di istruzioni del frullatore. La cosa che assomiglia di più allo stile di Stagista J è il verbale dei carabinieri tradotto con Google Translator versione 2006. Non proprio una lettura agevole né piacevole. Tout ce qui n’est point prose est vers; et tout ce qui n’est point vers est prose scriveva Molière, perché non conosceva la tesina di Stagista J che invece c’est de la merd… ahem.

Essendo Koris un individuo ansioso anche con scadenze non sue, aveva sollecitato Stagista J perché iniziasse a scrivere la tesina passo passo già a fine marzo. Che di “c’è tempo” sono pieni i cimiteri, chi ha tempo non aspetti tempo, ma soprattutto se rimandi a domani quello che puoi fare oggi, domani ti troverai sommerso da onde di mar commosso maleodorante e maledirai il te stesso del passato. Stagista J non ha la personalità del rivoluzionario e ha detto “ok”. La prima bozza della parte bibliografica è stata né più né meno che una tragedia: frasi senza verbo, paragrafi che saltavano di palo in frasca, figure generate a caso e piazzate e caso, senza referenze, senza indici, una bibliografia formattata come la lista della spesa scritta dietro uno scontrino. All’epoca Koris fece scendere dalla spalla il diavoletto-Bazilla (professore di microelettronica di Boulogne, personaggio iracondo di inaudita violenza verbale) che urlava fumando “manco al DAMS!” (scusa, Celia), andò da Stagista J e gli spiegò che così non andava per nulla, ma che c’era tempo e si poteva imparare a fare di meglio. Sempre docile, Stagista J disse “ok”.

Da allora le correzioni della tesina sono diventate una sorta di Koris-calvario generatore di dubbi esistenziali quali “ma ha capito? Ma gli ho spiegato male io? Ma si rilegge quando scrive? Ma sono io che pretendo troppo? Ma c’è vita intelligente nello stagista?”. Si sono presentati dilemmi etici quali “se gli riscrivo io il paragrafo la facciamo finita con questa tortura, però se gli mastico la pappa non impara nulla”. Qualche sospetto sulle capacità scrittorie di Stagista J venne a galla quando Koris lo trovò a riscrivere le frasi anziché usare la funzione correttore di Word. Stagista J si giustificò dicendo che è più a suo agio con LaTeX (e allora perché scrivi “ottimo uso del pack Office” nel cv?), Koris ci credette poco e ad ogni modo Stagista J poteva anche dirlo prima. Con alterne e faticose vicende si arrivò a luglio, con Koris scoglionatissima per le correzioni innumerevoli, il tempo scarso e le ferie imminenti. Disse a Stagista J che si sarebbe portata sui Pirenei una versione della tesina per correggere i peggiori strafalcioni, ma che al suo ritorno voleva che il malloppino fosse riletto, ben formattato in tutte le sue parti, bibliografia e appendici comprese, con delle conclusioni curate e con le referenze a posto. Adducendo che tre settimane sono un sacco di tempo (ahia), Stagista J disse “ok”.

Koris passò due serate pirenaiche a correggere la tesina di Stagista J in versione cartacea, sempre più tentata dal diavoletto-Bazilla a mettere i medesimi commenti che il Bazilla-vero faceva sulle relazioni di laboratorio, ovvero “SIGH!”, “MASOC”, “NOOOOOOO” e bruciature di sigaretta nelle parti senza speranza. Ogni tanto Koris andava da ‘thieu a chiedergli se capisse quello che c’era scritto, ‘thieu rispondeva “fossi in te smetterei di leggere e gli riconsegnerei la tesina dicendo che finché non scrive in maniera comprensibile io non gli correggo nulla”. Koris non si è persa d’animo e si è districata in una selva di errori di battitura, doppi spazi come se piovessero, cifre significative elargite a caso, termini scientifici latitanti, formule e figure disposte a guisa di quadri astratti. Koris sperava davvero che Stagista J, a 700 km di distanza, stesse mettendo una toppa a quel macello, del resto aveva detto “ok”.

Al ritorno a Neutronland, si scoprì che quel “ok” significava piuttosto un “digghe de shi”, locuzione ligure usata dall’Amperodattilo per placare le insistenze e poi proseguire a fare quel che si vuole. La tesina aveva un frontespizio, ma mancava di tutto il resto: le frasi senza verbo erano rimaste senza verbo, con virgole piazzate fra soggetto e predicato; la bibliografia era stata formattata tutta in corsivo con la scusa “ho visto che una norma permette di farlo” te la stampo io nel cranio, la norma, per altro con errori di battitura in titoli e autori; le figure erano state centrate aggiungendo spazi, come faceva U Babbu con le primissime versione di Word nel 1994, idem per i salti a pagina successiva; la funzione “simbolo” continuava a giacere inutilizzata; persistevano termini spannometrici quali “migliore”, “più grande”, “più piccolo” anziché quantificare le grandezze fisiche. Un commento a parte meritano le conclusioni, prese pari pari dal temino delle vacanze, ovvero “durante lo stage ho imparato molto”. Koris ha avuto un momento di possessione da parte dello spirito del Replicante (ex PhD advisor) che asseriva con sdegno “io non leggo più questa roba, ti arrangi”, poi è andata da Stagista J con una lista di correzioni lunga quanto i Promessi Sposi, da fare entro tempo limitatissimo. Per nulla scalfito, Stagista J ha risposto “ok, tanto devo mettere anche l’abstract in inglese”.

Koris pensava ormai che si fosse toccato il fondo, ma non aveva ancora saggiato la prosa anglofona di Stagista J. Fra “superior to” usato come “più grande di”, “runed” come participio passato di “run”, “fluency” anziché “fluence”, “it’s” usato come verbo, si può dire che Stagista J abbia un avvenire da ministro degli esteri. Anche peggio di dottorando Santuzzo che almeno ammetteva “I am not good at english grammer”. Prodezza degna di nota: in un paragrafo Koris aveva commentato “spiegare che dalle misure si può risalire al flusso”, si è trovata nel testo letteralmente “dalle misure si può risalire al flusso” e basta. Cecidere manus, o come disse ForinoSama (professore di Fisica I e idolo delle folle) “non si può cavare sangue da una rapa”, quindi Koris ha deciso che la tesina sarà mandata così com’è e che Stagista J se ne assumerà le conseguenze. Come al solito, in piena atarassia da dio epicureo, Stagista J ha detto “ok”.

Conclusioni da boomer farcite di “ai miei tempi qui era tutta campagna”. Ora, passi il non saper scrivere. Passi il poco rigore scientifico, anche se con la laurea in vista un pochino dovresti averlo in dotazione. Passi anche pensare che un sinonimo sia una malattia venera da evitare. Passi (ma un po’ meno) che tu, madre lingua, ti debba far correggere errori di battitura, grammatica e sintassi da una che è francese da un anno (magari Stagista J è disgrafico o è stato morsicato da un Bescherelle quando era piccolo, vai a sapere). Passi anche il non avere idea di come si formatta una bibliografia, nonostante avere numerosi esempi forniti nel corso degli ultimi sei mesi. Però minchia, essere un nativo digitale e usare Word come qualcuno che è appena passato al pc dopo decenni di macchina da scrivere meccanica, beh, va oltre la Koris-comprensione. Che forse questi pischelli nati all’alba del XXI secolo (fra Stagista J e Koris corrono 11 anni) hanno imparato a scuola l’uso di un computer, senza doversi barcamenare fra tentativi falliti, documenti corrotti in sola lettura e “cosa succede se scrivo un documento in Comic Sans rosso?” (ogni riferimento al font d’origine di questo blog è puramente casuale, ma era il 2006). E poi, come puoi arrivare all’ultimo anno di università con delle lacune del genere, nel mondo informatizzato dell’internet a portata di zampa e non più a 56k? E anche se ci arrivi, se ti si dice “metti i simboli per le lettere greche”, puoi anche provare a chiedere al signor Google, invece di crogiolarti nel “non so come si fa”. A meno che tu non sia convinto che tutto cada dal cielo, e del resto, se pensi che i numeri di pagina compaiano per magia esportando un documento in pdf…

Insomma, se Koris si trovasse a dover correggere una tesina del genere, il commento più gentile che le viene in mente è “sciatto”. Poi magari è troppo esigente, colpa delle sua storia fra Relatore Max (con commenti del calibro “l’interlinea del titolo non mi pare simmetrica, dovrebbe esserci un millimetro di più”) e Replicante (non riportiamo a galla commenti del Replicante che è meglio). Si sente anche un po’ in colpa, che magari poteva fare di più per Stagista J. Tuttavia, se qualcuno risponde sempre “ok” senza fare domande, Koris parte dallo stupido presupposto che ha capito, non che aspetti un divino intervento a salvarlo, una sorta di condono che tanto c’è il coviddi, già il fatto di presentare qualcosa dà diritto al massimo. Grandi misteri della didattica. Tant’è, la tesina è sulla via della consegna, Koris sta meditando il giudizio che darà in sede di commissione.

E no, la saga non è ancora finita: c’è ancora da preparare la presentazione, che doveva essere pronta per lunedì e invece nada, che qui il rispetto delle deadlines è fuori moda quanto le scarpe con la zeppa. Come commenterebbe Bazilla, “SIGH”.

Lo stagista, per esempio

Il gatto e la talpa, bestiario pirenaico

Appendice del post precedente, però non si parla di speleo. Perché sui Pirenei si trovano anche un sacco di bestie, a parte i lumaconi in ogni forma e colore. E a parte i pipistrelli arboricoli, che mica sono scemi, in grotta fa troppo freddo per eleggervi domicilio. E a parte i meravigliosi ramarri di design, gialli e neri, che Koris non incontra mai quando è dotata di macchina fotografica. Che poi ci si lamentava che il gruppo degli speleologi pseudo-Parigini riceveva visite da serpenti e noi invece no, quando le cose sono andate diversamente.

Era l’ultimo giorno del campo speleo, le grotte erano state svuotate del materiale, le tute e la ferraglia era stata lavata e aspettava di asciugare alla luce di un insolito sole. Koris stava vegetando dietro al computer in attesa della cena quando ha sentito un “miao”, uno di quei “miao” così ben scanditi da sembrare finto; sulle prime ha pensato fosse il solito infante scassapalle e non vi ha dato importanza. Il “miao” si è fatto insistente, proveniente dalla pendio che separa il campeggio dalla strada, perché sui Pirenei non spiana mai. Dalla strada un ragazzetto stava scrutando i rovi del pendio, alla ricerca di qualcosa. Koris si è avvicinata.

“C’è un gattino ma non riesco a prenderlo!”

Questo cambiava tutto nella scala di priorità di Koris: umani no, felini sì. Ha quindi dato inizio a una manovra di accerchiamento per cercare di recuperare il micio fra felci e rovi. Essendo il felino una bestia infingarda, a ogni passo in avanti ne faceva uno di lato per sfuggire alla tenaglia, tan’è che Koris si è chiesta se fosse davvero in pericolo o se stesse soltanto coglionando i due bipedi che si arrabbattavano sul pendio. Intanto seguitava col suo “miao” da povero gattino disperato e in preda ai peggiori supplizi. Talmente disperato che quando si era vicini a prenderlo e portarlo in luogo meno impervio, il micro-micio si è ficcato in un buco fra le rocce, esibendosi in espressioni feroci da tigre bonsai con tanto di terribili soffi. Nessuno ha più osato avvicinarsi.

“Ci vogliono dei guanti, nessuno ha dei guanti?”

Si dà il caso che la speleologia nei Pirenei, a cinque allegri e umidi gradi, richieda guanti a manicotto spessi e lunghi fino al gomito. Ottimi per la grotta e perfetti per acciuffare felini riottosi. Koris ha ficcato le mani guantate nel buco, dove il mini-gatto ha cercati di mordere e graffiare, una furia da taschino, insomma. “Senti, sei mezz’etto di gatto sdentato, vedi di fare poco il minchione” gli ha detto Koris, così, in italiano. Afferrato per la collottola, il micio riottoso ha fatto buon viso a cattiva sorte, rivelandosi essere una microscopica palla di pelo bianca e rossa con gli occhi azzurri.

