Archivi categoria: Horror

Finale col botto

Come già fatto, facciamo due pesi e due misure. C’è il finale di Neutroni Porcelloni e c’è il finale con l’azienda. Entrambi sono finiti, ma comunque, ci sono pur sempre delle differenze.

Neutroni Porcelloni, game over

Ieri i Koris-colleghi hanno consegnato a Koris un (orribilmente grosso) mazzo di fiori e una scatola di cioccolatini, per salutare la sua partenza. Doveva essere una sorpresa, ma qualcuno ha pensato bene di mettere Koris in copia della mail che annunciava la sorpresa. Da un certo punto di vista meglio così, perché le reazioni di Koris alle sorprese non sempre controllate e controllabili. Comunque sotto sotto le ha fatto piacere che non la odino e che abbiano capito che il cioccolato risolve sempre tanti problemi.

Stamattina era l’ultima mattina. Koris ha sbolognato ancora qualche file al Rimpiazzo, ha detto a Capo Palpatine cosa c’era da fare, ha aiutato il Rimpiazzo a tirare parolacce a MCNP. Poi, verso mezzogiorno, ha iniziato a dire ciao a tutti.

Al MegaCapo, che anche se non ci rivediamo pazienza (no, vabbè, Koris ha fatto finta di essere una persona civile).
Al MedioCapo, che verrà ricordato come colui che non ruppe quasi mai le palle.
Ai colleghi, che restano e resistono.
Al Rimpiazzo, che avrà bisogno di fortuna.
A Intrallazzone, che si è detto sempre pronto ad arruolare Koris just in case (#credici, ma non si può mai dire).
A Capo Palpatine, con cui si stava consumando una scena da film strappalacrime in corridoio. Perché sì, è vero, è incasinato, è confusionario, non è sempre facilissimo capire cosa voglia e altri mille difetti di cui si è già lungamente parlato. Però in questi tre anni Koris ha finito per volergli un po’ bene. Bisogna anche ammettere il vero: se non fosse stato per Capo Palpatine, Koris non starebbe andando dove andrà e forse avrebbe continuato a pensare di essere una nullità buona solo a farsi sfruttare. Capo Palpatine, pur con tutti i problemi annessi, ha ridato a Koris un po’ di autostima e di dubbio di saper forse fare delle cose. “Sei una rompicoglioni, ma hai ragione di essere una rompicoglioni e mi mancherai” ha detto. Certo, non poteva durare (anche perché avanti di questo passo non sarebbe durata Koris), ma è stato importante che ci sia stato. E comunque Capo Palpatine ha già minacciato Koris di collaborazioni o, quanto meno, di averla come esperta per le review. Insomma, se ne esce ma non se ne esce.

Quando Koris ha restituito il badge, è stata una sensazione strana. Di qualcosa che finiva, di crollo di alcune certezze, di libertà, di sollievo, di ommoddioeorachefaccio. Però è fatto.

Ciao, Neutroni Porcelloni, anche se non era per sempre, forse alla fine è stato bello lasciarti una Koris-impronta.

L’azienda, ovvero come morire gonfi

Presente tutti i discorsi strappalacrime di cui sopra sul “è stato bello”, “bisognava passarci”, “alla fine non è stato tutto inutile”? Ecco, per l’azienda non valgono proprio per una cippa di minchia. Koris se ne va e benissimo così, a mai più rivedersi davvero, piuttosto che lavorare di nuovo con loro si va a spalare cacca di oloturia in fondo al mar.

Il CCC ha detto che non aveva capito quale vetro della macchina fosse rotto, pensava il finestrino, ma se era solo il triangolo allora Koris poteva circolare lo stesso. Certo, come no. In ottobre, un’ora in autostrada ad andare e un’ora a tornare (se ci dice culo), ai 130, col triangolo rotto. Koris gli ha detto gentilmente che no, non poteva e cazzi suoi se non è contento.

Si è inoltre scoperto che la macchina circolava senza assicurazione. “Però la paghiamo, credo” ha detto interdetto il CCC. Accendiamo un cero postumo a tre anni di guida marsigliese senza incidenti, che qui c’è da gridare al miracolo, altro che Medugorje.

Last but not least, il bollo per la circolazione in periodi di guida alternata non è mai arrivato perché… il CCC ha sbagliato a mettere la targa. Commentiamo? No, non commentiamo, tanto non è più un nostro problema.

La ciliegina sulla torta: la tipa delle risorse umane, appena tornata da due ore di palestra, non ha voluto ricevere Koris. Nemmeno farla entrare in ufficio. Koris ha fatto presente che doveva ricevere il certificato di fine impiego e il saldo di stipendio, arretrati, giorni di ferie. La tipa ha risposto che non aveva pronto niente perché “c’era da organizzarsi”. Ora, Koris ha scritto che se ne andava tre fottuti mesi fa. TRE FOTTUTI MESI, se non si fosse capito. C’era tutto il tempo di organizzarsi, come hanno organizzato il Rimpiazzo. Forse non c’era la voglia. Koris ha detto che o le arriva tutto per posta entro dieci giorni, oppure buongiornissimo denuncia. Tanto è l’unico orecchio da cui sentono.

Però. È finita. Nel senso, domani si ricomincia. Altro, ma si ricomincia. Se Koris sopravvive all’orgia di panissa che ha previsto per cena.

Annunci

Meno sette, The Ring

Sette giorni! Koris potrebbe essere tentata di mandare in giro a tutti i capi di Neutroni Porcelloni una videocassetta assassina, contenuto Koris che si asciuga i capelli e che pare Sadako/Samara appena uscita dal pozzo. Differenze minime, umore incluso.

samara

Qualcuno mi passa il phon?

Koris si sente abbastanza fotteseghista, stato mentale guadagnato dopo mesi e mesi di paturnie. Il Nirvana, in pratica. L’atarassia degli dei. Il distacco dalle cose materiali.

Talmente tanto distacco che quando ieri mattina Koris ha trovato un finestrino della macchina di funzione esploso non si è nemmeno arrabbiata. Tanto fra SETTE GIORNI la macchina di funzione non è più un suo problema (soavi parole). Ha solo fatto la scartoffiaggine necessaria per evitare che il CCC la accusi di essersi spaccata il finestrino da sola. È incredibile di come l’atarassia ti permetta di sbrogliare una denuncia in meno di mezz’ora, senza turbare la tua pace interiore.

Koris si sta quindi aggirando con una macchina rattoppata con un pezzo di plexiglass, nella speranza che tenga ai prossimi ultimi dieci (diciamolo di nuovo che suona bene, ULTIMI DIECI) tragitti. Cinque andati, cinque ritorni. A dire il vero quattro ritorni e mezzo, ma al netto dei vari ingorghi diventeranno cinque. All’idea Koris è talmente triste che, quando nessuno la guarda, si trova a ballare sulle note di un immaginario “A l’entrada del temps clar disco dance remix”.

Su Neutroni Porcelloni è il delirio come solito. Il Rimpiazzo è ancora in vita ed è un punto a suo favore. Koris ha risposto male al Vodka e non riesce a sentirsi in colpa. Continuano a fioccare inviti per le riunioni post-15 ottobre, Koris li rifiuta con gusto perché è una persona pessima.

Si continua a ignorare signorilmente tutto il grandissimo bordello del dopo, perché in fondo ci piace nutrire ancora una speranza. E la speranza di aver ricominciato a dormire per davvero e non solo per raggiunti limiti di tolleranza umana.

Quindi, Koris, diciamolo ancora una volta: SETTE GIORNI!

Meno quindici, la pausa

Ultimi quindici giorni di circo azienda/Neutroni Porcelloni e Koris si è presa una pausa. Perché, come ebbe a dire Orso anni fa, quando si preparano tempi duri, è sempre meglio arrivarci rilassati. E anche perché Koris è sull’orlo della crisi di nervi andante, non ha più nessuna nessunissima faccia da difendere e/o mantenere e ha deciso che fino al 15 ottobre sarà schifosamente egoista.

Con ogni probabilità, la casella di posta sta grondando di mail di Capo Palpatine nel panico, di MegaCapo con lo scazzo e del CCC che dispensa cazzate come al solito. Koris potrebbe anche aprirla e vedere se le hanno detto qualcosa del rimpiazzo, ma… è davvero un suo problema? Se il rimpiazzo arriva domani bene, se non arriva estigrandissimicazzi. Che poi sarà la risposta jolly di qui fino a metà ottobre. Koris come Nando Martellone, in pratica.

Koris cerca di dimenticare che dal 16 ottobre in poi inizia una nuova parentesi in cui sarà tutto da rifare. E cerca di dimenticare anche i “siamo felici di accoglierti e ti aspettiamo con ansia”, che l’ansia se la porta già da casa, pronta all’uso. Minchia.

Morfeo come al solito si è dato alla macchia. La notte fra sabato e domenica Koris ha dormito meno di quattro ore, nonostante abbia provato tutti i metodi di rilassamento legale che avesse sotto mano. Poi è andata a fare speleo, addormentandosi in macchina a più riprese. Una volta arrivata a letto, nada de nada, sveglia e pimpante come non mai. Il sospetto che stia ricominciando la storia di Serse&Artabano si fa forte.

In tutto ciò, si sta sverniciando la porta del cesso, che giace smontata nell’ingresso. Quindi si defeca senza privacy. La vera sfida per l’intestino timido.

Una parte di Koris si chiede come diamine si faccia a promuovere (o almeno far sapere che esiste) un libro online. Voleva usare “Star Coso” come beta tester in attesa di, uhm, altro. Solo che continua a non sapere da dove cominciare. Adeguatissima come sempre.

Questo è l’ultimo giorno di pausa prima del rush (o anche del rash, visto che la gente su Neutroni Porcelloni è fastidiosa come l’orticaria) finale. Koris vorrebbe solo avere facoltà di dormire fino alla mattina del 16 ottobre, ma a quanto pare non è dato. Forse ne vedremo ancora delle belle.

Meno venti, gli smemorati

Ultimi venti giorni sulle sponde di Neutroni Porcelli e Koris è verosimilmente diventata ipersensibile, intollerante e rompicoglioni. Ok, rompicoglioni lo è sempre stata, ma ci sono sempre margini di miglioramento, con l’obiettivo di trovare strani e nuovi modi, per rompere le palle come nessuno le aveva mai rotte prima.

E mentre Koris vive di post-it, note sull’agenda, lista delle cose da fare, memorie alimentari affidate alla lavagnetta in cucina, altri individui non si ricordano nulla e vivono felici nell’oblio. E Koris invece si sfava, da vera professionista del vivere male.

Stamattina ‘thieu ha guardato lo smartphone (potremo aprire una parentesi su quanto Koris-ipersensibile odi la pratica del guardare le mail ancora prima di dire “buongiorno”, ma soprassediamo) e ha annunciato giulivo “Ah, il sedici ottobre c’è la riunione col gruppo speleo del Pacchetto Alpitour (qui e qui per maggiori informazioni), quindi mi serve la macchina”. Il sedici ottobre Koris inizia a lavorare altrove. Ma non è una cosa che si sappia, eh. Lo ripete solo ogni giorno, più volte al giorno. Quindi le è esploso l’equivalente gastrico di una testata nucleare nello stomaco ancora prima delle sette del mattino. Quando Koris ha fatto presente che le serviva la macchina per una ragione giusto un filo più importante, la risposta è stata “ah, me lo sono dimenticato”. Seconda testata nucleare di bile radioattiva. “Ma magari puoi vedere di uscire un po’ prima”. Stomaco vetrificato da fallout nucleare. “O chiedere se puoi andare in bus, tanto non sei obbligata a venire alle riunione”. Koris a quel punto ha richiesto che le venga riconsegnata la Ya(xa)ris (che attualmente usa ‘thieu per mini-tragitti), fanculo i suoi sedici anni, fanculo tutto, almeno è una Koris-macchina che Koris può accartocciare a piacimento. Bon, bah, d’accord, comme tu veux.

Però il fattaccio della dimenticanza un po’ resta. Non è che Koris sia il genere di persona che si attacca alla data, all’anniversario, al compleanno, a saturno-nella-settimana-casa, ma sperava che l’evento più atteso degli ultimi due anni lasciasse un minimo segno. A meno che tutto il fiato non sia sprecato e allora tanto vale tenerselo, nunc resonat in aperto vox clamantis in deserto. Va bene non aver memoria per le date, ma incasinare la logistica a una persona che vive già sui suoi nervi e poco altro… allora tanto vale pensare alla logistica solo per se stessi, che si fa prima.

“Eh, ma sono stanco, mi dimentico, non ci penso”. Ripetuto per cambiare i letti, mettere a posto le scarpe, azionare il cazzo di fottuto pulsante di Roomba, o anche solo scrivere “uova” sulla lavagnetta delle cose da ricomprare. Tanto c’è Koris-cylon che ha la memoria per tutto, del resto se la chiamavano Vicki a quattro anni una ragione ci sarà. Koris non dimentica, il che è un bene e un male.

Altro giro, altro smemorato. Ovvero lo smemorato per eccellenza, Capo Palpatine. Che dopo aver creato un turbine di casino che stava degenerando in un tornado di letame pronto ad abbattersi sulla regione, è venuto a pigolare da Koris per trovare una soluzione, fermare la catastrofe, hold the door e simili. Koris ha appurato che era una cazzata e il tifone merdifero si è esaurito in nulla. Capo Palpatine ha griato al merdacolo e ha guardato Koris come se fosse una sorta di re taumaturgo.

“Quindi nei prossimi mesi quando si presentano problemi del genere posso chiedre a te!”
“Ahem, veramente…”
“Ti nomino responsabile di questa attività!”

E allora sì, se vuoi. Responsabile per i prossimi venti giorni poi boh, qualche (altro) santo sarà. S’è dimenticato anche lui che Koris è in via di evaporazione. Se lo dimenticano tutti. Forse è solo una Koris-illusione.

Poi c’è l’azienda o che è smemorata davvero o sta facendo la gnorri, ma Koris non se ne vuole occupare. È allocato nella memoria grazie al puntatore cazzi_loro.

In questa landa di smemorati Koris vorrebbe solo avere un periodo per piagnucolare in un angolo, senza accolli di sorta. E potrebbe anche essere possibile, se l’azienda si ricorda di convalidarle venerdì e lunedì di ferie. Un’altra oculata dimenticanza?

Poi magari fra venti giorni passa tutto, eh. O passa Koris. A miglior vita.

Meno venticinque, la bile e il necromante

Meno venticinque giorni alla fine della fiera e, com’era prevedibile, sta succedendo di tutto.

L’azienda ha rifiutato le Koris-ferie per il mese di ottobre, col simpatico messaggio “ferie rifutate”. Punto. Nessun altro dettaglio. Koris ha quindi ritenuto opportuno abolire ogni paccottiglia quali i convenevoli e ha risposto di brutto “c’è una ragione valida?”. A quel punto il CCC si è rifatto ampolloso e ha risposto che siccome il primo ottobre arriva il rimpiazzo, quindi ci vogliono quindici giorni di passaggio di consegna (#credici, CCC). Koris ha risposto a sua volta che, dall’ultima chiamata del 26 agosto, nessuno le aveva più confermato nulla del rimpiazzo, quindi pensava di farsi i cazzacci suoi, ma che comunque sposterà le ferie a… la settimana prossima. E che si inculino un cipresso se non sono contenti. Per ora nessuna risposta, nessuna nuova buona nuova.

Koris è un po’ disgustata all’idea di aver passato cinque anni della sua vita a far fare soldi a questa banda di disonesti sfruttatori. Che se in francese li chiamano “mercanti di carne” non è poi così sbagliato. Comunque fra venticinque giorni è finita e piuttosto che tornare a lavorare per gente del genere, Koris va fare l’acconciatrice di ratti di fogna a domicilio.

La macchina di funzione è stata rigata da un’anonimo marsigliese nel parcheggio. Poco e su un parafango, un danno che in media manco si vede. Siccome Koris non ha alcuna voglia di sborsare la caparra, ci metterà la cera e pregherà che il giorno della consegna piova a catinelle. E qualora il CCC dovesse accorgersene, farà la sceneggiata del “oddio, non lo avevo visto, deve essere accaduto stanotte!”. Del resto in azienda succhierebbero il moccio dal naso di una carogna se questo potesse fruttare mille euri, quindi gli scrupoli sono morti e sepolti.

Poi dal primo minuto del sedici ottobre Koris torna ad essere la persona honestaaaa che è (quasi) sempre stata, promesso.

Il pc del lavoro ha deciso che i driver audio non sono necessari al Koris-lavoro e si attivano solo coi privilegi di amministratore. Koris è quindi tagliata fuori da tutte le conf call, ohquantomidispiace. Capo Palpatine le ha lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica di Skype che, una volta riusciti ad ascoltarlo, si è rivelato essere due minuti di silenzio e rumori di fondo. Sempre cento per cento grandi insuccessi.

Il ciclo veglia-sonno di Koris continua ad essere alquanto confuso e alquanto carente per quanto riguarda la seconda parte. Le malelingue dicono che potrebbe essere la bile accumulata dal di tutto che sta succedendo, ma suvvia, sono solo dicerie, di sicuro è colpa degli ormoni. Comunque, visto che ormai la situazione si protrae da un po’ (troppo) tempo, Koris ha deciso di fare qualcosa per questa valigia di sonno arretrato. E ha provato di tutto: la lettura, l’astinenza dal pc prima di andare a dormire, le erbe, la meditazione, le pratiche tantriche, la kimika, i riti sciamanici, le tisane, il chi più ne ha più ne metta. Risultati nulli.

Ieri sera Koris ha deciso che there is no way like the old way, è andata alla ricerca del cd di Diablo II del signor IoNonHoMaiGiocatoAiVideogiochi ‘thieu, ha constatato che Winsozz 7 si è pappato la sua maga di trentesimo livello. Quindi ha creato un personaggio necromante chiamato Kakka in onore del messaggero dei morti sumero e ha passato un tempo non trascurabile a maledire cose e resuscitare scheletri. Strano ma vero, stanotte Koris ha dormito più del solito. Non siamo ancora a livello ottimale, ma del resto Kakka il necromante è ancora a livello sei. Ci sono ampi margini di miglioramento per lui e per i ritmi circadiani.

Non è sicuro che Koris sopravviva alla bile dei prossimi venticinque giorni. Se non dovesse farcela, chiamate Kakka a resuscitarla.

P.S. Per chi interessa: “Star Coso” è stato terminato e, se Wattpad vi sta sulle palle (o viceversa), ve lo potete scaricare in formato acconcio dall’apposita pagina qui sopra. Fine informazione promozionale.

Cronaca di un giorno di pioggia

Ti svegli coi lampi. “No, ma vai tranquilla, sono solo due gocce” disse quello che ha dei geni Ch’ti. Ora, le due gocce di uno Ch’ti corrispondono circa a un’allerta meteo di livello arancione per il Mediterraneo medio.

In strada è buio. Ma non buio naturale da cambio di stagione in atto, le tenebre complete. I lampioni sono spenti perché il comune deve aver trascurato di pagare la bolletta, ma sarebbe capacissimo di dire che è una procedura ecologica per risparmiare elettricità. Come no. Ti avvii nel buio sotto la pioggia, sentendoti già un po’ sfigata per il quadro e perché sono le 6:50, e non osi attraversare la strada per paura di essere investita da: A) una macchina coi fari spenti, B) un ratto di fogna mutante, C) un monopattino elettrico contro mano.

E ancora hai culo che non ti muovi negli orari di entrata scolastica. Altrimenti dovresti fare il percorso di guerra fra i veicoli ammassati davanti al portone della scuola, nel tentativo di far sbarcare i pargoli direttamente dal sedile alla soglia della classe. Ma del resto, in questo XXI secolo, il “allora ti sgancio in corsa, eh” e lasciare che il bambino attraversi da solo la palude stigia dei giardini delle elementari De Amicis sarebbero considerati abbandono di minore e denunciati ai servizi sociali.

Arrivi finalmente sulla Cannebière dove ci sono ben due lampioni accesi che fanno luce a un tizio impegnato in un’inversione a U in pieno senso unico. Vabbè, entri nel parcheggio. Dove due uscite su tre sono bloccate per ragioni imperscrutabili, ma te lo hanno già detto, qui siamo a Marseille, se vuoi un posto con senso civico devi emigrare in Svizzera (lett.).

Entri in macchina, metti in moto che già non ne hai voglia. Nota di colore sulla macchina di funzione, Christine III ed ultima: non è dotata del pulsante che attiva automaticamente lo sbrinatore per i vetri. Il conducente deve girare le manopole di direzione del getto e temperatura fino a trovare la soluzione a mano. Livello di ergonomia: Wolkswagen Jetta del 1984.

Anche sul tratto urbano dell’autostrada i lampioni sono spenti e le righe delle corsie non si vedono. La gente va un po’ a cazzo di cane e tu con lei. Ma che bisogno c’è della luce, no? In fondo si sa che i Marsigliesi sono sempre così ligi alle regole… abbastanza da considerare i collaudi una formalità inutile e continuare a guidare la Clio del defunto zio Toninu, immatricolata nel ’90, sprovvista di frecce, stop, pezzi di carrozzeria a scelta e con gli abbaglianti come unica opzione per i fari. A confronto la Ya(xa)ris entra nella categoria auto di lusso. Cosa può mai andare storto? Ah, dimenticavi: ci sono anche lavori e relative voragini sparse qui e là per il tragitto.

Termini, tant bien que mal, il percorso del combattente marsigliese per arrivare alle porte di Aix, ovvero Fighettolandia in cui funziona tutto tuttissimo, che mica siamo a Marseille, oh. Peccato che per attraversare sani e salvi il tratto autostradale di Aix sia consigliabile avere una macchina con l’opzione U Boat, per guadare indenni le pozzangere con una profondità stimata di un paio di metri.

Arrivi finalmente sull’autostrada di Gap, passati i due tornanti della muerte che escono da Aix. Ora dovresti essere un pelo più tranquilla, nonostante la pioggia che ti limita ai 110. Almeno finché non ti trovi in coda un* stronz* (la pessima abitudine si è rivelata essere gender neutral) con, a scelta, una Audi/Mercedes/BMW/Porche/Maserati (nella campagna Aixoise hanno la riccanza, loro) che ti si incolla al culo, in barba a qualunque nozione di distanza di sicurezza, perché a suo dire non stai andando abbanstanza veloce e stai facendo perdere tempo prezioso al bizness. Già ti girano i coglioni a raffica.

Superi l’ultimo ostacolo della coda al pedaggio, che questa volta ha deciso di accettare la tua carta di credito senza protestare, almeno quello. Parcheggi, ma vorresti solo buttare la macchina (ora in riserva) nella Durance e ritirarti a fare l’eremita all’Adaouste assieme ai pipistrelli.

Poi ti dicono anche “eh, ma vuoi mettere la comodità della macchina rispetto ai mezzi pubblici?”.

Tecnologia vs social network del villaggio

Koris e ‘thieu sono andati a un convegno speleo durante il week-end (che è andata come è andata, ma vabbè, pazienza). L’idea primigenia era “ma sì, andiamo in tenda, che sarà mai, è ancora estate”. Poi il meteo ha iniziato a promettere e/o notti a sei gradi e l’idea della tenda ha perso un po’ di fascino. Durante la settimana scorsa ‘thieu ha deciso che si è ancora abbastanza ricchi per potersi pagare due notti in rifugio e limitare il disagio. Solo che non aveva tempo di occuparsene e ha sbolognato la patata bollente a Koris.

Koris ha scartabellato la lista dei rifugi, si è accorta di essere fuori tempo massimo per le prenotazioni online e ha cominciato a chiamare munipi in villaggi sperdutissimi delle Cevenne. Ha riceuvto risposta solo dallo sperdutissimo villaggio di Revens, che aveva in effetti un’ex-stalla-ora-monolocale-cozy da affittare.

“Però io non posso darvi le chiavi venerdì sera,” ha avvertito la tipa incaricata “le lascio il numero di Regis il mio vice che si trova in loco. Ah, vi avverto che nel villaggio non ci sono negozi, il più vicino alimentari è a 20 km a Lanejuols.”

Questo doveva dare un’idea delle dimensioni del villaggio. Koris si è segnata il numero su un fogliazzo, quindi lo ha trasferito sullo SmartPhogn, pensando che la tecnologia sarebbe stata d’aiuto. Grossolano errore.

Venerdì pomeriggio, in macchina all’altezza di Montpellier, si è scoperto che lo SmartPhogn aveva fagocitato il numero di Regis per consegnarlo all’oblio. Panico. Terrore. Koris cerca di mandare a memoria il numero, ma si ricorda solo sei cifre su dieci. ‘thieu minaccia di farla chiamare numeri inesistenti per sperimentale tutte le possibili combinazioni lineari delle cifre mancanti, hai visto mai ci si azzecchi per caso.

Tutto bene quel che finisce bene, Koris riesce a richiamare l’addetta municipale, che si degna di rispondere e dà le cifre mancanti del numero di Regis. Koris continua a ripetere “mi dispiace” per il resto del viaggio.

Si arriva al crepuscolo in cima alla collina abbastanza sperduta di Revens. E qui dramma numero due: qualunque telefono segna “nessun segnale”. Nemmeno “solo emergenze”, proprio zero, sticazzi, schermo totale dal campo telefonico. Lo SmartPhogn riesce a captare una mezza tacca capitata lì per caso, ma ovviamente il telefono di Regis non prende. Secondo momento di panico, si pensa di passare la notte in macchina davanti alla chiesa.

Nel crepuscolo sul villaggio deserto, spunta un omino che pare Doc di “Ritorno al Futuro”, con un cesto di funghi sottobraccio. ‘thieu, perduta ogni vergogna, gli corre incontro.

“Scusi, è mica lei Regis?”
“No, cosa volete?”
“Avremmo affittato il rifugio municipale, ma non riusciamo a contattare il tizio che deve darci le chiavi…”
“Eh, sì, qui i telefoni non prendono quasi mai, per questo usiamo tutti il fisso…”
“Ah.”
“Ma so dove abita, venite che vi accompagno”

Segue scena in cui ‘thieu si fa perculare perché si preoccupa di chiudere la macchina, quando nella sperduto di Revens la gente lascia aperta direttamente la porta di casa. Infatti la porta di casa di Regis è aperta, su una sala da pranzo in cui una catanonna centenaria sta cenando a formaggio di pecora.

“Ho trovato questi due naufraghi, Regis, cercano le chiavi del rifugio.” ha annunciato Doc “Ah, e se vedi la luce accesa nella casa dei Tizi non ti inquietare: il mio pc si è rotto, quindi mi hanno detto di usare il loro”

Fu così che Koris e ‘thieu riuscirono a non dormire in macchina. Tecnologia 0, social network del villaggio 1.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: