Archivi tag: aiuto

La settimana del SuccedeDiTutto

Koris he cercato di ignorare la presente settimana in tutti i modi, compreso quello del Relatore Max che esclamava sempre “c’è tempo” negando l’evidenza. Koris ha tentato di fuggire dalla realtà nel Vercors, prima all’abisso dei Fiori Bianchi, poi nel ramo storico degli Chouats, perché se sei sottoterra le preoccupazioni non ti raggiungono. Solo che ti aspettano all’uscita della grotta, anche se fuori ci sono otto gradi e 100 km/h di vento sul plateau des Gagères. Insomma, non se ne esce; dalle preoccupazioni, non dalla grotta. Dalla grotta si esce luridi e con male al collo per aver bassamente sovrastimato la larghezza dei cunicoli merdosi e bagnati.

Ad ogni modo, disagio nonostante, lunedì è arrivato e Koris non è pronta per nulla. Non è concentrata su nulla che non sia il suo nervosismo, tant’è che sta fissando delle equazioni chiedendosi “ma sono davvero così importanti i prodotti di fissione? Ma dell’uranio non se ne può fare a meno? Ma è proprio importante sapere cos’è un reattore?” (non so, Koris, fai tu). Nel suo cervello c’è un misto di tensione e magone, perché alla fine potevi anche restarci qui e sperare che la sorte ti assecondasse. O magari no, come pensava Koris mentre fissava soffitti alle cinque del mattino, magari saremmo ancora a lambiccarci il cervello sul perché e sulle ingiustizie sociali. Koris non ha chiarissimo cosa stava pensando alle cinque del mattino, erano cose confuse in cui la logica era piuttosto a spasso.

Koris ha deciso di fare due torte da portare domani per “festeggiare” la sua partenza. Anche questa decisione genera un’ansia terribile per le doti culinarie di Koris, che come si sa sono inesistenti. Si è quindi deciso che una torta sarà una crostata con la pasta comprata già fatta (il backup a prova di scemo, ma non sediamoci sugli allori), l’altra una risposta di Google a “dolci facili e rapidi per persone incapaci”. Capace che viene uno schifo proprio, almeno ci sarà la crostata di backup. E se la Koris-vita non prevedesse di partire da casa alle 6:30, la soluzione migliore sarebbe stata portare croissant per tutti e contenti li sapienti e li minchioni. Ora non soffermiamoci a pensare se Neutronland ci mancherà davvero o se è piuttosto paura del futuro featuring sindrome di Stoccolma. O un discorso più elaborato in cui c’entra la fuga da Neutroni Porcelloni, queste cose le lasciamo alla psicologia.

L’enorme elefante nella stanza che continuiamo a ignorare è l’inizio del nuovo lavoro mercoledì. Che Koris non sa cosa aspettarsi, non sa niente, non sa nemmeno se vuole degli spoiler. Un po’ sì, un po’ no. Magari sono dei pazzi col botto come in Neutroni Porcelloni. Magari le fanno fare orari della follia e sono anti-bus, quindi tocca riprendere la macchina tutti i giorn. Magari la cacciano con ignominia perché Koris s’è messa le Converse durante il lunghissimo periodo di prova (sei fottutissimi mesi, ricordiamo). Ci sono tante cose che possono andare storte, anche se un sacco di gente persiste nel dire che per farsi cacciare durante il periodo di prova bisogna farla davvero grossa e che non avrebbe senso assumere qualcuno per cacciarlo dopo due mesi, ma Koris non sente ragioni, sente solo i suoi traumi.

Una mini-ragione di tensione è la discussione di Stagista J domani mattina, che potrebbe essere un bagno di sangue ma anche no. Ma anche chissenefrega, a un certo punto è un suo problema, non di Koris. Tanto ormai si è tolto dai piedi, Koris gli ha detto “per qualsiasi dubbio chiedi”, Stagista J non ha chiesto nulla, quindi si parte dal principio che non abbia dubbi. O che se ne sbatta il belino, cosa assai più probabile. Ripetiamolo ancora una volta: non è un Koris-problema.

E niente, questa settimana succederà di tutto, è circa inevitabile. Speriamo solo che non ci faccia troppo male.

