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Accozzaglie e accolli

Cose confuse e un po’ a cazzo di questa settimana che potrebbe anche essere la sagra dell’accollo facile.
Dall’alto del potere conferitole dai suoi pantaloni simil-pigiama taglia junior e Superga bianche numero 35, Koris non frequenta la quinta elementare della scuola Edmondo De Amicis, come si potrebbe credere, ma sopravvive nella giungla dei meeting. Compresi i meeting per organizzare i meeting. Sta cercando di elaborare un vaccino per “il preferirei lo facessi tu”, ma i test sperimentali non stanno dando risultati incoraggianti. Ieri aveva deciso che la migliore strategia era la quarantena, quindi si è barricata in ufficio. Nada, i guai sono venuti a cercarla lì.
Ci si è messo pure il CapoCapissimo inglese che ha chiesto di Koris mentre era in trasferta in Russia. Il Cancelliere Palpatine si è fatto latore del messaggio, dicendo “tanto l’esperta sei tu”. Koris sta ancora cercando di capire di cosa dovrebbe essere esperta, nel mentre prepara una presentazione per una riunione a cui non è ammessa perché non fa parte del jet-set. A meno che il CapoCapissimo non ci metta una buona parola.

palpatine

“E sto ancora aspettando i calcoli dosimetrici per il braccio meccanico”

Questo per quanto riguarda i Neutroni Porcelloni, il lavoro in cui inizi una cosa, scoppia un merdone, smetti la cosa, risolvi il merdone, riprendi la cosa, arriva una priorità, arriva Santuzzo Panda a chiederti che formato hanno i file MCNP, perdi il filo del discorso. Ricevi la mail di un Indiano che inizia con “Thank you for the mail and pray God to keep you healthy”. Pace e gioia sian con voi… Forse è venuto il momento di porsi delle domande esistenziali.
Senza essere evocato da nessuno, si è ri-rifatto vivo il SonnoDellaRagione, blaterando che tanto meglio se Koris non lo ricorda più, buon per lei. Ma la loro storia non è finita, è incompleta, manca qualcosa, dice. Che non vuole aver fatto del male involontariamente e che vuole riparare. Ma che se a Koris fa troppo male rispondere, di non farlo. Koris riesce a pensare solo a cose volgari, quindi non commenterà ulteriormente. A parte “Crucio!”, dai, non è volgare.
E per la serie “a volte ritornano”, si è rifatto vivo anche il CCC. Dinamitare la casella mail potrebbe essere un’opzione. Il CCC vuole vedere Koris per fare il punto della situazione, forse anche secondo lui hanno ancora tanto da dirsi. Koris potrebbe fare una mail di gruppo a lui e al SonnoDellaRagione spiegando con poche parole che l’unica cosa che hanno da dirsi sono moltissimi vaffanculo. Per guadagnare tempo possiamo anche vederci tutti e tre assieme.
Il CCC ha detto che ha cercato di occuparsi del problema chilometrico di Christine la macchina infernale, ma che boh, non sa. “Ti tengo informata”, dice, sempre con la palla nel suo campo. Solo che Koris è a più di 73000 km su 75000 massimi, fra un po’ la gente va in ferie e noi che si fa? Mo’ glielo buco, ‘sto pallone.
Varie ed eventuali: Koris dovrebbe smettere di ascoltare i podcast di “Guerra e Pace” da capo ultras. E smettere anche di leggere “La morte di re Artù” immaginandosi i personaggi di “Excalibur“. Più che un essere umano, un disastro.
Ma Koris cerca di sopravvivere a tutto questo pensando che passerà il week-end fra speleologi puzzoni e volgari, all’esercitazione di soccorso alla Grotta degli Gnocchi Forsennati. Conta di disintossicarsi un po’ e soprattutto

EDIT: … soprattutto stare lontani dalla casella di posta e dalla tastiera che si mangia la fine dei post.

