Giù per l’imbuto

Ci sono giornate in cui uno dovrebbe rispondere “vabbè, raga’, ci vediamo domani” e andarsene ad arrampicare. E invece no, stai lì, per un non ben precisato senso del dovere e perché il tempo del tuo dottorato scorre e dovrai ben farci qualcosa.
Ciò che Koris abbia una voglia matta di rispondere un bel vaffanculo al Tedesco che elargisce responsi chiari quanto quelli dell’oracolo di Delfi. Alla faccia del ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ, ti piacerebbe.
Oppure a Roy Batty che fa tutto facile perché non c’è lui dietro al codice, in prima linea a prendersi in faccia i segmentation fault. “Io col codice non ci so fare” si giustifica. Koris ha l’impressione che se dietro tutto questo non ci fossero i neutrini ma un qualunque genere di altra cosa farebbe il lavoro di un informatico. O meglio, la versione sottopagata, per cui è meglio che non ci rifletta troppo.
Ci sono giornate in cui tu fissi la bici, la bici fissa te e ti dice “gna ‘a fo'”, manco se devi andare in discesa. Poi ci zompi sopra, capisci che la bici in discesa è un dono divino e ti pare che la giornata sorrida. Almeno finché un non ben identificato stronzo ti taglia la strada sgommando. E Koris, che ha già parecchi vaffanculi in arretrato, si ferma ad elargirne qualcuno. Un po’ come Otto in “Un pesce di nome Wanda”.
Quando anche prendere il coraggio di fare la spesa richiede un grosso sforzo di volontà. Soprattutto quando sbagli via e non trovi più il supermercato. Per un quarto d’ora. Senza trovare un palo a cui legare la bici.
Ma poi tocca farsi coraggio (di solito ripetendosi “ho passato non uno, ma due esami di Bazilla, posso fare qualunque cosa”, sinistra consapvolezza che tuttavia dona il potere di superare qualunque avversità, sopratutti se barbute), si affronta la salita verso casa nella speranza di non aver spiaccicato le uova.
Separare tuorli dagli albumi. Montare a neve gli albumi. No, non a mano, troppo sbattimento. Zucchero di canna. Burro alla bisogna. Farine assortite. In forno.
Lavare l’insalatiera, che a causa delle castagne a mollo un po’ ovunque (tazza del gabinetto esclusa per miracolo) è rimasta l’unica disponibile. Due bicchieri di farina, uno di acqua. Sale a cavolo. Lievito e relativo zucchero per nutrirlo, non troppo per non fare una pasta da croissant, né troppo poco per far morire di fame i batteri. Di nuovo tutto assieme. Impasta, impasta, impasta. Sollevare con le dita e appiattire col polso per incamerare aria. Lasciare tutto a uno stato miserando confidando nel lievito e nel condimento del coito di pizza in fieri. O meglio, della gestazione.
Mettere a bollire le castagne. Prendere troppe castagne. Mettere altresì a bollire il cioccolato per la glassa, pregando divinità Inca che il casino non sia troppo. Quindi sfornare ciò che resta della tortiera. Smantellare la tortiera. Calare la glassa sulla torta a mo’ di bitume. Decorare a castagne lesse facendo offesa al senso estetico internazionale.
“Svengo sul letto o svengo davanti al computer?” si domanda Koris, mentre sviene tout court, perché lei è una donna dinamica e passa dalle parole ai fatti. Si risveglierà mezz’ora più tardi, in modalità Bianconiglio urlando “È tardi!” a una casa deserta.
Koris si domanda cosa la abbia portata a sbattersi ancora dopo una giornata infruttuosa. Poi ha toccato con mano il sorriso generato da un imbuto in regalo, a sorpresa, con tanto di fiocchetto. E si è domandata se la felicità non passasse anche di lì. Giù per l’imbuto, insomma.

zuppa

Questa, invece, non è passata per l’imbuto. Abbiamo dovuto fare diversamente.

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13 thoughts on “Giù per l’imbuto

  1. Viola 8 novembre 2012 alle 09:19 Reply

    ma ma ma, devo fare gli auguri a qualcuno?

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    • Yaxara 8 novembre 2012 alle 12:03 Reply

      All’imbuto. Di buona fortuna, ne avra’ bisogno 😛

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  2. fradicuneo 9 novembre 2012 alle 09:20 Reply

    A volte una ha bisogno di coccolarsi e di coccolare, di celebrare con e senza motivo, di cambiare il corso di una giornata inconcludente 🙂

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    • Yaxara 9 novembre 2012 alle 09:22 Reply

      Ripeto cio’ detto sul tuo blog, sei saggia. 🙂
      Solo che di tanto in tanto il celebrare senza motivo lo si dimentica.

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      • fradicuneo 9 novembre 2012 alle 10:38

        e tu saggia nei fatti…guarda che torta!!

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  3. Fannes 9 novembre 2012 alle 20:55 Reply

    No comunque gli albumi a neve senza lo sbattitore non si posson montare, nonostante l’adolescenza mi abbia fortificato i gomiti, io più di 10 minuti a girare non ce la faccio!

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    • Yaxara 10 novembre 2012 alle 10:40 Reply

      Si può, si può. Io lo faccio. Ho avuto un sadico insegnante in cucina che mi ha dimostrato la fattibilità dell’impresa. Però non è una bella cosa…

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      • Fannes 11 novembre 2012 alle 12:41

        Ma a neveneve tipo che da mezzo centimetro te ne trovi 15, o montati che da 1cm te ne trovi 3? Che son 2 cose diverse!

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      • Yaxara 12 novembre 2012 alle 10:10

        Che te ne trovi 15. Poi non trovi piu’ il braccio, ma son dettagli.

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      • Fannes 12 novembre 2012 alle 19:19

        Tutto si crea e nulla si distrugge direi. Uno scambio equivalente 😛

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      • Yaxara 13 novembre 2012 alle 08:37

        Mi inchino a Lavoisier e ordino una protesi.

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  4. Emix 9 novembre 2012 alle 22:53 Reply

    Non si fanno torte con numeri scritti sopra senza un particolare motivo, quindi auguri, a chicchessia.
    E comunque sembra buonissima.

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    • Yaxara 10 novembre 2012 alle 10:41 Reply

      Ci fosse stato scritto 42, invece? Eh? Magari è solo la risposta (sbagliata) alla domanda sulla vita l’universo e tutto quanto. Però, per quanto sbagliata fosse, era abbastanza buona.

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