“Lei ci sa fare, è veterinaria?”
“Per nulla, ma ho avuto dei gatti stronzi”

Il mini-gatto, giunto a più miti consigli, è stato consegnato ai gestori del campeggio, in vista di un’adozione possibile o di un ritorno ai proprietari. Nel mentre, al campo base, ‘thieu si aggirava terrorizzato ripetendo fra sé e sé “ecco, ora ci tocca tornare a Marsiglia col gatto” (non ancora).

Per quanto riguarda la seconda bestiola del post, si materializzata a suo modo molto prima del gatto. Fin dal primo giorno Koris ha visto il pavimento della tenda animarsi, soprattutto in corrispondenza del sacchetto con la biancheria sporca. Appurato di non essere matta e che i panni non stavano mettendo le zampe, ha cercato di persuadersi che si trattasse di insetti. Il ritrovamento di svariati grillotalpa sembrava confermare questo sospetto. Anche se una sera Koris ha sentito una cosa passare fra il pavimento della tenda e il suo piede ed era davvero troppo grosso per essere un insetto. Forse stavano arrivando i vermi delle sabbie o i Tremors e il campo speleo stava per trasformarsi in un filmaccio anni ’90.

L’ultimo giorno si è smontata la mega-tenda, detta anche il palazzo d’estate. Koris stava passando la mini-ramazza quando, in corrispondenza della camera, ha trovato un buco sul telo di ben dieci centimetri, con segni di rosicchiamento. Un’opera maestosa per un insetto, troppo stretto per un vermone sotterraneo di Dune, ma perfetto per un roditore.

“‘thieu, una bestia di merda ci ha mangiato la tenda!”

‘thieu ha cercato di incollare una toppa sul buco, per cercare di riportare a casa una tenda integra. La toppa stessa ha iniziato a muoversi. Onde scongiurare qualunque attività paranormale, Koris e ‘thieu hanno deciso di sollevare la tenda e sorpresa: una rete di cunicoli in pieno stile dungeon ha fatto la sua comparsa, proprio sotto la parte camera. Nel dungeon, una specie di topastro grigio-marrone da qui in poi identificato come “la fottuta talpa” (stando a ‘thieu trattasi di un “mulot“, che è più un muride che una talpa, ma qui andiamo per il facile). La bestiola ha guardato i due disfare il suo opus maximum delle ultime due settimane, ha avuto un attimo di sbandamento e quindi ha cercato di infilarsi di nuovo nella tenda, all’urlo di “esproprio roditor-proletario”. Immaginatevi la scena: ‘thieu e Koris con una tenda per quattro smontata e fradicia (per non farsi mancare niente) fra le mani, la talpa squatter dentro l’ammasso di teli intenzionata a restarci.

“Senti, sticazzi, peggio per lei, la recuperiamo mummificata al prossimo uso della tenda”
“Ma sei matta? Questa ci mangia tutto per cercare di uscire”

Da provetto speleologo ‘thieu si è buttato dentro la tenda smontata per cercare di trovare la fottuta talpa squatter, senza successo. Koris ha osservato questo ammasso di tela verde e bianca sotto cui si rincorrevano un uomo di non trascurabili dimensioni e un roditore, incerta se ridere o piangere. ‘thieu è riemerso sconfitto.

“Rigiriamo la tenda”
“Ma smerdiamo tutt…”
“Non ci sono altre soluzioni”

Due umani intenti a rivoltare come un calzino una tenda fradicia per quattro persone, piena di tasche, pieghe e controteli. In base a non si sa quale circostanza fortuita, la fottuta talpa squatter è finita fra le capienti mani di ‘thieu, che la ha afferrata per la coda e fatta volare altrove. Rassicuriamo gli amici degli animali dicendo che la bestiola non pare aver ricevuto danno, è stata vista allontanarsi dai luoghi squittendo “non ci avrete mai come volete voi”.

