Scartoffie, mortazze e punta-e-clicca

Le cose continuano ad andare per lo più male, o per essere ottimisti (che sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re), diversamente bene. Koris giovedì è stata convocata in ufficio dalla Capa che poi si è dimenticata di venire, cosa che la faceva molto ridere e che non faceva ridere Koris proprio per un cazzo, e che la ha fatta ancor meno ridere di fronte ai mostruosi ingorghi generati dal coprifuoco sul ritorno (due ore ore per arrivare a casa, voglia di fare seppuku con flacone del gel idroalcolico). “Ah, sei coraggiosa ad andare a fare le misure in Ile-de-France, sanno che non dovevano chiederlo a me perché mi sarei rifiutata” ha proclamato. Ecco, perché è sempre più facile imporre a chi non ha alcun diritto di rifiutare. La vita della Capa deve essere meravigliosa. Ancora una volta, come disse Whisper in quel lontano 2006 seduto nei banchi dell’aula magna di fisica, “c’è chi può; noi non può”. Venne forgiato il manifesto di una generazione e non ne fummo nemmeno consapevoli.

Ciò nonostante, in questo mare di materia maleodorante ci sono piccole cose che potevano andare storte e che invece hanno avuto la buona grazia di non farlo; cosa che il 2020 ci ha insegnato non essere così scontata. Venerdì pomeriggio Koris è andata in un altro municipio marsigliese per ritentare le pratiche per la carta d’identità francese. L’operazione poteva avere solo due risultati: il successo oppure l’ergastolo per strage. Koris si è presentata con una mole di scartoffie degna di un Vogon, dall’inutile codice fiscale italiano al certificato di possessione firmato dal papa, sperando che la sportellista avesse voglia di lavorare. Koris ha altresì scoperto che la patente di guida non è considerata un documento valido nell’ottavo arrondissement ma nel sesto sì, che il suo certificato di naturalizzazione non è un falso nonostante tutto, e che ci voleva meno tempo a fare la pratica che a litigare con l’addetta. Ora pare stiano lavorando alla sua carta d’identità e al suo passaporto, vedremo come andrà a finire. Probabilmente male, ma a questo punto non è più sotto la Koris-giurisdizione.

Sabato Koris era a mangiare un panino polvere e mortazza nei meandri dell’Adaouste, perché finché non ci incatenano in casa continueremo ad andare in grotta, anche col coprifuoco. Di solito all’Adaouste, la grotta in cui si lavora al rilievo dal 2016, Koris si fa due palle così, ma stavolta ammette che le ha fatto del gran bene. L’unica spiegazione plausibile è la vecchiaia, oppure il bagaglio di stanchezza che non ne vuole sapere di scendere dalle Koris-spalle, e non dipende da quanto si dorme o cosa si fa, è una stanchezza che sta dentro e ha chiamato un designer ad arredare gli interni perché intende restare. Ci vorrebbero due settimane di Pierre Saint Martin, anche con la neve e i pozzi ghiacciati, a surgelarsi le chiappe, a mangiare come fogne ignobili e addormentarsi carichi di quella stanchezza sana che ti dà l’impressione di vivere e non solo di esistere.

Su note meno poetiche, Koris durante la settimana ha comprato su GoG un punta-e-clicca dal titolo “Syberia“, un po’ con la scusa di provarlo prima di spacciarlo all’Amperodattilo, un po’ per giocare a qualcosa che avesse una trama. Pensava che le sarebbe durato per un po’, che tanto ormai sa darsi una regolata sul tempo passato a giocare, non è mica come quando si doveva finire Final Fantasy VIII che Koris e Orso si ritrovarono catapultati dalle 14 alle 19 senza sapere perché. Ecco, no, tutte menzogne: comprato mercoledì pomeriggio, Koris ha finito il gioco domenica sera. Con un po’ di imbarazzo perché alla sua età bisognerebbe avere un po’ di autocontrollo, invece col cappero. All’età dell’Amperodattilo invece no, come dimostrano certe conversazioni.

“Amper, allora, ha finito il tuo punta e clicca di Sherlock Holmes?”
“Certo, ne ho già cominciato un altro! Ieri ci ho giocato tre ore perché devo trovare un modo per passare un molo, Holmes non vuole andare nell’acqua e devo trovare una tavola o non so cosa…”
“Poi eravamo noi che eravamo sempre attaccati alla Play Station da piccoli, eh… “
“Non è vero, io giocavo con voi! Non vi ho mai detto che ci stavate troppo”
“Se il gioco ti piaceva, se no ci stavamo troppo”
“OVVIO”

Insomma, Koris aveva un po’ di vergogna per questo suo binge gaming degno di una quindicenne. Poi ha scoperto che giovedì deve tornare in ufficio in presenza, come se non ci fosse un coviddi e come se non ci fosse un coprifuoco generatore di ingorghi, per cui la vergogna ha ceduto il posto all’istinto di sopravvivenza. Del resto, come disse Orso, “se si preparano tempi duri è meglio arrivarci rilassati”, quindi tanto vale fini i giochi che si hanno in ballo.

“La vita è il segno che ci stai provando”, mica detto che ci stai riuscendo (sempre inspirobot)

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