Assolutamente

A che prezzo

(Nota: questo post doveva essere scritto 24 ore fa, ma c’è stato un disguido tecnico. Nelle 24 ore successive sono successi altri eventi, ma ne parleremo domani. Forse)

Oggi doveva essere quel giorno, il giorno atteso da un anno a questa parte… no, non quello in cui confermano Koris a tempo indeterminato, quella era una fandonia che esisteva solo nel cervello del Capo. Oggi era il giorno in cui lo spettrometro gamma sarebbe tornato operativo, dopo un anno di immani rotture di cazzo fra lockdown e altre amenità. In previsione Koris aveva fatto una certa quantità di scartoffie che non aveva nemmeno capito bene lei. Visto che negli ultimi giorni tutto taceva, Koris osava sperare di aver fatto la sua parte e fine lì.

Stamattina c’era la riunione di laboratorio, per cui Koris aveva detto un mese fa al tizio “venite al pomeriggio”. Alle nove si è scatenato l’inferno.
“C’è un tizio che aspetta all’entrata e non può entrare”
“Il formulario di autorizzatone C985 rosso non è firmato”
“Manca il modulo AB26 barrato a pois”
“Koris non s’è occupata del piano di prevenzione dei meteoriti dal pianeta degli insettoidi”

Koris ha staccato il telefono per cinque minuti buoni perché si sentiva sopraffatta e aveva bisogno di calmarsi. Anche perché non aveva ricevuto nemmeno la metà di tutte quelle mail e scartoffie che le richiedevano. In quei cinque minuti la Capa si è manifestata con “ah, forse dovevo farlo io ma pensavo lo facesse Koris. Ma devo fare qualcosa? Che stamattina sono a casa a preparare i pancakes al cane, mica posso occuparmene”. Koris ha dovuto ponderare la scelta se fingersi morta e passare per fancazzista, oppure attivarsi come la cretina che è. Koris ha un debole per passare per cretina.

Prima chiamata, la segretaria. Va riconosciuto che ha avuto il buon senso di non dire “calmati”, altrimenti ci sarebbero state conseguenze. La segretaria dice che Koris deve andare all’ingresso di tutto il comprensorio a raccattare l’installatore di spettrometri, poi di vedere con la responsabile delle scartoffie come fare. Koris ruba una macchina di servizio e mentre guida riceve la chiamata della responsabile, che è già nella sala delle misure, chi minchia ti ha chiesto niente a che te mannaggia agli dèi tutti. Koris recupera l’installatore, che per fortuna aveva già un accesso fatto non si sa come, magari è un hackerz, ma a sto punto va bene tutto. All’ingresso le fanno giurare di non abbandonare l’installatore mai, di essere la sua ombra. E va bene tutto.

Koris porta l’installatore nel laboratorio di misura, dove attende la responsabile della scartoffianza con una pila di fogli da firmare. Che poi sono tutte cose di buon senso, come non mettere le dita nella presa o non andare a leccare le sorgenti radioattive. Koris è sempre stupita che si debbano ribadire cose del genere, ma sa anche che le assicurazioni ci sguazzano in questo genere di cavilli; che bella la vita nel XXI secolo.

“Mi serve la firma del capo laboratorio”
“Credo sia a casa a mangiare i pancakes col cane”
“Va a far firmare il vice capo”

Koris riprende la macchina, sgomma sulla ghiaia, maledice tutto e soprattutto se stessa perché in fondo lo sa che è colpa tua. Preleva il vice capo dalla riunione che sta andando avanti senza lei, lo fa firmare e si stampa la delega per la firma in quadruplice copia. Il papa dice che non è necessario che apponga anche lui il sigillo con la ceralacca, come se avesse accettato. Koris torna nel laboratorio di misura.

“Ok, a questo punto è tutto pronto, posso lasciarti da sola con lui. E ricorda, se succede qualcosa sei responsabile”
Koris accetta di essere responsabile, hai visto mai succeda davvero qualcosa e le diano l’ergastolo, quello sì che è un tempo indeterminato.

Finita la bagarre, l’installatore di mette a installare lo spettrometro. Koris, nel tentativo di non soccombere, lo guarda fare e pensa che tutto sommato poteva farlo anche lei, ma visto che pagano anche sticazzi. Arriva un messaggio dalla Capa “oggi pomeriggio vengo per discutere di quello che è successo perché non va bene”. Koris evita di risponderle un francesismo del calibro “la fente de ta mère”, ma ormai se la licenziano pazienza, è stato bello finché è durato.

E niente, lo spettrometro è lì in laboratorio che si raffredda, il cervello di Koris anche ma con molto meno successo. La capa per ora è non pervenuta. Koris si chiede se ne sia valsa la pena sottoporsi all’ennesimo sbatto, se tanto fra meno di un anno e mezzo sarà buttata via tirando lo sciacquone, con buona pace del turnover e dello spettrometro.

Dev’essere così…

Esperienze contraccettive intensive

“Ci sono anche due bambine in campo speleo, è un problema?”
Koris e ‘thieu hanno imparato che dire “no, figurati, vai tranquillo” comporta un rischio per la salute mentale, la salute fisica, nonché per qualsiasi voglia di portare avanti la specie umana ovvero per il desiderio di procreare.

Che poi Koris avrebbe voluto solo staccare il cervello per quattro giorni, di cui due di ferie abbandonando Stagista J perché non si faccia troppe illusioni. Comunque, staccare il cervello e andare in grotta, vedere cose belle ove possibile, mettere il suo grasso e grosso culo nel vuoto di un pozzo, quindi uscire e mangiare come se il grasso e grosso culo di cui sopra non esistesse. Le Koris-velleità hanno dovuto scontrarsi con la cruda realtà, tanto per cambiare.

“Ma sì, sì, le due puffette se la cavano su corda, non vi preoccupate”
Questa frase è stata parafrasata in “scendono in un regime del terrore, piangendo fiumi di lacrime e preparando la futura fortuna di un terapista”. Già il primo giorno si sono viste scene da dramma che forse erano capricci, forse era terrore, noi di Voyager non sappiamo dirlo. Si pensava di fare due pozzi, ‘thieu ha dato l’alt fermi tutti dopo il primo, con grande frustrazione di quella che sta scrivendo. C’è da dire che all’uscita ‘thieu e Koris sono riusciti a far passare un po’ la paura del vuoto facendola appendere alla corda e facendola contare fino a cinque/dieci/venti con le mani sul casco. Roba che se lo avessero detto prima, nessuno ci avrebbe creduto.

Il peggio del fondo del barile si è raschiato il giorno dopo. ‘thieu aveva proposto di fare una grotta senza corda, ma no, troppo facile, non ci sarebbe stato abbastanza dramma. Dopo un primo pozzo ridicolo, che tuttavia stava per finire in tragedia, ci si è accorti che la grotta proseguiva o in un inaccessibile passaggio a sei metri d’altezza, o in un dedalo di pozzi non proprio canonici. Mentre gli adulti maschi cercavano il prosieguo, la puffetta grande stava piangendo tutte le sue lacrime perché aveva visto dei ragni, nell’indifferenza genitoriale. Koris ha cercato di convincerla che gli aracnidi sotterranei sono innocui e fanno la loro vita, ma davanti al panico ostinato ha convinto la puffetta ad andare altrove, dove non si vedevano creature a otto zampe e troppi occhi. Nel mentre ‘thieu ha trovato il prosieguo della grotta, lo ha armato e ha fatto presente all’altro maschio adulto:
“Non è pensabile che le puffette passino di lì, c’è una calata di 18 metri con posizioni folkloristiche, non si può fare”
“Ah, d’accordo. Allora portatele fuori mentre io e la mia tizia andiamo a fare un giro, poi semmai ci raggiungete”

Rumore di mandibole cadute a terra, forse ci sono passati sopra pure i ragni, non era quello il problema. La riposta giusta sarebbe stata “sticazzi”, ma ‘thieu e Koris erano troppo sbalorditi per riuscire a piazzare la risposta giusta. Toccava portare fuori le puffette, ove fuori era un crinale che dava su una strada, non proprio il posto ideale per far pascolare due under otto. ‘thieu ha passato un tempo lungo chiuso nel suo mutismo che è sempre meglio lasciar perdere. La puffetta piccola, fierissima di sé per aver disceso un piano inclinato tutto da sola, era diventata un Koris-satellite e forse Koris se la sarebbe anche portata giù per P100, in quello stato mentale. La puffetta grande, invece, in aracnofobia pura.