Koris ha passato il viaggio di ritorno dicendo che se avessero adottato il micro-gatto, la fottuta talpa squatter non avrebbe più rimesso il muso dentro la tenda per il terrore, questione di occupazione della nicchia ecologica. ‘thieu al contrario sosteneva che, data la stazza del micro-gatto, la fottuta talpa squatter se ne sarebbe sbattuta le palle del felino predatore, essendo la nicchia ecologica abbastanza larga per entrambi. Fine del bestiario pirenaico, aspettiamo trepidanti di scoprire quali altre avventure bestiali riserverà il futuro.

Frase motivazionale per la fottuta talpa squatter

Felicità è un rivelatore che funziona

Forse non è normalissimo che la felicità sia legata (anche) al capriccio di un ammasso di foglietti ad attivazione neutronica. Ma alla fine hai scelto di fare fisica anche perché questa robaccia ti piace, altrimenti per fare una cosa che ti faceva schifo non era proprio nelle tue corde tanto valeva scegliere economia e commercio.

Ieri è stato il giorno in cui il rivelatore disegnato da Koris al 100% veniva testato. Il test è arrivato con un mese sano di ritardo, bisognava fare tre campi neutronici diversi e invece se n’è fatto uno solo e per quanto riguarda il sistema di contaggio della spettrometria gamma lasciamo stare proprio. Insomma, tutto pareva destinato a fallire miseramente, anche perché l’acceleratore fa le bizze, quindi magari funziona, magari no, magari salta proprio per aria il driver dell’alta tensione (poi uno dice la scienza esatta).

La giornata non si è presentata coi migliori auspici: Koris aveva insistito perché si iniziasse a tirare neutroni sul suo rivelatore alle otto, quando alle otto e mezza non si vedeva in giro ancora nessuno. Ha fatto capolino TecnicoGomblottaro (vegano, crede agli alieni e al NN CIELO DIKONO, non si vaccina e altra roba) dicendo che tanto l’hall di irradiazione era piena di roba della gente che aveva fatto esperimenti ieri, toccava aspettare che venissero a mettere a posto i giocattoli, non prima delle nove. Koris invoca ad alte grida San Germano Mosconi.

Alle nove finalmente arrivano i siddetti tizi a sbarazzare, assieme al collega Responsabile dell’acceleratore.
“Però ieri c’erano un sacco di problemi, io non so se possiamo garantirti le quattro ore di irradiazione che hai chiesto”
Benissimo, perfetto, meraviglioso. Cos’altro potrebbe mai andare storto?
Koris va nella hall di irradiazione, pronta a piazzare la sua pila di foglietti metallici con supporto appositamente pensato da TecnicoBurbero più Capa; non entriamo nel dibattito per cui Koris voleva un supporto in carta e alluminio e invece ne ha avuto uno in polietilene (che disturba i neutroni), altrimenti non ne usciamo.
“Mi hanno detto che si poteva avvitare direttamente sul vassoietto porta-rilevatori”
“Ti hanno detto male, questo coso ha bisogno del treppiede fotografico per stare su”
“Ah. E dove lo trovo il treppiede fotografico?”
“Non lo trovi, lo hanno buttato via”
Nuova preghiera a San Germano Mosconi, maledizioni assortite sulla Capa e sul TecnicoBurbero. Alla fine il rivelatore che doveva avere un piazzamento precisissimo viene tenuto su con lo scotch e con un’abbondante dose di “speriamo che non caschi di sotto” (poi uno dice la scienza esatta).

All’accensione, l’acceleratore non era molto propenso a svegliarsi, emulo di quando Iset annunciò “perché mi chiami all’alba delle dieci del mattino?”. Poi fu il magnete uno che non ne voleva sapere. Poi fu il magnete a 90 gradi, astenersi facile ironia. Siparietto del TecnicoGomblottaro che si sente stocazzo e vuole spiegare a Koris cosa fanno le particelle in un campo magnetico, Koris si morde la lingua per non rispondergli “senti, coso, ho un pochino un dottorato in questa roba”. Poi fu il magnete due, rimesso in ragione con l’usata tecnica del “hai provato a spegnere e riaccendere?” (poi uno dice la scienza esatta).

Alle dieci e mezza e molte bestemmie, i primi neutroni iniziano a prendere a capocciate i foglietti del rivelatore. Non resta che sperare che l’acceleratore non salti per aria, o che non si bruci un driver, o che non salti la corrente ogni cinque minuti. Per peggiore le cose nella sala di controllo resta solo il TecnicoGomblottaro che anziché sorvegliare o fare anche solo finta di lavorare, mette video tutorial su come diventare il maestro assoluto del sintentizzatore, perché in fondo gli anni ’80 stanno tornando di moda ed è meglio farsi trovare preparati. Koris decide di passare le quattro ore successive sorvegliando il sorvegliante; nel mentre spedisce Stagista J, intento a fissare il vuoto cosmico perché non brilla per iniziativa, nel laboratorio di misura a preparare l’occorente informatico per la spettrometria gamma. Il fascio regge, i neutroni continuano a fare a botte coi nuclei del rivelatore.

Mezzogiorno e mezza, Koris è in preda ai morsi della fame che le fanno sognare gnocchi al Castelmagno con guarnitura di noci, pur sapendo che ha solo un tupperware con pomodori e mozzarella plasticosa. Il TecnicoGomblottaro si alza e fa per andarsene, che è per l’appunto ora di pranzo e poi ha preso appuntamento con un amico, è scortese farlo aspettare.
“Scusa, ma se si interrompe il fascio? Se cade la corrente?”
“Eh, pazienza”
“No, come sarebbe a dire pazienza? Dimmi almeno come posso fare per rimetterlo in funzione”
“Non te lo posso dire perché non sei abilitata. Ora vado che s’è fatta una certa, ciao”
Rubare uno stipendio: lo stai facendo come un vero professionista. Koris inizia a mormorare “ok, reazione di protoni su trizio, siamo solo noi due, io credo in te, possiamo farcela se tu reggi”. Per fortuna un quarto d’ora dopo arriva Collega Responsabile. Segue scambio di battute sulla piacevolezza e utilità di TecnicoGomblottaro.

Esattamente alle 14:25:37 l’irradiazione finisce. L’acceleratore ha tenuto per quattro ore filate, roba che non si vedeva da un bel po’. Non resta che l’ora della verità: il rivelatore di Koris ha funzionato o no?

Koris recupera la sua pila di foglietti nella hall di irradiazione. Grandi cautele per il terrore di “e se ho fatto male i conti di dosimetria e questo affare mi brucia le mani?”. Non brucia. Laboratorio di misura, smontaggio della pila di foglietti. Imprecazioni pesanti contro il bismuto che si è appiccicato al cobalto e non vuole lasciarlo mai più; ci spiace, bismuto, la vita è piena di delusioni. Koris prende il foglietto di alluminio e lo mette nello scassatissimo spettrometro gamma, ma come diceva il prof. Prussiano di analisi, “questo abiamo, questo amiamo”.

La tensione è alle stelle (per Koris, Stagista J è nel Nirvana di chi è troppo tranquillo per farsi problemi). Lo spettrometro registra qualche evento di rumore di fondo qui e là. Poi un evento a 1368 keV. Poi un altro. E un altro ancora. Il picco di trasmutazione dell’alluminio in sodio inizia a comparire, si staglia oltre il rumore di fondo, fiero e altero come chi sputerà tutti i suoi raggi gamma nelle quattordici ore successive. Il che significa una sola cosa: il rivelatore di Koris ha funzionato. Striscioni da stadio, mortaretti, trombe bitonali, cori volgari “eeeeeh l’uranio è l’elemento più infame che c’è”.

Che poi sì, come ha riassunto stagista J., “significa che la fisica funziona”. Esticazzi, lo sappiamo che non poteva non funzionare. Però ecco, poteva non funzionare così bene. Poteva attivarsi male, poteva non attivarsi affatto, poteva non assomigliare nemmeno da lontano alla simulazione. Non poteva esplodere perché non c’era niente che glielo permettesse, però insomma, sono tre mesi che va tutto male, concediamoci una gioia di una cosa che non si rivela così schifosa.

E niente, Koris è felice che il suo piccolo rivelatore abbia passato il primo test. Vuol che dire che, nonostante l’impostore e tutto quanto, forse un po’ di fisica sa ancora farla.

Ma infatti troveremo di certo qualcosa che non va, ma nel frattempo…
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