La Via Crucis dei pantaloni estivi

Capita, anche nell’esistenza di una Koris qualunque, che ci si trovi nella necessità di dotarsi di pantaloni estivi, pena andare in ufficio in mutande, coi polpacci preda dell’aria condizionata. Capita anche che una Koris qualunque un sabato qualunque in cui è eccezionalmente libera decida di sacrificare una mattina per andare alla ricerca del siddetto copriculo. E capita anche che, per una volta nella vita, sarà forse il giro di boa dei trent’anni, Koris si impegni a non fiondarsi sul primo paio di braghe vagamente papabili e vagamente della sua taglia, ma a scegliere con criterio ragionato.
Capita tuttavia che l’Universo non ci creda nemmeno un po’ e decida di divertirsi.
Koris ha iniziato quella che nel suo immaginario è una via crucis con un minimo sindacale di buona volontà. Non può farti tutto schifo, Koris. Riuscirai a trovare un paio di pantaloni che siano presentabili a un gruppo sociale non composto esclusivamente da arrampicatori o speleologi (o fisici, perché non è che ci sia molto da stare allegri). E riuscirai a considerare il compito, se non piacevole, almeno sopportabile. Avanti, ammetti che quella dei tuoi anni precedenti era una posa e che c’è una femminilità nascosta dentro di te a cui fa piacere provarsi vestiario. Vestiario che non comprenda solo pile, neoprene o materiale tecnico di colori improbabili, si intende.
L’Universo ha ribato il suo perentorio LOL.
Entrata nel primo negozio, Koris aveva un’idea piuttosto precisa del pantalone che intendeva comprarsi. L’unica pecca è che doveva trattarsi di un’idea aggioranta alla moda 2010, perché di un simile capo di abbigliamento non si è trovata traccia. In compenso, eccezion fatta per i jeans che ai 30 gradi estivi potrebbero anche uccidere, sembrava di essere stati catapultati in Jumanji, complice la presenza di braghe zebrate, leopardate, pitonate, fintopelo. Nella giungla dovrai stare, finché una taglia 38 non compare. Non era decisamente cosa. Koris ha cercato invano una paio di pantaloni di lino, nella vana speranza che aumentare il budget servisse a qualcosa. I pantaloni di lino sono fabbricati esclusivamente per i baricentri importanti. Ricordiamo al pubblico pagante che Koris consiste in 46 kg strizzati in 155 cm. Non esattamente quello che si definisce una taglia forte, eccezion fatta per le cosce. Abdichiamo il pantalone di lino. Evitiamo anche Jumanji. Resta il reparto junior. Che oh, a Koris andrebbe anche bene. Ma i pantaloni rosa confetto taglia 12 anni anche no. I maschi non sono contemplati, maledetta teoria del gender.
Koris si dirige alla seconda stazione della via crucis, del resto fa anche caldo e la sofferenza comincia a farsi sentire. Il negozio in questione è più piccolo e luminoso, magari hanno in stock fantasie che non prevedono maltrattamenti di animali e di senso estetico. Ma non è mica così facile. Tutti i pantaloni vagamente Koris-papabili sono in tinta unita, delle seguenti tinte: arancione sparaflash, giallo fosforescente, verde vomito alieno, fucsia Barbie passione allucinogeni. Koris forse non è psicologicamente pronta per diventare parte di un trip da LSD. Se no si può sempre optare per un paio di pantaloni bianchi, ovvero le braghe usa-e-getta, messe un’ora, messe a lavare (e comunque non torneranno mai più come prima).
Terza stazione della via crucis, ecce Koris. È la stessa catena di negozi in cui l’Amperodattilo ha spesso trascinato Koris, in tempi di carestia vestiaria. Con un po’ di culo magari ce la caviamo con poco e in breve tempo. L’Unierso questa volta risponde ROTFL. Pantaloni animalier. Pantaloni floreali. Pantaloni fluorescenti. Pantaloni floreali animalier fluorescenti per zebre hippy dipendenti dagli acidi. Poi appaiono loro. Un paio di pantaloni leggeri, anonimi, beige. Un po’ da vecchia signora, ma con gli accessori giusti potrebbe funzionare, si dice Koris, ripetendo frasi a cazzo da “Il Diavolo veste Prada”. Se ne prova un paio che dovrebbero essere più o meno della sua taglia. E in effetti sono della taglia giusta, ma per due Koris. Inizia il balletto della ricerca della taglia perduta. Fino ad arrivare a quella che, qui in Francia, è contrassegnata come una taglia 34, minimo contemplato. Che di prosciutti cosce andrebbe anche bene. Ma non di vita. Lunghezza LOL.
Koris è sul punto di buttarsi in ginocchio in mezzo a teenagers shopaholic perfettamente a loro agio e mettersi a gridare “perché, perché mi tocca questa pena?!”. In latino. Al contrario. In un chiaro caso di possessione demoniaca, che sarebbe un’ottima scusa per andare in mutande al lavoro ed evitare questa pena.
Koris non se la sente di affrontare una quarta stazione della via crucis perché evidentemente il regno dei cieli sarà di qualcun altro. Qualunque velleità di impiegare un’oncia di buon gusto è andata a farsi friggere, prova ancora una volta che la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Poi si decide che a mali estremi, estremi rimedi: reparto bimbi. Koris opta per due paia di pantaloni che siano il più anonimi possibile (tanto da lontano non si vede che sono fiorellini e forse anche rosa), trova una taglia che le entri e che la umili il giusto, quindi si avvia alle casse lanciando strali contro la società consumistica e la grande distribuzione dell’abbigliamento.
Ora, via crucis a parte, Koris ci avrebbe anche messo una certa buona volontà questa volta. Solo che proabilmente, se cercasse consigli top fèscion, più che il blog di Chiara Ferragni dovrebbe consultare il catalogo di Benetton 0-12.

Caina attende

Essendo cresciuta a dosi massicce di “Cerentola” di Rossini, Koris è sempre stata abbastanza convinta che la migliore strategia è e sarà la mia vendetta il lor perdono. Insomma, di essere un individuo capace di provare buoni sentimenti di fronte alle ingiurie passate e ormai fossili.
(Poi ti presentano il duo malefico Mozart/Da Ponte che si canticchiano la vendetta è un piacer sebrato ai saggi, obliar le onte e gli oltraggi è bassezza e ognor viltà e finisce tutto in vacca. Come alla discussione della magistrale che poco mancava che il presidente di commissione dicesse “la proclamo dottore in fisica, baciamo le mani”).
Comunque, libretti d’opera a parte, Koris pensava di essere abbastanza vecchia da innestare la modalità emozionale “sticazzi” e riuscire a provare persino un po’ di umana pietà per certi soggetti, in quanto appartenenti alla stessa specie. Fino a prova contraria.
Finché non è piombato nella sua casella di posta, dopo più di due anni di silenzio, lui. Proprio lui.
Il SonnoDellaRagione.
(Quindi se i bookmakers del blog se lo giocavano spacciato 25 a 1, andranno delusi)
Si è ripresentato a chiedere Koris-notizie.
Si è ripresentato a fare autodafè per essere stato troppo duro con Koris mentre stavano assieme.
Si è ripresentato raccontando una storia di miserie degna di Emile Zolà.
Si è ripresentato a mendicare un’ombra di conforto.
Koris, sulle prime, ha provato un’ondata di rabbia, in nome un sacrosanto “cazzovuoi?”. Se nessuno ti ha evocato da quando hai smarmittato fuori dalla Koris-vita un motivo ci sarà, no? Chieditelo. La risposta è dentro di te (epperò è sbajata).
Poi Koris ha cominciato a pensare.
Ha pensato che venire a chiedere scusa a tre anni dalla fine è insensato. Come dire “il gatto è morto tre anni fa, ma lo abbiamo tenuto in questa scatola, se vuoi puoi accarezzarlo ancora”. Come se Grouchy si fosse presentato la sera di Waterloo sul campo di battaglia chiedendo “sono mica in ritardo?”. Come se servisse a qualcosa parlare adesso della rottura, quando non si è voluto ascoltare prima per evitarla, ammesso che ciò fosse possibile.
Poi Koris ha pensato alla sua storia da novella verista. Al fatto che preferisce leggere Zolà che vivere in un romanzo d’appendice. E lì le è venuto da citare “Shogun”.
Karma, ne?
Che è più o meno traducibile con “era destino, non è vero?”. E in quell’istante Koris non è stata in grado di provare né pietà né empatia. Solo un vago senso di sollievo all’idea del “avrei potuto esserci ancora in mezzo”.
Il SonnoDellaRagione se n’era andato compiangendo Koris e la sua “piccola vita di merda”, facendole fare una vera vita di merda. E ora che Fortunae rota volvitur ha all’improvviso nostalgia di quella normalità che tanto ha vituperato, ora che si trova nel momento del bisogno (in una situazione che sembra essere molto colpa sua). Ora che, a suo dire, ha bisogno di svegliarsi da un incubo e sperare che questi tre anni non siano stati che un sogno.
C’è da riconoscere che il messaggio è stato sapientemente costruito: prima il velato rimprovero per non essersi più sentiti, poi l’evocazione dei bei tempi andati con tanto di pentimento, la narrazione della sua attuale situazione miserabile e per finire il rimpianto, con l’augurio che Koris stia bene. Tutto infiorettato per generare sensi di colpa, magari un po’ di rimorso, e infine una risposta che apra uno spiraglio.
No, SonnoDellaRagione, no.
Koris non si sente per niente in colpa, pensando a te e pensando a sé. Nemmeno nel momento del bisogno. Hai sempre rifiutato tutto quando eri ancora in tempo (e anche fuori tempo massimo), ma ormai sei un fossile nei Koris-ricordi. Sei cristallizzato nelle zucchine bollite, nell’inverno senza riscaldamento, nel tuo sentirti sempre migliore di tutti, nella tua follia, nelle lacrime che sei costato a Koris. E non per la rottura, a tuo dire dura: per la vita che c’è stata prima. Per l’aver preso e troppo raramente dato. Per aver metodicamente distrutto Koris, avvelenandole qualunque cosa positiva in momenti già difficili. Per aver denigrato e gettato alla polvere quello che ora chiami “un sogno” e che all’epoca definivi “la schiavitù della routine quotidiana”.
No, Koris non prova pietà, né per la tua situazione spinosa, né tanto meno in nome della nostalgia dei tempi che furono. Koris non ti darà alcun sostegno. Koris probabilmente non ti risponderà nemmeno. Anzi, Koris non riesce a non sentirsi sollevata a vedere tutto questo con distacco e dirsi “guarda cosa hai rischiato”.
E sì, probabilmente Koris ha già un posto prenotato nel lago ghiacciato della Caina all’inferno per questa mancanza di compassione. Ma di vita terrena, l’unica di cui può ad oggi attestare l’esistenza, ne ha una sola. E il SonnoDellaRagione non ha più alcun diritto di farne parte.

Nota: qualcuno potrebbe dire “facile per te, tu ora hai ‘thieu”. È vero che la presenza di ‘thieu mette un no categorico a qualunque minimo fraintendimento di sorta, anche se ‘thieu fosse solo un’unghia della persona meravigliosa che è. Ma a onor del vero, questo post (e tutto quello che vi è legato) è a prescindere da ‘thieu, dai suoi occhi blu, dal sieguo Cupido, amo un bel volto, né so mancar di fé. Koris ha speso troppe energie e troppo tempo ad aggrapparsi al bordo dell’abisso prima, a ricostruire i cocci poi. Il non concedere nemmeno un dito al SonnoDellaRagione lo deve innanzitutto a se stessa.

bridgetjones

“Francamente preferirei pulire il culo a Saddam Hussein”

C’est ainsi que l’Amour de tout temps s’est vengé:
que l’Amour est cruel, quand il est outragé!

Blue Whale Challenge, PhD edition

Da qualche giorno rimbalza su tutti i quotidiani e non la notizia dell’espandersi della cosiddetta Blue Whale Challenge, un “gioco” sull’internet in cui il “giocatore” si piazza sotto il controllo di un “amministratore” che gli impone una lista di 50 cose umilianti da fare, fino ad indurlo al suicidio. Che sia vero o meno, sull’internet si dice che abbia condotto alla morte un certo numero di teenagers russi. Amministratore che invia mail con compiti umilianti che a lungo andare inducono al suicidio. Ci ricorda qualcosa.

bluewhale

E ti pareva!

In fondo, le somiglianze sono parecchie. Come comincia il gioco? Con una conversazione di questo tipo:

PhD Student: voglio fare un dottorato!
Advisor: sei sicuro? Non puoi tirarti indietro.
PhD Student: Certo. Che significa che non posso tirarmi indietro?
Advisor: una volta che il gioco comincia non puoi più ritirarti.
PhD Student: sono pronto!
Advisor: porta a termine ogni compito con diligenza e non dirlo a nessuno. Quando finisci un compito, mandamelo via mail. Sei pronto?
PhD Student: e se voglio smettere?
Advisor: so tutto di te, verrò a cercarti e ti rovino la carriera.

Anche le prove si adattano facilmente. Solo che anziché in qualche mese sono necessari almeno tre anni. Un esempio delle prove da superare?

  1. Iscriviti alla scuola di dottorato, consegna in segreteria tutti i 4783748 moduli. Manda una copia al tuo Advisor;
  2. Svegliati alle 4:20 e leggi i paper di bibliografia che il tuo Advisor ti ha mandato;
  3. Comincia a fare le prime analisi dati, fallisci miseramente perché sei nuovo, manda una mail al tuo Advisor;
  4. Fai un report troppo corto/lungo/off topic, mandalo per mail al tuo Advisor (che tanto non te lo caca paro);
  5. Se sei veramente pronto a diventare un PhD student, iscriviti al gruppo Facebook della tua facoltà. Se no soccombi in preda ai sensi di colpa;
  6. Fai un algoritmo che chiaramente non funziona;
  7. Manda i risultati (sbagliati) al tuo Advisor;
  8. Scrivi “PhD Student” sul tuo profilo Facebook alla voce “lavoro”. Derpimiti perché il tuo compagno di classe delle elementari, quello che non sapeva fare 2×3, è vice-dirigente dell’agenda del papi e si è appena comprato il BMW;
  9. Cerca di tenere a bada lo stress, l’ansia, la sindrome dell’impostore;
  10. Svegliati alle 4:20, scrivi il tuo primo paper per tutto un week-end;
  11. Manda il paper che ti è costato il week-end al tuo Advisor (tanto non lo legge uguale);
  12. Passa la giornata a procrastinare presentazioni urgenti;
  13. Partecipa a un seminario con altri PhD Student sicuramente più brillanti di te;
  14. Fai la tua presentazione. Sarà orribile e priva di senso;
  15. Cerca di migliorare i tuoi risultati sperimentali;
  16. Stai male, cadi in preda all’ansia sapendo che non avrai un post doc e tanto meno un lavoro;
  17. Accollati le lezioni più noiose del tuo Advisor;
  18. Accollati gli esami del tuo Advisor da correggere;
  19. Accollati gli orali al posto del tuo Advisor;
  20. L’Advisor ti chiede un incontro per discutere del tuo lavoro e se sei degno di continuare;
  21. Parla via Skype con un altro PhD Student disperato;
  22. Accollati tutto l’insegnamento del tuo Advisor per un semestre;
  23. Un altro algoritmo che andrà male;
  24. Compito segretissimo e urgentissimo che l’Advisor ti darà all’ultimo momento;
  25. Momento di autocoscienza con un altro PhD Student sul “cosa cazzo stiamo facendo delle nostre vite?”;
  26. L’Advisor ti comunica la data entro cui consegnare la tesi e discutere e tu non puoi fare altro che accettarla;
  27. Svegliati alle 4:20 in preda all’ansia, sapendo che non riuscirai mai a scrivere la tesi in tempo;
  28. Non parlare a nessuno per tutto il giorno. Tanto il tuo dottorato è l’unico argomento di conversazione, nessuno vuole starti ad ascoltare;
  29. Cercati un post doc, senza trovarlo;
  30. fino alla 49. Svegliati alle 4:20, scrivi la tesi, rispondi alle mail incazzatissime del tuo Advisor;
  31. Scaraventa la tua tesi e la tua persona davanti a una giuria di Advisor strafottenti che la ucciderà. È finita.

Se sei abbastanza stupido da voler giocare questo gioco, sarà dura: i posti di dottorato sono sempre meno. Si dice che di solito siano gli Advisor a scegliere le loro vittime. Nessuna mente vulnerabile dovrebbe essere esposta a tanto.
Sono tutte coincidenze? Noi di Voyager pensiamo di no.

Disclaimer#1: (visto che ormai l’internet è pieno di tristoni che prendono tutto sul serio) qui non si sta sfottendo chi si è suicidato perché abusato da uno sconosciuto su internet. Amesso che sia vero e confermato, poi.
Disclaimer#2: qui non si stanno nemmeno sfottendo i dottorandi, né si vuole scoraggiare la gente a intraprendere quella strada. Koris ha fatto un dottorato e lo rifarebbe (vabbè, magari non proprio uguale uguale, ma lo rifarebbe). Al limite, se proprio si vuole cercare uno scopo nel post, si può vedere una “denuncia” delle condizioni di stress a cui sono sottoposti PhD students e post-doc nella ricerca odierna, un argomento di cui si parla sempre troppo poco.

La palla è nel suo campo

La vita scorreva felice, non tenevate pensieri… avevate soldi, sesso e salute, tutti i dischi della Carrà… (qui per il seguito)

Era già da un po’ che Koris non aveva rapporti coi tizi dell’azienda e la cosa ha sicuramente giovato alla sua salute mentale. Almeno finché il Koris-cervello bacato non si è messo a pensare “e se fra nove mesi dobbiamo tornare là?” e ha cominciato a precipitare in un vortice di paranoia, ma sono problemi del Koris-cervello. E no, non fate battute sceme sui nove mesi ed eventuali congedi per maternità.
Il succo del discorso è che filava tutto liscio su quel fronte.
Poi Koris si è ricordata che a 70000 km Christine la macchina (di funzione) infernale avrebbe dovuto fare un collaudo-controllo-roba di auto che forse Koris dovrebbe sapere ma non sa. Essendo vicina al limite, Koris ha preso appuntamento pacificamente da un concessionario.
Tutto sarebbe stato ancora molto zen, se non avesse ripreso in mano i documenti aziendali che attestano il suo momentaneo processo di Christine. E lì c’era una riga che c’era anche prima, ma che non era mai stata considerata sul serio:
“Il dipendente è autorizzato a percorrere un massimo di 11000 km all’anno con detta macchina. Superata tale cifra, al momento della resistuzione tutti i chilometri eccedenti saranno fatturati al dipendente al prezzo di 1.65 euro al chilometro”
Koris ha ricevuto Christine che aveva all’attivo già 63000 km. Ora siamo a 70000 km. Pericolosamente vicini al limite massimo.
Christine non ha mai percorso, con Koris al volante, altra tratta che non sia Neutroni Porcelloni-garage. Il che fa 140 km al giorno.
Restano ancora nove mesi di contratto e il limite potrebbe essere ampiamente superato prima che venga l’estate.
Dopodiché, fanno 140 km al giorno per 1.65 euri, ovvero 231 euri per andare a lavorare tutti i giorni. Fino alla fine del contratto fanno in tutto circa 36000 euri. Non ci esce la Maserati, ma di sicuro un paio di Ya(xa)ris nuove. E un numero molto elevato di portiere per sostituire quella Ya(xa)ris autentica che ai 130 km/h sibila come un pitone.
Koris ha deciso di non farsi prendere la panico. In fondo, come dice sempre il CCC, è solo un documento.
Bisogna saperlo interpretare, come la Bibbia.
Si può guardare da un’altra ottica.
Si deve contestualizzare.
Può essere frainteso.
Ha fatto anche cose buone.
Non sapeva che fosse minorenn… scusate, ci siamo lasciati trasportare.
Poi Koris ha deciso che era il momento ideale per il panico perché, per quanto riguarda i Capi, carta canta solo nell’abusato rapporto Padrone versus Impiegato e non viceversa (a Mélenchon questa frase piace un sacco). Insomma, se può riportare money in qualche modo, il documento potrebbe diventare la Magna Charta Libertatum e cazzi di Koris, pagare. O meglio, prima fare un bilancio di quali organi interni vendere a un trafficante boliviano, all’occorrenza chiedere un prestito di cornee a ‘thieu che ha dei begli occhi, magari si piazzano bene sul mercato…
Ma prevenire è meglio che curare (e visto che la rete fa schifo, anche connettersi al Deep Web per contattare trafficanti di organi potrebbe essere complicato), anche se la prevenzione spesso è una rottura di palle. A Koris non restava altra scelta: doveva contattare il Commerciale Contenitore di Cazzate. Anche se sarebbe stato preferibile strapparsi i peli del culo coi guanti da box.
Koris gli ha scritto una mail ieri, il CCC ha risposto “oggi c’ho il businness in IDF, poi ti chiamo”. IDF non sta per Istituto Deficienti Funzionali, purtroppo.
Oggi ha chiamato. Koris ha voluto sincerarsi che avesse ben compreso il contenuto del problema.
“Sì! Ho capito che hai fatto già 70000 km con la macchina!”
Riprova, sarai più fortunata.
“No, ne ho fatto solo 7000 km, ma prima che scoppiasse un casino ho preferito avvertirti. Perché coi km che mi restano col piffero che arrivo a febbraio prossimo, a botte di 140 km al giorno”
“Lo so! Ho fatto una simulazione!”
Minchia, che prontezza di intelletto! Deve aver mangiato pane e volpe alla pausa kaffèèèèèèè.
“E la soluzione quale sarebbe?”
“Non ti preoccupare, la palla è nel mio campo. Ora penso…”
Ed è proprio per quello che Koris si preoccupa.
“… potremmo darti un’altra macchina…”
Oddio, no, un’altra saga potrei non reggerla!
“… o farti una deroga con concessionario…”
Parole in libertà.
“… o chiedere a uno dei resposabili dell’azienda che fa il leasing?”
E poi cosa? Una bolla papale? Un decreto del presidente della repubblica?
“Ma sono l’unica ad avere questo problema?”
“Sì! Cioè, no! Ho già avuto un sacco di altri casi del genere”
“… e come li hai risolti?”
“Non mi ricordo!”
Ecco, il buffer cerebrale del CCC si è saturato. Non osate più ricevere risposte sensate da lui. Tempo di chiudere la comunicazione prima che sia troppo tardi.
“Ma non preoccuparti, ci penso. La palla ora è nel mio campo”
Koris gli ha attualmente lasciato campo e palla, non senza una sorda inquietudine di fondo. Non sia mai che le similitudini calcistiche si trasformino piuttosto nel gioco della palla avvelenata.

Speleoterapia antibiotica

(Disclaimer: questo post non è adatto a gente che soffre di vertigini perché c’è un sacco di verticale. Veramente un sacco. Siete stati avvertiti)

Da bravo speleologo qual è, ‘thieu sa che gutta cavat lapidem, anche se gli manca il latino. Sarà per questo che ha dosato uno stillicio mirato nel Koris-cervello.
“Vieni allo stage speleo?”
“Se lo organizzi sulle Causses probabilmente no”
“Mi sa di sì, sarà sulle Causses. In ogni caso rispetterò la tua scelta. Comunque, hai deciso se vieni allo stage?”
Questo ripetuto più volte al giorno, fino alle 20 di venerdì sera in cui Koris, fuori tempo massimo, ha ceduto sbottando “vengo, ma mi porto libri e computer e se la grotta mi rompe il cazzo me ne sto in superficie”.
Ora, Koris si sta sottoponendo a una sorta di speleo-terapia per farsi passare la fifa dei pozzi. In pratica, ‘thieu cerca di far capire a Koris che sa fare. La terapia è a base di pozzetti crescenti perché Koris riprenda confidenza in sé, visto che su Amazon la hanno finita. Con qualche fatica siamo arrivati a un P36 non larghissimo la settimana scorsa. La speleo-terapia a base di “allez, viens!” stava funzionando abbastanza bene, ma ‘thieu insisteva nell’andarci piano.
Poi è arrivato l’Aven de la Cheminée.

cheminee

Ecco il rilievo verticale della bestia. Oh, siete stati avvertiti.

Koris sapeva una sola cosa: che c’era il P40 (pozzo di 40 metri). Ma si stava convincendo che se è passato un P36 la settimana scorsa, poteva passare un P40 questo week-end.
“Ma sono contro parete o nel vuoto siderale?”
“Tranquillo, dovrebbe essere tutto contro parete. Poi non ne ho la certezza, non ci sono mai stato” disse ‘thieu, forse incrociando le dita dietro la schiena.
Koris si è detta “proviamo, tanto pioviggina fuori e fa anche freddo”. Si è quindi calata nelle prime strettoie con altri sei speleologi più o meno agguerriti.
Arrivata al P40 molto prima del previsto, Koris ha cominciato a fare un training autogeno a base di “ce la fo, ce la fo, ce la fo” e tanto una volta messasi sul discensore la voglia di fare dietro-front era poca. Contro parete un paio di palle, scesi i primi due metri Koris ha potuto bearsi di un bel pendolo che la ha portata a un altrettanto bellissimo frazionamento nel vuoto. Le cose che le fanno rimpiangere le domeniche a copertina, divano e serie tv. Ma ormai era lì, quindi niente.
È andata. Frazionamento, arrivo su un pianerottolo con la voglia di scoppiare in lacrime potentissima. Ma non essendo in intimità era meglio cercare di sorridere e nascondere le gambe di burro, dimenticando volontariamente che qualcuno avrebbe anche dovuto risalire quel pozzo.
Ma niente, il peggio era passato. Il P35 e il successivo mini-meandro sono passati senza nemmeno accorgersene. Come una lettera alla posta, dicono i Francesi (che non sanno cosa accada alle poste italiane).
Poi sono arrivati loro. P26 e P24. Felicemente sottostimati da Koris, perché “ho disceso il P40, non mi ferma più un cazzo di nessuno”. E invece LOL.
Il P26 ha avuto il buon gusto di illudere Koris di essere stretto e contro parete, almeno per i primi due metri. Poi si è aperto in uno svaso impressionante, zampe nel vuoto e ripetersi ossessivamente “guarda il discensore, non guardare in basso”. Il P24 successivo era accessibile con un pendolo dell’odio supremo. Dalla cima, Koris era moderatamente certa di vedere il fondo. Anche qui, passato il frazionamento siamo a zampe nel vuoto. Ma si arriva per terra, anche se dovrebbe chiamarsi più P50 che P26+P24.
A sette metri Koris si è accorta che quello che vedeva non era il suolo. Era un terrazzino scosceso da cui si partiva “en vire”, ovvero al traverso appesi sulle longes e piedi ancora nel vuoto. Un’altra di quelle cose che Koris adora. E lì sì che si è passati come una lettera alla posta, ma la posta italiana.
Non ripeteremo in questa sede l’imprecazione gigantesca che Koris si è fatta scappare in lingua madre.
Koris ha raggiunto ‘thieu come una Furia/Erinni.
“Ti ricordi quando due anni fa allo stesso stage, quando eravamo mezzi persi alle tre di notte, mi hai chiesto se ti stessi odiando?”
“Mi ricordo”
“Beh, no, non ti stavo odiando”
“Meno male”
“ORA PERÒ SÌ!”
Il resto è stato tutto un susseguirsi di piacevole meandro e pozzi stretti e ben educati (almeno secondo il Koris-criterio). Il tutto per decidere di fare dietro-front a -300 perché cominciava a farsi una certa ora.
La strada da -300 alla base del P24 è stato tutto un mangiare come fogne ignobili. Qualunque cosa. Riso, the, barrette di cereali, albicocche secche, cioccolato, “che, lo lasci quello?”, madleines.
Koris ha dovuto fare appello a tutta la sua scarsa forza di volontà per risalire i vari svasi (da notte) con zampe nel vuoto. Ma qualcuno da quel buco doveva pure uscire.
Arrivata alla cima del P40, non credeva a sé stessa per essere ancora viva, intera e dotata di una sanità mentale. A ‘thieu in compenso sono stati prospettati parecchi turni di lavaggio piatti per compensare l’adrenalina e i sedici chili di sudore che Koris ha perso.
Era mezzanotte quando si è rimesso il naso di fuori, più di tredici ore dopo. Sotto la neve. Ebbene sì, era la notte fra il 30 aprile e il 1 maggio e c’era la neve. Che ai tre gradi del campeggio a fondo valle si è trasformata in pioggia ghiacciata. Koris è uscita dalla macchina a bomba e si è infilata nel sacco a pelo di piumino, senza nemmeno togliersi la sottotuta speleo (che è stata collaudata come fantastico pigiamone di pile).
Però insomma, dopo troppe uscite sulle Causses in cui rinunciava quasi subito, Koris questa volta è riuscita a farsi violenza e arrivare a -300. Non che lo rifarebbe la settimana prossima, eh. E quella che doveva essere una speleo-terapia leggera è diventata una dose antibiotica, nel senso letterale di anti-vita. Effetti collaterali: l’acido lattico e una fame oscena.
E questa volta possiamo dire che i formaggi puzzoni sono ampiamente meritati.

Quello che succede in Francia

In verità Koris non ha un’idea mezza di quello che sta accadendo in Francia perché è su un aereo verso Ushuaia, estrema punta sud dell’Argentina. Un imbarco per la Georgia Australe sarà cercato in loco. No, non è vero, Koris aveva trovato un ottimo volo di sola andata, ma ‘thieu le ha detto di smettere di fare la scema. Quindi Koris stamattina ha fatto sega al lavoro, ha raccattato i suoi pochi avere ed è salita sulla Ya(xa)ris in direzione frontiera italiana. Questo post è scritto in un’area di servizio mentre la Ya(xa)ris procede in direzione di Ormea, provincia di Cuneo, dove Koris pensa di stabilirsi vita natural durante a piantare patate. E poi quelli dello SpeleoClub del Tanaro sono simpaticissimi e hanno delle grotte fantastiche.

ushuaia

Minchia, era un affarone!

Non aspettatevi un post politico con un’attenta analisi sociologica perché fa parte delle tantissime cose che Koris proprio non sa fare. Quindi prendetelo come un’accozzaglia di considerazioni alla buona fatte da un Italiana all’estero (ancora per due settimane almeno).
Nel migliore dei mondi possibili, quello che Koris condivide con gli Orsettini Gommosi, Hamon vinceva col 70%, manco bisogno del secondo turno, gli altri tutti a casa e pacche sulle spalle. Ma non si vive nel migliore dei mondi possibili ed esiste la Bionda Tinta. La Bionda Tinta sarebbe Marine Le Pen, ma a Koris fa un po’ lo stesso effetto di Voldemort, Colei-Che-Non-Deve-Essere-Nominata. Quindi la Bionda Tinta.
Ieri sera, quando alle otto sono usciti i risultati pseudo-definitivi (parentesi: come cazzo facciano a sbagliare di qualche briciola percentuale a così poco tempo dalla chiusura delle urne per Koris resta un mistero), Koris ha iniziato ad aggirarsi per casa gridando “Che presa a male!”. Non voleva proprio essere testimone di una Bionda Tinta al secondo turno. Sì, ok, era abbastanza scontato, ma se si poteva evitare era meglio.
‘thieu ha spiegato che era inevitabile che accadesse, visto che i due poteri forti storici si sono mirabilmente sputtanati e che Mélénchon, in fondo in fondo, è solo un populista con poche chances. Poi ‘thieu ha continuato a sogghignare per aver visto Fillon cadere sul suo stesso culo, ripetendo in loop “così impara a prenderci per scemi”. Poi ha cercato di calmare Koris dicendole che al secondo turno la Bionda Tinta non avrà speranze (non ci è riuscito).
In pratica, checché ne dica Repubblica che ieri sera sparava parole in libertà (mentre Le Figaro faceva il coccodrillo a Fillon), la Bionda Tinta non ha vinto per un bel tubo: i voti che ha preso sono rimasti più o meno costanti dal 2007 ad oggi, solo che all’epoca aveva due centri importanti a farle fronte. Senza centri importanti è passata al secondo turno, ma sempre secondo ‘thieu è inverosimile che prenda al secondo turno più voti che al primo. Tranne che a Vunciumelandia dove sono fascistissimi, ma Vunciumelandia è una campagna devastata dalle stronzate e non la Francia intera. Quindi cosa dovrebbe accadere?
Tutti i candidati esclusi hanno dato supporto a Macron, persino Mélénchon che gli ha spalato contro betoniere di merda durante la campagna (a dire la verità ha detto al suo elettorato di “non votare per la Bionda Tinta”, ma in mancanza di Pikachu candidato bisognerà accontentarsi di Macron). Quindi il ballottaggio sarà un tutti-contro-una e non nel senso p0rnachos del termine, anche perché ci vorrebbe uno stomaco di ferro. L’importante è che la gente vada a votare in massa, senza pensare “ma tanto ci andrà qualcun altro”. No, no, bisogna portare a votare tutti, anche il gatto se necessario. Votate tutti e finirà come nel 2002, ovvero un 80% contro il padre della Bionda Tinta. ‘thieu c’era. Poi a giugno, alle legislative per eleggere i deputati, si finisce di gettare la Bionda Tinta nella fogna da cui è uscita. In fondo, col suo elettorato da ceffo da galera, non si può pensare che sappiano davvero cosa siano le legislative, visto che votano ad personam per loro stessa ammissione.

marine

Questa è una delle foto migliori che possano spiegare la cosa.

In tutto ciò, Koris non è per niente tranquilla perché boh. In Italia starebbe già scoppiando un merdone, in UK la Brexit non era probabile e negli USA Trump presidente era la barzelletta del secolo. E invece no. Quindi quel biglietto per Ushuaia e il campo di patate a Ormea conservano ancora un certo charme. L’Amperodattilo ha persino detto che, vista l’assenza di gatta Spin che si protrae, potrebbe anche elargire alla figlia un piatto di minestra in caso di bisogno (ma se torna gatta Spin sticazzi, Koris fuori dai balls, che di mangiapane a tradimento c’è già il felino). Nel mentre, per due settimane continua la personale Koris-campagna “pipistrellini pucciosi contro la Bionda Tinta”.

blondBat

Almeno questa pipistrellina è bionda naturale.

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