Il problema era il seguente: portare le puffette da una sala all’altra, dove c’è sì il pozzo di uscita, ma anche i ragni. Mentre ‘thieu faceva il cosplay di una statua incazzata, Koris si esibiva nel problema del lupo, la capra e il ragno per far muovere due puffette verso un pozzo, una in lacrime, l’altra che iniziava ad avere freddo. Resasi conto che la situazione aracnofobica non andava risolvendosi, Koris ha urlato a ‘thieu di far uscire puffetta piccola, cosa che è avvenuta senza incidenti. Nel mentre Koris ha tenuto in braccio per un’ora puffetta grande, seduta sulla sua gamba, a cercare di tranquillizzarla.
“Senti, se vado a togliere i ragni dalla sala te la senti di andare fino al pozzo?”
“Shi”
Koris è andata a spostare delle bestiole che non ne potevano nulla, U Babbu docet.
“Ora non ci sono più i ragni, andiamo?”
“No! Nel frattempo sono tornati”
Enorme sforzo per evitare di urlare “SENTI STICAZZI DEI RAGNI È GIÀ UNA GIORNATA DI MERDA ANCHE BASTA”, ma solo perché imprecare nella propria lingua madre aiuta.
“Ho paura che mi mangino le mani”
“Tieni i miei guanti, sono persino rosa, i ragni che comunque non ci sono non ti mordono di certo. Adesso andiamo?”
“NO!”
“Ahem, senti, però dobbiamo uscire… o almeno potresti sedere sulla gamba sinistra, che ormai la destra è preda della cancrena?”
“No, ho paura!”
Scende in grotta San Germano Mosconi a congratularsi con Koris per la sua inventiva nelle bestemmie. Bisognava distrarre la marmocchia in qualche modo perché non pensasse ai ragni e fosse trasportabile fino al pozzo.
“Ho un’idea, cantiamo una canzone!” ha esclamato Koris, che avrebbe voluto cantare ‘osteria numero nove’ ma si è trattenuta “Qual è la tua canzone dei cartoni preferita?”
“Non ne conosco”
“… in che senso non ne conosci? Nemmeno la canzone di Frozen? La conoscono pure i sassi la canzone di Frozen, eddaje…”
“Non li guardiamo mai i cartoni animati”
“E cosa guardate?”
“Netflix con mamma”
“E cosa guardate su Netflix con mamma?”
“Netflix”
Appurato che forse Suburra è adatto alle under 8 e che non conoscere né “Giovanni re fasullo di Inghilterra” né “Questo il mondo fa girar” (ma nemmeno qualcosa di meno vintage) è segno di un’infanzia sprecata, Koris è finita per trarsi d’impiccio facendole recitare le tabelline. Forse non il metodo più piacevole e ortodosso, ma abbastanza efficace perché la puffetta grande pensasse ad altro. ‘thieu e Koris la hanno presa pertrafficata le braccia e portata fino al pozzo, quindi restituita alla superficie.

‘thieu è uscito dalla grotta urlando “viva il coltellino“, nonostante non abbia velleità a cantare da castrato. Koris ha iniziato a mandare messaggi densi di panico all’Amperodattilo chiedendo se anche lei e Orso fossero così nello scorso millennio (“ma figurati, passi lunghi e ben distesi” disse l’Amper, che nel XX secolo usava intimare “questo è un capriccio!” per far cessare sul nascere qualunque intento lamentoso). “Dipende da come li educhi” ha terminato il responsabile ISO-9001 del Cenozoico via WhatsApp. Ecco, di certo dipenderà dall’educazione e della disposizione d’animo, tuttavia certe esperienze mettono la pietra tombale su qualunque eventuale, minima, residua voglia di shakerare gameti e far venir fuori nuovi esseri umani.

P.S. taciamo tutti i capricci corollari perché se no il post diventa un elenco di lamentele infinito.

Ma infatti, visto che il divertimento non si accompagna alla sofferenza, esperienze del genere facciamo anche basta

Traumi, stagisti e quant’altro

Koris ha uno stagista suo, che chiameremo stagista J e che spereremo essere pių sveglio di dottorando Santuzzo (ci vuole poco). Per ora sembra esserlo, per ora. Koris non aveva granché voglia di prendere uno stagista, per più ragioni, fra cui la voglia di non vedere nessuno dopo la beffa del posto. E anche perché non è d’accordo con la politica del laboratorio che considera gli stagisti tirocinanti “gente a cui sbolognamo roba”: uno stagista viene per imparare, non per accollarsi cose che gli altri non vogliono fare. Il Koris-tirocinio in OPERA lo consideriamo la solita eccezione, un discorso complicato a base di sindrome di Stoccolma. Tant’è, alle strette, Koris ha preso stagista J nella speranza di non fargli troppi danni. Sono seguite (e stanno seguendo) innumerevoli notti insonni perché Koris sa di non saper fare e farà danno e questo tirocinio sarā una catastrofe per tutti. C’è serenità.

Stagista J è arrivato ieri, quando Koris tornava in ufficio dopo due settimane di smartuorchi piene. Stagista J ha trovato Koris chiusa fuori dall’ufficio perché hanno cambiato la combinazione della cassaforte con le chiavi e nessuno lo ha comunicato. Koris ha proposto di mettersi nella sala riunioni ad attendere, così avrebbe potuto guardare le mail e connettersi all’internet. Salvo scoprire che non ci sono più cavi ethernet nella sala riunioni, quindi niente connessione perché il wifi è sotto encoding SeLallero. La quantità di figure di merda era sufficiente per la giornata e non erano nemmeno le otto e mezza del mattino. Però no, non era finita qui. A Koris avevano detto che la domanda del pc per lo stagista era automatica al suo arrivo; hanno mentito, bisognava chiederlo. “Com’è che non lo sai?”, boh, forse perché Koris è qui da un anno e mezzo, non ha mai seguito stagisti qui e forse non ha la scienza infusa, ma sono solo ipotesi. Koris ha stampato lo stampabile per far cominciare a lavorare stagista J, nel mentre urlava contro il servizio informatico perché le serviva un pc prima di subito e il servizio informatico non c’aveva voglia. Ore 11, per Koris si poteva benissimo andare a casa e non volerne sapere più nulla per il resto della giornata.

Ma invece no (e come ti sbagli). Un collega si manifesta dicendo che sarebbe simpatico portare gli stagisti a fare un giro degli acceleratori. Koris dice ok, non sapendo che pesci pigliare. “Però le disposizioni sanitarie non ci permettono di prendere una macchina in quattro. Tu prendi quella lì, la Bianchina del laboratorio” Collega sgomma verso gli acceleratori con la sua stagista. Koris sale sulla Bianchina con stagista J, salvo accorgersi che quella macchina, benché aperta, non ha le chiavi. Koris si odia, dice a stagista J di aspettare, fa il giro degli scarni presenti del laboratorio per chiedere chi minchia si è portato via le chiavi della macchina. Bah, boh, chi ne sa niente, forse se l’è portate via dottorando A. Dov’è attualmente dottorando A? A casa sua, in Marocco. Un le pive traboccanti dal sacco, Koris è andata a dire a stagista J che il giro non si poteva fare causa assenza di macchina. Odiandosi.

Koris è tornata a casa a fine giornata col desiderio di sparire dalla faccia della terra e non avere pių interazioni con nessun essere umano. Forse si sentiva cosė anche il Replicante. O forse il Replicante non si sentiva affatto. Oggi, arrivata in ufficio, Koris si è detto che poteva difficilmente andare peggio. Sembrava quasi una buona notizia quando il servizio informatico ha trovato un pc in un angolo e ha annunciato di portarlo a stagista J per le nove. Forse l’inizio burrascoso era finito.

Ma figuriamoci. Il servizio informatico scopre che i codici di identificazione non sono mai stati attivati per stagista J. “Eh, sa, lei non è permanente e quindi tutto deve passare per il capo laboratorio, che ora č in ferie; converrà aspettare” ha detto un tecnico che ne sapeva di computer quanto Koris delle tendenze primavera-estate per le scarpe. Koris ha detto che ora il tecnico se ne andava all’ufficio suo a reinizializzare i codici di identificazione. Scene penose al telefono del calibro: “La password dovrebbe essere Gu4rdiaDiP0rta2020” “Non funziona” “Provi con meno maiuscole” “In che senso? Quali maiuscole?” “Aspetti, perché le cifre potrebbero essere anche 2021, non so bene…” è stata più dura che certe necromanzie informatiche su Debian, ma del resto il servizio informatico è noto per essere un habitat ideale per le minchie di mare. Koris deve ancora sopravvivere tutto il pomeriggio con stagista J e tutta la giornata di domani. A meno che domani stagista non abbia una formazione, il collega non è stato in grado di dirlo.

Koris è abbastanza traumatizzata da tutto questo e ha davvero paura di fare più male che bene. Saranno sei lunghissimi mesi di dubbi interiori, inettitudine sociale e drammi assortiti.

E invece si può benissimo essere entrambi.

Poco di nuovo sotto il sole

Dicono che si torna alla vita normale. A settembre. Fino ad allora continua il “fate un po’ come cazzo vi pare”. Per inciso in ufficio si è rotta l’aria condizionata farcita di legionella, un toccasana per arrostirsi a dovere. Quindi Koris continua a lavorare per lo più da casa, col grande vantaggio di potersi vestire malissimo e lamentarsi a ripetizione del caldo. A settembre sarà durissima, ma pazienza. Settembre forse porterà le risposte o forse porterà la seconda ondata di vairus, siamo tutti molto ottimisti.

‘thieu il dimenticatore è stato sostituito da un’entità aliena che gli somiglia molto ma si ricorda tutto. E a Koris le entità aliene vanno benissimo, ci va molto d’accordo.

Il Koris-malloppo/romanzo sta esondando come un blob fluido mostruoso, shit got serious. Essendo Koris una persona matura e razionale, non sa come prenderla (a parte male e “non ce la farò mai, ma fa parte del personaggio). In compenso si è scoperta a scrivere “ma però”, quindi dove minchia vogliamo andare? C’è un mezzo progetto di scrivere cose e di idee che fanno bollire la testa, ma insomma, vedremo. Ogni cosa a suo tempo. Forse.

Koris vorrebbe fare dei countdown ma siccome la sfiga ci vede e ci sente benissimo, meglio evitare.

Forse la settimana prossima si torna in montagna, se Giove Pluvio decide di anticipare il diluvio universale.

Il salotto di Penelope

S’è già detto dell’alzata di ingegno migliore che si potesse avere in questa prima metà del 2020 (forse anche del 2020 intero, che se continua così potrebbe non esserci una seconda metà) è stata comprare tutto il necessario all’Ultimo Sabato delle Nostre Vite di Prima e rifare il salotto. Almeno per darsi un obiettivo per il week-end. Un’illusione di sopravvivenza.

Dal quindici marzo Koris e ‘thieu hanno strappato tappezzerie, rifatto intonaci, tappato buchi, incollato metri e metri di carta pitturabile, estirpato zoccoli dietro cui si celavano cumuli di polveri intonsi dal XIX secolo. Non è stato sempre un compito facile, complici i soffitti alti tre metri e l’orribile parete assassina con due angoli smussati, talmente orribile da aver fatto propendere ‘thieu per la via del trasloco (dove? Non si sa, ma ovunque non ci fossero angoli arrotondati).

L’opera poteva avanzare in maniera più spedita, ma la lentezza è stata voluta. Rifare il salotto non è stata che una pallida scusa per occuparsi nei fine settimana e non sentire la mancanza delle grotte. Almeno, non troppo. Il lavoro è stato centellinato in modo da occupare il più tempo possibile, fino alla fine della quarantena. Una sorta di tela di Penelope, ma senza i fili. Ci mancava solo che durante la notte andassero a riattaccare la tappezzeria per andare a scollarla di nuovo.

Lo scorso week-end i due hanno pitturato tre pareti su quattro. Manca solo la maledetta parete con gli angoli arrotondati. Ma manca anche la pittura, perché quei 50 mq indicati sulle confezioni erano una lurida menzogna, ancora più dolorosa in tempi di quarantena. Si può procurare dell’altra pittura? Ovviamente no: Amazon France non consegna e anche i negozi di bricolage, i pochi aperti, si limitano a vendere un ristretto numero di articoli essenziali. La pittura non è considerata un articolo essenziale, pare sia stato deciso che si può sopravvivere fino alla fine della pandemia col salotto bicolore.

Koris e ‘thieu, alle porte di un minaccioso di week-end e con la prospettiva di due ponti di TRE GIORNI da passare confinati, sentono lo sconforto cadere su di loro. E nemmeno un bidone di pittura a poterli consolare. Il morbo infuria, la tinta manca, sul ponte sventola bandiera bianca.

penelope

Uguale, ma con le cazzuole

Il resto delle riflessioni notturne

Tanto tanto tanto tanto TANTO bene non va. Altrimenti Koris non si ritroverebbe (di nuovo) a guardare sfilare le ore nel cuore della notte. C’è da dire che ha fatto il possibile per non aggiungere ira all’insonnia. C’è stato dello sforzo. Si è messa a rileggere un libro-relitto della sua adolescenza, “Vivere e morire per Napoleone”, giunto a casa di ‘thieu per ragioni non note. Solo che anziché trovare resoconti di gente che si butta alla carica a villoso petto nudo o pettegolezzi sulle uniformi tamarre di Murat, si è ritrovata a leggere una sorta di diario di un chirurgo di guerra. E allora ditelo che lo fate apposta.

Koris continua a pensare al suo grasso e grosso culo, dicendosi che no, non doveva andare così per un cazzo. Che uscire da tre anni di difficoltà (filtro censura per evitare di turbare gli animi col termine corretto da usare) per… uhm, beh, NON USCIRE PROPRIO non è così facile. Certo, non è facile per nessuno, ma non è questo il Koris-punto. Il punto è che proprio quando iniziava a pensare che non andasse proprio tutto-tutto-tutto male, tutto-ma-proprio-tutto si è messo ad andare malissimo. Colpa sua, sì. Che poi è una cazzata, ma Koris pensava di poter finalmente prendere i ponti e le vacanze che nei tre anni successivi si era fumata. Che oh, resta una cazzata, ma quando pensi che aspettavi solo la rivalsa e invece sticazzi, un po’ ti fa male. Che non volevi finire di nuovo a dare le dimissioni con 50 giorni di ferie arretrati. L’abbiamo già detto che è una cazzata, vero?

L’assenza di valvole di sfogo si fa sentire. Perché quando pratichi sport diversamente conformi e da alcuni ritenuti estremi da… uhm… anni (arrampicata prima, speleo poi) per quasi tutti i fine settimana, il resto è un palliativo. Pure il salotto di Penelope, il bricolage tirato per le lunghe per durare fino alla fine di questo periodo infame, se fine ci sarà.

‘thieu dice “potresti scrivere”. Come se per scrivere fosse sufficiente posare il culo su una sedia e battere sulla tastiera. Come se scrivere non fosse fatto di esperienze, riflessioni, sensazioni. Koris non è sufficientemente vecchia per scrivere le sue memorie, rinchiusa in quattro mura. O forse lo ha già fatto e le sue memorie stanno qui, neeeeeext.

Quanto ai piani, anche ai micro-piani piccini piccini che Koris si era fatta fino a un mese fa, meglio non parlare. Che pare che salti pure il capo alla Pierre-Saint-Martin questa estate, quindi le ragioni per continuare a zampettare nel mondo paiono molto risicate.

Altro fun fact che in realtà non è fun per un cazzo: non potendo andare a casa sua, Koris non ha notizie della sua domanda di naturalizzazione. Che probabilmente è stata cestinata e non le hanno mandato nemmeno un “lol didnt read”. Ma il ministero degli interni potrebbe in effetti avere altri problemi attualmente che non gli sporchi stranieri venuti in Francia a rubare il lavoro (precario).

P.S. Che poi oh, lo sappiamo che c’è gente che ha problemi veri. Gente che lavora negli ospedali e non si ferma un secondo, gente che sta male, gente che ha perso i suoi cari, gente in situazioni precarie. Però questo è anche un po’ il mio blog, se non mi lamento qui delle mie cagate tanto vale che mi metta dei post-it lamentosi per casa.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: